Le belve Le belve

Le belve

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Ben e Chon sono amici per la pelle: un genio delle economie di scala e un prodigio di forza fisica e addestramento militare. Diversi, complementari, accomunati dalla stessa filosofia - vivi e lascia vivere - condividono tutto, inclusa Ophelia, la ragazza dei loro sogni. In California hanno creato un piccolo regno coltivando e smerciando un prodotto speciale: la miglior marijuana degli Stati Uniti. Ora, però, la loro remunerativa attività è finita nel mirino dei cartelli messicani. A Ben e Chon non restano che due alternative: incassare i dividendi e ritirarsi in buon ordine o accettare la sfida in campo aperto e prepararsi a una battaglia senza esclusione di colpi.



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Le belve 2013-07-27 13:55:16 Giovannino
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Giovannino Opinione inserita da Giovannino    27 Luglio, 2013
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Meglio il vecchio Don...

Ho letto un po' di recensioni online su questo libro, anche alcune su questo sito, e la domanda che mi viene spontanea è "ma a voi è piaciuto veramente così tanto?". Cioè io Winslow l'ho conosciuto con "Il potere del cane" e poi con "L'inverno di Frankie Machine", e l'ho amato follemente. Poi ho letto "Satori", e c'è stato un calo, ma calcolando che non era proprio il suo genere, e calcolando che si è dovuto adattare ad un altro libro ("Satori" è il prequel di "Shibumi") ci poteva stare. Ma qua no. Questo romanzo a mio avviso è a malapena sufficiente, nulla più. È la storia di due ricchi e giovani ragazzi, Ben e Chon, che fanno un lavoro molto particolare, producono marijuana, la migliore della California. Vengono così notati da Elena, La Reina, boss del traffico di stupefacenti messicano che li vuole far lavorare per lei. Loro rifiutano inizialmente e così Elena per costringerli rapisce Ophelia, detta "O", amica (in senso intimo e promiscuo) dei due. Da qui si sviluppa tutto il romanzo, tra sparatorie, truffe, alleanze e tradimenti, tutto per liberare "O". Se già la storia non sia proprio originalissima, i personaggi e lo stile non aiutano il racconto. I personaggi, quelli che ne "Il potere del cane" e in "Frankie Machine" hanno fatto la differenza (sia per il loro carattere che per come venivano descritti) qui sono stereotipati e già visti. Raul e Adan Barrera nel "Potere del cane". Raul, il braccio, il tipo cinico, spietato, il problem solver. E poi Adan, la mente, colui che gestisce, organizza, decide, freddo e calcolatore. Riportati pari pari qui, Chon è Raul e Ben è Adan. Poi se ci fate un po' caso noterete anche un'altra classica, presenza, la "donna protagonista". Per "donna protagonista" intendo la classica presenza femminile (che ormai diventa monotona) stupenda ma al tempo stesso cinica e spietata presente in ogni romanzo di Winslow. E poi ultimo punto dolente, il cambio di scrittura presente in questo romanzo, simile al successivo Satori, ma completamente distante dai precedenti "Potere del cane" e "Frankie Machine". Qui lo stile è velocissimo, pagine e pagine bianche, capitoli composti da 3/4 frasi o in alcuni casi da una parola sola. Rende così molto l'immediatezza e l'azione del romanzo, ma a mio avviso si perde la bellezza della descrizione delle scene e dei personaggi che avevo reso fantastici i primi due libri. Questo stile, più veloce ed immediato, rende forse meglio in un film ma non molto in un romanzo (non per nulla l'anno scorso Oliver Stone ci ha fatto l'omonimo film). In sostanza se siete fan del Winslow de "Il potere del cane" difficilmente rimarrete contenti da questo libro, io onestamente preferisco il vecchio Don.

