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Bianco letale

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Quando il giovane Billy, in preda a una grande agitazione, irrompe nella sua agenzia investigativa per denunciare un crimine a cui crede di aver assistito da piccolo, Cormoran Strike rimane profondamente turbato. Anche se Billy ha problemi mentali e fatica a ricordare i particolari concreti, in lui e nel suo racconto c'è qualcosa di sincero. Ma prima che Strike possa interrogarlo più a fondo, Billy si spaventa e fugge via. Cercando di scoprire la verità sulla storia di Billy, Strike e Robin Ellacott - una volta sua assistente, ora sua socia - seguono una pista tortuosa, che si dipana dai sobborghi di Londra alle stanze più recondite e segrete del Parlamento, fino a una suggestiva ma inquietante tenuta di campagna. E se l'indagine si fa sempre più labirintica, la vita di Strike è tutt'altro che semplice: la sua rinnovata fama di investigatore privato gli impedisce di agire nell'ombra come un tempo e il suo rapporto con Robin è più teso che mai. Lei è senza dubbio indispensabile nel lavoro dell'agenzia, ma la loro relazione personale è piena di sottintesi e non detti...

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Bianco letale 2019-04-28 16:05:39 AndCor
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AndCor Opinione inserita da AndCor    28 Aprile, 2019
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Quel passato ingombrante che (ri)scrive il futuro

Siamo nella primavera del 2012, in una Londra che attende spasmodicamente il passaggio dal Giubileo Reale appena terminato all'imminente cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici.
È trascorso un anno dal movimentato matrimonio di Robin e Matthew che conclude il romanzo precedente 'La via del male', quando l'ingresso dell'agenzia investigativa di Cormoran Strike viene varcato da uno strano personaggio di nome Billy: il giovane ha evidenti disturbi mentali e intende denunciare lo strangolamento di un 'bambino-che-poi-era-una-bambina' avvenuto parecchi anni addietro. Nonostante i segni di squilibrio di Billy rendano la sua testimonianza poco attendibile, Strike decide comunque di prendere in esame il caso, le cui indagini finiranno per intrecciarsi con quelle relative al Ministro della Cultura Jasper Chiswell, ricattato da due personaggi avidi e arrivisti riguardo 'un fatto che risale a sei anni fa'.
Il tutto mentre il tormentato rapporto tra il detective e Robin rimane perennemente sospeso in un complesso gioco di relazioni che sarà destinato giocoforza a divenire il vero cuore del romanzo.

Partiamo proprio dal cuore del romanzo: è l'unica nota dolente di questo quarto capitolo della serie. È un vero e proprio elastico quello che decide l'andirivieni evolutivo di Robin e Cormoran sia nelle loro relazioni sentimentali sia nella loro coppia investigativa, ma si avverte l'assenza di quella ciliegina che avrebbe completato in modo perfetto la "torta narrativa" a cui Galbraith ci ha abituato (... viziato) negli anni. Volendo guardare il bicchiere mezzo pieno, rimane intatta la tensione emotiva che funge da collante per il prossimo romanzo, ma è un peccato, comunque, perché tutto il resto rasenta la perfezione prosastica.

In un'atmosfera da caffè decadente di epoca coloniale, il lettore viene guidato in un viaggio nella capitale inglese fra campi da croquet, costruzioni bianche con tegole d'ardesia, dimore in stile neoclassico, casette a schiera con doppio garage e vie residenziali con villette vittoriane, mentre nei quartieri della classe media i riflettori puntati sulle Olimpiadi sono decisi a evitare, con tutta l'omertà del mondo, qualsiasi notizia scandalistica che possa turbare il giro d'affari che ruota attorno alle competizioni sportive.
Una scenografia perfetta per i protagonisti appartenenti a una famiglia dal passato burrascoso e dal presente pieno di scheletri negli armadi, esattamente come nel 'Rosmerholm' di Ibsen, dramma teatrale i cui virgolettati introducono la lettura di ogni capitolo e risultano essere fondamentali chiavi di lettura per la comprensione dell'intreccio narrativo.
Il risultato di quasi ottocento pagine, tuttavia, non spaventi prematuramente i "neofiti" di Galbraith, poiché tutte le lungaggini concorrono all'obiettivo pienamente riuscito di esaltare ogni minimo dettaglio dei personaggi e della trama: avremo a che fare con colf con licenza di investigare, parlamentari con un piede e mezzo nell'illegalità, spietati attivisti e schizofrenici nobili immersi, 'nella trappola della vigliaccheria mascherata da compassione', in intercettazioni telefoniche, doppie e triple identità, tradimenti, lotte sociali, omicidi-suicidi sfumati da un alone poliziesco di mistero.

Un romanzo elegante, raffinato, che 'rimandava a un'epoca di superstizione, magia e potere feudale' e ricco di richiami letterari e di alcuni retroscena alquanto curiosi: sarà impossibile resistere al richiamo del Cavallo Bianco intagliato sul legno, mentre una sinfonia di Brahms conduce il climax emotivo dell'interrogatorio più importante della fabula.

