Narrativa italiana Romanzi Io non ho paura
 

Io non ho paura Io non ho paura

Io non ho paura

Letteratura italiana

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Michele Amitrano, nove anni, si trova di colpo a fare i conti con un segreto cosí grande e terribile da non poterlo nemmeno raccontare. E per affrontarlo dovrà trovare la forza proprio nelle sue fantasie di bambino, mentre il lettore assiste a una doppia storia: quella vista con gli occhi di Michele e quella, tragica, che coinvolge i grandi di Acqua Traverse, misera frazione dispersa tra i campi di grano. Il risultato è un racconto potente e di assoluta felicità narrativa, dove si respirano atmosfere che vanno dalle Avventure di Tom Sawyer, alle Fiabe italiane di Calvino. La storia è ambientata nell'estate torrida del 1978 nella campagna di un Sud dell'Italia non identificato, ma evocato con rara forza descrittiva.

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Io non ho paura 2019-01-05 11:51:50 GioPat
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GioPat Opinione inserita da GioPat    05 Gennaio, 2019
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Devi avere paura degli uomini, non dei mostri

Estate del 1978 in un piccolo paese di campagna del sud Italia. Mentre i grandi stanno chiusi in casa per via del caldo torrido che pervade la cittadina, i ragazzi passano le loro giornate tra giochi all’aria aperta e corse in bicicletta in mezzo ai campi di grano. Un giorno Michele, protagonista e narratore della storia, arrivato ultimo in una corsa di biciclette, deve affrontare la penitenza di passare da parte a parte una casa abbandonata. Qui però trova un buco nel terreno, apparentemente vuoto. Tuttavia scoperchiando il buco scoprirà un segreto destinato a cambiare profondamente la sua vita e che lo porterà a domandarsi se bisogna avere più paura dei mostri o degli uomini.

Capolavoro e romanzo più famoso di Niccolò Ammaniti, il quale è stato in grado di tenermi con gli occhi incollati alle pagine fino alla fine. La storia è raccontata in maniera lineare, non vi sono salti avanti o indietro nel tempo e tutti i passaggi chiave del racconto sono chiari. Il narratore, da come si evince attraverso qualche frase, racconta la storia dal futuro, quasi come se fosse un ricordo che sta condividendo con i lettori. Il racconto non manca di momenti di tensione che mi hanno fatto calare perfettamente all’interno della storia al punto da sperare per il meglio insieme ai protagonisti. Il finale scelto può lasciare il lettore con alcune domande che gli aleggiano nella testa, tuttavia si può immaginare quanto accada successivamente alle ultime righe.

Per la stesura del racconto è stato adottato uno stile molto semplice, con frasi il più delle volte corte e non complesse. La storia è raccontata con un linguaggio molto duro, crudo e pregno di turpiloquio che a tratti potrebbe urtare la sensibilità di qualche lettore. I personaggi del racconto non sono molti e a mio parere sono stati ben delineati dallo scrittore; ogni frase pronunciata, ogni atteggiamento assunto ha il suo perché all’interno del romanzo, anche se potrebbe non risultare chiaro fin da subito. Nel corso del racconto vi è anche una rivoluzione comportamentale da parte di alcuni personaggi: chi si riteneva fosse amico presto si scoprirà non esserlo.

Mi sento di consigliare fortemente questa lettura dal momento che è scritta in maniera semplice ed è molto leggera da affrontare. Sicuramente leggerò altre storie di questo autore che con questo romanzo mi ha appassionato facendomi sentire parte della storia e portandomi a schierarmi dalla parte di alcuni personaggi e a domandarmi: di chi si deve avere realmente paura?

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Io non ho paura 2018-09-17 14:31:35 Chiara77
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Chiara77 Opinione inserita da Chiara77    17 Settembre, 2018
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Il volto familiare del male

“ «Piantala con questi mostri, Michele. I mostri non esistono. I fantasmi, i lupi mannari, le streghe sono fesserie inventate per mettere paura ai creduloni come te. Devi avere paura degli uomini, non dei mostri», mi aveva detto papà un giorno che gli avevo chiesto se i mostri potevano respirare sott'acqua.”