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Le belve 2013-05-18 17:56:41 Marta*
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Marta* Opinione inserita da Marta*    18 Mag, 2013
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Fiacco

Devo premettere che non conoscevo il precedente stile narrativo di Winslow. Il libro me lo ha consigliato vivamente il ragazzo della libreria e ne era entusiasta.
L'ho trovato comunque un libro veloce nella lettura, sceneggiato (i capitoli sono brevissimi, a volte sono composti da una parola soltanto!).
Un linguaggio molto sciolto, ricco di parolacce e di dettagliate scene sessuali. Per chi dunque non amasse queste due caratteristiche meglio evitarlo a priori.
Lo stile narrativo nel complesso mi ha convinto, risultando molto simile, a mio avviso, allo stile cinematografico di Quentin Tarantino (stacchi improvvisi e spezzoni di dialogo in forma di sceneggiatura).
Devo però dire che l'inizio é risultato per lunghi tratti francamente noioso ( é una lunga introduzione ai protagonisti principali) arrivata poi a metà del libro è cominciato ad essere un po' più interessante.
Passiamo ora alla storia.
È un racconto molto semplice e a tratti scontato.
Per quanto riguarda i protagonisti, attraverso azioni al presente e flashback del passato, impariamo a conoscere: Ophelia, Ben e Chon.
Ophelia che si fa chiamare semplicemente O, in aperto contrasto la madre Paqu. La sua vita è basata su Ben e Chon e godersi ogni istante della vita che le offrono.
Chon è un ex-soldato che è stato in Afghanistan. E' uno che lascia parlare più i fatti che le parole a cui comunque da il giusto peso.
Ben è invece l'intellettuale del gruppo, la mente, lo psicologo che pensa ad ogni minima cosa che fa, è buddista ed ha compiuto numerosi viaggi umanitari in giro per il mondo.
La passione che lega i tre, oltre a quella sessuale e amorosa, è l'erba.
Chon e Ben sono proprietari "dell'azienda a conduzione familiare" specializzata nella coltivazione idroponica di una qualità pregiata di marjuana.
Tutto sarebbe bello e facile per tutti e tre, che per tenere lontana la polizia pagano il corrotto Dennis ma come ogni cosa bella ci sono i se. Il se sono i messicani e il cartello della Baja.
I messicani vogliono la loro erba e per convincerli spediscono loro un video che punta dritto al cuore la "ditta Ben & Chon".
Non restano che due alternative: incassare i dividendi e ritirarsi o accettare la sfida in campo aperto e prepararsi a una battaglia senza esclusione di colpi, nella quale a essere in gioco non sarà solamente la loro impresa commerciale, ma la loro stessa vita. Sarà un crescendo di violenza e ritorsioni in cui tutti si faranno male. Loro due contro i cartelli messicani.

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Le belve 2012-11-10 09:31:39 Amarilli73
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Amarilli73 Opinione inserita da Amarilli73    10 Novembre, 2012
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Le brutte cose accadono sempre

Con questo romanzo Winslow ha praticamente servito su un vassoio d'argento ad Oliver Stone la sceneggiatura già pronta per un film altrettanto adrenalinico, contorto, visionario e crudele.

Il suo stile è un singhiozzo continuo, un alternarsi di frasi fulminanti (a partire dal Captolo I. formato da una sola parola), di descrizioni dettagliate, di battutacce gelide e di osservazioni tanto acute quanto amare, condito da un linguaggio volutamente greve e sboccato, per creare un racconto molto “pulp” e (fintamente) superficiale.

Laguna Beach: tra surfisti abbronzati, spiagge dorate e ville a picco sull’ocean, i signori della droga dal Messico espandono lentamente il loro impero. Ma a Laguna Beach c’è anche la sede dell’azienda “a conduzione familiare” di Ben & Chon, specializzata nella coltivazione idroponica di una qualità pregiata di marjuana.
I titolari dell’azienda sono due ragazzi under trenta, tipicamente californiani: Ben è la mente, figlio di una coppia ebrea molto progressista, plurilaureato, attento alla coltivazione rigorosamente biologica dell’erba e convinto sostenitore dell’investire i proventi del suo lavoro nel terzo mondo; il socio è Chon, silenzioso, introverso, indifferente agli altri e forse a sé stesso, arruolato nelle forze speciali perché gli piaceva “soffrire”, combattente mercenario in Afganistan.
Da là, oltre agli orrori, Chon ha portato con sé i preziosi semi che Ben ha sapientemente trasformato in un mostro genetico: "Una pianta che quasi quasi poteva alzarsi in piedi, prendere un accendino e fumarsi da sola".

