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La ferrovia sotterranea La ferrovia sotterranea

La ferrovia sotterranea

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Nella Georgia della prima metà dell’Ottocento, la giovane schiava nera Cora decide di tentare la fuga dalla piantagione di cotone in cui vive in condizioni disumane, e insieme all’amico Caesar comincia un arduo viaggio verso il Nord e la libertà. Servendosi di una misteriosa ferrovia sotterranea, Cora fa tappa in vari stati del Sud dove la persecuzione dei neri prende forme diverse e altrettanto raccapriccianti. Aiutata da improbabili alleati e inseguita da uno spietato cacciatore di taglie, riuscirà a guadagnarsi la salvezza? Grazie alla brillante invenzione fantastica di una «ferrovia sotterranea», Colson Whitehead dà forma concreta all’e­spressione con cui si indica, nella storia degli Stati Uniti, la rete clandestina di abolizionisti che aiutavano gli schiavi nella loro fuga. Con questo romanzo offre una testimonianza scioccante – e politicamente consapevole – dell’eterna brutalità del razzismo, e al tempo stesso dà vita a un’appassionante storia d’avventura che per ritmo e colpi di scena ricorda i western pulp di Quentin Tarantino, e che ha al centro una moderna e tenacissima eroina femminile. Unica opera degli ultimi vent’anni a vincere sia il National Book Award che il Premio Pulitzer, La ferrovia sotterranea è già destinata a diventare un classico.



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La ferrovia sotterranea 2022-08-01 12:16:42 saby
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saby Opinione inserita da saby    01 Agosto, 2022
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Railway for Freedom

“Tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità.” Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America 4 luglio 1776

Per più di un secolo nel profondo sud degli Stati Uniti la parola libertà era soltanto un’utopia, Flotte di navi “negriere” dall’Africa in America cancellavano ogni diritto e libertà individuale, la dignità di un uomo era merce di scambio. Martirizzare un popolo strappandolo dalle sue radici per essere utilizzato come servitori domestici o raccoglitori nelle piantagioni di cotone, era lo scopo dei cosiddetti mercanti di schiavi. Nelle piantagioni i soprusi, le punizioni strazianti erano all’ordine del giorno, alcune volte era il fisico a cedere altre era la mente, molti impazzirono per le violenze subite. Tentare la fuga equivaleva ad una morte lunga e dolorosa. Nessun diritto era concesso neanche imparare a leggere “Il padrone diceva che l'unica cosa più pericolosa di un negro con la pistola è un negro con un libro in mano.” Per troppo tempo il dolore dell’anima ha accompagnato il lavoro nei campi, tramutato in canti di ribellione delle comunità di schiavi, è da qui che è nato il Blues.

In questo romanzo pubblicato 2016, vincitore del Premio Pulitzer e del National Book Award, Colson Whitehead attraverso la storia di Cora, giovane schiava nera, che tenta il riscatto per la libertà, una fuga verso il nord degli Stati Uniti attraverso una misteriosa ferrovia sotterranea, fa emergere vicende e atti disumani che vi si consumarono nelle proprietà di bianchi convinti sostenitori di una teoria che prende origine da un passaggio del libro della genesi: Quando Noè si fu risvegliato dall'ebbrezza, seppe quanto gli aveva fatto il figlio minore; allora disse: "Sia maledetto Canaan! Schiavo degli schiavi sarà per i suoi fratelli!". E aggiunse: "Benedetto il Signore, Dio di Sem, Canaan sia suo schiavo! Dio dilati Iafet ed egli dimori nelle tende di Sem, Canaan sia suo schiavo!". Molti crederono che fosse il destino dell’uomo bianco, sottomettere le razze inferiori o sterminarle in nome di Dio. In quegli anni gli stati del sud erano il peggior posto sulla terra.
Trovo questa storia interessante nella sua brutalità, peccato che non si sia creata quell’empatia che avrebbe dovuto esserci con una storia del genere. Il racconto a mio avviso resta in superfici non entra nel profondo. Leggendo il romanzo ho provato vergogna, frustrazione e sbigottimento, indignazione, ho avvertito la rabbia della protagonista ma non il suo dolore, non mi sono arrivate le sue emozioni, quello che provava, forse una scelta dell’autore stesso non far emergere la parte più recondita di Cora, molti come lei non conoscevano nient’altro che la schiavitù, la frusta le catene, l’unico sentimento era il dolore, la rassegnazione che quello fosse il loro destino, essere proprietà di qualcuno. Resta comunque un romanzo da leggere almeno una volta nella vita. Non potremmo mai comprendere quanta sofferenza si è consumata in quei campi, la costrizione mentale e fisica di un individuo che comporta un annientamento della personalità e della libertà decisionale, ma possiamo venirne a conoscenza attraverso alcune parole di questa canzone.

