Narrativa italiana Romanzi Se ti abbraccio non aver paura
 

Se ti abbraccio non aver paura Se ti abbraccio non aver paura

Se ti abbraccio non aver paura

Letteratura italiana

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Il verdetto di un medico ha ribaltato il mondo. La malattia di Andrea è un uragano, sette tifoni. L'autismo l'ha fatto prigioniero e Franco è diventato un cavaliere che combatte per suo figlio. Un cavaliere che non si arrende e continua a sognare. Per anni hanno viaggiato inseguendo terapie: tradizionali, sperimentali, spirituali. Adesso partono per un viaggio diverso, senza bussola e senza meta. Insieme, padre e figlio, uniti nel tempo sospeso della strada. Tagliano l'America in moto, si perdono nelle foreste del Guatemala. Per tre mesi la normalità è abolita, e non si sa più chi è diverso. Per tre mesi è Andrea a insegnare a suo padre ad abbandonarsi alla vita. Andrea che accarezza coccodrilli, abbraccia cameriere e sciamani. E semina pezzetti di carta lungo il tragitto, tenero Pollicino che prepara il ritorno mentre suo padre vorrebbe rimanere in viaggio per sempre.

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Se ti abbraccio non aver paura 2014-09-04 12:37:17 Vincenzo1972
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Vincenzo1972 Opinione inserita da Vincenzo1972    04 Settembre, 2014
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L'importanza di un abbraccio

"Se ti abbraccio non aver paura" è la scritta che Andrea porta sulle sue t-shtirt, ben in evidenza.
Perchè Andrea, ragazzo autistico di 17 anni, non può fare a meno di abbracciare il mondo che lo circonda, anche se il mondo spesso lo ignora o lo teme; Andrea, trascinato da un vento impalpabile in mondi paralleli, in universi che solo lui vede, ha bisogno di aggrapparsi a punti di riferimento stabili per tornare, non solo col corpo ma anche con la mente, tra noi.
Per questo motivo deve abbracciare, toccare, sentire fisicamente le persone che vede e considerarle quindi reali, di questo mondo, del mondo a cui apparteneva sino all'età di 3 anni, prima che iniziasse il suo viaggio.
Il libro racconta questo viaggio... il viaggio che porta chissà dove la mente di Andrea, un viaggio triste fatto di solitudine, in posti che Andrea non vorrebbe visitare perchè gli sono del tutto estranei e perchè non c'è nessun altro con lui... ma quando il vento arriva, Andrea non riesce ad opporsi ed è straziante il suo grido silenzioso di aiuto, il suo desiderio di uscirne e l'impotenza, l'amara constatazione di non potercela fare, da parte sua e di chi lo ama.
Il libro però racconta anche un altro viaggio, quello che Franco - papà di Andrea - ha organizzato per se stesso e per suo figlio, un'avventura on the road in lungo e largo per l'America, con lo stretto necessario per sopravvivere ma senza dimenticare la bacchetta magica di Andrea e l'elastico invisibile con cui mantenersi agganciati, per non perdersi mai.
E questo è un gran viaggio per Andrea, è felice perchè non è solo stavolta, c'è suo padre a condividere con lui il nuovo mondo che gli si presenta dinanzi, a volte ostile, a volte perdutamente immenso, altre volte sfarzosamente luminoso e spesso tragicamente povero.

Non sono molto informato sull'autismo, so che può manifestarsi in diversi modi e 'gradazioni', ma credo sia abbastanza evidente nel racconto di Ervas che alcune manifestazioni della malattia di Andrea (e di conseguenza le azioni correttive del padre) siano state troppo enfatizzate e 'rielaborate'.
Anche il racconto degli ultimi giorni di vacanza in Brasile mi sembra poco realistico.
Tuttavia, è un libro che consiglio perchè, per quanto romanzato possa essere, fa emergere comunque il coraggio e la forza di un padre che ama il figlio più di qualsiasi altra cosa e lotta come può per non lasciarlo solo, un rifugio per tutte le volte in cui l'uragano cerca di trascinarlo via.

