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Il vangelo secondo Gesù Cristo Il vangelo secondo Gesù Cristo

Il vangelo secondo Gesù Cristo

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Nella sua potente riscrittura della storia evangelica, Saramago narra di un Gesù Cristo in tutto e per tutto umano. Il figlio di Dio incarna così i dubbi e le sofferenze propri della condizione universale dell’uomo. La serie di disgrazie, stragi e morti che costellano l’esistenza di Gesù, fino al non cercato e non accettato compimento del destino di vittima sacrificale, diventa così un’occasione per riflettere sulla contrapposizione tra bene e male in terra, l’assurdità di fare il giusto tramite l’ingiusto, l’inesorabilità della colpa, l’imperscrutabile senso della vita e la sconcertante ambiguità della divinità.

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Il vangelo secondo Gesù Cristo 2018-10-09 14:51:53 ChiaraC
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ChiaraC Opinione inserita da ChiaraC    09 Ottobre, 2018
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Lettura particolare, perche' no

Saramago ci accompagna attraverso la vita di Gesu' di Nazaret, da alcuni considerato il Figlio di Dio, il Messia.

Grazie i suoi occhi siamo presenti il giorno in cui Gesu' viene concepito, lo seguiamo quando, da adulto, passa quattro anni nel deserto in compagnia di un enigmatico Pastore, siamo con lui nel giorno in cui incrocia gli occhi di Maria Maddalena, e se ne innamora.

Chi era Gesù' Cristo? Per Saramago era un Dio ignaro di esserlo, un uomo fatto di ossa, carne e sentimenti, il quale avrebbe volentieri passato la sua vita facendo il falegname se Dio non l'avesse incastrato nel suo piano divino.

Infatti, chi è Dio per Saramago? Ebbene, è un'entità' egoista e affamata di potere, che manda suo figlio sulla croce per fondare una nuova chiesa di cui già' prefigura l'eco dei suoi morti. Non aspettevi poesia da questo Dio, ne' dagli angeli che lo accompagnano: sono creature scorbutiche, arroganti, maleducate.

Non aspettatevi parabole, e dichiarazioni di divina compassione nemmeno da Gesu': purtroppo non sapra' diverle.


Godetevi questo raffinato esempio di letteratura portoghese, e, fidatevi, nonostante l'effetto "muro di parole" tanto amato da Saramago ( non un dialogo a capo, non una singola divisione del paragrafo per circa 400 pagine di libro), ne varra' la pena.

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Il vangelo secondo Gesù Cristo 2018-09-10 10:04:41 cosimociraci
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cosimociraci Opinione inserita da cosimociraci    10 Settembre, 2018
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La buona novella

Il più strutturato tra tutti i Vangeli, apocrifi e non. Naturalmente a differenza degli altri, l'autore romanza le vicende di Gesù, aggiungendo riflessioni personali e riflessioni per bocca dei suoi personaggi. Questo lo rende più interessante rispetto ai "canonici" Vangeli dove si elencano semplicemente fatti "A quel tempo accadde..." "E Gesù disse..." "Tommaso fece..."

La licenza di Saramago gli consente, quindi, di caratterizzare meglio i personaggi, soprattutto quello del Nazzareno.

La prima parte mi ricorda molto il Vangelo dell'infanzia di Tommaso. Alcuni di passi di Tommaso mostrano un Gesù bambino al quanto insolente e crudele. Per esempio quando – testuali parole - "secca come un albero" un bambino che gli ha distrutto un gioco.

L'insolenza del piccolo Gesù - di Saramago -, nei confronti dei suoi genitori è insopportabile. Se al posto di Maria ci fosse stata Elena (mia madre), Gesù avrebbe imparato a "rispettare il padre e la madre" a suon di schiaffoni e zoccoli legno del temutissimo Dott Scholl, dio indiscusso delle punizioni.

L'incontro con Maria di Magdala è il passo più bello. Saramago affronta il tema della sessualità - da sempre tabù per le chiese – con semplicità e naturalezza, sia per quanto riguarda il rapporto tra Gesù e Maria di Magdala, sia quello tra Maria e Giuseppe per il concepimento di Gesù stesso.

La figura del Pastore è la mia preferita, per via dell'alone di mistero ma soprattutto perché è l'unico che riesce a tener testa ai discorsi con Gesù. Un passo interessante è anche il discorso tra una singolare Trinità composta da Dio, Gesù e il diavolo. Prestate attenzione alla proposta che il diavolo vuole stringere con Dio affinché scompaia il male dalla terra.

