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L'eleganza del riccio

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Parigi, rue de Grenelle numero 7. Un elegante palazzo abitato da famiglie dell'alta borghesia. Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita di lussuosa vacuità la portinaia Renée, che, all'insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta che adora l'arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese. Ma tutti nel palazzo ignorano le sue raffinate conoscenze. Poi c'è Paloma, la figlia di un ministro ottuso; dodicenne geniale, brillante che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita. Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre come tutte le altre. Due personaggi in incognito, quindi, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che si incontreranno solo grazie all'arrivo di monsieur Ozu, il solo che saprà smascherare Renée.



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L'eleganza del riccio 2020-06-16 07:42:34 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    16 Giugno, 2020
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l'abito non fa il monaco

Il piccolo appartamento nasconde i suoi segreti protetto dalla guardiola, dove lo stereotipo della sciatta portinaia ingrigita assolve ai suoi compiti con il dovuto rigore. In contrasto, le eleganti, immense residenze ai piani alti del numero 7 di rue de Grenelle risplendono nei fasti dei loro ricchi e odiosi proprietari.
Quello che nessuno nota, perché abilmente occultato da Renée, è la fine intelligenza -glorificata da grande erudizione autodidatta- di questa sfortunata donna nata molto brutta ed altrettanto povera.

Questo è l’incipit su cui si schiude il racconto dove lo snobismo spocchioso della ricca e colta élite francese viene ampiamente criticato dallo snobismo inacidito di uno zoccolo più basso della scala sociale.
Snob incorna snob, mi ritrovo tra le mani un libro che ostenta un’intellettualità egocentrica e che ritendo nei modi e nei personaggi estremamente antipatico.
Poi ricordo una recensione in cui si raccomandava di tenere duro, così faccio per mezzo libro e qui vi invito a sfoderare tutta la vostra resilienza, prima di demordere. Perché poi una camelia spunta da un letto di muschio, elegantemente ospitato da una fine tovaglia di seta il tè al gelsomino profuma l’ambiente, delle fettine sottili di funghi condiscono il brodo di verdure, la pioggia estiva bagna le spalle di Len che falcia l’erba e io mi elettrizzo quando la distrofia della Saccenteria si scioglie nell’armonia del Sapere.
Inforco il mio Stabilo e mi diletto a riempire le pagine di sole, quasi dovessi in pochi minuti portare a maturazione un campo intero di pomodori acerbi. Come può un libro tanto odioso divenire di colpo così bello, divertente, emozionante, commovente?

L’eleganza del riccio è un romanzo d’amore, l’amore in ogni sua forma. Verso un amico, un figlio, un uomo, un’opera d’arte, un gatto, una betulla, un libro, una fantasia.
E’un amore delicato timido e introverso, che si concede solo a chi avrà la pazienza di aspettare che il riccio ritiri, coi tempi propri ad ogni riccio, i suoi aculei pungenti.

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L'eleganza del riccio 2020-05-01 15:31:52 Clangi89
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Clangi89 Opinione inserita da Clangi89    01 Mag, 2020
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Animi femminili, virtù e pensieri