E poi c’è Ophelia, detta O, bionda, viziata, annoiata, miliardaria, con madre che per i suoi quattordici anni le ha regalato un buono prepagato per rifarsi il seno e che è arrivata al sesto marito. O ha come missione esistenziale lo shopping e come ambizione segreta divenire protagonista di un reality. Nel frattempo, ama entrambi i “suoi ragazzi”, perché “Ben è legno caldo. Chon è metallo freddo”, e lei non sa decidersi, per cui tra una fumata e l’altra tutti e tre se ne stanno nello stesso letto a godersi in pace l’esistenza (per spiacevoli inconvenienti in cui è necessario usare la forza, entra in campo il solo Chon).

In quest’oasi dorata, la premiata ditta Ben & Chon deve fare i conti con un cartello di narcotrafficanti guidato da una signora messicana cattivissima suo malgrado.
E in un crescendo beffardo di sangue e pessimismo, tutti si faranno male. Perché in questa storia non ci sono eroi positivi, ma solo vite bruciate, come le canne per cui si è disposti ad uccidere.

Dire che Wilson ti travolge con i suoi personaggi cinici e con la sua violenza spietata è dire poco.
Soprattutto, mi ha sconvolto il suo humour nero, nerissimo, senza speranza. "Le brutte cose accadono sempre, è solo questione di tempo".

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Le belve 2012-08-05 18:21:32 drlollo
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drlollo Opinione inserita da drlollo    05 Agosto, 2012
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RE WINSLOW

sveglia gente: don winslow è un vero maestro.... questo è quello che pensa james ellroy dopo aver letto questo libro. un MAESTRO: sono d'accordo!
in quest'opera potrebbe dirsi che l'autore si sofferma meno sui particolari, dettagliatamente descritti negli altri racconti; potrebbe contestarsi una trama meno articolata ma ritengo che questo libro sia un'altra prova magistrale di winslow.
per darvi un'idea di quanto mi piaccia questo autore sappiate che giunto a metà di un libro vado in libreria ad ordinare il prossimo.
chon e ben ("tranquilli spacciatori") vengono contattati e successivamente ricattati dai potenti narcotrafficanti; quest'ultimi pretendono che venga fornita loro la marjuana secondo determinate regole e se non verranno accontentati verrà tagliata la testa alla migliore amica dei due.
per ottenere i soldi del riscatto chon e ben avranno delle idee folli...

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il potere del cane
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Le belve 2012-04-17 13:33:14 Lady Libro
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Lady Libro Opinione inserita da Lady Libro    17 Aprile, 2012
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Pura e semplice ingenuità

Sapevo cosa avrei trovato leggendo questo libro, ed ero indecisissima se leggerlo o meno.
Ma siccome si dice che tentar non nuoce l'ho fatto, giusto per provare, e poi perchè sul retro della copertina avevo letto che i protagonisti erano, testuali parole, "avvolti da un alone di romanticismo" e amando quasi tutto ciò che è romantico, mi sono fidata.
Sono stata una grandissima ingenua.
Non dico che il libro sia bruttissimissimo, per carità, però sono incappata proprio in un genere che non fa per me per colpa di una frase sulla copertina. Se non è ingenuità questa, come potrei chiamarla, allora? Stupidità? Vabbè, errare humanum est.
In compenso leggendolo ho provato una cosa che non ho mai provato prima: appena leggevo qualche frase, ma anche qualche parola, dimenticavo subito quello che avevo appena letto! Sono stata costretta a riguardare più volte le stesse cose per tentare di capirci qualcosa. Non so perchè mi sia accaduto questo: forse perchè ho trovato la storia terribilmente piena di frasi fatte, luoghi comuni e volgarità gratuita che rendono la lettura veloce ma priva di consistenza (molti capitoli sono costituti addirittura da una sola parola!). Niente contenuti simbolici o significativi che rimangano nella mente, insomma. Probabilmente se ci fossero stati lo avrei apprezzato di più.
E'certamente uno stile intenzionale: secco, duro e crudo che si dovrebbe imprimere nella mente del lettore per la sua semplicità, almeno in teoria.
Riassumo brevemente il contenuto de "Le belve": parolacce e sparatorie. Basta. E dove sarebbe il cosiddetto "alone di romanticismo" della copertina che mi ha tratto in inganno convincendomi a leggerlo? Qualcuno me lo dice?
Per non parlare dei personaggi: o sono tutti brutti e cattivi, oppure anonime macchiette senz'anima, o persone con in testa solo l'erba e il sesso. Vie di mezzo no, eh, caro Winslow? Mettici pure tutte le sparatorie e le volgarità che vuoi, mi vanno benissimo, ma almeno dà uno straccio di anima ai personaggi che hai creato! Non sperare che io legga ancora qualche tuo libro! Con te ho chiuso.
Tuttavia ricorderò questo libro per il fatto che mi ha insegnato a diffidare dalle apparenze.
Almeno qualcosina mi ha lasciato.