E' proprio la figura di Dio che ho trovato contraddittoria. Dio spiega a Gesù il suo scopo sulla terra. Ha bisogno di un uomo che parli agli uomini. Non può essere Lui stesso a dire agli uomini che gli altri dei non esistono e che Lui è l'unico vero Dio, "Non ci si comporta così fra dei". Mi domando quale altro dio potrebbe offendersi se Lui è l'unico che esiste.

Infine che dire, Saramago ci offre un Gesù umano – per me sempre un po' troppo arrogante – ma sottolineando la sua discendenza divina. Credo che questo vangelo accontenti un po' tutti.

Nonostante il mio ateismo, la figura biblica di Gesù è un tema che mi appassiona molto. Questo mi ha portato a leggere i vangeli canonici, gli apocrifi e a viaggiare in Israele, Palestina, Turchia e Portogallo – e Roma naturalmente - alla ricerca dei luoghi sacri. Mi piace pensare che, se quelli biblici fossero tutti personaggi realmente esistiti, la storia raccontata da Saramago sarebbe la più bella e credibile.
Un ottimo lavoro da un autore da cui non ci si aspetta di meno.

PS: E' proprio necessario che Saramago utilizzi sempre questo strano uso della punteggiatura in tutti i suoi romanzi?

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Per chi ama i romanzi
Jose Rodrigues dos Santos - Vaticanum. Il manoscritto segreto (2011)
Ian Caldwell - Il quinto Vangelo (2015)

Chi preferisce i saggi
Piergiorgio Odifreddi - Caro Papa, ti scrivo
Piergiorgio Odifreddi - Perché non possiamo essere Cristiani

Chi invece i testi storici
i vangeli apocrifi e agnostici in particolare Il Vangelo di Giuda
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Il vangelo secondo Gesù Cristo 2017-01-20 21:51:06 Anna_Reads
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Anna_Reads Opinione inserita da Anna_Reads    20 Gennaio, 2017
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Uomini, perdonatelo, non sa quello che ha fatto.

Il Vangelo Secondo Gesù – José Saramago, 1991

E allora il Diavolo disse, Bisogna proprio essere dio per amare tanto il sangue.

L’evangelista (apocrifo) Saramago si prende l’indubbio vantaggio sui suoi colleghi di 2000 anni fa di sapere com’è andata a finire (?) la storia. Tratteggia un dio avido, geloso, assetato di sangue e potere. Un dio che – se non altro – non si dà la pena di spacciarsi per quello che non è.
Con una prosa che rifiuta i normali marcatori di dialogo e buona parte della punteggiatura e nella quale – nelle prime pagine – può essere un po’ complesso orientarsi, Saramago ci racconta la storia di Gesù. Quella che conosciamo tutti, in parte. Aggiunge l’incubo che perseguita Giuseppe che ha salvato – dalla strage degli innocenti – suo figlio, ma non gli altri bambini di Betlemme. Incubo che poi sarà ereditato da Gesù, alla morte del padre. Morte per crocifissione, fra l’altro, per aver deciso, quella volta, di fare la cosa giusta. Dopo la morte di Giuseppe, Gesù va via da casa e passa quattro anni con un misterioso Pastore ad accudire un enorme gregge di pecore; pecore che non vengono mai né uccise né vendute.
A questo sterminato gregge Gesù aggiunge una sua pecorella, che ha salvato dall’altare del sacrificio.
Un bel (?) giorno, però, dio decide di manifestarsi al figlio per rivelargli la sua origine e parte del suo glorioso (?) avvenire; per chiedergli, inoltre, di sacrificare la sua pecorella.
Tormentato ed indeciso Gesù lo fa.
“Quando Gesù tornò, Pastore lo guardò fissamente e domandò, La pecora, e lui rispose, Ho incontrato Dio, Non ti ho chiesto se hai incontrato Dio, ti ho domandato se hai trovato la pecora, L’ho sacrificata, Perché, Dio era là, è stato necessario. Con la punta del bastone, Pastore tracciò un segno per terra, profondo come il solco di un aratro, insormontabile come un fossato di fuoco, poi disse, Non hai imparato niente, vattene.”
E poi c’è Maria di Magdala.
E in genere io non amo particolarmente le storie d’amore, ma questa è veramente una bella storia e questa Maria è davvero un bel personaggio; devota, lucida ed appassionata fino all’ultima goccia di sangue.
“Dio aveva detto a Gesù, Da oggi appartieni a me, col sangue, e il Demonio, ammesso che lo fosse, lo aveva spregiato, Non hai imparato niente, vattene, e Maria di Magdala, coi seni imperlati di sudore, i capelli sciolti che paiono fumanti, la bocca turgida, occhi come acqua scura, Non ti legherai di certo a me per ciò che ti ho insegnato, ma resta qui stanotte. E Gesù, sopra di lei, rispose, Ciò che insegni non è prigione, ma libertà.”
Maria di Magdala che sa che per conoscere davvero il disprezzo di dio devi essere donna e che fa una delle dichiarazioni d’amore più semplici e belle che abbia mai sentito (“Benedetto sia chi ti ha messo su questo mondo mentre c’ero ancora io.”), Maria di Magdala che ferma Gesù che vorrebbe resuscitare il fratello Lazzaro, perché nessuno si merita lo strazio di morire per due volte. Maria di Magdala che assiste, dalle rive del lago di Tiberiade, al “triello” fra dio, Gesù e il Diavolo, in cui Gesù vede l’infinita scia di sangue che porterà la sua venuta sull’umanità e il Diavolo cerca di “tentare” dio, invocandone il perdono ed eliminando il male dal mondo.
Invece no.
“Padre, allontana da me questo calice, Che tu lo beva è la condizione per il mio potere e la tua gloria, Non desidero questa gloria, Ma io voglio questo potere.
Allora il Diavolo disse, Bisogna proprio essere dio per amare tanto il sangue.”
Qui la narrazione di Saramago è meravigliosa. Pagine di dialogo serrato, elenco di martiri e morti ed infine la consapevolezza, da parte di Gesù, dell’inutilità di ogni suo tentativo di ribellione.
Forse.
"Non puoi andare contro la volontà di Dio, No, ma è mio dovere tentare."
(E Giuda Iscaiota proverà ad aiutarlo).