Cosa succede al n. 7 di Rue de Grenelle, palazzo signorile di famiglie con la puzza sotto il naso e l'intelligenza scarsamente lungimirante? Ce lo raccontano due protagoniste poste agli antipodi: Renée la portinaia vedova cinquantaquattrenne sovrappeso, di povere origini e Paloma, ragazzina inquilina di questo palazzo, ricca e sagace.
C'è una nota stonata in entrambe queste vite: ognuna nasconde una profonda intelligenza, due animi delicati che vibrano della cultura e dei piccoli piaceri. La ragazzina è nobile dentro, non ama le frivolezze della sua famiglia ma ha un progetto molto negativo contro la sua esistenza. Solo sul finire delle vicende imparerà quanto di bello può svelare la vita umana.
Renée ci sospende fin dalle prime righe. Solitaria, una sola amica, Monica, la donna delle pulizie che agli occhi della portinaia è aristocratica dentro; due volte a settimana scambiano del tempo insieme, la pausa per il tè, il dolce e l'aroma del caffè e si scambiano idee e sorrisi. Poi c'è Lev, il gatto dal nome letterario che le fa costantemente compagnia. Donna dall'aspetto trasandato, appare volutamente ottusa e taciturna ma nasconde riflessioni, passioni filosofiche, storiche, letterarie che approfondisce nel suo piccolo mondo. La passione del sapere le ha permesso di osservare meglio lo spirito umano, di scorgere quanto possa donare un sorriso sincero ed un fiore inatteso. Una conoscenza che però è sotterrato con ogni astuzia a causa di preconcetti e traumi vissuti. Sarà lei stessa ad accorgersi di quanta ricchezza c'è nei momenti in cui si vive intensamente in sintonia con persone dall'animo nobile, carismatico e umoristico.
Tutto cambia infatti con l'attivo di un signore giapponese che tesse una rete attorno alla nostra Renée, si avvicina a lei poco a poco, in punta di piedi e con la collaborazione di Paloma. E man mano che ci addentriamo nella nostra eroina ce ne innamoriamo, una portinaia che legge Tolstoj e ascolta Mozart!
Il libro è strutturato in capitoli narrati in prima persona da Renée e Paloma. Pochi sono i fatti significativi, molti i nomi che entrano in scena, sembra di assistere alla sfilata delle ricche famiglie che varca o la portineria. Moltissimi i pensieri e le riflessioni, spesso di stampo filosofico e letterario con collegamenti alla cinematografia ed alla introspezione dell'animo umano. Entrambe scrivono infatti un diario, un flusso libero della mente che si sprigiona.
Un libro complesso nel senso che, per me, le prime 80 pagine sono state difficili, ma superato il primo approccio ci si fa travolgere. È sorprendente assistere alla gioia dei piccoli momenti della vita, al sapore che assume il calore umano tra persone affini, una sorta di legame invisibile che si fa strada e si rafforza magicamente. Lo scorrere del tempo come metro di misura delle proprie azioni, di quanto fatto e di quanto perso.

"dove si trova la bellezza? Nelle grandi cose che, come le altre, sono destinate a morire, oppure nelle piccole cose che, senza nessuna pretesa, sanno incastonate nell'attimo una gemma di infinito?"(pag. 83 Renée)
"il bello è ciò che cogliamo mentre sta passando. È l'effimera configurazione delle cose nel momento in cui ne vedi insieme la bellezza e la morte" (pag. 266 Paloma)

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L'eleganza del riccio 2019-10-15 21:10:11 cristiano75
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cristiano75 Opinione inserita da cristiano75    15 Ottobre, 2019
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La Francia feconda

Gran bel libro.
Con una storia semplice e lineare che potrebbe riguardare chiunque.
Il nascondersi dal mondo, nel sentirsi diversi e allo stesso tempo trascorrere il tempo cercando di imparare il più possibile e arricchirsi dentro.
Cosa accade quando una persona, non nasce con delle caratteristiche fisiche che per la società sono essenziali per la propria ascesa sociale? succede che la persona in questione si isola e combatte il sistema opprimente creando un proprio mondo e trovando da se i modi per ritagliarsi uno spazio tra gli altri.
Il libro è molto delicato, tocca temi importanti e spesso dimenticati. Essendo stato scritto diversi anni fa, in periodi in cui il "selfie" ancora non esisteva, con i social che non avevano completamente ridisegnato e devastato i rapporti reali tra le persone, è questo un romanzo anticipatore appunto dei cupi e fasulli periodi che presto avrebbero portato la nostra società sempre più verso il culto di se stessi, dell'edonismo e della ipocrita socievolezza della rete.
I protagonisti sono due persone agi antipodi, almeno per età ed estrazione sociale. Una ragazzina agiata e un portiera semi anziana di un palazzo signorile. Entrambe vivono nel proprio modo una sorta di vita limite, ai margini della società.
La Parigi delle luci, dei boulevard, della ricchezza ostentata, ma anche la capitale della solitudine e dell'a apparenza.
Spesso sento la frase fatta, ridicola: "nasciamo tutti uguali"......provate a dirlo alle due splendide creature protagoniste del libro....sarei curioso di sentire la loro risposta.