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'Il richiamo del cuculo';
'Il baco da seta';
'La via del male', tutti dello stesso autore (autrice).
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Bianco letale 2019-02-14 11:16:07 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    14 Febbraio, 2019
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Letal White

Con “La via del male” (“Career of Evil”, edito per la prima volta in Italia da Salani il 9 giugno 2016) Robert Galbraith, alias J.K. Rowling, conduceva le avventure di Cormoran Strike e Robin Ellacott verso una significativa svolta dal, ahimè, finale aperto. Un epilogo che aveva solleticato i cuori e la curiosità investigativa dei lettori inducendoli ad attendere con la massima trepidazione quello che sarebbe stato il quarto capitolo di una saga davvero ben congeniata, in tipico stile giallo all’inglese e dove le qualità stilistiche e narrative dell’autrice emergono e si confermano ogni volta.
“Bianco letale” (“Letal White”, 4 febbraio 2019, Salani) apre le danze esattamente dal punto in cui avevamo lasciato i due protagonisti e risponde anche a quella fatidica domanda con cui il terzo volume tendeva a concludersi. La vita privata dei vari personaggi non si esaurisce con ciò, anzi, l’intero testo – benché un salto temporale di circa un anno dagli avvenimenti anzidetti – si snoda in un alternarsi di sottointesi, fraintendimenti, parole non dette, paure, fragilità, legami che al contempo si sgretolano e rafforzano, sentimenti che portano inevitabilmente verso un unico sentiero, bugie, mezze verità, omissioni, verità e lavoro. L’agenzia di cui adesso Robin è socia stipendiata e in cui è rientrata a pieno regime va sempre meglio, in parte grazie alla pubblicità dettata dalla risoluzione dei precedenti casi, in parte grazie alla bravura intrinseca di Strike e della squadra che lo circonda. Tuttavia, proprio mentre Cormoran viene ingaggiato dal Ministro della Cultura Jasper Chiswell (pronunciato “Chizzle”) perché ricattato per un fatto occorso sei anni prima e che in quel tempo illegale non era a discapito del presente in cui (siamo nel 2012) al contrario lo è, un giovane uomo in preda ad un evento psicotico, irrompe nel suo ufficio per denunciare all’ex militare un crimine a cui ha assistito quando era piccolo. Denise, la scettica e impulsiva segretaria ad ore, terrorizzata da questo individuo puzzolente e in abiti da barbone, chiama la polizia causandone così la fuga. È indubbio che Billy Knight soffra di disturbi della mente, ma nel suo racconto c’è un qualcosa di sincero, un grido soffocato, una richiesta d’aiuto a cui è impossibile sottrarsi. Robin e Strike iniziano ad indagare su quello che è un caso in cui niente è quel che appare, in cui lo ieri e l’oggi si alternano in quella che è la ricostruzione di un puzzle complesso, in cui un crimine ne cela un altro e un altro ancora. Il tutto tra ambientazioni che si snodano tra le stanze e i corridoi del Parlamento inglese, tenute di campagna, vie e sobborghi di una Londra in fermento. Perché? Perché oltretutto siamo in pieno clima Olimpiadi (e Paraolimpiadi), circostanza che porterà Strike a dover far i conti anche con la RAOC, un gruppo contrario alla manifestazione sportiva guidato da Jimmy Knight, fratello di circa dieci anni più grande di Billy, ma che al contempo risulterà essere collegato pure al caso Chizzle.
Con uno stile narrativo fluido e magnetico, un intreccio ben congeniato e strutturato che accompagna il conoscitore su un sentiero di scoperte affatto scontato e lineare, con dei protagonisti che sono sempre più stratificati e ben ideati, Robert Galbraith – alias J. K. Rowling – dona al conoscitore un testo di tutto rispetto che si fa leggere con piacere e concludere – troppo rapidamente, seppur abbia cercato di rallentarmi in tutti modi l’ho terminato in quasi quattro giorni nonostante le sue ottocento pagine – con dispiacere. Il ritmo degli eventi, il giallo ma anche l’aspetto introspettivo e romantico dell’opera, è ben cadenzato e sebbene la mole vigile è l’attenzione dell’avventuriero dall’inizio alla fine. Addirittura, quando ormai il caso sembra essere giunto al suo termine, ecco che ha luogo una seconda parte dell’elaborato che rimescola interamente le carte in tavola tanto da dar vita ad un ulteriore romanzo nel romanzo che per sua struttura e sviluppo offre anche una risoluzione ai fatti più personali e propri degli investigatori.
“Bianco letale” è dunque un perfetto seguito dei precedenti volumi, mantiene quella che è sempre stata la linea conduttrice della saga e al contempo si evolve e distanzia dai medesimi ponendo le basi per quello che sarà il quinto episodio. Un libro godibilissimo, con molte e significative svolte, che funziona sia come storia che come descrizioni e personaggi. Da leggere.

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