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Se ti abbraccio non aver paura 2014-06-16 08:00:35 Minuscola
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Minuscola Opinione inserita da Minuscola    16 Giugno, 2014
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Passabile

Sicuramente un libro interessante che tocca il tema personale dell'autore che si ritrova con un figlio autistico e non sa come muoversi. Dopo lo shock iniziale il padre (autore del libro ripeto) decide di intraprendere un viaggio negli USA con il figlio che non parla.
Il viaggio è la vita, la vita el padre che conosce appieno il figlio solo in questa occasione, il viaggio è quello ceh ognuno di noi deve fare nella vita per capire e capirsi.
Scrive: per certi viaggi non si parte mai quando si parte. Si parte prima.
Viaggi dolorosi a volte, come quello di Andrea, ma lui proverà amore? Cosa farà da grande?
Tante incognite della vita, pericolose e preoccupanti per un padre e/o una persona che sta vivendo una situazine particolare.

Non mi è piaciuto molto questo libro, a parte il tema toccante, è una storia troppo personale. A volte mi son persa nel leggerlo perchè non capivo chi parlasse a chi; nel complesso buono, ma non ottimo.

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Se ti abbraccio non aver paura 2013-06-16 14:33:05 AndCor
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AndCor Opinione inserita da AndCor    16 Giugno, 2013
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Un viaggio terreno, ma che sa tutto di spirituale

Andrea, un ragazzo autistico di diciassette anni, consapevole del proprio disturbo e straordinariamente determinato nel voler abbattere quel muro che lo separa dal mondo 'dei normali'; Franco, suo padre, anch'egli consapevole del problema di Andrea, ma altrettando determinato e desideroso nel vederlo libero, slegato, sciolto dalle catene che lo affliggono sin dalla nascita.

Questi sono i due protagonisti, reali, che affronteranno un fantastico viaggio attraverso l'America, permettendo loro di incontrarsi e fondersi con le etnie e con i costumi più variegati del continente.
Accanto ai capoversi descrittivi, non mancano riflessioni taglienti, domande esistenziali, elucubrazioni talvolta disperate di un padre che ha sì accettato senza esitazioni il disturbo di suo figlio, ma che talvolta ha la necessità di sfogarsi, di reagire, di chiedersi quale sia il 'Perchè?' che si trova alla base di tutto questo calvario.
Dall'altra parte, Andrea è consapevole del suo stato di salute, e presenta alcuni momenti di lucidità in cui arriva ad affermare come 'sono un uomo imprigionato nei pensieri di libertà', 'non è facile sentirsi pecora nera', 'sono stanco di vivere così'.
E c'è anche da sottolineare come, quasi a sorpresa, egli riesca perfettamente ad integrarsi con le realtà più indigenti e primitive dell'America Latina. Semplicemente perchè quelle persone vanno oltre l'etichetta superficiale dell'autismo di Andrea, ed apprezzano la spontaneità, la purezza, la sincerità di un ragazzo che utilizza una maniera diversa di comunicare, ma che comunque riesce ad arrivare dritto al cuore: è questo ciò che conta davvero.

E questo viaggio ci lascerà in eredità due persone cambiate, maturate, più consapevoli dei propri limiti, delle proprie paure e delle proprie qualità;
Andrea, anche attraverso l'amore, riuscirà a convivere meglio con la sua natura più istintiva ed irrazionale, mentre Franco prenderà atto di come sia necessario guardare al cuore, all'essenza, al vero sentimento delle persone anzichè seguire ed alimentare le etichette pregiudiziali. Un pò come ci consigliava di fare già settant'anni fa il Piccolo Principe di Saint-Exupéry.

Infine, il libro vuole lasciarci con una riflessione attualissima;
"L'associazione tra deserto ed autismo è immediata. La scarsità di relazioni, l'apparente monotonia. Il silenzio. L'essenzialità. La vita che si fa strada sgomitando, distante dall'esplosione delle foreste, infilata tra la sabbia, dentro le fessure delle rocce, che non disdegna mimetismi, adattamenti estremi, che accetta di perdere parti di sè pur di resistere". Da un punto di vista medico, Andrea è indubbiamente autistico. Ma talvolta ci siamo mai chiesti se anche noi fossimo affetti da autismo a livello emotivo? Essere chiusi mentalmente, giudicare basandoci su 'voci di corridoio', additare il prossimo perchè 'ho la sensazione che non sia una persona affidabile' è da 'normodotati emotivi'?