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Il vangelo secondo Gesù Cristo 2015-01-29 17:55:45 siti
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siti Opinione inserita da siti    29 Gennaio, 2015
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“Breve di giorni, sazio di inquietudine"

“Breve di giorni, sazio di inquietudine”.
E non è questo l’uomo?
In quest’opera vi ho visto fondamentalmente un uomo, Saramago, fortemente pessimista ma di un realismo sconcertante. Accattivante, lo scrittore, nella narrazione della storia di un uomo, Gesù, al pari di lui dilaniato dal dubbio. Pronto a dubitare di tutto e di tutti, compreso se stesso nell’atto della riscrittura della biografia più nota che ci sia.

Un’impostazione tesa a prendere atto della realtà in una dimensione temporale che è al tempo stesso diacronica e sincronica, tutto e niente, virtù e peccato. Una lettura che mi ha fatto riflettere, sorridere, raccapricciare, dubitare, credere e soprattutto sguazzare nel mio libero arbitrio.
Uno stile inconfondibile che fa digerire, per l’assenza di punteggiatura, gli innumerevoli dialoghi ( a me non sempre graditi) che però risultano corrosivi nel costringere a continue riletture per cercare di capire chi dice cosa. Se poi ci si sofferma a chiedersi anche il perché a quel personaggio è dato dire ciò, si cade nella tela del ragno. L’autore è riuscito nell’intento: a mio parere, tutto ha voluto, tranne provocare.
Ha , con fine intelligenza, descritto la variabilità del pensiero umano alla luce della contraddizione in termini presente nella realtà. Non c’è bene senza il male, non c’è uomo senza peccato e soprattutto non c’è uomo che possa spiegare niente, tanto meno uno scrittore che, ammiccando al lettore, vela il suo vero messaggio oscurandolo volutamente con un vestito provocatore e provocante. Tra le righe Saramago ci ha offerto la sua sofferenza privata per un Uomo che ancora non sa amare, per un Mondo il cui futuro migliore è ancora da scrivere.


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Il vangelo secondo Gesù Cristo 2014-05-14 14:19:41 Mephixto
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Mephixto Opinione inserita da Mephixto    14 Mag, 2014
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E VENNE L'UOMO...

...CHE CREO' DIO A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA...

