La gabbia dorata La gabbia dorata

La gabbia dorata

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Il primo romanzo di una nuova serie noir. Faye è il nuovo personaggio creato da Camilla Lackberg: misteriosa, determinata e sexy. Faye ha tutto: un marito di successo, una splendida figlia, un bellissimo appartamento a Stoccolma. Ma sotto questa superficie dorata, la sua vita apparentemente perfetta nasconde crepe profonde. Un giorno, tornando a casa prima del previsto, scopre il marito a letto con una collega e il mondo le crolla addosso. Come se non bastasse, dopo essere stato scoperto, Jack chiede il divorzio e lascia Faye senza l’ombra di un quattrino. La depressione è dietro l’angolo, eppure questa svolta drammatica le dà la forza per reagire e per far confluire la sua rabbia in un piano preciso: un piano di vendetta, raffinato e feroce.

Recensione della Redazione QLibri

 
La gabbia dorata 2019-04-14 17:59:14 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    14 Aprile, 2019
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Donne parecchio arrabbiate...

Dopo “Donne che non perdonano” Camilla Lackberg, tra le autrici scandinave più lette al mondo e con oltre ventitré milioni di copie in sessanta paesi, imprenditrice di successo, fondatrice di Invest in Her, società che investe nell’imprenditoria al femminile, impegnata in prima linea per l’abbattimento delle disparità tra uomo e donna in particolare in ambito salariale, torna in libreria con “La gabbia dorata”, romanzo che ci presenta per la prima volta Faye una protagonista letteralmente imprigionata in una vita di lusso e apparenze.
Facciamo un salto nel passato. È il 2001 e Matilda ha appena lasciato Fjällbacka, un luogo fatto di vuoto e di brutti ricordi, di una vita dolorosa e capace di condizionarla in ogni aspetto, di circostanze devastanti e deleterie fatte di violenza e morte. È una giovane donna ambiziosa che dopo tanta fatica e tanti sforzi è riuscita ad entrare all’università e ad intraprendere quel sentiero per il futuro così bramato e per quel riscatto tanto cercato. È proprio per tutti questi sforzi che abbandona il suo vecchio essere, rinuncia al suo primo nome e adotta ufficialmente il secondo, Faye. È qui che conosce Chris, compagna di scorribande ma amica brillante e intraprendente che non la abbandonerà nemmeno nei momenti di bisogno. Ed è sempre qui che incontra Jack Adelheim, nobile e benestante uomo, fondatore della Compare e socio di Henrik, di cui non può che innamorarsi follemente.
Torniamo nel presente. Faye è una donna sposata, madre di Julienne, la bambina di cinque anni nata dall’amore con Jack. Per lui ha rinunciato al suo sogno, ha interrotto i suoi studi nonostante il suo talento e la sua indiscussa intelligenza e arguzia per gli affari e si è confinata ad interpretare il ruolo di compagna perfetta, attenta ad ogni esigenza del marito, sottomessa e comprensiva. Tuttavia, qualcosa non va nel loro rapporto. All’inizio pensa che ciò possa essere determinato dal suo mutamento di fisico essendo passata, dopo la gravidanza, da una taglia xs/s ad una m, oppure, ancora, ipotizza che questa freddezza, lontananza e distanza possa essere dettata dai tanti impegni che costantemente l’imprenditore ha per reggere l’imponenza della società di cui è a capo.
È prigioniera Faye, di un mondo frivolo e fatto di superficialità, di un castello di carte che da un momento all’altro potrebbe crollare. E di fatto, basta una piccolezza affinché questo venga meno: il tradimento da parte di Jack, la sua volontà di divorziare ad ogni costo, il trovarsi letteralmente sulla strada della nostra eroina a causa di una convenzione matrimoniale precedentemente firmata che la esclude da ogni bene, da ogni forma di sostentamento anche minimo. Che fare? Come ripartire? Ma soprattutto, come vendicarsi? Perché a un primo momento di sgomento, di pianto, di disperazione per quell’esistenza che si è vista portare via, per lei non esiste altro che la vendetta, un piatto che va servito freddo ma che quando arriva non manca di mostrarsi in tutta la sua devastante brutalità.
Quello di Camilla Läckberg è un romanzo che ha molte tematiche in comune con il precedente “Donne che non perdonano” e che da esso non riesce a distanziarsi totalmente. È un elaborato che si legge rapidamente, che non impegna, che mantiene una linea costante che segue senza troppi colpi di scena dall’inizio alla fine, che parla di donne vendicative e arrabbiate, pronte a tutto pur di raggiungere gli obiettivi prefissati. È anche uno scritto “sporco”, con molto sesso e scene di sesso, alcol, sigarette, droga e libertà di costumi che sono spinti fino ai massimi livelli. La protagonista si evolve, muta, passando dall’essere asservita al compagno a ritrovare il suo vecchio essere in una versione più rinnovata.
Ad ogni modo, nonostante questa rapidità di lettura questa trama lineare, qualcosa manca a questo, e a questi ultimi testi, a firma Läckberg, libri che si distanziano dai suoi precedenti lavori ma che al contempo seguono tutti il medesimo filone. Il risultato è che, o questa tematica si ama, o al contrario si finisce con il restare sdubbiati e col chiedersi se dietro questo atteggiamento non vi sia qualche motivazione personale. Bello e apprezzabile il proposito di parlare di donne, di diritti, di parità di sessi, bello e apprezzabile ancora il messaggio di invitare le donne vittime, plagiate o sottomesse a ribellarsi alla propria gabbia dorata, ma a mio modesto parere ci sono tanti modi per farlo, modi che esulano e prescindono dalla vendetta personale.
In ogni caso, un libro parzialmente piacevole, non indimenticabile, non eccelso, che si esaurisce in breve tempo, adatto agli amanti del genere e a chi cerca contenuti di questo tipo. Per chi ama componimenti più eruditi, il suddetto certamente non risulterà essere adatto.

