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La variante di Luneburg La variante di Luneburg

La variante di Luneburg

Letteratura italiana

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Un colpo di pistola chiude la vita di un ricco imprenditore tedesco. È un incidente? Un suicidio? Un omicidio? L'esecuzione di una sentenza? E per quale colpa? La risposta vera è un'altra: è una mossa di scacchi. Dietro quel gesto si spalanca un inferno che ha la forma di una scacchiera. Risalendo indietro, mossa per mossa, troveremo due maestri del gioco, opposti in tutto e animati da un odio inesauribile che attraversano gli anni e i cataclismi politici pensando soprattutto ad affilare le proprie armi per sopraffarsi. Che uno dei due sia l'ebreo e l'altro sia stato un ufficiale nazista è solo uno dei vari corollari del teorema.



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La variante di Luneburg 2021-11-16 13:55:44 Cathy
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Cathy Opinione inserita da Cathy    16 Novembre, 2021
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Partita a scacchi con la morte

Una mattina l’imprenditore tedesco Dieter Frisch viene trovato morto nel parco della sua residenza di campagna, in uno spiazzo a forma di scacchiera al centro esatto di un labirinto. Una fine drammatica che appare in tutto e per tutto un suicidio, eppure, a detta di coloro che lo conoscevano, Dieter Frisch non aveva alcun motivo per togliersi la vita. Sulla sua scrivania nessun messaggio d’addio, solo una strana scacchiera di stoffa grezza su cui le pedine disposte in una precisa posizione di gioco sembrano essere state abbandonate nel mezzo di una partita.
Poco prima di morire, su un treno Monaco-Vienna Frisch incontra un giovane sui vent’anni, Hans Mayer. Scoperta la passione di Frisch per gli scacchi, Hans decide di raccontargli la propria storia di scacchista e poi la storia dell’uomo che gli ha fatto da maestro: Tabori, un personaggio bizzarro, ma dotato di un talento eccezionale per gli scacchi. Forse un incontro casuale, quello tra Frisch e Hans Mayer, o forse una mossa precisa all’interno di una grande partita giocata tra la vita e la morte, tra il bene e il male, tra la giustizia e chi cerca disperatamente di sottrarsi a essa da molto tempo.
Quali terribili segreti si nascondono nel passato di Dieter Frisch? Chi è la persona che ha mandato Hans Mayer a cercarlo per chiudere finalmente una lunga, estenuante partita iniziata quarant’anni prima? Qual è il mistero che si cela dietro la posizione di gioco che Frisch, sulle pagine della sua rivista di scacchi, ha battezzato "la variante di Lüneburg", gettando inconsapevolmente un filo a qualcuno che tenta di rintracciarlo da una vita?
In questo breve romanzo Paolo Maurensig sembra suggerire che l’intera esistenza umana non sia altro che una lunga serie di partite a scacchi giocate con il destino e a volte, quando ci si trova immersi nell’orrore più cupo e profondo, compiere una mossa significa decidere non soltanto della propria vita, ma anche di quella degli altri. Un peso al quale non si può sfuggire e che anche a distanza di tanto tempo richiede un risarcimento, ammesso che quando si parla di vite umane esista un modo di ripagare la perdita. Una sola cosa è certa: per Dieter Frisch l’incontro con Hans Mayer è lo scacco matto in una partita giocata con la morte e che è destinato a perdere.
Moltissime opere letterarie affrontano il tema dell’Olocausto e purtroppo "La variante di Lüneburg" non brilla all’interno di questa vasta produzione. L’impressione generale è quella di un romanzo discreto, che fa abbastanza bene il suo lavoro di intrattenimento, ma non riesce a brillare sotto nessun punto di vista. I personaggi e lo stile sono piatti e non hanno nulla di particolare che resti impresso nella mente di chi legge, mentre la trama, che gioca costantemente con il rimando al mondo degli scacchi, è basata su idee affascinanti, ma è poi sviluppata in modo un po’ monotono, prevedibile e senza guizzi creativi.
"La variante di Lüneburg" può essere una lettura interessante per chi cerca un romanzo sull’Olocausto che non richieda troppo impegno e si legga velocemente, ma se si vuole una storia che lasci con il fiato sospeso o approfondisca in modo adeguato un argomento così difficile e complesso forse è meglio aprire un altro libro.