Personalmente, non è tanto la figura del Nazzareno che mi ha colpito ( per quanto la rinuncia ai piaceri dell’uomo sia un calvario maggiore, che non la tortura evangelica dei sacri scritti), per quanto sia stato sicuramente un atto di coraggio porre i principali attori dei vangeli, e Gesù su tutti, ad essere spogliati da quella veste di santità e a restituirgli la condizione umana. In verità quello che realmente mi ha incuriosito è il delinearsi di un piano subdolo arrogante e sanguinario partorito dalla mente di dio. . Per tutto il testo la curiosità di capire fino a dove il coraggio di Saramago si sarebbe spinto mi ha spronato alla lettura, pagina dopo pagina. Anche il rapporto con “Pastore” è narrato in modo straordinario, riesce a restituire a questa figura tanto aberrata una dignità e una importanza necessaria, atta a giustificare l’esistenza di dio, che nessuno, a mio avviso, è mai riuscito a rendergli. Un testo che ai miei occhi rappresenta la fine di un oscurantismo ecclesiastico durato XIX secoli, e che ancora oggi rappresenta un inno alla liberta di pensiero. Un opera che forse non avrebbe avuto ragion d’essere, se la chiesa cattolica, invece di pensare a glorificare Gesù e ad accaparrarsi proseliti, si fosse prodigata a percorrere i sentieri su cui andava predicando il figlio dell’uomo .
Il marchio di fabbrica di Saramago è, e rimane, la scelta stilistica e l’ironia tagliente che ritengo entrambi in egual misura essenziali e affascinanti. Il suo stile trascina e ti confonde, spesso ti costringe a riflettere ad entrare in sintonia con la storia e per apprendere al meglio alcuni passaggi si è costretti a rileggere, e magari, più di una pagina, per non perdere il filo e mai come nel flusso di coscienza si può veder fiorire il detto “repetita iuvant”
IN conclusione :
Uno scritto forte e intenso . Un testo che pone Gesù e dio in un rapporto di accettazione conflittuale, e mi azzardo a dire con il Diavolo come arbitro. Dio gioca con Gesù e con gli uomini con crudeltà e cinica determinazione, il tutto per soddisfare la sua brama di potere e vedere la sua gloria consolidarsi in eterno nel animo del uomo.
“Perché dio e le divinità in genere, per esistere, hanno bisogno di qualcuno che li preghi e li glorifichi, altrimenti regnerebbero solo nell'oblio.”

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Il vangelo secondo Gesù Cristo 2014-04-10 09:39:32 Acherontia Atropos
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Acherontia Atropos Opinione inserita da Acherontia Atropos    10 Aprile, 2014
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Il miglior libro di saramago

Capolavoro della letteratura mondiale, il Vangelo di Saramago è un affresco storico (e morale) bellissimo. La distanza del narratore fa percepire il mondo, dall'inizio, come un luogo crudele e spietato nonostante le bellissime e poetiche metafore. In questo libro Gesù non è un eroe, è un burattino nelle mani di un Dio sanguinario che si annoia delle domande esistenziali degli uomini, la cui brama maggiore è estendere il proprio potere (ovvero culto) a tutto il mondo (invece che solo a un piccolo popolo). Un Dio quanto mai lontano dalla figura positiva che ne ha fatto la Chiesa, eppure mai come in questo libro tanto simile al potere temporale di questa. Il Diavolo è l'angelo che si presenta prima come l'angelo dell'annunciazione, poi come insegnante di Gesù e infine con il volto quasi identico a quello di Dio. Un mondo in cui la donna era (ed è) poco diversa da uno schiavo, in cui tra le prime preghiere del mattino vi sono ringraziamenti, da parte dell'uomo, a Dio per non averlo fatto donna. Un libro crudo, verosimile, storicamente accurato. Un libro bellissimo. Un libro per pochi. Un capolavoro.
Basato sui vangeli apocrifi, personalmente vi leggo il dolore di un uomo (Saramago) che leva i pugni al cielo e ci dice che i veri angeli siamo noi. Elenca, quasi fosse un omaggio, i tantissimi santi martiri e le loro atroci pene.