Michele è un bambino di nove anni, vive in una minuscola frazione composta da quattro case, da qualche parte nel Sud Italia. Siamo nel 1978. In quella torrida estate, fra corse in bicicletta fra i campi di grano, giochi fra coetanei e penitenze da scontare, Michele si renderà conto, attraverso il suo personale vissuto, che i mostri, come se li era immaginati nella sua mente di bambino, non esistono, ma ci sono esseri peggiori purtroppo: gli uomini.
Il nostro protagonista è puro come solo i bambini possono essere e, alla luce di questo, riesce ad opporsi alla malvagità. Nonostante il male non sia lontano, confuso ed inafferrabile: il male è vicinissimo, concreto, ha il volto delle persone familiari, anche di quelle più importanti e più amate. Si può in questa condizione trovare il coraggio di schierarsi con il più debole, di scegliere il bene? Ammaniti riesce a metterci tutto questo davanti in modo realistico e naturale ma facendoci nello stesso tempo intuire con ogni parola la portata sconvolgente di una situazione del genere.
E' un meccanismo potenzialmente esplosivo ma funziona benissimo perché vissuto e narrato attraverso la voce, gli occhi e la coscienza di un bambino: l'unico che poteva incarnare il protagonista-eroe di quest'opera.
Un romanzo di formazione particolare, estremamente attuale, scritto con uno stile essenziale e allo stesso tempo coinvolgente, che, secondo me, può essere definito come un piccolo capolavoro letterario.

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Io non ho paura 2016-10-24 15:34:03 Amante di Libri
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Amante di Libri Opinione inserita da Amante di Libri    24 Ottobre, 2016
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Il coraggio di Michele

Struggente, appassionante e commovente questi sono i tre aggettivi per descrivere il famoso libro di Ammaniti, dal quale nel 2003 Gabriele Salvatores ha tratto il film omonimo. La storia è ambientata in una calda estate del sud nel 1978 tra le case sperdute nel grano e le campagne abbandonate. Il contrasto tra la luce abbagliante del giorno che accompagna le varie escursioni dei ragazzi e il buio della notte, è presente in tutto il romanzo. Protagonisti della storia sono sei bambini: Teschio, il capobranco forte ed intimidatorio cerca sempre di sfidare i compagni, Salvatore il figlio dell’avvocato, Remo e Barbara, una bambina molto in carne (motivo per cui perde sempre le sfide). Michele e Maria Amitrano, tra i sei, sono quelli che avranno un ruolo chiave nel romanzo, in particolare il primo. Difatti, un giorno salvando Barbara dalla penitenza egli si arrampica sui muri di una casa e fa una scoperta che non si aspettava. Nella casa abbandonata scopre per caso una lastra di lamiera ed incuriosito la solleva e trova una fossa. All’interno di essa vede scorgere un piede che esce da una coperta. All’inizio, Michele si spaventa e non realizza bene ciò che ha appena visto ma successivamente andrà regolarmente in quella casa e farà la conoscenza di un bambino della sua età di nome Filippo Carducci. Tra di loro nascerà un’amicizia un pò a senso unico, in quanto Michele cercherà di sfamare Filippo e capire da dove proviene ma quest’ultimo appare confuso e disorientato. Il ritorno del padre di Michele, l’arrivo del suo amico Sergio e l’annuncio al telegiornale di una madre disperata faranno luce sulla scoperta effettuata da Michele. Un segreto che cambierà la vita di tutti per sempre.
Attraverso un linguaggio chiaro e un’attenta cura delle parole, Ammaniti racconta un fatto di cronaca nera che ha come ambientazione il Sud Italia. Tramite le fantasie di un bambino si descrive il suo stesso coraggio nell’affrontare qualcosa che è più grande di lui, insinuandosi nella tragedia di cui gli uomini di Acqua Traverse sono protagonisti. L’autore alterna il mondo dei bambini con i loro giochi, con i loro dubbi e il mondo degli adulti, fatto di incomprensioni, di mancanza di denaro e disparità. Un romanzo rivolto alla scoperta di sé stessi attraverso il rischio più estremo per fare la cosa giusta. La figura di Michele rappresenta il bambino-eroe che si ribella alle ingiustizie pur di fare il bene, scava fino in fondo per comprendere la verità. Da una parte è come tutti i bambini desidera avere le stesse possibilità degli altri ma dall’altra parte la sua tenacia, il suo coraggio lo portano a distinguersi. Io non ho paura è un’espressione struggente che prende significato nel momento in cui Michele abbandona il suo mondo fatto di giochi, di avventure, di magia per lottare contro i mostri del tempo.