Non voglio che mi rispondiate, nè tantomeno voglio farlo io. Ci ha già pensato Franco al posto nostro:
"Davanti a questa prova della vita avrei imparato a sorridere: l'avrei affrontata con fatica, ma anche con responsabilità, con intenzione. Con positività.".

Ed allora "Allargo le braccia, guardo in alto e dico: 'Dai Andre, ne hai viste di notti buie. Ne sei uscito sempre'.

Grazie Andre. Grazie anche perchè ti chiami come me (e sono sicuro che non è una semplice coincidenza), ma soprattutto grazie perchè mi hai insegnato come si sta al mondo e perchè mi hai reso una persona diversa.

"Non si vede bene che col cuore".

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Se ti abbraccio non aver paura 2013-04-15 20:08:24 calzina
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calzina Opinione inserita da calzina    15 Aprile, 2013
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ANDREA TOCCA LA PANCIA E SCALDA IL CUORE

Per me è stato impossibile non essere coinvolta da questo libro. Ti tiene magneticamente incollato a sè finchè non giungi all’ultima frase. Scritto magistralmente, con uno stile che ho adorato fin da subito, e che ha il potere di trascinarti dentro, tra le parole, tra le lettere, tra i sentimenti e i silenzi che parlano.
Questo volume di poco più di 300 pagine narra un viaggio. Questo è il racconto del viaggio di un papà e di un figlio, Franco ed Andrea. Un viaggio dove nulla è programmato, tutto è lasciato all’istinto ed al destino. Proprio lo stesso “destino” che ha voluto rendere Andrea un ragazzo speciale, un ragazzo autistico.
Attraverso gli occhi di Franco voliamo insieme a loro negli USA, nolleggiamo un’harley, sfrecciamo insieme a loro nelle immense autostrade americane. Poi giù, fino al Messico e poi all’America Latina. Tra mille sorrisi, mille abbracci e mille emozioni. Un concentrato di personalità diverse, di abitudini diverse, di paesaggi eterogenei. Soffriamo il caldo, ridiamo, piangiamo, ci preoccupiamo per Andrea. A questo racconto di viaggio si intreccia il racconto del rapporto tra un genitore e il figlio autistico.
Non essendo genitore non posso pienamente capire il significato profondo della malattia di un figlio. Pur leggendo con emozione queste righe penso di poterne solamente sfiorare il sentimento.
Che coraggio Franco ha avuto. Nonostante il parere contrario di tanti medici ha voluto intraprendere questo viaggio con Andrea. L’ha fatto per tentare, ancora una volta, di costruire un ponte che porti Andrea a comunicare con il resto del Mondo. Perché Andrea non ha le chiavi per accedervi, non trova il modo per poter comunicare con l’esterno, non riesce a trovare il codice giusto che possa permettergli di aprire quella porta della comunicazione.
Andrea. Andrea che tocca la pancia delle persone, che le abbraccia, che le bacia. Toccarle per stabilire un contatto. Perché Andrea soffre. Vorrebbe comunicare, ma non ce la fa, non riesce, la calamita dell’autismo non lo libera. Andrea è conscio del mondo esterno, delle persone, si rende conto di tutto. Ma non riesce a interagire con esso.
Particolarmente toccanti e commoventi sono le scarne, eppure dense, comunicazioni scritte che Andrea riesce ad avere con il padre e la madre. Perché è solo scrivendo che Andrea riesce ad aprire una finestra a papà e mamma.
E queste stesse righe scritte sono ciò che Franco avrà di più caro nei momenti peggiori. Quando Andrea sarà più distante, nel suo mondo, Franco lo avvicinerà a sé così, trovandolo comunque tra quei bigliettini, comprendendolo anche in quei momenti.
Questo viaggio è un viaggio libero,niente programmi, niente prenotazioni. Solo libertà. E forse questa privazione di schemi aiuterà Andrea a stare bene. Perché è quello che percepiamo in questo libro. Seppure prigioniero della propria malattia questo viaggio lo renderà felice.
Franco poi si aprirà a noi anche nei propri stati d’animo. In diversi flash back racconterà la rabbia per la malattia, la frustrazione, la confusione e soprattutto la volontà di non mollare mai. Di crederci sempre, di credere che Andrea potrà guarire, che una cura si potrà trovare.
Ma a volte haimè Franco troverà anche lo scoramento davanti a sé, l’impotenza e le preoccupazioni per il futuro di Andrea. Quando lui e la moglie non ci saranno più, come farà Andrea da solo? Ed è doloroso leggere come volutamente Franco ipotizzi di portare con se fino alla morte Andrea. Perché è questo il nocciolo del discorso. Un genitore di un figlio “diversamente abile” potrà mai smettere di pensare alla propria morte come una colpa e responsabilità verso il figlio malato?
Consiglio vivamente questo libri. Abbandonarsi alle emozioni può segnare l’anima e Andrea arriva all’anima, proprio qui, nella pancia.

