Il colpo di grazia Il colpo di grazia

Il colpo di grazia

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Il colpo di grazia evoca un episodio di guerra civile avvenuto in Curlandia all'epoca dei putsch tedeschi contro il regime bolscevico, intorno al 1919-21. Romanzo di sconcertante ambiguità, Il colpo di grazia chiama il lettore a collaborare per sottrarre gli avvenimenti narrati da Eric von Lhomond a una deformazione che s'inscrive interamente nei rapporti complicati dell'amore e dell'odio. Eric è un aristocratico che patisce la sconfitta della Germania come il crollo del mondo materiale e ideologico in cui si è formato: non gli resta che difendere il castello in cui vive con un amico, Conrad de Reval, e la sorella di questi, Sophie. Il dramma che si svolge fra i tre personaggi, e che si concluderà con un evento tragico dovuto alla ferocia delle guerre partigiane, ricalca l'aneddoto della donna che si offre e dell'uomo che si nega per attaccamento all'amico.



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Il colpo di grazia 2020-12-06 09:21:43 Belmi
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Belmi Opinione inserita da Belmi    06 Dicembre, 2020
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È lo stile il valore aggiunto

“Il colpo di grazia” è un breve romanzo in cui il protagonista e narratore Eric von Lhomond ricorda un avvenimento avvenuto molti anni prima. Dobbiamo tornare indietro alla guerra civile in Curlandia quando i tedeschi combattevano contro il regime bolscevico.
I tedeschi sono in difficoltà ed Eric si ritrova con i suoi compagni al castello, un tempo residenza dell'amico Corrado e della sorella Sofia, ora adattato a base operativa.

Saranno proprio questi due gli altri protagonisti:

“Corrado si sarebbe volentieri attaccato alle loro gonne variopinte se io non avessi ostentato disprezzo per simili infatuazioni; ed egli era una di quelle creature scrupolose e delicate che il disprezzo colpisce sul vivo, e che dubitano delle loro più care predilezioni non appena vengano poste in ridicolo da un'amante o da un amico.”

“La durezza di Sofia si scioglieva di tanto in tanto senza toglierle niente della sua grazia stralunata e selvaggia, come quei paesi che conservano un'asprezza invernale anche al volgere della primavera.”

In questo castello si svolgeranno tutte quelle dinamiche che porteranno al colpo di grazia. Sarà difficile non rimanere toccati dalle parole e dai fatti, la guerra è dura ma spesso la guerra è anche dentro di noi. Ognuno combatte la propria e spesso non riesce ad uscirne vincitore.

Il vero “potere” di questo romanzo è lo stile della Yourcenar, per me una delle migliori scrittrici di sempre. Il suo stile è un insieme di poesia, grazia ed eleganza che non ha paragoni.

“Si dice che il destino sia maestro nello stringere il cappio intorno al collo del paziente; che io sappia, è maestro soprattutto nello spezzare le fila. Alla lunga, lo si voglia o no, ci trae d'impaccio sbarazzandoci di tutto.”

Buona lettura!!!

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Il colpo di grazia 2018-08-25 20:32:19 Flavia Buldrini
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Flavia Buldrini Opinione inserita da Flavia Buldrini    25 Agosto, 2018
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Il sacrificio estremo