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La variante di Luneburg 2019-03-17 11:03:01 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    17 Marzo, 2019
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Sul filo di una scacchiera

Contare i libri e le opere di narrativa che hanno come argomento centrale nazismo e sterminio ebraico è un'impresa praticamente impossibile, ormai. Nonostante siano passati più o meno ottant'anni è sempre un argomento trattato tantissimo; un'argomento che continua ad attrarre lettori su lettori. Perché? Perché conviviamo con lo spauracchio che questi orrori possano ripresentarsi e, oltretutto, siamo sempre attratti da quello che fatichiamo a comprendere. Sì, perché come degli uomini possano essersi macchiati di tali atrocità resterà sempre e comunque un mistero; un mistero che ci attira molto più del normale perché è scaturito dall'animo di esseri umani che, in teoria, dovevano essere come noi.
In questa moltitudine di opere quelle che riescono a spiccare devono avere dei tratti distintivi; devono avere qualcosa di unico che possa raccontarci qualcosa che non conosciamo già o che lo faccia con una maestria invidiabile. Lontano dalla bellezza senza tempo di opere come "Se questo è un uomo" di Primo Levi, "La variante di Lüneburg" di Paolo Maurensig si distingue dalle altre opere con le quali condivide il tema principale perché mette in collegamento quest'ultimo con qualcosa che non avremmo mai immaginato: il mondo degli scacchi. Sì, gli scacchi sono i veri protagonisti di questo libro e dominano la scena diventando alla fine artefici anche del destino di molti esseri umani.

La storia ha inizio con la morte di un certo Dieter Frisch, un uomo facoltoso amante degli scacchi. Tutte gli indizi sembrano portare alla conclusione che l'uomo si sia suicidato, ma i motivi che possano averlo portato a quest'ignobile risoluzione sembrano essere quanti i suoi nemici: zero assoluto.
Le verità che scopriremo saranno molto diverse e con una struttura che ricorda un po' "Uno studio in rosso" di Conan Doyle ci imbatteremo in una storia spaventosa che ci appare terribilmente reale e verosimile, come se potesse trattarsi di una vera e propria testimonianza. In questa storia Frisch appare piuttosto poco, ma le sue apparizioni sono come dei fulmini a ciel sereno, che faranno luce su un passato e una personalità scabrose e che chiariranno gli eventi che poi avranno luogo nel corso degli anni.
Eventi che hanno un unico denominatore: gli scacchi.

"Gli scacchi, come le arti, sembrano darci la possibilità di sopravvivere alla morte fisica, di avere fama eterna. Cosa non daremmo perché il nostro nome venisse ricordato negli annali del gioco: basterebbe una sola partita, una variante, uno sprazzo di originalità."

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La variante di Luneburg 2018-03-12 17:22:39 liaall
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liaall Opinione inserita da liaall    12 Marzo, 2018
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Scacco morto

Lo "scapigliato" Arrigo Boito scriveva nel 1867 il racconto “L'alfier nero”: una partita a scacchi, il nero e il bianco della scacchiera, il nero e il bianco della pelle dei due avversari, due mondi che si scontrano, la notte e il giorno, la luce e il buio, sfondo di una partita, di un duello, quello tra la vita e la morte.
A distanza di più di un secolo Paolo Maurensig, dimostrando una conoscenza del gioco degli scacchi da teorico, cattura l'attenzione del lettore attraverso le pagine de "La Variante di Luneburg".
Uno scritto dal ritmo incalzante, dal taglio meravigliosamente descrittivo, dall’intreccio dal sapore cinematografico.
La metafora rassomiglia a quella dell'ottocentesco Boito, ma risulta assai arricchita dalla storia del Novecento, dal peso sulla coscienza degli uomini del mattatoio nazista.

