Da molto lontano Da molto lontano

Da molto lontano

Letteratura italiana

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1990. Nell’imminente estate delle notti magiche del Campionato del mondo giocato in Italia, il figlio di un potente imprenditore romano scompare nel nulla. A indagare viene chiamato uno svogliato commissario Balistreri, per niente contento di dover mettere il guinzaglio al figlio finto ribelle di un palazzinaro. Ma il ritrovamento del cadavere del giovane, orrendamente mutilato, assieme a quello di una ragazza sottomessa a un boss della Camorra, cambia le cose. Balistreri si ritroverà coinvolto in una sparatoria in cui il boss muore impedendogli di risolvere il caso. Oggi. Dopo quasi quarant’anni di onorata carriera nella polizia, Michele Balistreri è andato in pensione. Il suo corpo e la sua mente portano addosso le cicatrici di una vita densa e dolorosa. E anche la sua memoria inizia a perdere colpi. Ma neanche adesso c’è pace per lui, perché quando due manichini che riproducono la scena del crimine irrisolto quasi trent’anni prima vengono ritrovati sepolti nel complesso residenziale in cui vive il padre del ragazzo ucciso, l’ex commissario dovrà aiutare il suo storico vice Graziano Corvu – che ha preso il suo posto – a condurre quella che forse sarà la sua ultima indagine.

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Da molto lontano 2019-09-04 16:52:49 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    04 Settembre, 2019
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Michele Balistreri un prima e un dopo

Da molto lontano di Roberto Costantini è il sesto libro con protagonista il commissario Michele Balistreri, dopo Tu sei il male, Alle radici del male, Il male non dimentica, La moglie perfetta e Ballando nel buio. Sempre esimio ed indiscusso protagonista, appunto, il commissario Balistreri, un uomo tormentato, con tanti, troppi fantasmi che riguardano la Libia, il padre, la madre Italia, una vita dissoluta e priva di inibizioni, di chi cerca in ogni modo di stordirsi per non affrontare il dolore. Quel dolore assoluto, che pesa come un macigno, che ottenebra le facoltà, che si cerca in ogni modo di nascondere. Questo è il commissario Michele che nel 1990 è alle prese con la scomparsa di Umberto Petruzzi, figlio di un noto faccendiere romano, e della sua fidanzata Penelope Cruciani. Scomparsa annunciata da una lettera fatta recapitare al Messaggero, di cui però la famiglia nega con forza. Ma al commissario poco importa di questa indagine: è svogliato, meglio bere Lagavulin, fumare, fare sesso occasionale, in preda a terribili fantasmi. All’insegna di:
“una energia che non bastava nella prospettiva di una vita troppo lunga e troppo vuota.”
Nulla cambia anche dopo il ritrovamento dei cadaveri dei due ragazzi e l’accusa a un camorrista, Sabatino Merola. Facendo un grande salto temporale al 2018 un macabro ritrovamento che ricopia l’assassino predetto e l’uscita dal carcere del presunto colpevole riapre il vecchio caso. Ma il commissario ormai è in pensione, e pare non ricordare o non aver voglia di ricordare. Ma la giornalista Linda Nardi, sua ritrovata figlia, che del padre ha molte caratteristiche, lo costringe a prendere posizione. Ma non è facile e molto è mutato.
Una storia noir, lunga e precisa, che vede un doppio Michele Balistreri: un prima, giovane cinico, incapace di affrontare il dolore che lo tormenta, e un dopo che vede lo stesso che preferisce non ricordare piuttosto che affrontare i fantasmi di un passato mai risolto. Qual è la soluzione definitiva? Tutto è veramente come appare? Buona lettura.
Un libro scritto con abilità, un tuffo in una storia condotta con due differenti piani temporali, narrata con assoluta precisione e sapienza narrativa. Una trama intricata, che tuttavia cattura il lettore, immergendolo in un vortice accattivante di emozioni, e di suspence, abilmente mescolati. Una storia che conduce lontano, con un fascino indiscutibile.