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Se ti abbraccio non aver paura 2013-02-19 22:45:49 kiko
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kiko Opinione inserita da kiko    20 Febbraio, 2013
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Vorrei fargli "spiccare il volo"

I personaggi di questa fantastica storia sono Andrea, un ragazzo autistico di diciassette anni e Franco, suo padre, che intraprendono un viaggio on the road alla scoperta del continente americano e attraverso il quale impareranno a conoscersi meglio.
Nella volontà di questo padre c'è la volontà di comprendere il mondo in cui vive questa "macchina imperfetta" cercando di penetrare i suoi gesti ripetitivi e apparentemente incomprensibili.
Sicuramente un romanzo che ci avvicina a comprendere il problema della diversità e anche un modo diverso di affrontarlo, senza rassegnazione ma con uno spirito di grande propensione alla vita!

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Se ti abbraccio non aver paura 2013-01-01 17:34:14 Lorenzo Roberto Quaglia
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Lorenzo Roberto Quaglia Opinione inserita da Lorenzo Roberto Quaglia    01 Gennaio, 2013
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Se ti abbraccio non aver paura

Mi piace la teoria di Barnard, il medico di famiglia, con cui l''autore inizia il diario di viaggio di Franco e Andrea: ' "Funziona che la vita sta tutta sotto una grande curva a campana, con al centro disturbi comuni e ai lati stravaganze d'ogni sorta. La vita è diluita nel mezzo e troppo densa ai lati"'. Questo diario racconta la densità delle vite di Andrea, ragazzo autistico dall'età di tre anni e di suo papà Franco il quale nel 2010 parte con Andrea per un viaggio apparentemente senza meta che li porterà ad attraversare i due continenti americani. Dal racconto di quei giorni, l'autore, Fulvio Ervas ha scritto: 'Se ti abbraccio non aver paura'.

E'' un libro che mette a nudo il tuo essere lettore - spettatore che pensi, leggendo di Andrea e Franco, per fortuna che i miei figli non sono nati autistici. Però leggendolo, mi viene da pensare che forse mi sono perso qualcosa. Non è il fatto che io personalmente non ho mai compiuto un viaggio avventuroso come quello che hanno vissuto Franco e Andrea. E' che forse il rapporto con i miei figli non ha mai raggiunto un livello di ascolto reciproco, di densità relazionale come quello che percepisco esserci tra Franco e Andrea.

Certo non è facile mantenere costantemente, per tutta la vita, questa attenzione. E' un lavoro sovrumano, che va oltre le forze fisiche di cui dispongono un uomo e una donna, un padre e una madre. Nel diario papà Franco ad un certo punto lo dice chiaramente: 'Impreco, ma lo amo. Non so di cosa sia fatto questo amore. Credo che nessun genitore possa rispondere facilmente a questa domanda'. Un figlio autistico, in questo senso, è una grande occasione per andare all'origine di questo amore. Certo, potendo, un genitore ne avrebbe preferita un'altra di occasione, ma qui si ritorna alla teoria di Barnard, sulla densità ecc. ecc.

Da quando ho terminato di leggere il diario penso ad Andrea ed a suo papà Franco come compagni di viaggio in questa vita e li vedo uniti dall'elastico dell'amore che ogni giorno si tende al massimo, ma non si spezza mai. Come penso spesso al mio amico Ugo e alla sua famiglia, la moglie Silvia e i suoi due figli Riccardo di 5 e Letizia di 3 anni. Ugo da tre anni vive in compagnia della SLA e da un anno mi parla solo muovendo le pupille sullo schermo di un computer che poi traduce con voce metallica il suo pensiero. Tutto il resto del corpo di Ugo è immobile su una sedia a rotelle. Si, decisamente anche la vita di Ugo è molto densa' eppure quando vado a trovarlo e gli chiedo come stai, mi risponde: 'a parte la SLA, benissimo'!