Questo romanzo di Yourcenar, che non smentisce il suo genio narrativo capace di incantare e di incatenare il lettore all’avvincente suggestione letteraria, s’intesse intorno a tre personaggi dalla singolare personalità, uniti dalla fondamentale ambiguità dei loro rapporti. La vicenda, ambientata durante la guerra civile in Curlandia, all’epoca dei putsch tedeschi contro il regime bolscevico, intorno al 1919-21, è reale, testimoniata all’autrice da un intimo amico del protagonista maschile che è anche la voce narrante, Eric von Lhomond. Il suo punto di vista, per lo più cinico e disincantato, rimanda di riflesso le posizioni del suo caro amico Conrad de Reval, che come “un bambino” sembra non accorgersi di nulla e di sua sorella Sophie, all’interno del loro castello, in cui vive anche la devota zia Prascovia, trasformato in presidio militare. La guerra ha sconvolto le dinamiche interiori e sociali e questo nucleo affettivo, una sorta di triangolo amoroso, sembra l’unica fortezza, quale baluardo dell’infanzia, intorno ad un mondo in progressiva disgregazione, fra i disagi, i lutti, i pericoli e le ristrettezze del conflitto bellico. Sophie, così, vede nell’amico storico di suo fratello proprio un nostalgico miraggio della stagione felice dell’innocenza, brutalmente profanata dalla violenza di un sergente, in quell’abitazione trasformatasi in caserma, popolata da ‘bruti’ che in altri tempi sarebbero stati galanti pretendenti al ballo. Ella si innamora perdutamente di Eric, con una dedizione assoluta, soffrendo molto, tuttavia, di non essere ricambiata da un uomo prigioniero del suo attaccamento al fratello di lei e di un sostanziale disprezzo per le donne. L’‘eroina’, come la denomina lui stesso, è fedele a se stessa attraverso questa passione fino in fondo: se lo tradisce è soltanto per richiamare la sua attenzione e se, alla fine, disgustata, lascerà il castello per militare nelle file dei bolscevici, per aderire ad una sua personale fede ideologica in contrasto con i suoi due uomini più importanti della vita, sarà per disperazione del suo amore non ricambiato. Il destino vorrà che il suo sacrificio si compia fino all’estremo: una volta abbandonata la fortezza dai tre e smantellato ogni avamposto di quel ‘piccolo mondo antico’, dopo la morte di Conrad durante un assedio, Eric ritroverà Sophie tra i prigionieri nemici e non esiterà egli stesso, per volontà della donna stessa, a darle “il colpo di grazia”, appunto. È un episodio particolare in cui la realtà sembra superare la fantasia: forse nessun romanziere avrebbe inventato un simile epilogo; eppure la storia sconcertante, descritta da Marguerite Yourcenar con notevole finezza psicologica e talento affabulatorio, solleva dall’oblio un intrigo di passioni, velleità, ambizioni, meschinità, perversità che da un lato innalzano la statura della protagonista e dall’altro gettano luce sul degrado morale suscitato dalla guerra e sull’insondabile “guazzabuglio del cuore umano.”



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Il colpo di grazia 2016-10-03 16:21:52 68
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68 Opinione inserita da 68    03 Ottobre, 2016
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Fredda razionalità o amore incondizionato?

Il lascito di " Il Colpo di grazia", breve romanzo scritto nel 1938 che narra un fatto di cronaca raccontato all' autrice da un amico di quello che sarà la voce narrante del racconto, è un senso di sgomento e di pienezza emotiva, lo sradicamento di ogni certezza e la consapevolezza di un dono prezioso, di stile, di contenuto, di vita, di sentimenti e di tanto altro, una tragedia dell' esistere dipinta con maestria e magnificenza.
" Il mio viso portava una maschera ed il suo era nudo." È il sunto dell' opera, laddove la voce narrante, Eric von Lhomond, aristocratico tedesco di origine francese, ricorda e costruisce una trama imbevuta di tempo e memoria, di se stesso e del proprio vissuto, per quanto la soggettività abbia modificato e condizionato gli eventi.
È il racconto ( avvenuto parecchi anni prima ) di un momento particolare della giovinezza, di un ménage a trois che diviene passione amorosa duale non corrisposta, ambientata in un castello a Kratowice sullo sfondo della guerra civile ( avvenuta in Curlandia nel 1919 contro le forze bolsceviche ) che condiziona vivere, attese, sogni e speranze.
Sofia e' una giovane donna innamorata ( di Eric ) con "... un' aria di adolescenza ferita, una grazia stralunata e selvaggia su una base di durezza... " e quella passione infelice si trasforma in ossessione, sconfitta, rabbia, dolore, riscatto, ricatto, presenza costante perché lei vive " l' orrenda solitudine di una creatura che ama. "
Corrado è il fratello di Sofia, " una di quelle nature impostate dai sogni ", dotato di talento letterario, amico fraterno di Eric e suo compagno di guerra, e tutto in lui ispira una confidenza assoluta, perché " l' amicizia è certezza, rispetto ed accettazione totale, ed è questo che la differenzia dall'amore."
Ma " l' esistenza è fatta di compromessi e di oblio " così come " c'è poca distanza tra l' innocenza totale e l' abbrutimento completo ".
Il racconto di Eric, e l' esposizione dei fatti, ci immerge nella sua razionalità nefasta, in quello stato di belligeranza che antepone la ragione al sentimento, la fredda capacità decisionale alle pulsioni di vicinanza, all' incapacità di amare, ma anche la consapevolezza di essersi addentrato in un viaggio infernale, in una dualità tra un ideale d' amore ( quello di Sofia ) ed un possibile romanticismo immediatamente sopito ( il proprio ).
Percorriamo un giuoco di specchi, un viaggio psicologico e sentimentale del profondo, ed i due protagonisti, perche' Corrado sarà piuttosto defilato, sono le maschere di un mondo, maschile e femminile, antitetico e complementare, cinico e sognatore, e di un rapporto che si nutre della propria sofferenza, anche passata e che da un lato avrà modo di maturare attraverso l' esperienza, dall' altro non potrà farlo per mancanza di tempo.
Ma chi è realmente Eric, un individuo cinico e misogino, un freddo calcolatore, un equilibrista della vita, o in fondo un aspirante romantico, un sognatore?
Non è affetto da quella apparente noncuranza che vorrebbe mostrare, ne' si mantiene a latere, se non per il proprio ruolo operativo, ha una affezione incondizionata per Sofia,( che definisce fraterna ) i due sono complementari, vicini pur nella diversità ideologica, politica, con un legame sentimentale, diversamente gelosi, affranti dalla propria unicità.
Sofia " odia tutto quello che lui rappresenta, salvo lui stesso ". In lei rimane e ritorna un passato sofferto, un' innocenza violata ( non dimentichiamoci della guerra con le proprie bestialità) che rimuoverà grazie all' idea dell' amore. Ma " la tenerezza umana ha bisogno di una cintura di solitudine e di un minimo di calma. "
Durante la lettura scorrono e si rincorrono visioni oniriche, sentimentalismi, amore e odio, perché " ogni perdita diviene conquista". Lo sfondo storico, pur così importante, è volutamente accantonato, la centralità della storia risiede altrove.
La scrittura è splendida, tormentata, palpitante, ogni espressione nasconde un mondo, apre una traccia, e la figura di Sofia è un gioiello descrittivo di un universo femminile che " non riesce a vivere nella solitudine ed immancabilmente la saccheggia ", che antepone l' oggetto del proprio amore al senso del vivere e che da' tutto di se' per un ideale agognato.
Alla fine non ci sarà, se non oggettivamente, un vincitore ed un vinto ( come nella guerra ), resterà un vuoto insondabile ed un senso di pienezza emotiva, quella precisa richiesta diverrà la propria condanna, l' amore si farà eterno rimorso, la vittima si trasformerà in carnefice, le figure ed i sentimenti si confonderanno nell' ambiguità di un destino segnato, odio ed amore si uniranno in un ineffabile senso di sconfitta e nello scorrere misterioso della esistenza.

