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La classe

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Immagina una scuola in cui non c'è spazio per i favoritismi e tutti sono giudicati in base ai risultati. Una scuola in cui gli studenti migliori non vengono rallentati dai mediocri o presi in giro dai bulli. In America, tutto questo è diventato realtà grazie al Q, un quoziente calcolato sulla base di test e sulla condotta, che determina l'istituto da frequentare: gli alunni più brillanti vengono ammessi nelle impegnative Scuole Argento, che assicurano l'ingresso ai college più esclusivi, mentre gli studenti normali rimangono nelle Scuole Verdi. Le «mele marce», invece, sono allontanate dalle famiglie e portate nelle Scuole Gialle, delle strutture isolate dove imparano le materie di base e la disciplina. E per fare in modo che nessuno rinunci a migliorarsi o si sieda sugli allori, i test Q vengono ripetuti ogni mese. Elena Fairchild ha partecipato alla creazione del sistema Q e lo riteneva la chiave per una società più equa, più giusta. Adesso però, dopo alcuni anni come insegnante in una Scuola Argento, è tormentata dai dubbi: sebbene abbia accolto diversi alunni provenienti dalle Scuole Verdi, non ha mai visto qualcuno tornare dalle Scuole Gialle. I genitori ormai temono quel pullmino che passa di casa in casa il giorno successivo all'esame. E ora anche lei è una di quei genitori: sua figlia Freddie ha ottenuto un risultato troppo basso e le verrà portata via. Senza esitare, Elena si fa bocciare al test Q per insegnanti e viene trasferita nella stessa Scuola Gialla della figlia. E lì scoprirà che, quando le persone sono ridotte a numeri, non c'è limite a quello che può succedere a chi non conta più nulla...



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La classe 2021-02-22 16:11:12 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    22 Febbraio, 2021
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Meritocrazia di parvenza

«Non mi piace usare la parola “odio”, perché di questi tempi anche una briciola di odio può trasformarsi in una valanga di odio. Ma io odio questo Q.»

Torna in libreria Christina Dalcher, autrice di “Vox”, classe 2018, opera incentrata sul tema dell’emancipazione femminile portata ai massimi estremi, con un romanzo nuovamente distopico ma questa volta ispirato alla gioventù hitleriana. Lo scenario che si apre innanzi ai nostri occhi è quello di una verità all’interno della quale la società è suddivisa per specifici gradi e ordini che vengono identificati già dal percorso di studi che ne scandisce le dinamiche. Elena Fairchild, insegnante di origine tedesca, vive e insegna scienze negli Stati Uniti. È sposata con uno dei fondatori del “sistema” e ha avuto da questo due figlie; una maggiore emblema e perfezione del meccanismo instauratosi, una minore, al contrario, vittima delle angosce e delle imperfezioni che questo stesso meccanismo ha provocato in lei. Tutto ruota attorno a un presunto sistema meritocratico che permette di suddividere la popolazione e gli studenti a seconda delle loro qualità capacità. Abbiamo per questo una scuola Argento ove confluiscono i migliori, una scuola Verde per le persone normali, senza troppi pregi e senza troppi demeriti, una scuola Gialla per chi al contrario non raggiunge il target statuito. A identificare le categorie vi sono gli stessi mezzi, distinti per colore e con mete predestinate in funzione a essi. Tutti, indistintamente tra grandi e piccini, vengono sottoposti al test Q, un esame le cui prove sono di volta in volta sempre più difficili e che viene a essere ripetuto con cadenza mensile. Basta totalizzare un punteggio anche leggermente inferiore a quello prestabilito per essere cambiati di destinazione. E questo, il caso vuole che sia, proprio quello che succede alla figlia minore della protagonista che a causa dello stress, a causa della sottoposizione a una competizione senza fine, a causa di tanti fattori, viene destituita a una scuola gialla. Il problema è che per ragioni di stampo organizzativo e numerico, o ad ogni modo “superiori”, è stato deciso di spostare queste strutture fuori dal centro della città, o meglio, fuori proprio dai confini dello Stato. Si badi bene che l’impronta scolastica si ripropone anche su quella lavorativa tanto che essere appartenuti all’uno o all’altro colore, per effetto, determina anche quello che sarà il futuro dell’essere umano. Da ciò si desume che non vi è prospettiva alcuna per chi è il reietto, categoria sostituita altresì dalle macchine e dunque inutile. L’obiettivo finale sembra essere quello di precostituire un individuo perfetto, la razza pura per eccellenza eviscerata da ogni non puro. Può una madre tollerare di essere separata così dalla figlia soprattutto quando il marito sembra quasi essere felice di essersi levato il peso di quell’insuccesso per tenere al proprio fianco soltanto la figlia migliore e prediletta? E perché nell’ultimo periodo sono sempre più gli studenti ex migliori a essere ricollocati in scuole di grado inferiore? Cosa sta succedendo?

