La pista di ghiaccio La pista di ghiaccio

La pista di ghiaccio

Letteratura straniera

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Molti anni prima che lo facessero gli sceneggiatori dei grandi serial americani, Roberto Bolaño aveva usato nel suo romanzo d'esordio quella che potremmo chiamare la tecnica delle «confessioni incrociate». In questo congegno narrativo - dove con una trama decisamente noir, che gira attorno al ritrovamento di un cadavere, si intersecano diverse storie d'amore - tre sono infatti le voci che si alternano: quella di un messicano in esilio, attratto dalla cupa e sfuggente Caridad, che vive da clandestina in un campeggio della Costa Brava e va in giro con un coltello nascosto sotto la maglietta; quella del gestore del campeggio, affascinato dalla bellissima Nuria, campionessa nazionale di pattinaggio; e quella di un funzionario socialista, un ciccione pateticamente innamorato della capricciosa pattinatrice, per la quale, stornando fondi pubblici, fa costruire una pista di ghiaccio dentro una grande villa fatiscente di proprietà del Comune. Seminando sapientemente indizi preziosi e tracce fuorvianti, Bolaño riesce a creare la rarefatta atmosfera di suspense di un thriller - anche se sa perfettamente che la legge non finisce sempre per trionfare, che non tutti gli assassini vengono arrestati e non tutti gli innamorati vivranno felici e contenti - e conduce la narrazione di questo «giallo notturno e cubista» con la consueta, ipnotica visionarietà.

Recensione della Redazione QLibri

 
La pista di ghiaccio 2019-01-27 00:15:11 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    27 Gennaio, 2019
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La spada di ghiaccio

Romanzo d’esordio di Bolano, veramente bellissimo. E’ stato classificato come thriller ma non è naturalmente un giallo classico, forse nemmeno un giallo. E’ una cosa inclassificabile, originalissima, forse più romanzo sentimentale che giallo, ma sentimentale senza zucchero, anzi con un po’ d’aceto. Anche se nella narrazione si intrecciano più voci, più storie d’amore o quasi, la voce più interessante è senza dubbio quella del geniale e arrivista Enric Rosquelles, uomo in carriera, poliedrico, pieno di interessi e tutto cervello. E’ bellissima perché Bolano rende la sua voce particolarmente brillante, geniale, scafata in tutto, ma del tutto innocente e idealista in amore fino al limite massimo consentito. Fino a voler vivere una storia d’amore senza mai viverla, facendola muovere come in una pista di ghiaccio nel territorio dell’idea e del sogno in modo da renderla atemporale, forse eterna. Come un filo che si tende al massimo e poi… vedrete voi la fine. La storia sembra non avere nessuna possibilità. Enric è un uomo grasso e poco dotato fisicamente mentre Nuria, campionessa nazionale di pattinaggio, è bellissima. Per qualche oscura ragione Nuria viene esclusa dalla sua squadra e privata della borsa di studio per lo sport, ragion per cui non potrebbe più allenarsi non essendoci una pista in città. Enric, per poter passare del tempo con la ragazza, costruisce una pista di pattinaggio nella villa abbandonata e in rovina di Benvingut dirottando i fondi del comune. La descrizione della pista e della villa sono bellissime come pure tutti i sogni che riguardano il pattinaggio. L’immagine di Enric che sogna di pattinare come Nuria e le immagini legate ai sogni sono incredibili. Anche la pista è un luogo suggestivo, quasi metafisico. E’ descritta al centro di un labirinto, ricavato nell’antico palazzo in rovina, che a sua volta è come un altro labirinto di sale, scale, stanze. La storia è tutta bellissima, con un finale perfetto, leggermente malinconico, del resto non poteva essere diversamente. Alcune immagini e alcuni passaggi sono di una bellezza eccezionale. Pure i libri nel libro sono interessanti e con immagini simboliche: il fiume ad esempio in cui pattina la santa protettrice delle pattinatrici è come una spada che separa giorno e notte. Così la pista è teatro di una storia d’ amore atemporale, che Enric vorrebbe eterna, ma sembra anche un altare dove si compie il “sacrificio umano”. Secondo me, questo è il miglior libro di Bolano.