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Il colpo di grazia 2015-09-03 11:44:02 enricocaramuscio
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enricocaramuscio Opinione inserita da enricocaramuscio    03 Settembre, 2015
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Un fuoco male spento

Nel bar della stazione di Pisa, in attesa del treno che lo riporterà in Germania, il bel quarantenne Eric von Lhomond lotta contro il sonno a colpi di storielle e di ricordi. La memoria torna indietro di quindici anni e si inoltra faticosamente tra gli intricati episodi della lotta antibolscevica in Livonia e Curlandia, “quell’angolo di guerra civile che ora divampava all’improvviso, ora si trascinava e si complicava a tradimento, simile a un fuoco male spento o a una malattia della pelle.” Il protagonista si ritrova in quest’angolo sperduto d’Europa, nel castello di Kratowice, a fronteggiare l’Armata Rossa fianco a fianco con il compagno e fraterno amico Corrado e a difendersi dagli attacchi della sorella di quest’ultimo, Sofia, innamorata di lui. La ragazza, il cui animo è segnato da un crudele episodio di violenza carnale, esterna esplicitamente i suoi sentimenti per Eric ma si vede continuamente respinta, maltrattata, oltraggiata. Ad ogni rifiuto, ad ogni dimostrazione di avversione da parte dell’amato, Sofia sprofonda un gradino più in basso fino a passare dalla totale innocenza all’abbruttimento completo, trasformandosi in maniera quasi teatrale a colpi di rimmel, di zigomi rossi e sporgenti, di calze di seta, di danze selvagge al suono di un grammofono stridente, di rischiose passeggiate nella zona del fuoco e di amanti occasionali. I suoi tentativi di sedurre Eric hanno però nei confronti dell’amato l’effetto contrario, degradandola ai suoi occhi e ponendola al più infimo livello di bassezza sensuale. “Perché le donne vanno sempre ad invaghirsi degli uomini che non sono loro destinati, costringendoli così a scegliere fra lo snaturarsi e il detestarle?” L’epilogo sarà tragico e la donna saprà trovare una maniera crudele, struggente e definitiva per attuare la sua vendetta sul protagonista. Marguerite Yourcenar entra nella mente di un personaggio antipatico, cinico e disincantato che, in questa sorta di confessione, sembra riconoscere il suo vuoto affettivo interiore, la sua paralisi sentimentale che non permette al suo cuore di provare altro legame che non sia l’amicizia o il senso del dovere. Un’incapacità di amare che, per sua stessa ammissione, non gli permettere di cogliere le belle occasioni che la vita gli offre. L’autrice propone un’analisi cruda ma profonda del rapporto tra uomo e donna, aiutata dalla narrazione in prima persona e stimolata da una prosa di prim’ordine e dal vivace incedere della narrazione. Il rapporto tra Eric e Corrado è magistralmente tenuto in bilico tra un dichiarato legame di amicizia fraterna e qualcosa che potrebbe avvicinarsi ad una vera e propria relazione omosessuale che si legge tra le righe, che aleggia nell’aria, che viene volontariamente lasciata alla discrezione e alla sensibilità del lettore. La parte storica è appena accennata e lascia trasparire una visione politica antibolscevica, restando comunque poco invadente e lasciando spazio ad una vicenda privata fredda, spietata, dissacrante ma capace comunque di generare nel cuore del lettore un tumulto di emozioni e di ammaliarlo con il suo alto valore letterario.

