Narrativa italiana Romanzi Storia di chi fugge e di chi resta
 

Storia di chi fugge e di chi resta Storia di chi fugge e di chi resta

Storia di chi fugge e di chi resta

Letteratura italiana

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Elena e Lila, le due amiche la cui storia i lettori hanno imparato a conoscere attraverso L’amica geniale e Storia del nuovo cognome, sono diventate donne. Lo sono diventate molto presto: Lila si è sposata a sedici anni, ha un figlio piccolo, ha lasciato il marito e l’agiatezza, lavora come operaia in condizioni durissime; Elena è andata via dal rione, ha studiato alla Normale di Pisa e ha pubblicato un romanzo di successo che le ha aperto le porte di un mondo benestante e colto. Ambedue hanno provato a forzare le barriere che le volevano chiuse in un destino di miseria. Ora navigano nel grande mare aperto degli anni Settanta.


Recensione della Redazione QLibri

 
Storia di chi fugge e di chi resta 2013-11-09 12:10:24 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    09 Novembre, 2013
Ultimo aggiornamento: 29 Aprile, 2016
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Prevalentemente Elena.

Terzo ed ultimo capitolo della trilogia L'AMICA GENIALE, Lila e Lenu' sono ormai adulte, donne mature immerse nella vita scelta, nella vita capitata.
Il clima pure si evolve, l'Italia e' ora segnata dalle tensioni delle lotte operaie e studentesche, i volantini propagandistici, le bastonate, i coltelli, gli omicidi, la miscela pericolosa del rosso e del nero.
La prima meta' del racconto non delude , il rapporto tra le amiche continua di pari passo e il divergere delle due vite, la loro lontananza non scioglie un legame sempre presente, anche se meno capillare di un tempo. Sia nel rione che fuori l'impronta della donna e' sempre farinosa, la supremazia maschile in famiglia di fatto soffoca la femminilita' , attutisce le potenzialita' . Mogli, madri che soccombono alla necessita' senza accettare compromessi o che ostentano una forza apparente proveniente da ricchezza e potere dei propri uomini, ma dietro cosa c'e'?
Per buona parte del libro il personaggio di Lila perde vigore, diviene meteora scaraventata in un buco nero dalla presenza di Elena che forza il palcoscenico e se ne impossessa.
Nulla di male, sono gusti. I miei gusti vertevano decisamente su Raffaella Cerullo, era lei il personaggio chiave del libro, quel magma vesuviano dal carisma esponenziale, quella femmina catalizzante, galvanizzante.
Persa l'attenzione su di lei, il romanzo stesso perde il fascino dei volumi precedenti, pare rallentare seppur il ritmo sia sostenuto in un'accozzaglia di fatti che scorrono veloci, nomi che ritornano, colpi di scena che in un paiolo ricolmo di gusti invitanti creano purtroppo un miscuglio insapore.
Insomma, se devo fare un bilancio, il bilancio e' che questo resta un buon libro, ma sotto tono rispetto ai precedenti, senza Lila, con meno Lila, la Ferrante puo' raccontarle cotte e crude, ma il manicaretto non e' scontato.

Buona lettura, non c'e' due senza tre.

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Storia di chi fugge e di chi resta 2016-04-28 07:01:52 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    28 Aprile, 2016
Ultimo aggiornamento: 28 Aprile, 2016
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Ragioni dell'anonimato e anni 70

