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La verità sul caso Harry Quebert
 
La verità sul caso Harry Quebert 2014-12-28 10:59:14 Jacoponicolini
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
5.0
Jacoponicolini Opinione inserita da Jacoponicolini    28 Dicembre, 2014
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Un giallo d'effetto

Marcus Goldman, uno scrittore in erba che ha appena avuto un successo incredibile col suo primo romanzo, si trova improvvisamente bloccato e il secondo volume resta nascosto tra le ombre e non vuole saperne di uscire allo scoperto; cerca dunque aiuto presso il suo professore di letteratura dell’università, Harry Quebert, scrittore di fama nazionale a causa del romanzo “Le origini del male”, il quale lo ospita nella sua immensa e tristemente vuota villa a Goose Cove, vicino al piccolo paese di Aurora nel New Hampshire. Accade però qualcosa di imprevisto, il cadavere di una ragazza, poi identificata come Nola Kellergan, viene ritrovato nel giardino di Quebert, che viene arrestato. Goldman per scagionare l’amico inizia a indagare sulla scomparsa della quindicenne avvenuta trentatré anni prima, un indagine che farà risorgere antichi delitti e violenze insabbiati con cura e che terrà col fiato sospeso fino all’ultima pagina.
Un libro molto scorrevole, nonostante le sue quasi ottocento pagine si finisce in meno di una settimana; la trama è molto originale, soprattutto per la trovata dell’indagine riguardo a un caso archiviato in precedenza, poco presente nella letteratura odierna, ma alcuni aspetti mi hanno ricordato un giallo letto da poco scaturito dalla penna di Agatha Christie, “La morte nel villaggio”. Il libro della Christie racconta infatti di un terribile omicidio avvenuto nel tranquillo villaggio di St Mary Mead proprio nel vicariato; con il proseguire delle indagini si scopre che ogni singola persona che abita in quel ristretto gruppo di case ha qualcosa da nascondere o è implicato nell’assassinio, persino il vicario che è voce narrante del romanzo. Ebbene elementi assai simili si ritrovano in “La verità sul caso Harry Quebert”, essendo molto più lungo del romanzo della Christie ci si aspetterebbe che i personaggi si moltiplicassero, invece come quantità sono praticamente identici, ma avendo a disposizione un maggior numero di pagine Dicker riesce a trasmettere meglio al lettore la colpevolezza di ognuno degli abitanti, che viene presentata non molto minore di quella dell’assassino vero e proprio. Come ama ripetere Miss Marple, la graziosa vecchietta che compare per la prima volta nel giallo succitato, la natura umana è malvagia, e non solo nelle grandi metropoli come New York dove editori senza scrupoli uccidono la vera letteratura per poter stampare più copie e dove avvocati altrettanto opportunisti idolatrano il denaro, ma anche nei piccoli paesi sperduti in riva all’oceano, dove anzi il male è più infido e per i suoi loschi piani usa il veleno e non la pistola.
Un altro tema affrontato nel romanzo è quello della formazione dello scrittore e del lavoro che compie, nei suoi lati buoni e cattivi; articolato in trentuno capitoli/consigli “La verità sul caso Harry Quebert” apre una finestra sul mondo della produzione letteraria che a noi lettori rimane nascosta quando andiamo in libreria e comprando un libro vediamo una fotografia di un uomo che consideriamo quasi soprannaturale e che invece, come si dimostra nel romanzo, è uguale a noi. Un libro che esalta la scrittura come il più bello dei mestieri ma che ne mostra anche i lati negativi, la solitudine è la costante compagna di chi aspira a pubblicare un grande capolavoro.
Nonostante i temi assolutamente seri che vengono affrontati Dicker trova spazio anche per un po’ di comicità, i dialoghi tra Marcus Goldman e sua madre sono esilaranti anche se un po’ ripetitivi, e personalmente ho apprezzato molto anche la strana amicizia tra lo scrittore e il sergente di polizia Perry Gahalowood.
Da ultimo, dopo i pregi del libro arrivano i difetti: gran parte della storia racconta dell’amore tra Harry e Nola, un amore proibito che distruggerà entrambi, l’una fisicamente, l’altro moralmente, ma per i miei gusti troppo presente e un po’ banale. Lunghi flashback ci raccontano delle loro lettere e dei loro incontri sulla spiaggia che alla lunga diventano noiosi, l’amore descritto non è diverso da tanti altri che hanno provato a farlo ma che secondo me non ci sono riusciti.
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"La morte nel villaggio"
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