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La variante di Luneburg 2017-06-15 19:57:38 martaquick
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martaquick Opinione inserita da martaquick    15 Giugno, 2017
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STORIE DI VITE E SCACCHI

Gli scacchi mi hanno sempre affascinato e anni fa ogni tanto ci giocavo, le regole di base bene o male le so e devo dire che questo libro, un intreccio di vite che ruotano intorno a tale gioco, mi ha messo una grande voglia di riprovare a muovere qualche pezzo.
Maurensig ci narra la vita di tre persone attraverso pedoni, cavalli ed alfieri, sono racconti che affascinano e mi sono piaciuti i passaggi da una storia all'altra per poi giungere ad una conclusione che mi ha lasciato un po' perplessa, speravo in un riscatto finale più esplicito per così dire.
Il libro resta un gran bel racconto diverso dal solito e lo consiglio a tutti gli amanti non solo degli scacchi ma della lettura in generale.

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La variante di Luneburg 2015-09-04 14:11:19 kuraishinju
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kuraishinju Opinione inserita da kuraishinju    04 Settembre, 2015
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Una strada in salita che pero` finisce in discesa

“La Variante di Luneburg” e` un romanzo che si incentra sulla psiche dei due personaggi principali analizzandola con l’ausilio del gioco delli scacchi.
La trama e` a grandi linee divisibile in due ampie sequenze di flashback intervallate dal racconto principale dei giorni precedenti all’omicidio di un imprenditore tedesco: la prima parte e` dal punto di vista di uno dei personaggi, mentre nella seconda subentra la voce narrante principale che si era gia` incontrata all’inizio. L’autore riesce a catturare l’attenzione del lettore fin dalle prime pagine del libro, riuscendo nel fantastico intento di farci vedere il gioco degli scacchi da un nuovo punto di vista, quello di un’attivita` apparentemente innocua che fa da maschera allo “sport piu` violento che esista”. Ci si ritrova catapultati nella mente di un vero maestro che riesce abilmente a spiegare anche le piu` assurde varianti a chi, come me, sa poco o nulla degli scacchi e non ha mai avuto la fortuna di giocarci. Verso la seconda meta` del libro, pero`, il racconto inizia a farsi piu` cupo introducendo i problemi dell’antisemitismo e, infine, culmina nell’orrore dei campi di concentramento. Questa parte mi e` risultata abbastanza noiosa da leggere in quanto, oltre ad essere parecchio scontata in alcuni punti ed inverosimile in altri, non mi ha comunicato alcuna empatia, anzi, nonostante fosse raccontata dal punto di vista di uno dei prigionieri, sembrava vissuta da qualcuno esterno, addirittura completamente estraneo al dolore e alle sofferenze che quelle persone hanno dovuto subire. Nel finale non tutto viene spiegato e, a mio parere, vengono tralasciati alcuni punti importanti che invece si sarebbero dovuti almeno accennare. La conclusione risulta affrettata ed estremamente prevedibile, tant’e` che verso pagina 100 ormai avevo gia` immaginato come sarebbe andato a finire il libro.
Il punto forte di questo racconto sarebbe dovuta essere l’analisi psicologica dei personaggi principali, i quali pero` risultano essere abbastanza stereotipati e prevedibili, piani e carenti di profondita`.
Lo stile, comunque, e` abbastanza piacevole e leggero anche se cala bruscamente verso la fine, risultando pieno di ripetizioni a causa di alcune scene abbastanza noiose ed inutili che si sarebbero potute evitare e sostituire con qualcosa di piu` adatto che avrebbe aiutato a mantenere la bellezza e la misteriosita` della prima parte del racconto.
Consiglierei vivamente questa lettura se non fosse per il finale che mi ha lasciata abbastanza perplessa e a tratti annoiata. Tutto sommato, pero`, si puo` chiudere un occhio in quanto “La Variante di Luneburg” si presenta come un buon libro, una lettura abbastanza piacevole che non mi sento di sconsigliare, ma neanche di consigliare.