Putroppo le nuove edizioni hanno perso l'immagine di copertina che Saramago descrive in modo così poetico, proprio all'inizio del libro. Questa immagine la si può vedere qui

http://uploads1.wikipaintings.org/images/albrecht-durer/crucifixion-1498.jpg

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Il vangelo secondo Gesù Cristo 2014-01-12 19:11:58 Rollo Tommasi
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Rollo Tommasi Opinione inserita da Rollo Tommasi    12 Gennaio, 2014
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CONTIENE SPOILER PRESENTI IN OPINIONI PRECEDENTI

La “riscrittura” di vari punti-cardine dei Vangeli – come indicato da molte ottime recensioni precedenti – è l'elemento più importante del romanzo di Saramago: Gesù è il frutto dell'unione sessuale di Giuseppe con Maria e del parto di quest'ultima, ed è il primo di nove tra fratelli e sorelle; Giuseppe muore col peso della colpa di aver salvato il proprio primogenito ma nessuna delle altre piccole vite spazzate via per ordine del re Erode; Gesù in qualche modo erediterà quella colpa e, dopo aver lasciato la casa paterna, dormirà in quella di Maria Maddalena e con lei si unirà; nel mare di Galilea discuterà con Dio, alla presenza del diavolo, del senso della sua dolorosa fine; dopodiché vivrà gli ultimi anni di vita come un predestinato, e solo in punto di morte, sulla croce, comprenderà definitivamente il suo ruolo nel disegno divino.
È evidente come un simile racconto della vita di Gesù Cristo non sia accettabile da un credente, al quale può risultare fastidioso quando non offensivo. Lo testimonia, solo per fare un esempio, il fatto che a distanza di tempo la medesima persona (di fede cristiana per sua stessa dichiarazione) abbia sentito l'esigenza di fare due recensioni su questa pagina web, scagliandosi contro il romanzo in entrambi i casi. Tra l'altro, è giusto precisare – come già accennato in altri interventi – che nel libro di Saramago non esiste alcuna scodella (o padella) che si illumini tra le mani di Gesù: in realtà, nel terzo capitolo giunge alla porta della casa di Giuseppe un mendicante, cui Maria porta una scodella di cibo per elemosina. Solo dopo che egli si è rifocillato, si svela alla donna come l'angelo dell'annunciazione: Maria vede d'improvviso brillare la sua figura, i vestiti e la scodella che trattiene nelle mani, così come costui indica nel luccichio degli occhi di Maria la prossima venuta di Cristo. Poi l'angelo prende un pugno di terra e lo versa nella scodella: quando la restituirà alla donna, lui sarà ritornato un mendicante vestito di cenci, ma la scodella continuerà a brillare della terra che contiene (originando l'accesa discussione del consiglio degli anziani che chiude il capitolo). L'episodio ha una valenza chiaramente simbolica: come Gesù è nell'utero di Maria e riluce nei suoi occhi, così brilla la terra posata nella scodella che brilla con essa (e cesserà di farlo quando Gesù, alcuni anni dopo, lascerà la casa natìa).
Aderendo in pieno ad alcuni dei giudizi precedenti, ritengo che “Il Vangelo secondo Gesù Cristo” sia una splendida opera letteraria (personalmente uno dei più bei libri che abbia letto). Come tale va affrontata e recepita. Scartata l'idea che la letteratura non possa occuparsi di religione – come motivatamente ricordato da chi, nei precedenti commenti, menzionava Dante a titolo di maggior esempio – ciò che si richiede alla narrativa è di essere plausibile, non vera (come invece dovrebbe essere compito della saggistica).
Nel Vangelo secondo Gesù Cristo, Saramago mostra di districarsi nell'ambientazione temporale e culturale della storia (si vedano i passi del libro che riportano al ruolo subalterno della donna nella famiglia e nella società di allora, o al rapporto tra gli anziani e i giovani dei villaggi, così come alla tematica del sacrificio alla divinità), e – al contrario di quanto affermato nei commenti cui mi sono riferito – di conoscere profondamente i testi religiosi sulla vita di Cristo.
Il fatto che in alcuni punti se ne discosti non toglie alcunché al valore ricostruttivo dell'opera, giacché la plausibilità risalta anzitutto nell'ottica sottintesa al racconto: ribaltare la storia della Creazione e della Divinità sulla base delle “ambiguità” che un ateo (o semplicemente un laico) può individuare in essa (in qualche modo, pur senza volgersi direttamente contro le Sacre Scritture, non è lo stesso tentativo contenuto nel “Candido” di Voltaire, per citare solo uno dei possibili precedenti?). Sono quelle ambiguità storiche che lo scrittore portoghese elenca nel famoso dialogo tra Gesù e Dio nel mare di Galilea, e che, laddove voglia, anche un cristiano può vedere (come del resto è accaduto) e affrontare con spirito di sincero confronto.
Con l'affermare che si tratta di un'opera letteraria, voglio allora dire che l'essere al di fuori di ogni fede religiosa non porterà automaticamente, al termine della lettura, a ritenere più veritiera la visione divina di Saramago rispetto a quella offerta dalla tradizione cristiana.
Condurrà invece a riflettere sull'interpretazione d'autore di una delle più affascinanti vite mai narrate, portata ad un livello di straordinaria umanità. Ed è bene ricordare che tale termine – umanità – (a meno che non lo si voglia confondere con una specifica predisposizione dell'animo) non vuole indicare altro che l'insieme di regole stabilite dal Creatore perché si possa essere in questo mondo proprio in questo momento.
Prendetelo come un modesto consiglio: “Il Vangelo secondo Gesù Cristo” – anche laddove si corra il rischio che possa non piacere per motivi legati al credo personale – va comunque letto, per non correre l'altro rischio (a mio parere ancora più grande) di non conoscerlo mai.

