Borgo Sud Borgo Sud

Borgo Sud

Letteratura italiana

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È il momento più buio della notte, quello che precede l'alba, quando Adriana tempesta alla porta con un neonato tra le braccia. Non si vedevano da un po', e sua sorella nemmeno sapeva che lei aspettasse un figlio. Ma da chi sta scappando? È davvero in pericolo? Adriana porta sempre uno scompiglio vitale, impudente, ma soprattutto una spinta risoluta a guardare in faccia la verità. Anche quella più scomoda, o troppo amara. Così tutt'a un tratto le stanze si riempiono di voci, di dubbi, di domande. Entrando nell'appartamento della sorella e di suo marito, Adriana, arruffata e in fuga, apparente portatrice di disordine, indicherà la crepa su cui poggia quel matrimonio: le assenze di Piero, la sua tenerezza, la sua eleganza distaccata, assumono piano piano una valenza tutta diversa. Anni dopo, una telefonata improvvisa costringe la narratrice di questa storia a partire di corsa dalla città francese in cui ha deciso di vivere. Inizia una notte in-terminabile di viaggio – in cui mettere insieme i ricordi –, che la riporterà a Pescara, e precisamente a Borgo Sud, la zona marinara della città. È lì, in quel microcosmo così impenetrabile eppure così accogliente, con le sue leggi indiscutibili e la sua gente ospitale e rude, che potrà scoprire cos'è realmente successo, e forse fare pace col passato. Donatella Di Pietrantonio torna dopo L'Arminuta con un romanzo teso e intimo, intenso a ogni pagina, capace di tenere insieme emozione e profondità di sguardo.



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Borgo Sud 2021-02-08 15:35:11 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    08 Febbraio, 2021
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L'Arminuta è cresciuta



"L'Arminuta è diventata grande"...così cita la pubblicità di questo romanzo.
E tu, che L'Arminuta l'hai amata visceralmente, ti chiedi se sarà possibile ritrovare le stesse vibrazioni, lo stesso magone nella pancia, la stessa commozione...
Mi sono avvicinata al libro con emozione e timore, voglia di rincontrarla e paura di non riconoscerla.
La punta delle dita in fibrillazione e gli occhi ansiosi... e già questo basterebbe in realtà.

Poi inizi a leggere e tutte le preoccupazioni vengono spazzate via...
Lei c'è, la ragazzina "restituita" è diventata una donna realizzata, ma ancora alle prese con gli abbandoni, c'è sua sorella Adriana con il suo carico di vitalità e irrequietezza, c'è l'Abruzzo con il suo entroterra aspro (anche nei sentimenti) e con il suo mare, il pesce appena pescato, la comunità che si fa famiglia.
C'è ancora la maternità e ciò che resta di un'infanzia trascorsa nel disamore, nell'anaffettività.
Ci sono le crepe lasciate aperte da queste mancanze, vuoti da colmare con l'amore e che, nonostante tutte le difficoltà, lasciano sempre passare la luce.
C'è il matrimonio e la ricerca "necessaria" della propria identità, anche a costo della felicità dell'altro.
C'è il passato che torna, torna sempre...

Sopra ogni cosa c'è il rapporto tra due sorelle, due anime profondamente diverse, inizialmente estranee eppure indivisibili.
Il disagio trasformato in affetto diventa il più forte dei sentimenti.

"Con mia sorella ho spartito un'eredità di parole non dette, gesti omessi, cure negate. E rare, improvvise attenzioni.
Siamo state figlie di nessuna madre.
Siamo ancora, come sempre, due scappate di casa.
[...]
Per ognuna di noi restava la certezza dell'altra al fondo del dolore che non ci siamo mai confessate."

Nella scrittura della Di Pietrantonio c'è questa dolcezza, questa calma di fondo che si amalgama al dolore, alla durezza della vita, dando origine così a pagine meravigliosamente ruvide, capaci di farti male, ma con grazia.
Ti senti cullata da una melodia triste, come una ninna nanna che ti fa addormentare mentre piangi.
Quello che provi è un dolore composto, senza eccessi, dove ogni parola è esattamente dove dovrebbe essere.
Qui ogni parola è preziosa, lucente come un diamante, e proprio come un diamante... taglia.

