Dettagli Recensione

 
I pesci non chiudono gli occhi
 
I pesci non chiudono gli occhi 2017-09-07 19:56:25 pierpaolo valfrè
Voto medio 
 
4.5
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
5.0
pierpaolo valfrè Opinione inserita da pierpaolo valfrè    07 Settembre, 2017
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Sapore di sale

Questo è il primo libro di Erri De Luca che ho letto. Mi è piaciuto.

Per accordarmi con lo stile parco di parole e abbondante di pause, di ricordi e di malinconie del suo autore, potrei chiuderla qui.

Ma ciò non sarebbe invece coerente con lo stile di questo sito e oltre tutto sono anche stimolato a dire qualcosa di più dalla varietà di giudizi e commenti lasciati da coloro che mi hanno receduto nella sua recensione. Se mi baso su questo piccolo campionario, sembra che Erri De Luca divida parecchio i lettori.

Ho letto questo breve romanzo al mare, non in poche ore, come si potrebbe benissimo fare (cento paginette veloci) ma abbandonandomi ad un ritmo sonnacchioso, poche righe alla volta lasciate cullare dalle onde, con la sabbia, l’umidità e la salsedine a invadere le pagine e gli scogli a sgualcirle, macchiarle e scollarle.

Così mi devono essere sfuggiti gran parte dei limiti e ho invece pigramente assaporato le qualità di questo amarcord in cui lo scrittore sessantenne si volta a guardare il se stesso di cinquant’anni prima (“a dieci anni si sta dentro un involucro che contiene ogni forma futura”), si compiace e si assolve per tutto ciò che è seguito (“la vita aggiunta dopo, lontano da quel posto, è stata una divagazione”).

“L’infanzia smette ufficialmente quando si aggiunge il primo zero agli anni”, ma le scoperte non hanno ancora smesso di suscitare stupore, come l’amore e i baci (“ancora oggi so che sono il più alto traguardo raggiunto dai corpi. Da lassù, dalla cima dei baci si può scendere poi nelle mosse convulse dell’amore”).

Dalla particolare prospettiva di un decenne reinterpretato dall’adulto in cui si è trasformato, De Luca vede tutta la traiettoria della sua vita (“oggi so che quell’amore pulcino conteneva tutti gli addii seguenti”). Le esperienze, i pensieri, gli incontri successivi saranno lo sviluppo di ciò che era già contenuto in quell’età di confine: “quel poco di estate di cinquant’anni fa, fissato dalla focale della distanza, s’ingrandisce. Non solo da una cima di montagna, anche in un microscopio si scorgono orizzonti”.

Il bambino sensibile e solitario, i bambini bulli, il mare, la ragazza, i pescatori, il papà lontano, la mamma napoletana: la storia, ridotta all’osso, è questa.

Ma Erri De Luca a mio avviso la racconta con poesia e buona consistenza: le rughe e le ferite del sessantenne dalla ricca biografia regalano grandezza e maturità al protagonista bambino. E Napoli innegabilmente dà diversi metri di vantaggio a qualsiasi narratore.

Lo stile non mi è dispiaciuto, anche se ho trovato un po’ troppa insistenza nel cercare frasi ad effetto, non sempre felici (“una dissenteria degli occhi mi faceva scappare in gabinetto”). Qualche passaggio è sul filo dell’oleografia, ma De Luca asciuga quanto basta per non scivolarci dentro. Molte le frasi estrapolabili a mo’ di aforisma, ma sempre ben inserite nel contesto e dunque servono a rendere più saporita la lettura, senza per questo appesantirla.

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Commenti

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Interessante la tua analisi del testo di De Luca, bello il tuo approccio a questa lettura, con ritmo sonnnacchioso, lasciandoti cullare dalle onde del mare.
Complimenti.
Saluti
Riccardo
Vedo, Pierpaolo, che il libro ti è piaciuto, benché vi abbia rilevato qualche difetto.
Quando l'ho letto, non avevo il gradevole suono delle onde a cullarmi, e mi sono piuttosto annoiato. Però questo è un elemento soggettivo. Ciò che ho trovato negativamente rilevante per un testo letterario riguarda le cadute di stile (di cui hai riportato un esempio particolarmente infelice). Se si fosse trattato di un testo di letteratura straniera, avrei pensato a una brutta traduzione. Ma qui siamo in letteratura italiana !!!
grazie Riccardo!
Ciao Emilio, sì ho letto la tua recensione e, come tu avevi messo in luce, io ho apprezzato soprattutto il senso di autenticità. Poi, per quanto riguarda alcune espressioni e la grammatica, credo che in parte siano dovuti al desiderio da una parte di ravvivare la narrazione (che di base è un po' piatta) e dall'altro di utilizzare una parlata il più possibile popolare, con qualche voluto sconfinamento nelle formule dialettali.
A presto
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