Oh freedom, oh freedom over me!
And before I’ll be a slave
I’ll be buried in my grave
and go home to my Lord and be free!

Oh Freedom! - The Golden Gospel Singers

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La ferrovia sotterranea 2019-01-03 15:42:55 Chiara77
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Chiara77 Opinione inserita da Chiara77    03 Gennaio, 2019
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La schiavitù dei moderni

« Che razza di mondo è, pensò Cora, quello in cui una prigionia perenne è il tuo unico rifugio? Era libera dalla schiavitù o ancora sotto il suo giogo: come descrivere la situazione di una fuggiasca? La libertà era qualcosa che cambiava forma mentre la si guardava, così come un bosco è fitto di alberi visto da vicino ma dall'esterno, da un campo aperto, se ne vedono i veri limiti. Essere liberi non aveva nulla a che fare con le catene o con la quantità di spazio a disposizione. »

Il romanzo di Colson Whitehead “La ferrovia sotterranea”, è una finestra aperta su uno dei drammi più violenti e disturbanti della storia: la schiavitù.
Forse in quanto europea ed italiana non ho mai riflettuto veramente a fondo su questa pagina, magari l'ho fatto per la schiavitù dell'età antica, che rimane però molto lontana dal nostro tempo. Negli Stati Uniti invece la schiavitù che ha coinvolto i neri rimane una piaga aperta e sanguinante ed è un argomento da cui non si può prescindere per capire il razzismo e la discriminazione che riguarda tuttora una parte della società americana.
“La ferrovia sotterranea” permette al lettore di immergersi in questa tremenda realtà e rimanerne abbastanza scioccati. Si tratta di una narrazione dal ritmo serrato, molto coinvolgente e allo stesso tempo soffocante, opprimente.
Cora è una giovane schiava di una piantagione della Georgia. Vive quotidianamente gli abusi e le atrocità che caratterizzano la vita di ogni schiavo. Un giorno, grazie alla proposta di un amico, Caesar, decide di tentare la fuga. Quasi nessuno è mai riuscito nell'impresa, ma alcuni anni prima ce l'aveva fatta proprio la madre di Cora, Mabel. La ragazza infatti non le ha mai perdonato di averla abbandonata in quel modo. Caesar racconta a Cora una strana storia: esiste una ferrovia sotterranea con treni dal passaggio irregolare ma costante, che li porterà lontano dalla Georgia, verso la libertà. In realtà negli Stati Uniti dell'Ottocento “la ferrovia sotterranea” era costituita dalla rete di relazioni e favori attraverso i quali gli abolizionisti aiutavano i neri a fuggire. Non era una reale ferrovia con treni e binari. Colson Whitehead ha avuto l'idea, sicuramente brillante, di immaginare invece che si trattasse di una ferrovia concreta che, lungo misteriosi binari sotterranei, conducesse gli schiavi fuggitivi nei vari Stati americani, e di costruirci intorno un originale romanzo.
Non stupisce che quest'opera abbia vinto il Pulitzer e il National Book Award nel 2017: racconta una pagina della storia americana senza censure, in modo avvincente ed appassionante.
L'unica nota un pochino dissonante che ho avvertito in questo romanzo, che mi ha convinta quasi del tutto, è stato il velo di distacco e freddezza con cui la vicenda viene raccontata. L'autore si è concentrato un po' troppo sulla trama e sul contenuto e ha un pochino mancato, secondo il mio modesto parere, l'obiettivo di farci entrare completamente in empatia con la protagonista.
Nel complesso, una lettura abbastanza angosciante in grado di farci riflettere.