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La pista di ghiaccio 2019-09-07 15:41:06 enricocaramuscio
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enricocaramuscio Opinione inserita da enricocaramuscio    07 Settembre, 2019
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Sangue, ghiaccio e storie d'amore

Potremmo definirlo un noir. Potremmo parlare di storia d'amore. Potremmo considerarlo un viaggio introspettivo nell'anima e nelle ambizioni di gente comune di provincia. La pista di ghiaccio è in effetti tutto ciò senza essere esclusivamente nessuna delle tre. È un libro eclettico, fuori dagli schemi, difficilmente circoscrivibile mediante un'unica definizione. È un'opera vivace pur essendo malinconica, divertente ma anche triste, disillusa ma per lunghi tratti romantica. Pagine di poetica prosa sudamericana con cui Roberto Bolano dimostra il suo talento di narratore e la sua capacità di analizzare l'animo umano. Ci sono tre voci narranti che si alternano in una serie di capitoli che hanno per titolo la loro stessa frase iniziale. Remo Moràn, Enric Rosquelles, Gaspar Heredia. Remo è un aspirante scrittore fallito, esule cileno che ha fatto fortuna in Costa Brava con una serie di attività commerciali. Enric è un pingue burocrate, braccio destro del sindaco di Z, non meglio identificata località catalana teatro dei fatti narrati. Gaspar è un poeta Messicano che, a corto di risorse, si ritrova nel Vecchio Continente a sbarcare il lunario come guardiano notturno in un campeggio. Le vite dei tre si intersecano orbitando intorno ad una serie di eventi, di incontri e di luoghi. Un omicidio, una pista di ghiaccio abusiva, una villa abbandonata. Punti di vista diversi della stessa storia, ognuno però arricchito dalle vicende personali del narratore. E poi tre donne che potremmo definire, ognuna a suo modo, fatali. La bella Nuria, reginetta del luogo, virtuosa di pattinaggio sul ghiaccio, amante carnale di Remo e amore platonico di Enric. La borderline Caridad, che gira armata di coltello e fa girare la testa al povero Gaspar. La vulcanica Carmen, roboante vagabonda con un passato da cantante lirica. Quale gelido segreto si nasconde dietro quella lastra ghiacciata macchiata di sangue? Come incideranno gli eventi sulle abitudini, sugli amori, insomma sulla vita dei protagonisti? Quali sorprese, emozioni, riflessioni attendono il lettore ad ogni nuovo capitolo? "L'asino, dopo la pioggia, sembrava felice. Allora, come vomitati da una nuvola nera, da un'estremità della stazione, spuntarono due poliziotti e un carabiniere. Pensai che venissero ad arrestarci. Con la coda dell'occhio li vidi avanzare lentamente, flemmatici, verso di noi, con le mani pronte a sfoderare l'arma. Quell'animale e io ci assomigliamo, disse Caridad con voce sognante. Siamo stranieri nel nostro stesso paese. Avrei voluto dirle che si sbagliava, che lì l'unico cui potevano applicare la legge degli stranieri ero io, ma non aprii la bocca. La presi dolcemente per la vita e attesi. Caridad, pensai, era straniera a Dio, alla polizia, a se stessa, ma non a me. Si poteva dire lo stesso dell'asino. Gli sbirri si fermarono a metà strada. Entrarono nel bar della stazione, prima i poliziotti, poi il carabiniere, e, miracolo uditivo!, li sentii chiaramente ordinare due macchiati e un corretto. L'asino ragliò di nuovo. Lo contemplammo per un bel po'. Caridad mi passò un braccio intorno alle spalle e rimanemmo così finché non arrivò il treno...".