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Da molto lontano 2019-01-14 15:44:02 Lonely
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Lonely Opinione inserita da Lonely    14 Gennaio, 2019
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Il passato è una terra dimenticata

Ho provato a centellinarlo, leggendo poche pagine alla volta, perchè sapevo perfettamente che poi sarei rimasta orfana di Balistreri. Ma non ce l'ho fatta e alla fine l'ho divorato, un colpo di scena dietro l'altro, con la presunzione, di qualsiasi lettore di gialli, di aver intuito chi fosse l'assassino.
Ovviamente avevo sbagliato o avevo in parte ragione.
Un noir torbido a tinte forti, spiazzante rispetto al Roberto Costantini de La Moglie Perfetta, che peraltro ho adorato. Un mondo dove le donne tirano le fila di una rivalsa sugli uomini forse fin troppo eccessiva e dunque malata. Mi consola aver capito perchè il nostro amato Balistreri non ricorda più tratti interi del suo passato, perchè a volte nella vita forse è meglio dimenticare quello che ci ha fatto stare male e proseguire il cammino con il bagaglio leggero dei nostri ricordi migliori.

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Da molto lontano 2019-01-12 21:02:24 luvina
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luvina Opinione inserita da luvina    12 Gennaio, 2019
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NOTTI MAGICHE

Sesta prova letteraria di Roberto Costantini che ha per protagonista Michele Balistreri. Quando anni fa ho letto i tre volumi che compongono la Trilogia del male sono rimasta folgorata da questo personaggio anomalo, guidato da ideali ormai passati di moda per i più come onore, lealtà ma soprattutto con un passato importante e molto presente nei romanzi dei quali è protagonista.
Michele (Michelino Mike Africa) Balistreri è stato il capo della squadra Omicidi ma ora è in pensione. Il romanzo è diviso in due parti distinte: nella prima i fatti sono ambientati nel luglio del 1990 proprio durante i giorni fra la semifinale e la finale dei Mondiali d’Italia di calcio, nella seconda invece siamo ai giorni nostri gennaio e febbraio 2018. Tutto prende il via dal rapimento del figlio di un noto costruttore e della sua ragazza che verranno poi ritrovati uccisi. Nel 2018 il ritrovamento di due manichini sepolti oltraggiati come i due cadaveri fanno riaprire il caso rimasto irrisolto 28 anni prima. Già perché Balistreri non aveva risolto il caso anzi, lo aveva preso sottogamba; adesso invece non ricorda quasi più nulla poiché l’età gli ha portato anche una specie di amnesia selettiva. Viene comunque coinvolto dai suoi “ex” colleghi nelle indagini ed il finale sarà veramente degno di questo nome anche se un po’ azzardato.
Fin qui la trama a grandi linee; poi nel romanzo possiamo ritrovare oltre a tutta la squadra della quale Balistreri era il capo, sua figlia Linda, la sua compagna Bianca, il fratello Alberto e anche un po’ dei nostri ricordi per chi ha vissuto in quegli anni: il MicroTac, il primo pc portatile, l’inno dei Mondiali tormentone del duo Bennato-Nannini, Maradona e la semifinale a Napoli e così via.
Però ad essere sincera questo libro non mi ha convinta del tutto. Appena finito si ha la triste sensazione che per Balistreri questa sia l’ultima avventura, infatti tornerà là dove tutto è iniziato, poi Michele è troppo cambiato, troppo pacificato per continuare a tenerci avvinti come prima. Un altro motivo di perplessità è l’estrema crudezza della trama, ci sono brani veramente disturbanti che a mio avviso non si addicono bene alla trama di un giallo all’italiana come sono stati fin qui i libri di Costantini. Ultimo, ma non ultimo, il tema della violenza sulle donne che a me è apparso una scelta un po’ forzata (quasi a seguire una “moda”) ma soprattutto trattato in modo mitologico con esito di donne vendicative, incattivite ed omicide (una a caso la sig.ra Cecconi) come avveniva per alcune dee o la Giuditta di Oloferne. Tutto sommato il romanzo è da leggere, è sempre scritto in modo agevole, ma si discosta troppo da quello che mi ero aspettata da un’avventura di Mike Balistreri

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Gli altri romanzi con Balistreri protagonista
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Da molto lontano 2018-12-05 18:06:14 Step64
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Opinione inserita da Step64    05 Dicembre, 2018

Bentornato, caro Commissario!