Il finale appare alquanto struggente padre e figlio, faccia a faccia: lo sparo, lo stupore, la disperazione e la risoluzione. Questa è una storia che una volta letta non può essere più scordata, ti si insinua sotto la pelle e porta il lettore ad un’analisi della situazione non solo di ieri ma di oggi.

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Io non ho paura 2016-06-03 22:26:49 MirunaB
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MirunaB Opinione inserita da MirunaB    04 Giugno, 2016
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L'insostenibile segreto di Michele

"Piantala con questi mostri, Michele. I mostri non esistono. I fantasmi, i lupi mannari, le streghe sono fesserie inventate per mettere paura ai creduloni, come te. Devi avere paura degli uomini, non dei mostri."
Ci sono delle cose che i bambini durante la loro infanzia hanno, implacabili, dentro di loro che inevitabilmente vanno via esaurendosi man mano che la maturità e il loro essere 'uomini' li cambiano nella loro totalità.
Uno di questi bambini è Michele, un bambino di nove anni che sente la naturale necessità, assieme ai suoi compagni di avventura, di sperimentare, di conoscere, di esplorare i territori delle campagne del paesino del sud Italia dove vive. A causa di una penitenza durante un gioco, verrà a conoscenza della realtà che un coetaneo deve affrontare.
È un segreto talmente tragico che Michele si pentirà di aver scoperto. Sarà l'audacia a trascinare Michele in una situazione del tutto insostenibile, e a fargli capire, anche se troppo tardi, quanto le parole del padre siano state vere.
Il libro è commovente, anche se a tratti straziante, ma anche pieno di purezza e innocenza, tipicamente infantile.

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Io non ho paura 2016-05-30 13:58:16 silviapaviotti
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silviapaviotti Opinione inserita da silviapaviotti    30 Mag, 2016
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I bambini che non possono essere bambini

"-Le cose sono di chi le trova per primo- aveva detto il Teschio.
Se era così, il bambino in fondo al buco era mio."

Sicilia, 1978. Anzi, Acqua Traverse, soldi, 1978. Sì, perchè è questo il motore del romanzo di Michele Avetrano, di questo ragazzino che prima di metà romanzo si dimostra capace di un coraggio di cui ben poco adulti saprebbero parlare, un coraggio di cui, invece, Ammaniti ci porta a essere fieri testimoni. Alla fine, diventiamo genitori, fratelli sia di Michele che del piccolo Filippo, così fragile e annientato dall'avidità degli adulti. Sì, perchè in questo romanzo i cattivi sono gli adulti. Anzi, i genitori.
Non dirò di più per non creare spoiler, ma chi non l'ha ancora letto non si aspetti colpi di scena assurdi o un padrino con i denti d'oro che compare al secondo capitolo. Ammaniti va oltre, porta il lettore a sentire ogni scena come naturale seguito della precedente, creando però un romanzo da togliere il fiato, dall'inizio alla fine.
Lo stile è meraviglioso, i piccoli "errori" grammaticali (ovviamente voluti) fanno sembrare davvero che a scrivere sia un ragazzino siciliano la cui lingua è una fusione tra italiano e siciliano, come tutti i bambini cresciuti in paese.

Penso sia uno dei romanzi che ho letto in meno tempo. Non puoi smettere di leggerlo, DEVI sapere cosa succede poi, se Michele vincerà finalmente la gara con la Scassona, perchè proprio Filippo, perchè la famiglia di Michele è costretta a questa oscenità.
Da leggere.