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La pista di ghiaccio 2019-03-11 17:36:33 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    11 Marzo, 2019
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Uomini

Tre uomini, tre voci corali, una truffa ai danni dello Stato, una donna imprendibile dalla silhouette leggiadra e dalle doti di pattinatrice, un omicidio (una morte che è preannunciata sin dalle prime pagine ma che eppure trae in inganno perché resta costantemente sullo sfondo di ben altro oggetto, problema, pensiero cosicché impossibile è ritenere di trovarsi innanzi ad un romanzo noir o almeno ad un noir nel suo stile canonico), sono soltanto alcuni degli elementi che compongono “La pista di ghiaccio” di Roberto Bolano e sua opera prima.
Se infatti deciderete di avvicinarvi a questo scritto con la convinzione di approcciarvi “soltanto” ad un giallo, ne resterete delusi. Perché questo elaborato, redatto con una particolarissima formula narrativa e strutturato sull’intervallarsi di più voci narranti che ricordano la malinconia propria di autori quali Jean-Claude Izzo o Kazuo Ishiguro, che ricordano la composizione di “Sostiene Pereira” (per l’incipit di ogni breve capitoletto e ancor più il misticismo proprio) di Tabucchi, che ricordano il dolore dell’animo umano caratteristico di Pessoa e che ancora alternano vicende del concreto, della realtà con immagini visionarie, illusioni, fantasie, pensieri e pensieri che attanagliano il cuore e lo spirito di ciascun protagonista, destruttura completamente la formula del noir ovvero di quei passi-chiave che appartengono al genere e che consentono al lettore di ricostruire dell’arcano e di giungere alla risoluzione del caso che è posto, in questo caso, talmente in secondo piano da essere affrontato e, appunto risolto, dall’autore soltanto nella parte finale del libro, per dar al contrari spazio e priorità a stati quali la solitudine, l’umanità, i dubbi, i dolori, le paure, i desideri, le finzioni della mente.
Il tutto mediante un intrecciarsi di storie e di voci che si intersecano tra loro all’inizio confondendo perché difficilmente riconoscibili, di poi, rendendosi sempre più chiare e esclusive dell’io narrante di turno. Ciascuno ha una sua storia fatta di passioni e fragilità e la pista di ghiaccio finisce con l’esser la metafora di una società incapace di gestire i rapporti e gli affetti e dove, tra la massa, emergono uomini che ancora non hanno trovato il loro posto nel mondo, o che forse, addirittura, ancora non sanno chi sono e cosa vogliono.
Il risultato finale è quello di un romanzo d’esordio forte, profondo, introspettivo, malinconico e duro che fa riflettere e auto-interrogarsi e in cui emerge la maestria e la bravura di un autore scomparso, ahimé, a soli cinquant’anni nel 2003, ma che aveva tanto da dare e che per fortuna ci ha lasciato tanto da leggere.

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La pista di ghiaccio 2019-03-04 21:05:56 topodibiblioteca
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topodibiblioteca Opinione inserita da topodibiblioteca    04 Marzo, 2019
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Una storia corale

Punto di forza di quest’opera di Roberto Bolaño, pubblicata nell’ormai lontano 1993, è sicuramente il meccanismo narrativo che prevede la sovrapposizione di più voci narranti appartenenti a tre personaggi differenti, le cui storie si intersecheranno nel corso del romanzo. Questa sorta di “coralità” ben si adatta ad una storia che pur pescando nel genere noir - prevede infatti la scoperta di un cadavere e la successiva individuazione dell’assassino- definisce la sua peculiarità nella tecnica delle “confessioni incrociate” (come recita appunto la sintesi riportata nell’interno di copertina) dei tre protagonisti. Le voci narranti pertanto si alternano regolarmente ripetendosi di tre in tre, come se idealmente ognuno di loro avesse a disposizione lo stesso spazio per confessare, davanti all’ideale platea dei lettori, le proprie responsabilità in una vicenda a tratti surreale che ruota attorno ad una pista di ghiaccio, destinata ad una avvenente pattinatrice catalana, costruita all’interno di una sfarzosa villa decadente da tempo abbandonata.