Il terzo volume dell’amica geniale è molto diverso dai primi due e capisco che a qualcuno possa non piacere. A me il cambiamento però sembra positivo. La vicenda delle amiche passa in secondo piano e fa da sfondo a una descrizione/analisi sociologica degli anni 70 con tutto il marasma che essi contengono: nascita del sindacato, Br, lotta continua e così via. Secondo me è proprio questo l’aspetto interessante del volume.
Nelle prime pagine Elena immagina di avere pubblicato un primo romanzo con il nome sulla copertina. Da tutte le seccature che ne conseguono per una donna che abita in un rione, l’equivalente di un piccolo paese, capiamo le ragioni dell’anonimato. Scrivere con il nome è come girare nudi per strada facendo finta di niente.
A parte questo, la prima parte del romanzo è la più bella, e Lila fa da protagonista con il suo lavoro nel salumificio, pretesto per descrivere le condizioni di lavoro degli operai, in particolare delle donne, la nascita del sindacato.
Leggere queste pagine in questi anni in cui siamo al capezzale dei sindacati fa uno strano effetto. Certo l’impoverimento e la perdita dei privilegi ottenuti in passato è evidente come è ancora più triste il fatto che ora il lavoratore non ha più possibilità di puntare i piedi ma deve sacrificarsi per far campare la fabbrica. Nel romanzo c’è un diverso fermento, e la condizione operaia è terribile ma contiene delle possibilità di miglioramento. Le pagine che parlano di Lila sono le migliori come se Elena riuscisse a sentire la vita e le cose soprattutto attraverso la pelle dell’amica. Nello strano rapporto comunque c’è una componente di affetto che è evidente dal calore e dalla partecipazione di queste pagine. Poi Elena si ritrova moglie di Airota, un intellettuale con idee non così innovative e coraggiose. Airota pur nella sua mentalità laica e sinistroide ha dei valori come la famiglia, il rispetto, la lealtà, una diffidenza verso la violenza che gli vengono rimproverate da moglie e colleghi, come se fosse un residuo poco ripulito della vecchia mentalità DC. A me Pietro piace, e anche sua madre Adele e sua sorella, li trovo onesti.
Invece interessante e terribile è la mentalità degli ambienti intellettuali del tempo: la vicinanza con la mentalità delle br, l’idea che l’intellettuale coraggioso debba spingersi oltre ogni limite, e terribile è soprattutto il fatto che dietro queste discussioni e ideologie non c’è quasi mai l’uomo o un senso di solidarietà ma una potente volontà di autoaffermazione. In un certo senso il mondo degli intellettuali fa rimpiangere i Solara. Michele Solara fa per mentalità mafiosa, alla luce del sole, quello che gli altri fanno sotto il mantello “etico” dell’ideologia. Ma che differenza c’è? In un certo senso è come se all’uomo fosse impossibile uscire dal rione perché c’è sempre un altro rione.
E’ bello il modo affettuoso con cui sono descritti tutti gli amici del rione nei loro simpatici difetti, nel loro dire le cose che pensano schiettamente. E’ come se a Elena pesasse il mondo degli intellettuali e rimpiangesse l’immediatezza, la franchezza dell’altro mondo pur nella sua grettezza e nelle sue passioni a volte meschine e mal mascherate. E’ la simpatia che fa il bambino rispetto all’adulto.
Curioso il secondo romanzo di Elena sulla donna creata dai maschi. Immaginando Elena Ferrante uomo, mi pare che se la rida sotto i baffi. In ogni caso la donna come la presenta Elena, la donna emancipata e liberata assomiglia pure a un uomo. E se Elena condanna la donna dell’immaginario di un Airota, tutta casa, marito e figli, anche la donna dell’immaginario Ferrante ha qualcosa che non va e assomiglia alla donna dell’immaginario della nostra società che trova spazio solo se ha pretese da uomo per carriera e ambizione, se è più cattiva di un uomo, se è disposta a sacrificare tempo, affetti, famiglia, figli alla carriera. Oggi, la donna che vuole fare figli dopo anni di lotte sindacali ancora non fa carriera se è nel pubblico e viene licenziata se è nel privato, nonostante la società sia a rischio di implosione per il calo demografico: uno strano caso di schizofrenia sociale. Nella parte finale mi pare che Elena non abbia troppa simpatia per il suo personaggio. Non c’è molta simpatia quando si descrive, mentre c’è quando descrive Lila che è sempre a colori. Pur arrivando davanti all’amica sempre e in tutto, mi pare che la guardi con rimpianto oltre che con diffidenza. Secondo me rimpiange un diverso tipo di rapporto che non è riuscita a impostare con lei, che non contenesse tante paure e rivalità.

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Storia di chi fugge e di chi resta 2015-12-28 09:50:50 MATIK
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MATIK Opinione inserita da MATIK    28 Dicembre, 2015
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Storia di chi fugge e di chi resta.

"Nelle favole si fa come si vuole e nella realtà si fa come si può."
Terzo capitolo della storia della Ferrante, dove troviamo Lila un po' sullo sfondo, mentre Lenù in primissimo piano ci viene raccontata in tutte le sue mille sfaccettature: piena di ansia, di paura, debole e stanca perché diventa madre e moglie, deve accudire le figlie, capire ed amare un marito spesso assente e distante a causa del suo lavoro all'università, cerca di allontanarsi dal rione e da tutti i suoi abitanti, ma un filo la lega indissolubilmente alla sua terra di origine, ogni volta è costretta a ritornare dove tutto ha avuto inizio, la sua carriera da scrittrice latita e le sue aspirazioni traballano, il matrimonio vacilla affondato nelle difficoltà del quotidiano e grazie agli scherzi del destino Nino prepotentemente si riaffaccia nella sua vita, sconvolgendola e mostrandoci una Lenù piena di una passione fin troppo eccessiva e accecante.
Nonostante sia il terzo della serie, ci si poteva immaginare che la Ferrante non sarebbe riuscita ad attirare ancora l'attenzione del lettore sulla storia delle due amiche Lila e Lenù, ma grazie alla sua forza narrativa cattura ancora una volta l'attenzione di chi legge e la curiosità per l'ultimo libro lasciando la storia sospesa!