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Borgo Sud 2020-12-05 16:29:44 68
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68 Opinione inserita da 68    05 Dicembre, 2020
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L’origine del cuore

Due sorelle e la loro storia, microcosmo di affinità e lontananza, fisica e caratteriale, condivisione affettiva in un paese, Borgo Sud, arroccato sulle colline, terra forte e gentile, immerse nella durezza del dialetto abruzzese.
Un legame di sangue spezzato da una diversità acclarata, vite devianti e caratteri opposti, visioni estreme, la stessa difficoltà d’ amare.
Adriana è vivace, pericolosa, imprudente, girovaga, da sempre la sorella ha avuto paura di lei provando un forte disagio nel cuore del loro legame di parentela, una giovane donna che sa come ricondurla all’ origine.
La protagonista ha contrabbandato una falsa normalità, due orfane simboliche di genitori indifferenti e in parte sconosciuti, abbandonate al mondo, a loro stesse, semplicemente sorelle, e ciascuna ... “ restava nella certezza dell’altra al fondo del dolore che non si sono mai confessate”....
Il viaggio temporale di questa insegnante universitaria emigrata in Francia riabbraccia nel presente e nel ritorno al borgo natio momenti di vita vissuta, un precoce legame matrimoniale ( con Piero ) precocemente spezzato da plurimi tradimenti a lungo negati, una madre imprevedibile come il suo affetto, un padre egoista e ottuso a cui tutto è dovuto, e Adriana, incontenibile nell’ esercizio della sua libertà, anche se la memoria può giocare brutti scherzi.
Il ritorno, richiamata da un evento tragico e indecifrabile, riabbraccia il sospeso lasciando il costruito, la propria carriera, quel mondo a parte costituito da un libro aperto sulle poesie che ama, un seminario da preparare, un ordine stabilito e tornando a Borgo Sud riemerge una vita che sembra più vera, scandalosa, pulsante tra chiacchere che volano di bocca in bocca.
Sopravvive un legame dicotomico, d’altronde Adriana è sempre stata così, una che cambia umore da un momento all’ altro mentre Il pensiero va all’ex marito, all’ impossibilità’ di vivere un futuro diverso dal suo, forse neanche oggi, uno stato ... “ di inquietudine che tollera la distanza voluta “... Questo è il suo segreto, la sua devozione, l’ essere stata fedele a un uomo che non avrebbe mai potuto amarla.
Quanta memoria rivive, quel giorno in cui Adriana si affacciò con un figlio sulla porta di casa, frutto di un legame turbolento con un uomo violento, alcolizzato, senza presente e futuro.
Quante situazioni, pensieri, luoghi, a cominciare da una madre che si è ritirata piano piano nell’ indifferenza terminale, morta di cancro ma di molto altro, sopraffatta dalla vita, dalla sua inutilità, con i figli distanti.
Il ricordo ...” è una forma di recriminazione, è il perdono che non trovo “...
Le due sorelle sono e saranno sempre due scappate di casa, figlie di nessuna madre, ognuna con la certezza dell’altra al fondo di quel dolore che non si sono mai confessate, nel presente sopravvive una maledizione da cancellare, retaggio di un passato vergognoso e c’è un figlio, Vincenzo, cresciuto tra i cocci di un matrimonio confessato tardivamente e che ne porta gli esiti dentro.
Rimane un legame forte indifferente a se’ stesso, una preghiera per il futuro, un’ aria stanca dopo il pericolo scongiurato, il desiderio e la consapevolezza di un lento ritorno alla propria vita.
E allora ...” so cosa chiedere, non a chi. È limpido e deserto il cielo di novembre. Solo le leggi eterne che governano il moto delle stelle e i cicli delle stagioni sulla terra porteranno la fortuna per Vincenzo, forse un po’ di pace a mia sorella. È questa l’ unica preghiera “...
Un romanzo che riserva una certa asciuttezza espositiva e scava nell’origine abbandonata di un passato tuttora pulsante, una scrittura vivida rivolta alla propria terra, una storia al femminile che declina in una riflessione psico-relazionale sul senso del proprio cammino.
Certi legami sopravvivono, altri si spezzano nell’indifferenza o nella necessità dolorosa della quotidianità e di un futuro diversi.
L’ incedere del racconto abbraccia sensazioni di una vita intera, gioie, dolori, la struggente bellezza e la turbolenza di un rapporto diverso e complementare nella tragicommedia affettiva del proprio lascito famigliare.
Il dolore è un sentimento difficile da affrontare, a tratti traspare e si sente, la fragilità anche, ma l’insieme non genera un’ armoniosa presenza, con l’ impressione di un percorso balbettante e stereotipato tra intervalli di buona letteratura.
Il seguito de “ L’ arminuta “ ( 2017 ) non sembra possederne impatto, forza e profondità, bensì un’ immagine piuttosto sbiadita di se’.
Alla fine, malinconicamente, emergono l’ accettazione di un reale acclarato, la speranza e la consapevolezza di un futuro possibile, una preghiera poco consolatoria, prima di riprendere il cammino quotidiano, con un certo distacco, senza fretta, in luoghi che sembrano mancare....

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