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La variante di Luneburg 2015-02-13 13:02:03 siti
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siti Opinione inserita da siti    13 Febbraio, 2015
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Varianti

Il romanzo d’esordio di Mauresing, apparso nel 1993, è esso stesso una variante.
Il titolo sta a nominare una mossa messa a punto in un preciso momento storico e in un preciso luogo da un maestro di scacchi. Rappresenta inoltre un corollario dell’intima essenza del gioco che, fin dal sua nascita, pare sia stato strettamente legato alla perdita della ragione evolvendosi poi in un stretto sodalizio con la morte.
È una variante in sé perché il romanzo gioca sull’impianto narrativo de “ La novella degli scacchi “di Stefan Zweig arricchendosi però di altre citazioni letterarie da “Il mercante di Venezia” in su e di un epilogo storico che la novella dell’austriaco non avrebbe potuto narrare per una questione meramente cronologica. In realtà le numerose somiglianze (gioco come morte, gioco come dipendenza, gioco come riscatto, astensione forzata dal gioco, scacchiera realizzata con materiali di recupero, l’ uso della tecnica del flashback, l’ariano contrapposto all’ebreo...) tendono via via ad assumere una loro originalità ben studiata nell’economia generale del romanzo.
La storia è quella di un omicidio-suicidio in seguito ad una partita a scacchi giocata in differita e nella quale un giocatore ne rappresenta un altro. La Storia è una partita a scacchi e viceversa la partita a scacchi è una storia. Il gioco ammette la patta per concessione , la Storia si nutre di sconfitti e il romanzo mette in equilibrio vinti e vincitori con una vendetta lenta come una mossa delle più studiate.
Il romanzo è gradevole, interessante anche per chi non ha mai giocato, ha il potere di rappresentare i simbolismi connessi a questa pratica, di richiamare grandi nomi e di rappresentare un periodo storico preciso.
L’ho trovato meno incisivo rispetto alla novella di Zweig nella capacità di indagare e rappresentare la psiche umana e frettoloso nell’ultima parte dove avrei gradito una rappresentazione più incisiva a livello emotivo. Complessivamente un buon libro da apprezzare e da conoscere.

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E.A.POE
ZWEIG
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La variante di Luneburg 2014-09-11 14:31:09 Riccardo
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Opinione inserita da Riccardo    11 Settembre, 2014

La chiave risolutiva

Meraviglioso! Da dilettante, ma aspirante ad un livello superiore, giocatore di scacchi, per il fascino che il gioco in questione, arte, se trascendiamo dai meri canoni della visione comune, mi ha sempre provocato, ho trovato il libro, nel suo complicato intreccio, sublime. La struttura è quanto mai particolare, con una serie di flashback a ritroso, senza un ritorno circolare né una risoluzione chiara alla suite iniziale. Incredibile. Si potrebbe invero paragonare la costruzione temporale dell'opera all'analisi di una partita di scacchi. La tracciazione ha il suo inizio dal preciso affresco conclusivo, la morte dell'avversario, lo scacco matto finale, senza tuttavia fornirne alcuna spiegazione. Successivamente risale, ed attraverso una focalizzazione di precisione geometrica, tesse e sviluppa il corso degli eventi, analizzando ogni avvenimento come il movimento di pedine invisibili, e le cause che hanno determinato questa, e non avrebbero potuto determinare differente, conclusione. Il mondo é una gigantesca scacchiera dalle infinite possibilità, e La Variante di Lüneburg la chiave risolutiva di quella vita che altro non è stata se non un'incessante partita a scacchi contro la propria nemesi.

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La variante di Luneburg 2014-09-09 12:00:33 ferrucciodemagistris
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ferrucciodemagistris Opinione inserita da ferrucciodemagistris    09 Settembre, 2014
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Vincere per vivere

Si può smarrire la ragione a causa di un gioco all'apparenza innocuo? Sin da tempi leggendari il gioco degli scacchi ha appassionato intere generazioni ma, nel contempo, ha, a volte, celato una violenza inaudita e la caduta in un vortice nel quale il tempo si dilata fino ad avere l'impressione di una realtà completamente diversa da quella che i nostri sensi ci fanno percepire. In circostanze estreme la sensazione del potere che si inculca nella vittoria è nettamente è sovrastante l'umiliazione della sconfitta; si può arrivare anche a commettere le più indescrivibili aberrazioni quando la dipendenza da questo gioco è, oramai, irreversibile. Un romanzo che è una gemma e che porta a profonda riflessione.