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Il vangelo secondo Gesù Cristo 2013-11-06 22:22:06 drysdale
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drysdale Opinione inserita da drysdale    07 Novembre, 2013
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Il Vangelo. Cos'è?

Tra la tesi ortodossa propria del cristianesimo più rigido, che non deflette dal dettato evangelico, e quelle critiche, orientate, in genere, ad individuare storicamente il personaggio Gesù in un guerriero zelota, armato contro il potere dei Romani, Saramago, in questo libro, prende un'altra strada. Pur assumendo come base narrativa la versione classica della vita di Gesù, egli la riscrive, ristrutturandola ed umanizzandola: dal concepimento naturale, alle comuni problematiche adolescenziali e famigliari, all'amore carnale nei confronti della donna che gli starà accanto fino alla morte, Maria di Magdala. Non mancano gli interventi ultraterreni, di Dio e del diavolo (e, nel confronto, è quest'ultimo a uscirne con maggior decoro), che Gesù è costretto a subire, ma di essi Saramago si serve essenzialmente per perseguire quello che appare il suo evidente obiettivo: una critica feroce nei confronti delle fondamenta stesse di questa religione. Il Dio che si bea dello scannatoio che in suo onore avviene ad ogni Pasqua presso il tempio di Gerusalemme; che costringe Gesù ad accettare una morte atroce, predicendogli, allo stesso tempo (nel corso di una surreale conversazione con Gesù stesso e con Satana, nella quale assume toni da serial killer) le stragi che in suo nome e per secoli avverranno al fine di assicurare il proprio potere. Quel Dio che è, a ben vedere, lo stesso collerico, violento e vendicativo dell'Antico Testamento, non ha alcunché di sacro. Tremenda l'ultima immagine del Vangelo di Saramago: "Allora Gesù capì di essere stato portato all'inganno come si conduce l'agnello al sacrificio e, ripensando al fiume di sangue e di sofferenza che sarebbe nato spargendosi per tutta la terra, esclamò rivolto al cielo, dove Dio sorrideva, Uomini, perdonatelo, perché non sa quello che ha fatto". Un testo di grande impatto, sicuramente poco apprezzabile da parte di un lettore credente.

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Il vangelo secondo Gesù Cristo 2013-10-15 12:13:39 amleto
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amleto Opinione inserita da amleto    15 Ottobre, 2013
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Guarderò la tua ombra...

Il libro di Saramago è un capolavoro assoluto, scritto meravigliosamente.
Un libro che andrebbe letto solo per quello che è, un romanzo. Potente, intenso, sconvolgente che anche per la scrittura priva di punteggiatura ti trascina vome in un vortice e non ti lascia fino al meraviglioso finale.
E' la storia di Giuseppe, di Maria, di Gesù. Ma un Gesù uomo, fatto di carne ed ossa, che si interroga (e interroga il Padre sul suo destino), che soffre, che ama. Ecco, soprattutto ama e l'amore sensuale tra lui e maria di magdala regala pagine memorabili.
"Guarderò la tua ombra, se non vuoi che guardi te, gli disse, e lui rispose Voglio essere ovunque sia la mia ombra, se là saranno i tuoi occhi"...
Come avvicinare Gesù agli uomini più di così? Meglio di così?