E così, siamo ai titoli di coda (?) per uno dei personaggi più scorbutici del noir italiano. Balistreri, apprezzato assai nelle sue avventure precedenti, si prepara a svuotare i cassetti della scrivania per godersi una meritata pensione e lasciarsi alle spalle oltre 40 anni di carriera, "movimentata" da eccessi e successi. Almeno questo è quello che pensa il nostro, che invece viene risucchiato ancora una volta dal suo passato, col quale non ha mai davvero finito di fare i conti.
Leggere il libro è un po’ come riprendere un discorso con un vecchio amico: lo stile di Costantini, fluido e piacevole, permette da subito di rientrare nella vita di Balistreri. Magari appesantito dal tempo e dalle sue stesse avventure che continuano a riportarlo al punto di partenza, costringendolo ad affrontare ancora una volta gli oscuri fantasmi del suo passato.
Tra un salto temporale e l’altro c’è anche l’occasione di rivivere eventi che, nel bene e nel male, hanno scandito la vita del Paese. Che è poi, questa, una delle caratteristiche più intriganti dello scrittore: raccontare vita, costumi, politica e intrighi usando il personaggio come una sorta di Cicerone - affatto compiacente, però: Balistreri bastona sempre con ferocia, appena smussata dall’età e mitigata dai suoi compagni d’avventura, ma sempre pronta a riaffiorare appena la tensione si alza. I nodi verranno al pettine, e il Commissario sarà lì a contarli uno ad uno.

Mi ha davvero fatto piacere ritrovare Balistreri in questa nuova avventura: non so se mi piacerebbe come “nonno”, ma sicuramente lo tengo al sicuro in libreria.

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Da molto lontano 2018-11-30 18:23:09 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    30 Novembre, 2018
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Fantasmi classe 1990

Sesto capitolo dedicato alle avventure del Commissario Balistreri, “Da molto lontano” si apre con il suo pensionamento dopo quasi quarant’anni di onorato servizio. “Finalmente”, pensa Michele, “è giunto anche per me il momento della tranquillità dopo anni di cicatrici, dolori, ferite e casi da risolvere”. Purtroppo però ci penseranno due manichini a ricordargli che un funzionario di polizia non va mai davvero in pensione. E questo perché i due fantocci riproducono proprio la scena di quel crimine occorso trent’anni orsono. Tra l’altro, il palazzo in cui sono sepolti e in cui vengono ritrovati, è giustappunto quello del complesso residenziale in cui vive il padre imprenditore del ragazzo ucciso in quel delitto. Balistreri, per quanto non voglia ricordare, tornerà allora a quel 1990, che per lui non è soltanto sinonimo del Campionato del mondo in Italia quanto sinonimo del ritrovamento di quel cadavere mutilato assieme a quella di una ragazza sottomessa a un boss della Camorra, boss della Camorra che restando ucciso in una sparatoria in cui il Commissario stesso è coinvolto, determinerà la fine delle indagini e il lasciare irrisolti gli omicidi. Questo, almeno, fino ad oggi, quando quelle morti tornano, a distanza di tre decenni, a bussare alla sua porta.
Sin dalle prime battute “Da molto lontano” ha il pregio di rapire il lettore e di condurlo senza sosta in quella che è la nuova avventura di questo poliziotto alquanto eclettico e sui generis. Perché, per chi non lo conoscesse, Balistreri non lotta solo contro gli assassini e i crimini vari, ma lotta primariamente contro il suo lato oscuro e contro quel passato che è un fardello che pende e preme sulle sue spalle. Ci troviamo di fronte ad un uomo che è soltanto l’ombra di quell’adulto ancora energico che abbiamo conosciuto, essendo, al contrario, l’odierno anziano, malinconico, pessimista, disilluso, scontento come tipico della sua ritrovata fascia di età. Un uomo, ancora, che nonostante il suo nuovo status di pensionato, non è in pace per quei fantasmi che da sempre lo accompagnano e per quelli ritrovati che vi si aggiungono, un uomo, che quindi, non può fare a meno di indagare, di mettere un punto.
Come suo solito anche in questo elaborato ritroviamo la caratteristica di Costantini ovvero una trama fortissima a cui si aggiunge una profonda riflessione che in questo caso si sostanzia sugli errori compiuti a cui è impossibile porre rimedio, nonché l’alternarsi del presente e con un passato radicato negli anni novanta. Da ciò ha luogo una profonda e intima analisi in cui lavoro e sfera privata sono una cosa sola, elementi che, se non ben calibrati e affrontati, possono portare, ad un irresistibile desiderio di autodistruzione.
Ha inizio così una delle più avvincenti indagini di Balistreri che ha per oggetto un mistero irrisolto ma che ha la forza e la capacità di invitare chi legge a rendersi conto di quelle profonde e sempre maggiori differenze tra l’Italia di ieri e quella di oggi. La società è mutata, ha assunto nuove dimensioni e nuovi caratteri, ma corruzione e mal costume non sono stati debellati, anzi, hanno semplicemente indossato una veste diversa ancora più subdola e marcia. La sensazione che si dipana nel lettore è quella di una profonda amarezza e disillusione per quei fattori che variano soltanto in apparenza e mai davvero. Anche in questo caso, quindi, oltre che ad un giallo ben costruito e articolato, emerge una indagine primariamente su quello che era ed è il nostro paese. Detta analisi sociale, storica, economica, politica è una delle caratteristiche che maggiormente caratterizzano Costantini e che rendono i suoi scritti ancora più pregiati e degni di nota. Perché il suo non è mai un puro esercizio narrativo quanto, al contrario, la concretizzazione del desiderio di raccontarci la società italiana attraverso gli italiani stessi e la loro capitale.
Il tutto è avvalorato da un linguaggio diretto, fluente, magnetico, dai giusti tempi e dai ritmi cadenzati, dalla trama affatto scontata e dai protagonisti solidi e amabili proprio per quelle imperfezioni e per quella ruvidezza che li caratterizzano e che li costituiscono.