Non si conoscono le ragioni della SLA come le cause dell'autismo, ma del resto di quante cose non si conoscono le ragioni eppure accadono? E' la vita che le fa accadere, ma non a caso. C'è sempre una ragione perché le cose accadono. Bisogna vivere la quotidianità di ogni giorno chiedendo di avere sempre un compagno di viaggio che ti faccia compagnia e ti aiuti a comprendere queste ragioni. Franco intuisce forse ad un certo punto del cammino questo fattore e infatti ammette: '"cercando di portare Andrea nel mio mondo, forse sono solo riuscito a fare un piccolo passo nel suo''"...

Come scrive S. Paolo nella prima Lettera ai Corinzi, Dio non manda mai prove (tentazioni per San Paolo) che non siamo in grado di sopportare. Non siamo mai lasciati soli, basta guardarsi intorno, basta riprendere in mano i ricordi di Franco e Andrea. Consiglio veramente a tutti la lettura di questo libro, dai quindici ai cent'anni, perché non è mai tardi per leggere queste pagine e cercare d'imparare ad amare l'altro, il diverso da te, tuo figlio.

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Se ti abbraccio non aver paura 2012-09-25 14:54:27 C l a r a
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C l a r a Opinione inserita da C l a r a    25 Settembre, 2012
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Un viaggio chiamato VITA.

"Se ti abbraccio non aver paura".
ll viaggio di essere padre.
Il viaggio dentro al viaggio.
Il viaggio dentro al mondo inesplorato e, ai più ancora sconosciuto, dell'autismo.
L'autismo: questo sconosciuto! Una di quelle malattie che crea disagio, che appartiene ad un folto ventaglio di eventi che il genere umano non sa ancora come affrontare, nei meandri di una società che non capisce come comportarsi e rapportarsi con queste persone che hanno un modo di vedere la realtà completamente diverso, del tutto originale.

"Il mondo intero entra dentro Andrea come un sasso in discesa, come una valanga. Andrea non ha difese, non ha barriere assorbe tutto come una spugna e basta guardarlo per capire che ha un'intimità diversa, tutta sua, con la realtà. A voce si esprime in modo sconnesso, pronuncia parole secche: casa, in giro, quello verde. Le sue risposte suonano meccaniche, riprendono una parte della domanda.
Quello che lascia trapelare è concentrato: è l'alchimista che distilla poche parole ma un grande eco.
Bisogna solo imparare a sentire."

E in "Se ti abbraccio non aver paura" ci sono loro: Franco e Andrea.
Padre e figlio.
Padre e figlio adolescente che da 15 anni convivono con l'autismo.
E c'è il loro viaggio. Un viaggio che parte da molto lontano, da una diagnosi di autismo confermata e trecento chilometri in macchina verso Siena, durante i quali l’abitacolo si riempie di urla e lacrime, per entrare fino in fondo nella realtà. Per esplorare quella parola misteriosa quanto spaventosa.
E in parallelo un altro viaggio, un viaggio di speranza, un viaggio per assaporare il gusto della parola "vita". Andrea e Franco nelle Americhe, a dorso di una Harley o di un’automobile, attraverso gli States e l’America Latina, attraverso città conosciute e meno conosciute, alla ricerca di un qualcosa che non ha un nome, e che forse non esiste neanche e quindi tanto vale non nominarlo... Un viaggio all'insegna della normalità, se davvero esiste.

E allora cos'è l'autismo? E' un cuore che batte con un ritmo diverso ma sempre umano, sono piccole manie, piccole tic alternati a momenti di armonia perfetta. E allora ci scopriamo un po' tutti autistici, bene o male.
Niente lieto fine o finale triste, niente contentino per il lettore o epilogo da favola, solo realtà. Uno spaccato di anima schietto, niente buonismo né illusorie fantasie, ma un bel ritratto romantico e dolceamaro di un presente che resta ancora chiuso dietro tante, troppe sbarre.

La mia eredità a tutti quelli che ancora non sono entrati in contatto con il romanzo è questa: http://www.andreaantonello.it/galleria.php?MIAMI-ARRAIAL-2010-5
E il mio augurio è quello di andare oltre. Sempre e comunque.
Buon viaggio!