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La variante di Luneburg 2014-02-08 22:12:52 Rollo Tommasi
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Rollo Tommasi Opinione inserita da Rollo Tommasi    09 Febbraio, 2014
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L'incognita umana

Dieter Frisch è un distinto signore sessantottenne a cui non manca nulla: imprenditore milionario, proprietario di una villa con annesso parco e riserva di caccia, sposato ad una ricca ereditiera, padre di quattro figli inseriti nell'alta società...
Perché, allora, in un sabato uguale agli altri, si toglie la vita? Perché si spara in bocca, con la pistola regolarmente detenuta, proprio al centro del labirinto della sua villa? E cosa significa quel cencio aperto sul tavolo del suo studio, a raffigurare una malconcia scacchiera sormontata da grezze pedine su cui sono stati malamente disegnati i pezzi degli scacchi? Perché proprio quella, tra decine di scacchiere pregiate che il dottor Frisch colleziona in ragione della sua passione per quel gioco?

Per il suo ammirevole esordio, il goriziano Paolo Maurensig (cinquantenne all'epoca della pubblicazione del libro) sceglie di partire dalla fine. E di ricostruire a ritroso quella storia che rappresenta uno dei migliori esordi nella letteratura italiana recente.
Evitando di tornare sulla trama – ricostruita nelle precedenti recensioni – il punto di forza della storia è nella sua costruzione. E' come se Maurensig abbia adottato lo schema di una equazione a tre incognite (x, y, z):
X è il già descritto dottor Frisch, che ogni venerdì compie il viaggio di ritorno in treno da Monaco, dove ha sede la sua società, a Vienna, dove vive;
Y, in ordine di apparizione, è un ragazzo all'apparenza insignificante, Hans, che un venerdì sera, inaspettatamente, si accomoda nello scompartimento del dottor Frisch, per compiere con lui quel viaggio di ritorno e, alla prima occasione, poter raccontare la storia della propria passione per gli scacchi (tale da determinare i vari alti e bassi della sua giovane vita);
Z è Tabori, il vecchio conoscitore del gioco degli scacchi che emerge, con tutti i suoi misteri, dalla storia narrata da Hans (Y) al dottor Frisch (X).
Per quasi due terzi del libro, “La variante di Luneburg” si svolge nello scompartimento di un treno, chiarendo esattamente il rapporto tra X e Y (il primo è l'appassionato degli scacchi il quale ascolta la storia che sull'argomento ha da raccontare il secondo) e tra Y e Z (il primo è il ragazzo conquistato da quel gioco che trova nel secondo il grande maestro che gliene tramanderà segreti e pericoli, rendendolo un grande interprete dello stesso). A pochi chilometri dall'arrivo del treno a Vienna, il racconto del giovane Hans termina nell'affermazione del dottor Frisch – allo stesso tempo, perentoria e quasi rassegnata – che svela come egli abbia finalmente capito di essere il reale protagonista del racconto, sebbene il ragazzo sia stato accortissimo a non farne mai il nome; il bello è che il lettore non ha minimamente in mano il filo della complessiva storia, giacché il rapporto tra X e Z è rimasto del tutto in ombra.
Nell'ultimo terzo del romanzo, inizia un altro racconto, quella di Tabori (l'incognita Z), che da io onnisciente diviene io narrante, e ricorda di se stesso bambino, e di come il gioco degli scacchi, presente nel suo destino, abbia dannato la sua vita.
Così l'equazione si completa e si chiarisce, e nel termine opposto (quello dopo il segno 'uguale') appare definitivamente il risultato della stessa: “vita” o “morte”, a seconda di come piaccia intenderlo al lettore.
Una struttura narrativa come quella appena illustrata è un vero e proprio gioiello, da far studiare a chi aspira a diventare scrittore. Ed è accompagnata da uno stile che, seppure ridondante nel soffermarsi su determinati stati d'animo, è sicuramente all'altezza del risultato.
Non è, invece, un libro per conoscere gli scacchi: da questo gioco – uno dei più intelligenti (e, a suo modo, cruenti) inventati dall'uomo – Maurensig ha tratto gli aspetti più “teatrali”, allo scopo di accrescere il pathos del romanzo. Semmai va detto che il suo ultimo libro, “L'arcangelo degli scacchi” (biografia romanzata del geniale campione Paul Morphy), contiene un ritratto del gioco più aderente alle sue reali dinamiche.
E' evidente, in ogni caso, che Maurensig conosce il gioco e ne percepisce il fascino... come accade a chiunque (pur quando non sia un giocatore provetto) se ne lasci conquistare.