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Da molto lontano 2018-11-28 22:14:35 Eleonora
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Opinione inserita da Eleonora    29 Novembre, 2018

Una lettura che non lascia scampo

Da molto lontano ha il pregio, per me enorme, che si legge tutto d'un fiato. Sono diventata molto esigente e non mi piacciono quei libri che si lasciano abbandonare per fare altro, soprattutto i gialli. Un giallo deve far saltare sulla sedia, creare un caleidoscopio di colpi di scena e questo, come gli altri libri o "capitoli" della saga, lo fa.

È il sesto della serie dedicata al Commissario Balistreri, un poliziotto decisamente sui generis, che non lotta solo con gli assassini, ma con il suo lato oscuro e con un passato pesante.

Oltre a un fortissimo senso della trama, quindi, c’è tutto il lato della riflessione sulla vita, sugli errori che si compiono e dai quali non è possibile scappare. Si aprono dimensioni profonde e intime, anche perché professione e vita non sono compartimenti stagni per Balistreri. Si intrecciano, riversandosi l’una nell’altra, senza dare tregua al Commissario, che reagisce con rabbia nella professione e si abbandona all’autodistruzione nel privato.
Immergersi (e non ho scelto la parola a caso) nella lettura di “Da molto lontano” è come fare un viaggio nel tempo. Una caratteristica di questo e degli altri libri è che le trame sono ambientate in momenti storici diversi. In questo caso, negli anni '90 e nella contemporaneità.
Si passa da un protagonista già adulto, ma ancora giovane ed energico, a un uomo anziano, più riflessivo che ha una visione diversa del mondo. È in pensione, ma non pacificato, anche se vive una condizione di maggior stabilità. Proprio le persone a lui più vicine lo spingono a tornare a collaborare con i suoi ex colleghi, perché qualcosa nella sua testa rischia di spegnersi, se smette di lottare.
E così, Balistreri torna sul caso che apre il libro, quello su cui ha lavorato negli anni Novanta, in un’Italia eccitata dai Mondiali che non vincerà.
Impossibile non fare confronti sull’Italia di allora e quella di ora, con l’amarezza di constatare che la corruzione e il mal costume hanno solo cambiato forma.
In questo, come negli altri libri, esce un quadro del Bel Paese molto duro, ma molto onesto, molto coraggioso.
Come è coraggioso costruire un personaggio non edulcorato, che è fino in fondo un “cattivo ragazzo”, senza sconti. Un personaggio veramente radicale, che si apprezza di più quando non lo si condivide, perché non si ha mai la sensazione di una scrittura compiacente, fatta per intrattenere senza ferire. Il Commissario Balistreri ferisce, eccome. Solo così si lascia un segno.

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Gianrico Carofiglio
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