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Se ti abbraccio non aver paura 2012-08-31 09:43:01 Viola03
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Viola03 Opinione inserita da Viola03    31 Agosto, 2012
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Se ti abbraccio non aver paura

Una fiaba, inusuale forse, ma pur sempre una fiaba è “Se ti abbraccio non aver paura”.
Protagonisti assoluti papà Franco e suo figlio Andrea, a cui un giorno lontano un dottore ha diagnosticato l’autismo. Da quel momento quel bimbo sorridente si è trasformato in un groviglio inestricabile, ogni tranquillità persa, ogni equilibrio saltato.

Ed oggi, come due eroi strampalati, Franco e Andrea affrontano un viaggio in moto, loro due e il vento nel viso.
Loro due e paesaggi meravigliosi che tolgono il fiato.
Loro due e una malattia che è una costante compagna di vita, che sembra poter essere spazzata via da un sorriso di Andrea, da una parola scritta, ma che in realtà è sempre lì aggrappata e mai molla la presa.
Dagli USA all’America del Sud, padre e figlio percorrono chilometri e si scoprono, si avvicinano lottando contro il muro eretto dall’incapacità di comunicare di Andrea.
E lungo la strada incontrano spezzoni di vite altrui, che li arricchiscono, li riempiono, li rendono forse meno fragili e più consapevoli.

Un scrittura che posa colori sul bianco dei fogli, che crea immagini dal vuoto della carta.
Una penna lieve, delicata che trasforma in fiaba il racconto di un uomo, che tramuta il suo dolore in gocce di pioggia.
Non c’è falsità tra le pagine, non c’è il lieto fine delle fiabe: al ritorno dal viaggio la vita di Franco e Andrea continuerà con i soliti rituali, le stesse paure, la identica sofferenza.
Non ci sono però picchi drammatici e non perché la malattia non ne riservi, ma perché l’intento è far emergere l’amore e la gioia per ogni piccola conquista, a discapito delle molto più numerose sconfitte.
Ervas riesce a trasportare sulle pagine tutto l’amore di questo padre per un figlio che non giocherà mai a calcio con lui, con cui non potrà mai commentare una bella ragazza, che sicuramente non gli darà mai un nipotino e che sarà sempre e costantemente aggrappato a lui.
E’ questo sentimento smisurato che traspira durante tutta la lettura.
E il titolo, “Se ti abbraccio non aver paura” riprende la scritta stampata sulle magliette di Andrea, abituato a toccare la pancia delle persone, ad abbracciarle per poterle conoscere, ma è anche la richiesta che Franco fa a suo figlio, lasciati abbracciare, lasciami entrare in questo tuo mondo alieno, estraneo, colorato con altri colori, lasciami un piccolo spiraglio di luce.

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Se ti abbraccio non aver paura 2012-08-30 21:11:14 Sabbana
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Sabbana Opinione inserita da Sabbana    30 Agosto, 2012
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Un libro fasullo spacciato per verità.

Un libro che contiene una valanga di bugie, in primis che il ragazzo scriva da solo profonde frasi. E viene legittimamente il dubbio che non sia per niente autistico, se guardate le tabelle di valutazione non ha nemmeno uno dei tratti dell'autismo, neppure in forma leggera. Probabilmente ha un leggero ritardo mentale, e mi meraviglia che qualche neuropsichiatra non si sia ancora fatto avanti per fare giustizia e chiarezza! Come dice il suo ex alunno, lo scrittore è un gran furbacchione...

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Se ti abbraccio non aver paura 2012-08-29 10:26:32 sergio
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Opinione inserita da sergio    29 Agosto, 2012

poco di più delle solite cose strappa cuore

Mi lascia perplesso questo libro scritto dal mio ex professore a cui consiglierei di continuare a fare il professore. Un romanzo - storia vera che lascia la tristezza in bocca, perchè è veramente pura e semplice retorica borghese strappa cuore, un po' come dare la monetina al bambino africano o zingaro malformato che hai visto lungo la strada e che ti ha guardato con i suoi occhioni tristi. Mi pare facile conquistarsi i lettori arricchiti e abbastanza ignoranti, con una storia così che fa piangere. E alla fine anche se con buoni propositi Ervas si rivela un furbone e lo dimostra proprio in questo libro smaccatamente marchettaro il cui sottotitolo dovrebbe essere "compratemi, faccio piangere e si sa le lacrime fanno fare i dollari"

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