Il merito di Bolaño è quello di intrigare presentando dei personaggi piuttosto sui generis che, oltre alle tre voci, prevedono figure assolutamente curiose ed accattivanti, con ruoli non certo secondari, e che si muovono sullo sfondo di “Z”, località balneare di fantasia sulla Costa Brava spagnola. Vale la pena ricordare ad es., la già citata campionessa di pattinaggio che si allena sulla pista di ghiaccio, giovane donna con pochi scrupoli morali pronta a sfruttare la propria bellezza per raggiungere gli obiettivi personali, così come una coppia femminile squattrinata ed ai limiti dell’indigenza, formata da una cantante lirica e da una misteriosa amica di poche parole che nasconde nel grembo un coltello da cucina. In definitiva si tratta di un romanzo che certamente non verrà ricordato per i colpi di scena relativi alla vicenda noir, ma che vale la pena di leggere per l’originalità insita tanto nella costruzione narrativa adottata quanto nella rappresentazione degli “attori“ recitanti.

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La pista di ghiaccio 2019-02-18 23:35:59 DanySanny
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DanySanny Opinione inserita da DanySanny    19 Febbraio, 2019
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Di bellezza si muore

Al centro di un dedalo di stanze e corridoi, nel recesso più intimo di un palazzo in abbandono, cangiante e ceruleo, radicato alla nuda roccia di una scogliera, tra le onde dell’oceano e le altezze del cielo, un uomo in quarantena, ostaggio tanto del suo orgoglio, quanto ingenuamente innamorato della silhouette immaginifica di una indomabile pattinatrice, fa costruire una pista di ghiaccio, a spese dello stato che si vanta di rappresentare. Uno spazio di un realismo evanescente, onirico, che scivola lontano dalle atmosfere magiche di Marquez e accarezza i suoi personaggi fino a delinearne, con sfumata eleganza, i contorni. Certo c’è un omicidio, annunciato fin dalle prime righe, una vittima, un colpevole, ma tutto accade molto tardi, ben oltre la metà del libro, perché il giallo e la politica sono solo un pretesto per dare corpo a una struggente riflessione sull’amore e sulla bellezza. Sentimenti difficili, irrazionali, distruttivi che promettono fin da subito risvolti pericolosi, ma passioni brutali, esiziali di una grazia disarmante. Perché tutto Bolano racconta con una eleganza raccolta, con una prosa raffinatissima e delicata, che continuamente trascolora dalla concretezza della carne ai voli dello spirito.

Le voci di tre uomini si intrecciano senza soluzione di continuo, riprendono e riespandono piani temporali proteiformi e sdrucciolevoli, ricostruiscono “la cronaca di una morte annunciata”, disinteressandosi del loro stesso scopo. Quello che davvero conta e palpita è la storia dei sentimenti, delle passioni accese che vivono di una fiamma propria e fatua, tremano e si disperdono, per pura forza d’entropia, come lasciate in balia di un caso capriccioso che non risponde ad alcun principio di ordine. E allora la pista di ghiaccio si fa contrasto cromatico e termico per preservare in perpetuo la bellezza. Come in quella storia del cielo che per vincere l’inferno lo cristallizza nel gelo perenne, senza però riuscire a vincere la forza dirompente di una fiamma che continuamente minaccia la superficie.

Questo libro ha in sé la forza evocativa di un film di Myazaki (e non credo sia un paragone troppo azzardato), la placida, magmatica, densa lentezza di Sostiene Pereira, l’epopea di sudamericani smarriti e vagabondi sotto il cielo spagnolo, significativamente rappresentati sotto le tende di un campeggio, ma anche il malinconico abbandono di Ishiguro. Forse mentre si legge, non si ha davvero la percezione della bellezza del testo, ma una volta chiusa l’ultima pagina il lettore è pervaso da una nostalgia feroce, dal vuoto che prova solo chi, fino a un attimo prima, ha tenuto in mano il segreto di una mattina in un'aria di vetro.

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