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Le belve 2011-12-12 23:23:00 Fonta
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Fonta Opinione inserita da Fonta    13 Dicembre, 2011
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Winslow non delude!!!

Ben e Chon sono due amici dalla nascita, molto differenti tra loro ma legati da due passioni: la droga leggera ed Ophelia.

Ben è un giovane genietto che, ha trovato l'alchimia perfetta per coltivare marihuana migliore al mondo.
Pacifista dalla nascita investe i suoi ricavati "illeciti" in opere umanitarie nel terzo mondo delle quale se ne occupa spesso e volentieri di persona e sulposto.

Chon èun ex militare, abituato all'azione. Azione che vorrebbe si trasferisse anche nel commericio di erba illegale.

Ophelia (detta O) è una ragazza estroversa, figlia di una donna volubile. Non ha sani principi, attratta da shopping, cibo e tv, ma soprattutto da Ben e Chon, che lei sente e ama (anche) contemporaneamente.

Elena la Reina è appunto "la regina" del cartello di narcotraffico di Baja. Per avere il controllo ed i ricavi dell'erba di Chon e Ben,fa rapire Ophelia e ricatta i due, minacciandoli di far tagliare O con una motosega.

Questi sono i personaggi principali del nuovo lavoro di Winslow.
Un romanzo che personalmente (a differenza della recensione precedente) ho trovato emozionante e ben scritto. Lo stile non lo definirei "cool" ma,"tipinco di Winslow", molto scorrevole ed entusiasmante:l'auore vuole entrare in empatia con il lettore, anche improvvisandone mini dialoghi di spiegazione.
I capitoli brevissimi fanno scivolare questo romanzo velocemente ed in maniera molto coinvolgente.
I personaggi sono, come dallo stile di Winslow, paradossali ma che catturano! Io lo definisco una sorta di Tarantino della letteratura!!!

Il finale poi non l'ho trovato così scontato: sarò ingenuo io, ma spero di non essere il solo, quindi invito in tanti a leggere quaesto libro!

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Gli altri romanzi dell'autore. In particolare "Il potere del cane" e "Satori"
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Le belve 2011-12-05 08:54:26 rivendell
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rivendell Opinione inserita da rivendell    05 Dicembre, 2011
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Una vera...delusione!

Chon è un ex militare delle forze speciali, è stato in Iraq e Afghanistan e gli va un po' stretta la California del sud senza Talebani da ammazzare.
Ben è un vero esperto nella produzione di marijuana di alta qualità, nel gestire clienti e fornitori e questo fa guadagnare a lui e Chon migliaia di dollari.
Ben, ogni tanto, sparisce in qualche paese del terzo mondo dove porta aiuti alle popolazioni bisognose.
Ophelia, detta O, passa il tempo con loro due, va a letto con entrambi (anche nello stesso momento) e fa shopping nei centri commerciali.
Un cartello della droga messicano prende di mira il loro commercio di droga e li minaccia.
Loro fanno i duri ma Ophelia viene rapita e tenuta in ostaggio.
A quel punto collaborano ma cominciano a fregarli in un altro modo.
Alla fine c'è una resa dei conti modello sfida all OK Corral e qualcuno si fa molto male.
Questa è la trama, molto banale, del nuovo romanzo di Winslow, non ci sono colpi di scena, tutto si svolge come te l'aspetti, anche il finale.
Lo stile è molto particolare, capitoli brevi se non brevissimi (quattro righe!), si fa leggere in poco tempo e alla fine ti resta l'amaro in bocca.
Sono pronto a scommetere che qualcuno troverà questo stile molto "cool"...io no!
Oliver Stone ne ricaverà un film, non farà fatica a scrivere la sceneggiatura perchè il romanzo stesso, praticamente, è quasi tale.
Sicuramente sarà un buon film d'azione...ma niente di più!
Soldi e tempo spesi male.

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