L'assemblea dei morti L'assemblea dei morti

L'assemblea dei morti

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El Guapo e i suoi compari sono quattro infami canaglie, un gruppo di derelitti schiacciati dalla crisi economica, con lavori sottopagati e una montagna di debiti. Non c’è da stupirsi che gli brillino gli occhi quando un losco commerciante di gioielli francese, ben introdotto nel jet-set internazionale, offre loro l’occasione della vita: una rapina in una banca di Marrakech nei giorni della fiera dell’oreficeria. La posta in gioco è di due milioni di euro. E per averli basta arrivare in Marocco, strisciare un pochino nelle fogne, e magari sudare per un paio d’ore. Poi sarà fatta. Per mimetizzarsi tra i turisti, meglio portare con sé – a bordo del pulmino bianco con cui viaggiano da Madrid a Gibilterra e poi oltre lo Stretto – anche mogli e fidanzate. Il committente ha organizzato una spalla, un misterioso arabo sahariano che non apre mai bocca e che rimarrà con loro fino a destinazione. Presto però cominciano i guai: una serie di imprevisti mette a rischio quello che doveva essere un lavoro rapido e pulito, e che in realtà sembra nascondere ben altri scopi. Con grande ritmo, dialoghi taglienti e irresistibile umorismo, il romanzo di Tomás Bárbulo guida il lettore tra battute, insulti e continui colpi di scena verso un finale sorprendente.

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L'assemblea dei morti 2019-08-07 11:43:15 Scavadentro
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Scavadentro Opinione inserita da Scavadentro    07 Agosto, 2019
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In Africa è un'altra cosa

L'autore è stato inviato di varie testate per molti anni in Tunisia, Marocco, Mauritania ecc.. Profondo conoscitore di quella parte di mondo ha voluto tessere una trama pseudo gialla/intrigo politico militare che a mio modesto avviso non convince molto. Sinteticamente una banda di delinquenti spagnoli capeggiata da El Guapo, in un momento di crisi economica e vari problemi personali (chi per la prossima gravidanza della compagna, chi per debiti con gli strozzini, chi per la ninfomania della compagna...) vengono ingaggiati per effettuare un colpo presso una banca di Marrakech, in Marocco. La proposta viene effettuata da un gioielliere losco, come infidi ed ambigui risultano tutti i personaggi del libro. Affiancato al gruppetto e organizzatore-accompagnatore è il Saharawi (etnia arabo berbera) che fa da garante, guida, uomo di logistica che ovviamente nasconde fini che i quattro mentecatti e violenti ispanici non sospettano. Seguiamo il viaggio in pulmino modificato per scopi rapinosi, che porta i protagonisti e tre delle compagne sino a Gibilterra e poi nel nord Africa. In questi frangenti gli spagnoli danno il peggio di se, sempre calmierati dal berbero che media, contatta, spiega. Il messaggio pare: “Vedete come sono cafoni, violenti, irrispettosi, ignoranti, stupidi gli europei e viceversa come sono nobili, ispirati ad ideali superiori, belli, dotati e caparbi i nordafricani?”. La vicenda parallela del gioielliere, della Guapa a casa gravide e ignara, la polizia e le forze dell'ordine in genere, contribuiscono a complicare una trama confusa di per se, leggermente elevata da dialoghi a volte divertenti e sagaci, ma spesso connotati da una filosofia di fondo forzata e elementare. Si salva l'ambiente e alcune descrizioni, la discrepanza tra Africa ed Europa negli atteggiamenti e nelle etnie. Senza svelare troppo il finale è veramente deludente o comunque criptico, e nemmeno troppo catartico. L'idea di partenza, in fin dei conti buona, risulta quindi scarsamente sviluppata.

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