Yssa il buono Yssa il buono

Yssa il buono

Letteratura straniera

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Chi è lo sconosciuto avvolto in un cappotto nero, in cui Melik, immigrato turco di seconda generazione nato ad Amburgo, continua a imbattersi? Dopo l'11 settembre la vita del giovane, devoto musulmano e promessa della boxe, è diventata più difficile e lui farebbe di tutto pur di non cacciarsi nei guai. Ma sua madre Leyla, che considera un dovere prestare aiuto a un compagno di fede, decide di dare ospitalità allo straniero. A poco a poco lo strano ragazzo, che dice di chiamarsi Yssa Karpov, rivela di essere un profugo ceceno fuggito da un carcere russo e di essere entrato in Germania clandestinamente per studiare medicina grazie anche all'aiuto di Tommy Brue. Peccato che Brue, proprietario della banca che porta il suo nome, sia all'oscuro di tutto. Il ceceno, però, conosce una misteriosa parola d'ordine capace di suscitare l'interesse del banchiere: "lipizzano". Era la parola in codice con cui suo padre indicava ingenti e loschi capitali travasati dall'Unione Sovietica nelle casse della sua banca. Ma l'enigmatico Yssa sembra nascondere anche qualcos'altro: a lui, infatti, sono interessati i servizi segreti inglesi e tedeschi, mentre gli americani osservano attentamente.

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Yssa il buono 2014-08-03 10:15:33 Markk
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Markk Opinione inserita da Markk    03 Agosto, 2014
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Un grande vecchio

John le Carré, insieme a Frederick Forsyth e Len Deighton, costituisce la mia personalissima Triade dello Spionaggio. 1931, 1938 e 1929 sono le date di nascita di questi tre maestri, il che mi fa pensare che il decennio '29-'38 rappresenti l'età dell'oro per questo genere letterario e che scrivere spy-stories giovi molto alla salute.
"Yssa il buono" non è né il miglior libro di spionaggio che abbia mai letto né il migliore di le Carré, tuttavia resta un gran bel romanzo che vale la pena conoscere.
Deighton si è ritirato, Forsyth scrive ancora ( e quanto bene scriva ancora lo si può dedurre dalla mia recensione de "La lista nera" ) e le Carré fa lo stesso: nelle sue pagine ritrovo quello stile, nato negli anni '60, che non ha mai smesso di essere attuale e continua a contraddistinguerlo e farcelo identificare come uno dei maestri del genere.
Personalmente preferisco Forsyth ma le Carré va assolutamente letto: rispetto al primo meno d'azione e forse più incline all'introspezione ( mai come Deighton, però ), incarna a sua volta quello 'spionaggio classico' che è riuscito ad attraversare indenne la terribile prova ( per gli scrittori di questo genere ) rappresentata dalla caduta del Muro di Berlino: non oso immaginare che tripudio di capolavori sarebbero potuti essere questi ultimi 25 anni con la Cortina di Ferro ancora in piedi ma per tanta gente di quei Paesi è indubbiamente stato meglio così.
Eppure le Carré è riuscito, come Forsyth del resto, a continuare a scrivere opere di qualità abbracciando la nuova tematica del terrorismo islamico, un po' come se la Kodak fosse tuttora leader nel settore dei materiali per fotografia o la Mivar in quello delle televisioni a LED: queste aziende, come ben sappiamo, non sono riuscite a stare al passo coi tempi mentre i due artisti britannici sì.
"Yssa il buono" è una storia abbastanza verosimile da poter essere vera, pertanto del tutto credibile, a cui manca solo un colpo d'ala finale, il colpo di scena che non ci si aspetta, per essere un capolavoro: ho passato le ultime 100 pagine fantasticando su cosa potesse nascondere un certo personaggio, su cosa potesse essere di diverso a rispetto a quello che era stato fino a quel punto, ma questa trasformazione non c'è stata, e un po' mi ha sorpreso, perché sarebbe stata la ciliegina sulla torta. Però c'era già così tanta sostanza nel libro che una bella tripletta di 4 gliela posso assegnare lo stesso. Non ci sono banalità bensì un'attenta descrizione dell'immigrazione, passata e attuale, diretta verso la Germania, del mondo islamico, dei servizi segreti europei ed americani e degli animi dei personaggi, il tutto realizzato con partecipazione e non asetticamente, solo per confezionare un libro destinato a diventare un bestseller. Ne è una prova il giudizio sostanzialmente negativo sull'atteggiamento degli agenti statunitensi: John è sempre vigile e non scrive giusto per guadagnare ma anche per provare a dire la sua. E tutto questo a 83 anni: giù il cappello!

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i capolavori dello spionaggio scritti dai maestri del genere ( Forsyth, Deighton, lo stesso le Carré )
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