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cecità
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Il vangelo secondo Gesù Cristo 2013-07-28 10:12:01 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    28 Luglio, 2013
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Ribellione a Dio parte seconda

Anche in questo libro come in Caino prosegue la guerra con Dio di Saramago che in questo caso mette in campo il suo nuovo uomo-eroe, Gesù.
Saramago fa da avvocato difensore all'uomo, accusato da Dio di fare il male. La sua difese procede su due fronti:
1) il bene e il male non esistono in se stessi, ciascuno di essi è solo l'assenza dell'altro
2) ribalta da buon avvocato difensore l'accusa. "Dio non perdona il Male che ordina di commettere". Il Male che nell'uomo è solo un aspetto, magari piacevole, della sua esistenza, trova la sua radice profonda in Dio che può tutto e quindi può evitare il male. Ma non lo fa. Questa è l'accusa principale che viene portata avanti come in Caino contro Dio anche in questo più scomodo e forse più sacrilego libro. Alcune pagine sono bellissime ma altre riescono veramente irritanti.
La sensazione finale è di confusione. Confusione aumentata dal fatto che episodi del Vangelo noti a tutti sono smontati e rimontati in un modo completamente diverso e con un' ottima conoscenza sia del testo sacro che delle usanze del tempo per dare al Vangelo di Saramago un senso e una direzione opposta all'originale. L'operazione è chiaramente sacrilega e questa sensazione è molto più presente che nell'altro libro, Caino. La storia comunque funziona, è convincente e il nuovo Gesù ha il suo fascino e la sua dignità. Se certe pagine sono pesanti, ad esempio quelle iniziali scritte in bibbiese stretto con sovrabbondanza di preghiere, altre, ad esempio il finale, la scena dell'uccisione dei bambini a Betlemme, la crocefissione di Giuseppe, l'impiccagione di Giuda sono bellissime. Anche il diavolo viene visto sotto un'altra ottica e l'episodio della tentazione nel deserto è molto suggestivo, con il diavolo che ha un cuore e cerca di distogliere Dio dai suoi progetti offrendoGli un'alternativa. Il diavolo ha un cuore perchè anche lui non ha scelta e deve recitare la sua parte obbligata nel disegno divino. Ha però una sua umanità, dimostra pietà per la condizione umana.
Il Dio di Saramago è l'unico antagonista di tutti: nel suo perseguimento di gloria e potere non ha pietà per nessuno.
Bellissima la ribellione di Gesù che cerca di farsi crocefiggere come uomo (anzichè come figlio di Dio) in un estremo tentativo inutile di evitare al mondo le disgrazie future.
Certo manca la riflessione su alcuni aspetti: la libertà umana per prima cosa.
L'accusa a Dio è sempre quella di avere creato l'uomo come un miscuglio di bene e male con la possibilità di scegliere. Saramago dà la responsabilità di ogni male a Dio che ha fatto l'uomo capace di scegliere il male. Lo accusa di aver fatto l'uomo a Sua immagine e quindi di avere parte al male che è nell'uomo. Lo fa in modo estremamente intelligente e avvincente anche se rivendica per l'uomo una vita in cui tutto è possibile e tutto è buono, il che è una contraddizione in sè. Certo questi temi del Bene e del Male sono tra i più interessanti e difficili da trattare della filosofia e tutto sommato la posizione di Saramago è piuttosto semplice, forse troppo. Probabilmente si diverte a tirare alle estreme conseguenze un ragionamento chiaramente distorcente, che nega la libertà umana di scegliere tra due cose. La sensazione è che se ne freghi di questo aspetto. Dio poteva fare del mondo un paradiso da subito, degli uomini una squadra di santi: ma allora perchè non l'ha fatto? Perchè metterli in mezzo in questa dialettica, in questa lotta cruenta tra bene e male in cui sicuramente saranno schiacciati? Perchè l'unica sicurezza dell'uomo è quella della sua morte? Perchè il Bene è come la vetta della montagna e bisogna arrivarci sudando lacrime e sangue? Se Dio è Dio, poteva anche inventarsi una scorciatoia. Perchè vuole essere scelto e non ci evita, più semplicemente la scelta, proponendosi come unica alternativa?
E' questa Sua fissazione per la nostra libertà che giustifica il Male del mondo?
Saramago è favorevole alla scorciatoia e visto che scorciatoia non è allora mette Dio ancora una volta nel banco degli imputati ed è guerra aperta.

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Caino
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