«Mi chiedo cosa faremo delle persone che non sono più necessarie.»

Il sistema che viene a delinearsi è caratterizzato da assenza di libertà personale e di pensiero che vengono sostituite da un meccanismo di propaganda e indottrinamento dal quale è impossibile uscire. Per certi versi, questo carattere rimanda al celebre “1984” di George Orwell. Ciò si evince da quegli stessi comunicati che si susseguono con cadenza regolare per aggiornare la popolazione degli sviluppi e delle decisioni prese.
Il tema trattato dalla scrittrice è molto interessante, forte e attuale. Suscita la riflessione e porta il pubblico di lettori a interrogarsi su quelle che sono le problematiche sottese.
L’opera per certi versi ricorda l’impostazione di “Vox”, soprattutto nella prima parte, ed è caratterizzata da personaggi eterogenei che ben snodano le vicende seppur talvolta possano risultare essere troppo macchinosi. La curiosità è destata nel lettore all’inizio per un naturale interesse che viene a nascere, successivamente perché questo si chiede ove la romanziera voglia arrivare. Quel che onestamente rende un poco faticosa la lettura è impronta stilistica che tende a spiegare troppo, a essere troppo descrittiva tanto da risultare talvolta superflua e in più. Ciò influisce sul ritmo che rallenta e subisce a più riprese una battuta d’arresto. L’interesse verso il narrato perde per questo di forza e se non fosse per la curiosità di giungere sino alla conclusione probabilmente verrebbe completamente meno. Cosa questa che con qualche taglio in più non sarebbe accaduta.
Ad ogni modo “La classe” resta un romanzo superiore a “Vox”, piacevole nello scorrimento e capace di suscitare alla riflessione. Non da gridare al capolavoro ma da leggere per meditare e porsi domande.

«Mi chiedo se non continueremo a giocare finché le pedine non cominceranno ad avvicinarsi e si sposteranno dalle Loro scacchiere alle Nostre.»

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La classe 2021-01-30 22:10:32 ALI77
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    31 Gennaio, 2021
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UN DISPOTICO POCO CREDIBILE

Nella copertina del libro c'è scritto "Non avrai una seconda occasione..." invece io a Christina Dalcher ho dato una seconda possibilità, dopo la delusione di Vox, volevo che l'autrice si riscattasse ai miei occhi.
Il messaggio del libro è chiaro, la nostra società potrebbe sprofondare in un mondo dove solo i migliori vanno avanti, dove le diversità non sono accettate, dove le discriminazioni avranno la meglio.
In un futuro prossimo in America, gli studenti sono giudicati per il Q, un quoziente che viene calcolato in base ai risultati, alla condotta, alle assenze. Ogni mese il test per calcolarlo viene ripetuto nei giorni delle Verifiche, così i ragazzi devono essere sempre all'erta e cercare di essere sempre perfetti.
Nelle Scuole Argento ci sono gli studenti più meritevoli, poi passiamo alle Scuole Verdi e infine le Scuole Gialle.

"Adesso ci siamo tutti abituati alle file, ai livelli, ai due pesi e alle due misure. Se le si dà abbastanza tempo, la gente si abitua davvero a tutto.