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Il colpo di grazia 2015-08-28 03:53:31 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    28 Agosto, 2015
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Occasioni che l’istinto rifiuta

Marguerite Yourcenar scrisse “Il colpo di grazia” (1938) attingendo a un fatto reale che accadde in Curlandia (l’attuale Lettonia) nel 1919, durante la guerra civile, e le fu raccontato.

Il soldato Eric von Lhomond (“I miei errori nel corso di questa ritirata in miniatura mi vennero utili qualche mese dopo durante le operazioni sul confine polacco”) vive a Kratowice con l’amato Corrado (“Nelle campagne la gente ci prendeva per fratelli, ciò che sistemava tutto agli occhi di chi non ha il senso delle amicizie ardenti”), Sofia, sorella di quest’ultimo (“con i sospiri annoiati di un’eroina ibseniana disgustata di tutto”) e la stramba zia Prascovia.
Sofia, che ha conosciuto prematuramente gli orrori della guerra (“Sofia era stata violentata da un sergente lituano…”), è innamorata del protagonista-narratore. Tuttavia Eric non solo non la corrisponde, ma addirittura si rapporta a lei in modo cinico. Le cause del rifiuto sembrano sia caratteriali (“La delizia si trasformò in orrore, scatenando in me il ricordo di quella stella di mare che un tempo mia madre mi aveva messo a forza nella mano, sulla spiaggia di Schevingen, provocando in tal modo in me, fra lo sbigottimento dei bagnanti, una crisi di convulsioni”), sia strutturali (“Ci sono anche delle occasioni a cui, a nostro dispetto, l’istinto si rifiuta”).
Eric sottopone Sofia a una serie di crudeltà, che rischiano di renderlo odioso agli occhi del lettore: la provoca (“Ebbi la brutalità di dire a Sofia che se avessi avuto bisogno di una donna lei era proprio l’ultima che sarei andato a cercare”), la induce a buttarsi tra le braccia di Volkmar salvo colpirla (“Io la presi per un braccio e la schiaffeggiai”), la oltraggia (“Le ragazze da marciapiede non devono assumersi la difesa della morale pubblica”). Le provocazioni prevalgono sempre sull’affetto, che trapela sporadicamente, come in occasione di un bombardamento (“Ora che lei è morta e che io ho cessato di credere ai miracoli, sono riconoscente a me stesso di aver baciato almeno una volta quella bocca e quei capelli ispidi”).
Ottenuto l’ennesimo rifiuto da Eric, Sofia reagisce in malo modo (“Mi sputò in faccia”), fugge e si unisce al nemico. Si vendicherà in modo estremo, in un finale spettacolare e degno della miglior tragedia greca (“Ho capito in seguito che voleva soltanto vendicarsi e lasciarmi un’eredità di rimorsi”).

Abilissima nel ritrarre la schietta personalità femminile di Sofia e quella più lambiccata di Eric (“Mi pare oggi che la sciagura abbia aggiustato tutto nel migliore dei modi”), analitica nell’addentrarsi nelle complessità di un rapporto triangolare (“Comunque non avrei creduto che tu potessi mescolare Corrado a tutto ciò”) e ambiguo (“Fui colpito dall’identità di quel grido… Fratello e sorella erano ugualmente puri, intolleranti e irriducibili”), in quest’opera Marguerite Yourcenar percorre le anse della crudeltà umana che gli individui e la storia declinano al ritmo perverso della guerra (“La nostra vita cauterizzata senza tregua dalla guerra”).

Bruno Elpis

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