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Incubo
 
Incubo 2016-06-21 19:19:02 lamancinachescrivepoesie
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
5.0
lamancinachescrivepoesie Opinione inserita da lamancinachescrivepoesie    21 Giugno, 2016
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L'incubo di crescere

“Sognare ad occhi aperti. Quando la realtà è troppo difficile da affrontare, c’è sempre la fantasia. Lì tutto è possibile.”
(…) “Io non posso far tornare indietro i miei genitori. Sono morti.”
“Non lo saranno finché li tieni nel cuore. (…) Finché qualcuno custodisce il nostro ricordo, non siamo davvero morti. I tuoi genitori sono con te. Devi solo immaginarli, e diventeranno una parte della tua vita.”

Il protagonista della storia è Simon, un sedicenne affetto da lievi problemi autistici, che sopravvive a un terribile incidente d’auto che si porta via i suoi genitori. Affetto da allucinazioni, dal senso di colpa e dall’incapacità di accettare i cambiamenti che, inevitabilmente, sopraggiungono con la sua nuova condizione di orfano e dal fatto di dover crescere, ne seguiamo le vicende con un groppo in gola e, anche nel caso avessimo intuito il finale, con la speranza di sbagliarci e che tutto si possa risolvere nel modo migliore possibile per il nostro beniamino.
Il romanzo tratta bene i temi della paura dell’abbandono e dei cambiamenti e ho amato la scrittura di Dorn. Tuttavia, al contrario di ciò che ho letto in altre recensioni, ho trovato il finale abbastanza prevedibile per chi avesse come me letto gli altri libri dell’autore. Molto simile al primo romanzo da lui pubblicato, ‘la psichiatra’, si differenzia da questo perché è molto più facile entrare in empatia con Simon mentre ammetto di aver seguito le vicende di Ellen con molta più freddezza. Ci sono diverse analogie riscontrabili nei due romanzi quali fra tutti le allucinazioni dei protagonisti e i sogni che svolgono un ruolo fondamentale per la trama.
Ho adorato questo libro e ho sofferto nel leggerlo, avendo intuito abbastanza in fretta la fine del romanzo. È uno degli psico-thriller dell’autore in cui è molto più facile empatizzare con il protagonista e di conseguenza farsi trascinare emotivamente nella storia, ma manca forse di quel pizzico di genialità in più che ho riscontrato in altri suoi lavori. Mi hanno fatto sorridere tutti i piccoli riferimenti a Ian Forstner, protagonista di Superstite e Follia Profonda, romanzi anche questi ambientati nella cittadina fantastica di Fahlenberg.
Lo consiglio perché credo sia comunque un bel romanzo, anche se tuttavia credo che lo scrittore potesse fare qualcosa di più originale.
(spoiler)
Riguardo il finale, la Psichiatra e Incubo sono davvero molti simili. La scena finale di Incubo, che vede Simon, all’interno dell’ospedale di psichiatria infantile, che sorride immerso nel proprio mondo fantastico sembra quasi la stessa fine che avevano letto nella psichiatra nella quale Ellen, sempre all’interno della Waldklinik dove anche lei è stata ricoverata, si riscuote e ricorda il proprio vero nome. Anche il personaggio di Caro mi ha ricordato molto la bambina, la sé stessa bambina, che Ellen vedeva nelle proprie allucinazioni ed è stato proprio ciò a farmi presto intuire la fine del romanzo.

“L’ho sempre detto io: nella fantasia tutto è possibile.”

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