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La variante di Luneburg 2013-02-05 09:56:09 kobe
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kobe Opinione inserita da kobe    05 Febbraio, 2013
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L'ultima mossa

Che magia la scrittura. Che meraviglia la lettura. Che incredibile esperienza farsi rapire da una storia e ritrovarsi a riflettere sulla vita.
Voglio però prima di tutto sgombrare il campo ad equivoci che potrebbero scoraggiare qualcuno a prendere in considerazione la lettura di questo breve, ma intenso romanzo: io non sono un giocatore di scacchi, ma la cosa credetemi ha davvero poca importanza. La potenza della storia non per questo viene meno, anzi, mi ha colpito in pieno, iniziando con una apertura decisa, continuando con un gioco costantemente sul filo di lana ed infine chiudendo con uno scacco matto su cui c’è poco da discutere. Mi ha battuto, steso, lasciato attonito.
Si tratta di un racconto pieno di pathos in cui due uomini si confrontano in una partita a scacchi lunga tutta la loro vita, fino alla inevitabile resa dei conti. Una partita che attraversa l’Europa della Seconda Guerra Mondiale e che siamo invitati a ripercorrere salendo su un treno che da un punto di vista meramente geografico ci porterà da Monaco a Vienna, ma che in realtà ci farà fare un viaggio di ben altro tipo.
Il gioco degli scacchi è un’arte, si tramanda di generazione in generazione e dopo le prime partite può diventare una vera e propria ossessione, un modo di vivere o di estraniarsi, un modo di relazionarsi con il prossimo umiliandolo od onorandolo, un modo di salvare una vita o di distruggerla volgendo il pollice su o il pollice giù. Terribile.
Un romanzo che fa indubbiamente riflettere, sia per l’ossessività che può generare il gioco in sé, sia per la drammaticità ed il cinismo che emergono dalle pagine sull'Olocausto.

Leggendolo mi sono tornati in mente un libro ed un film. Il primo è “Le braci” di Marai per la struttura del racconto ed il confronto/scontro tra i due protagonisti. Il secondo è “La vita è bella” per la metafora che Benigni usa per condannare l’assurda (totale mancanza di qualsivoglia) logica che muoveva i nazisti: quando il dottore, amico di Benigni con cui giocava agli indovinelli prima dello scoppio della guerra, lo ritrova nel campo di concentramento in cui è ufficiale nazista, la sua unica preoccupazione è di risolvere un indovinello per cui ha bisogno dell’aiuto di Benigni. Non gli passa neppure per l’anticamera del cervello il pensiero che è il suo amico ad avere bisogno di lui, non lo sfiora neppure da lontano il sentimento di solidarietà per lo stato disumano in cui si trova e che è solo la follia della Guerra ad averli posti su due piani diversi. Sono due uomini, hanno pari dignità ed invece la Guerra ha deciso che uno è l’Essere umano con la “E” maiuscola, mentre l’altro non è niente.
Come spesso accade per tutte le sue forme (scrittura, pittura, cinema, ecc., fate voi), la forza dell’arte rende immediata e potente l’immagine di qualsiasi cosa, anche la più brutta che sia mai stata concepita.

Non sono uno scacchista, ma questo romanzo mi ha colpito lo stesso…forse perché in fin dei conti sono solo un essere umano con la “e” minuscola.

Leggetelo, non vi lascerà indifferenti.

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