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Io non ho paura 2015-02-01 19:04:33 Vita93
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Vita93 Opinione inserita da Vita93    01 Febbraio, 2015
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Devi avere paura degli uomini, non dei mostri

" Io non ha paura " di Niccolò Ammaniti è il primo " vero " libro che ricordo di aver letto.
Dodici anni fa, in prima media, la mia cara professoressa di italiano accompagnò me ed i miei compagni di classe ad un taglio con le classiche letture targate " Il Battello a Vapore " delle elementari, per favorire un approccio più adulto alla letteratura.
Questo romanzo ha così segnato il mio passaggio, a livello letterario, dall' età del' infanzia a quella dell' adolescenza, della consapevolezza.
All' epoca il romanzo di Ammaniti, complice la versione cinematografica di Gabriele Salvatores, era uno dei più conosciuti ed è per questo che ancora oggi è l' opera più famosa dello scrittore romano.

La storia è ambientata nel 1978 ad Acqua Traverse, un piccolo paese del Sud Italia.
Michele Amitrano, nove anni, trascorre una tranquilla estate con i suoi amici e la sorella.
Un' estate spensierata, passata in mezzo ai campi di grano tra corse in bicicletta, penitenze, prove di coraggio, scherzi ai vicini e giochi in piazza.
Fino a che un giorno Michele, obbligato ad una delle tante penitenze, entra in una casa abbandonata e scopre un buco nel terreno.
La curiosità spinge Michele ad affacciarsi per vedere cosa nasconde la fossa.
Lo attende un' immagine che cambierà il corso di quell' estate e della sua vita per sempre.
Un lenzuolo sporco, dal quale spunta un piccolo piede.

Personalmente considero questo romanzo di Ammaniti un piccolo capolavoro letterario.
Riuscire a raccontare la vicenda di uno spensierato bambino di appena nove anni che scopre per la prima volta non solo l' esistenza del male ma anche la sua vicinanza, è già un grande merito.
Ammaniti però si supera, non racconta solo una storia ma riesce a farlo immedesimandosi nella mente di Michele, con tutte le sue paure ed il timore di affrontare una vicenda più grande di lui, ma così simile alle storie di mostri che gli piace tanto leggere.
Il libro costringe il lettore ad un' atmosfera di rifiuto, lo spinge a crearsi un meccanismo di immedesimazione e di difesa nei confronti di Michele e di ciò che gli accade.
Sembra quasi di leggere un thriller, tale è il livello di tensione che si respira, eppure " Io non ho paura " non appartiene certo a questo genere.
E' un romanzo duro e crudo, ma il tutto, filtrato dal punto di vista di Michele, assomiglia a tratti a una fiaba, di quelle che il protagonista legge di nascosto sotto il lenzuolo prima di addormentarsi.
Un paesaggio caldo, afoso, rassicurante all' apparenza ma in realtà velatamente minaccioso e opprimente accompagna la storia in maniera perfetta.


" Piantala con questi mostri, Michele. I mostri non esistono. I fantasmi, i lupi mannari, le streghe sono fesserie inventate per mettere paura ai creduloni come te. Devi avere paura degli uomini, non dei mostri. "

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Io non ho paura 2013-07-25 17:19:50 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    25 Luglio, 2013
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Acronimo

In una casa abbandonata, Michele scopre e conosce l’
Orrore della segregazione di un altro bimbo come lui.

Nella campagna di un Sud immaginario (Acqua Traverse) vi è un
Ostaggio da riscattare: Filippo, terrorizzato, denutrito e
Nascosto dai rapitori. Tra i due bimbi nasce l’amicizia.

Hanno in comune la paura e il disgusto per le azioni
Orrende degli adulti. In un tragico addio all’età dei giochi.

Potrà sopravvivere, Michele,
A un’esperienza tanto atroce, nella quale conosce
Un mondo crudele che coinvolge anche i genitori? Ci
Regala una storia intensa, di sensibilità infantile, un
Ammaniti in stato di grazia. Assolutamente da leggere.

Bruno Elpis

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Io non ho paura 2012-12-19 13:22:49 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    19 Dicembre, 2012
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il migliore Ammaniti

Questo libro non contiene una parola di troppo e rende tutto il candore e la purezza dei protagonisti.
E' una storia schematica e limpida che ha il tocco leggero di una favola. Da non perdere. Lo preferisco agli ultimi Ammaniti un po' troppo pulp per i miei gusti . In questo libro di esagerato o di superfluo non c'è proprio niente. E anche la storia è molto bella.