La protagonista del libro è Elena, insegnante in una Scuola Argento e moglie del vicedirettore dell'istruzione, ha una vita privilegiata ed è anche stata una delle persone che ha creato il sistema Q.
Tutto cambia quando la sua figlia Freddie, viene portata in una Scuola Gialle.

Il tema trattato è molto forte, l'autrice si ispira alla gioventù hitleriana e all'idea di creare una razza ariana pura, anche se trovo la costruzione del libro poco credibile.
I personaggi sono finti, poco verosimili, Elena è incoerente, difficile da comprendere e soprattutto ho trovato anche alcune parti, soprattutto nella seconda parte, sia state forzate, l'arrivo di lei nella Scuola gialla e tutto quello che ha fatto al suo interno.
Ho trovato questo libro molto simile a Vox, almeno nella costruzione iniziale della storia, nei personaggi, nell'ambientazione e nella società.
L'inizio del romanzo l'ho trovato interessante e inquietante ma la storia parte solamente dopo più di cento cinquanta pagine, prima ci vengono fornite molte informazioni e ci viene spiegata la situazione in cui viveva la società in quel tempo, ma di significativo non succedeva nulla.
La narrazione manca di ritmo e di suspense e credo che la trama rilevi anche troppo del libro e il lettore si aspetta che succeda qualcosa prima che la storia parti subito.


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La classe 2021-01-14 13:46:49 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    14 Gennaio, 2021
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L'estrema meritocrazia


Christina Dalcher, dopo il precedente Vox, dove si parlava di emancipazione femminile, cercando di dar loro voce e parole, torna in libreria con La classe. Un romanzo distopico che mi ha sconvolto nell’intimo e nei suoi contenuti. Ma procediamo con ordine.
Racconta la storia di Elena Fairchild, la cui famiglia d’origine è tedesca, che vive ed insegna scienze in America. Lì il criterio della meritocrazia è basilare. Se meriti prosegui, se no … che fine fai? Lì le scuole sono suddivise in tre sezioni: Scuole Argento, il top dei top, Scuole Verdi per i normali, e Scuole Gialle per quelli che non riescono. Tutte le scuole prendono il loro nome dagli autobus che conducono gli allievi in consegna. Tutti vengono sottoposti al test Q: un quoziente calcolato sulla base a delle risposte a precisi test e alla condotta. Ripetuti ogni mese! L’intenzione è giusta: ma che succede se si viene declassato? Soprattutto se si finisce in scuola Gialla? In questo caso gli allievi vengono tolti alle famiglie e non si comprende bene che fine fanno. Elena con il marito ha avuto parte attiva nella costruzione di questo sistema. E tutto funziona a meraviglia fino a quando sua figlia viene destinata alla scuola Gialla, perché sbaglia i test. A sua volta Elena forza i test dedicati agli insegnanti e finisce con la figlia. E’ la caduta nell’abisso, perché:
“quando le persone sono ridotte a numeri, non c’è limite a quello che può succedere a chi non conta più nulla.”
Romanzo che mi ha ricordato le pulizie etniche di nazista memoria, ma non solo. Qui si complica perché coinvolge l’insegnamento, il cervello degli esseri umani. Tutto è estremizzato e sconvolgente. Induce alla riflessione e alla saggezza: che accadrebbe in un sistema scolastico così organizzato? Mi ha anche aiutato, però, ad apprezzare il nostro sistema scolastico, che ha in sé indubbie difficoltà, ma che apre, comunque,, alla libertà personale e di pensiero.
Una lettura di grande attualità, scritto e pensato con grande sapienza e qualità letteraria. Non è un libro per tutti, anche per i suoi stessi, intimi, contenuti. Ma è un libro che ho molto apprezzato, pur nella sua intima caratterizzazione molto forte e pregnante. I personaggi sono ben descritti e si accompagnano al lettore, avvincendo e convincendo. Da prendere ad esempio, senza estremizzare, salvaguardando sempre la bellezza e l’intelligenza umana di per se stessi. Una lettura che induce alla riflessione, ma fortemente consigliata.

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