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La ferrovia sotterranea 2018-02-07 08:52:06 Belmi
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Belmi Opinione inserita da Belmi    07 Febbraio, 2018
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Pulitzer? Si e no…

“Dalla notte in cui era stata rapita, era stata oggetto di continue valutazioni e perizie, svegliandosi ogni giorno sul piatto di una nuova bilancia. Se sai qual è il tuo valore, sai qual è il tuo posto nel sistema. Sfuggire ai confini della piantagione era come sfuggire ai principi basilari della tua esistenza: impossibile”.

“La ferrovia sotterranea” è il libro vincitore dell’ambito premio Pulitzer e del National Book Award; Colson Whitehead, autore di questo romanzo, era già stato finalista al Pulizter nel 2012 con un altro libro.

La copertina e il titolo già introducono i lettori al tema, siamo in America, durante l’Ottocento quando il colore della pelle voleva dire tutto:

“Se il destino dei negri fosse stato di essere liberi, non sarebbero in catene. Se il destino dei pellerossa fosse stato di conservare le loro terre, le possiederebbero ancora. Se i bianchi non fossero stati destinati a conquistare questo nuovo mondo, ora non ne sarebbero i padroni”.

Siamo in Georgia, uno degli stati in cui gli schiavi subivano le peggiori atrocità e dove interminabili campi di cotone li aspettavano ogni giorno. Un nero doveva solo lavorare e sottostare a ogni capriccio del padrone, ma fra loro, due tentarono la fuga, Caesar e Cora, ad aspettarli c’era la ferrovia sotterranea e tutta la sua storia.

Whitehead racconta la vita dei neri durante la schiavitù e con l’”aiuto” della sua protagonista narra le vicende di una fuggiasca che si ritrova in più stati, alcuni più tolleranti, altri meno. Il destino di Cora è quello che anche molti altri si sono trovati ad affrontare, dove trovare un aiuto disinteressato e una sorsata di libertà sembravano cose impensabili.

L’autore si è meritato il Pulitzer? Dal punto di vista del tema trattato sicuramente, sono altri i punti che secondo me non vanno. Quello che subito risalta è lo stile dell’autore, uno stile che secondo il mio parere manca di qualità, qui un autore ad esempio a livello di Coetzee avrebbe fatto la differenza. L’altro elemento che non mi ha particolarmente convinto è come l’argomento è stato trattato; vengono presentate situazioni davvero forti con esempi molto chiari che però toccano solo fino ad un certo punto il lettore, questo da un lato rende il libro adatto a chiunque, dall’altro perde la profondità dell’argomento.

Un libro di cui consiglio comunque la lettura, che ci ricorda che le “brutte” cose non sono successe solo in Europa e che in America al tempo della schiavitù moltissimi bianchi e neri liberi, si sono messi al servizio di persone meno fortunate di loro, rischiando anche la propria vita ma credendo in qualcosa.

“Dopo tutti quegli scampati pericoli, era ancora allo stesso punto in cui si trovava da mesi: bloccata dalla bonaccia. A metà fra la partenza e l’arrivo, in transito come la passeggera che era diventata dandosi alla fuga. Appena il vento avesse ripreso a soffiare si sarebbe rimessa in movimento, ma per ora c’era solo il mare uniforme e infinito”.

“Si fidò del fatto che la guidava l’unica alternativa dello schiavo: ovunque, ovunque tranne che da dove stai scappando. Il criterio che l’aveva condotta fin lì. Avrebbe trovato la fine dei binari o ci sarebbe morta sopra”.

Buona lettura.

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