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Io non ho paura 2012-12-04 12:47:22 Fonta
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Fonta Opinione inserita da Fonta    04 Dicembre, 2012
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Il piccolo Michele

E' il 1978, Michele Amitrano ha 10 anni e si apprestaa freuquentare la classe 5° B della scuola elementare di Acqua Traverse, un piccolo paesino siciliano immerso nei campi di grano.

Sì, si appresta perchè per ora il piccolo Michele ed i suoi amici stanno trascorrendo le meritate vacanze estive, tra i giochi in piazza, le gare in bicicletta, le corse nel grano con prove di coraggio e penitenze nelle cascine abbandonate fuori paese.
Una splendida vacanza in compagnia della sorella, degli amici di sempre Teschio e Salvatore per Michelino.
Fino al giorno in cui, quasi per caso, in un buco nelt erreno poco distante da una delle cascine, Michele scorgeun piede, un piccolo piede sporco.

La paura non alberga nel cuore di Michele che, nei giorni successivi, di nascosto dalla famiglia e dagli amichetti, torna alla cascina e scopre che quel piede appartiene al coetaneo Filippo, uno stano bambino che parla in maniera poco comprensibile di "morte" e di "angeli".

Una storia toocante questa di Ammaniti, un viaggio nel Meridione degli anni 70, ricostruiti con maestria dall'autore che ci porterà all'interno di questo piccolo paese e attraverso Michele ci farà crescere nei sentimenti dell'amicizia e della lealtà di cui le pagine del romanzo sono pervase.

Un'affresco storico e popolare molto bello, diverso da altri libri dell'autore di cui sono un ammiratore sfegatato, questo è il suo lavoro piùconosciuto ed amato, anche grazie al famoso film di Tornatore, avendo già visto la versione cinematografica il finale l'ho potuto apprezzare meno, ho anche dato un volto ai personaggi senza poterli immaginarli come adoro fare. Ma, questa è stata una colpa mia, non dell'autore, che con quest'opera ha avuto la ribalta che merita, un genio del paradosso, una penna che riesce a trovare nella normalità della vita comune dei personaggi semplici ma, geniali, ai quali ci si affeziona e nei quali è bello immedesimarsi.

Cosigliatissimo!

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Io non ho paura 2012-08-16 09:18:15 Cristina72
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Cristina72 Opinione inserita da Cristina72    16 Agosto, 2012
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Corri, Tiger, corri

La canicola spietata che spacca la terra e inaridisce i cuori, in una minuscola contrada pugliese dimenticata da Dio, sarebbe stata lo sfondo perfetto per qualcosa di simile ad una succulenta pagina di cronaca. Ma la felice penna di Ammaniti ne ha fatto qualcosa di più: un romanzo di struggente bellezza, dove cose e persone spiccano con un impatto quasi cinematografico, in un'atmosfera anni Settanta perfettamente riprodotta.
Tra giochi in strada, corse in bicicletta tra campi di grano e schermaglie infantili, lo sguardo di Michele, un ragazzino di nove anni con le ginocchia perennemente sbucciate, registra i fatti senza malizia, con un'ironia involontaria che alleggerisce la narrazione, malgrado la miseria morale e
materiale annidata nell'esistenza di persone “normali”.
La fine delle illusioni, la scoperta che bisogna aver paura degli uomini e che i mostri non esistono (suo padre glielo diceva sempre), ha inizio dal ritrovamento di una pentola dall'aspetto familiare in un luogo sconosciuto e sinistro. Quell'utensile domestico fuori posto parla di bugie, le bugie abiette degli adulti, parla dei mostri veri, quelli che vivono da sempre accanto a te e a cui vuoi bene. Contrasto doloroso, amaro calice che il piccolo protagonista berrà fino in fondo, aggrappandosi a ciò che resta della sua infanzia incontaminata: Tiger Jack, l'eroe dei fumetti che non ha mai paura e che vince sempre sui cattivi. Ma valli a capire i buoni e i cattivi, quando attorno a te non resta che il vuoto di una vita priva di certezze.

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