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Per chi ha amato l'Amica Geniale
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Storia di chi fugge e di chi resta 2015-08-01 14:55:55 Lucia
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Opinione inserita da Lucia    01 Agosto, 2015

Un seguito deludente

Dopo i due primi volumi della saga dell'Amica geniale - scrittura scintillante, materia travolgente, letteratura ai massimi livelli - questo terzo volume è deludente al punto da confermare il sospetto che quella di Elena Ferrante sia una scrittura multipla. Arrischiando un'ipotesi non confermabile, non mi stupirebbe che sia stato scritto da uno scrittore maschio e mediocre: la scrittura è fiacca e piena di clichés (guardate solo quante volte è declinato il termine "fine", "finissimo" "finemente"), l'io narrante è sfocato, lo stesso personaggio di Elena, al quale il confronto con Lila dava toni sulfurei e selvaggi negli altri volumi, si è ammosciato, per dirla con la Ferrante dell'inizio. Insomma, grande delusione, anzi, tradimento!

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Storia di chi fugge e di chi resta 2015-06-14 09:45:56 Claudia Falcone
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Claudia Falcone Opinione inserita da Claudia Falcone    14 Giugno, 2015
Ultimo aggiornamento: 14 Giugno, 2015
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Il disordine degli anni'70 e dell'animo di Elena

"Storia di chi fugge e di chi resta", terzo volume della saga de L'amica geniale della Ferrante. Se il secondo libro è troppo prolisso, ripetitivo, a tratti forse un po' banale, questo si legge d'un fiato, è sincero, intenso, viscerale. E molto complesso. Al suo interno c'è tantissimo: il racconto degli anni Settanta, gli anni del terrorismo e delle lotte operaie; l'amore, il matrimonio, la maternità, la condizione femminile - e a proposito, non posso credere che dietro Elena Ferrante si celi un uomo, sa sviscerare troppo bene l'animo dei suoi personaggi femminili per pensare che possa non essere una donna. E poi sempre Napoli, sullo sfondo, dura e crudele, caotica e affascinante, sempre capace di esercitare quel richiamo imprescindibile sui protagonisti così come sul lettore. Il personaggio di Elena qui finalmente cresce, viene fuori in tutta la sua pienezza e il suo disordine represso, mentre Lila resta l'amica geniale ed enigmatica, adesso forse la più lucida e lungimirante fra le due. Impossibile non cominciare subito, avidamente, il quarto volume, con l'ansia di seguire ancora le storie delle due amiche, che più che personaggi di un romanzo adesso sembrano persone che si conoscono da sempre...

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Gli altri due volumi della tetralogia "L'amica geniale"
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Storia di chi fugge e di chi resta 2014-07-30 13:24:39 antonelladimartino
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antonelladimartino Opinione inserita da antonelladimartino    30 Luglio, 2014
Ultimo aggiornamento: 30 Luglio, 2014
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UN AMORE A TELA DI RAGNO

Che cosa succede quando la fiaba finisce e la principessa va a vivere felice e contenta nella sua reggia?

Lila, la principessa cattiva, si è accorta subito di aver donato bellezza e intelligenza al principe sbagliato, che si è trasformato in orco già durante la festa di nozze. Lenù, la principessa buona, arriva al traguardo dopo aver attraversato un bosco buio e senza fine: ha dovuto sudare sette camicie sui libri e tessere oro dalla paglia, ma infine ha sposato il figlio del re di un reame lontano dal rione e ha coronando anche il suo sogno infantile scrivendo senza fatica un romanzo di successo. Ma anche questa fiaba è destinata a finire.

“Il matrimonio mi sembrava un istituto che, contrariamente a quanto si pensava, spogliava il coito di ogni umanità.”
Il sesso si rivela una delusione, la maternità divora il corpo e la mente, il successo letterario si sgretola in fretta e su tutti gli affetti, dall’amore all’amicizia, si stende un incantesimo maligno che impedisce di comunicare, di chiedere, di rispettare. Lenù voleva fuggire dalla plebe, ma il rione torna da lei, fondendosi e confondendosi nella violenza degli anni di piombo: parolacce, mazzate, sopraffazione, morte. E malodore.

L’autrice riesce a raccontare con efficacia la storia di quegli anni “formidabili”, che abortiscono nella lotta armata: lo sguardo perduto e colto della principessa buona illumina di luce cruda le contraddizioni di quel periodo, mentre la voce lontana di Lila l’accompagna come ombra e ossessione, minaccia e pietra di paragone costante.

Lenù, prigioniera del suo matrimonio, della sua famiglia di origine e anche del suo antico legame di amicizia, cerca un altrove dove fuggire, ma ritrova la chimera della sua giovinezza: Nino, il rubacuori che ha dato il colpo di grazia al matrimonio di Lila, dopo aver seminato con noncuranza figli e rimpianti torna a prendere anche lei. Come finirà la seconda fuga di Lenù? Che conseguenze avrà l’abbandono? Che ne sarà dell’amicizia geniale? Lo scopriremo alla prossima puntata, anche non stiamo seguendo una serie televisiva: sullo sfondo, scorrerà ancora la storia del nostro paese, raccontata da una prospettiva d’eccezione.

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