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si = a chi ama il genere e cerca elaborati di questo tipo,
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La gabbia dorata 2019-08-01 15:17:48 Scavadentro
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Scavadentro Opinione inserita da Scavadentro    01 Agosto, 2019
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Donne che odiano gli uomini

Mi rendo conto di essere leggermente contro corrente nel giudicare mediocre per contenuto e piacevolezza questo romanzo della Lackberg. Ammetto che la mia opinione è altamente condizionata dal pregresso, avendo avuto modo di apprezzare i precedenti lavori dell'autrice svedese, da "La principessa di ghiaccio" a "Donne che non perdonano" tutti di buon ed ottimo livello. Questo ultimo romanzo non mi convince per una serie di motivi per carità opinabili: in primis la protagonista (che come molti personaggi della Leckberg parte da un'infanzia tragica) la quale di per se si chiude volontariamente nella gabbia dorata, sposando un emerita carogna e illudendosi di essere amata da un uomo evidentemente egoista, donnaiolo e mediocre. E' francamente inverosimile la tenacia nel perseverare nel ménage da parte di Faye, succube e inerte nel mondo multi milionario e di apparenze auto costruito. Jack è totalmente negativo: orbene la lei che a tutto ha rinunciato si separa solo al palese tradimento e , sorpresa, si trova senza più un soldo perché lei credeva (??) nell'amore.....Ancor più inverosimile la rinascita economica e sociale (tramite un profumo?...) che come sottofondo ha certamente la cavalcata delle Valkirie e la consapevolezza che le donne sono molto meglio degli uomini, che una quarantenne si diverte molto più con un toy boy che con il marito (esplicitamente). Tutto questo percorso pare una sorta di vendetta privata che sospetto lateralmente autobiografica (l'autrice è stata sposata tre-quattro volte) e il genere del romanzo alla fine risulta un non giallo, un non thriller, un non verista, un non narrato sociale... Ne emerge un conflitto dal quale si salvano soltanto la figura della molto più genuina e "vera" Chris che non teme di godersi la vita e i piaceri connessi, e una galleria di comprimari che danno comunque una immagine assai mortificante dei rapporti tra donne e uomini nella Svezia attuale, sinceramente molesta. Se come pare questo romanzo apre un ciclo, spero nei successivi capitoli onde rinnovare i prodromi che nel villaggio di Fjallbacka avevano trovato equilibrio e originalità nei precedenti personaggi ben riusciti e molto meno forzati di questi ultimi. Rimane lo stile molto personale della svedese, ma ben poco altro.

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Ho messo "ni" perché da un'autrice di simile caratura ci si aspetta di più.....
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