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L'eleganza del riccio 2019-03-21 09:50:53 levante
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levante Opinione inserita da levante    21 Marzo, 2019
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L'irritante eleganza

Paloma e Renèe sono le protagoniste di questo romanzo ambientato a Parigi. La prima ha solo 12 anni, figlia di un ex-ministro ora deputato della Repubblica, brillante ragazzina con quoziente intellettivo fuori serie stanca già di stare al mondo poichè circondata da persone mediocri primi tra i quali il padre assente e ottuso uomo politico preso dal suo ruolo istituzionale, sua madre perennemente in psicanalisi e sua sorella Colombe studentessa di filosofia solo per fini speculativi. Paloma passa il suo tempo a congetturare il fallimento umano e le speranze deluse dei propri genitori che da giovani volevano mettere al servizio del mondo la propria intelligenza e i propri studi per poi occupare posizioni verticali nella società e condurre per sempre una vana esistenza. Ha progettato il proprio suicidio il giorno del suo tredicesimo compleanno dando fuoco alla casa in modo che i genitori oltre a perdere la loro figlia sapranno cosa significa essere dei senzatetto. Nel frattempo scrive ben due diari: uno riguarda i suoi pensieri profondi tradotti in hokku o tanka giapponesi, l'altro diario riguarda il movimento del mondo....."sarà dedicato al moto delle persone,oppure....a quello degli oggetti, per trovare qualcosa che sia abbastanza esteticoda dare valore all'esistenza" "...se in mancanza di una bella idea per la mente , trovo un bel movimento di corpi allora forse penserò che la vita vale la pena di essere vissuta".
Paloma vive nel superlussuoso condominio abitato da otto famiglie rappresentanti la classe agiata di Parigi, politici, banchieri affaristi insomma gente molto ricca ed influente.

La seconda, Renèe ha 54 anni ed è invece la portinaia del condominio di lusso, vedova da molti anni di Lucien, vive arroccata nella sua guardiola in compagnia di un gatto di nome Lev così chiamato in onore di Tolstoj. Anche Renèe ha problemi con il mondo e con l'umanità, per questo è ben decisa a vivere secondo il comune stereotipo della portinaia quindi sciatta, pigra, poco intelligente in ciabatte e con la televisione come fonte di conoscenza perennemente accesa. In realtà anche lei ha un alter ego che nasconde per non destare sospetti e curiosità: e' una autodidatta, colta e raffinata, esperta di arte, musica, filosofia e cultura giapponese e ovviamente di letteratura russa .Convive con un grande e segreto dolore familiare che le ha indurito il cuore.

Paloma e Renèe sono due anime gemelle: si nascondono, rinunciano, mettono distanze, alzano muri e presumono quai sempre di sapere tutto e di tutti. Difficile empatizzare con loro. l'intensità della loro arroganza è pari alla mediocrità delle persone che hanno intorno, forse anche superiore: impressionante la carrellata di luoghi comuni che vengono snocciolati su povertà/ricchezza, bisogni/desideri su gli stili di vita; cadono esse stesse in un linguaggio stereotipato dal quale credono di essere immuni.

Molte pagine se non interi capitoli sacrificati alla narrazione dettagliata del come dissimulare il loro reale sentire ed essere, spesso emergono come profili pedanti, pignoli, risentiti ed arroganti suscitando in me che leggo fastidio ed irritazione. Cerco di comprendere il senso del loro valore narrativo ma francamente trovo sia una impresa faticosa e vana. Non capisco tutto questo snocciolare la filosofia moderna e contemporanea che non crea legami con la trama, nè a me pare la spiega o sostiene. Avrei apprezzato le incursioni di Kant, Cartesio, Racine Occam e gli altri pensatori balzati nel romanzo se avessero avuto una funzione pedagogica.

L'arrivo del deus ex-machina Ozu rende poco più piacevole la trama, la alleggerisce introducendo le novità di cui è portatore e il suo sguardo libero e vitale ricapitolerà la storia, sollecitando domande a Paloma e Renèe, aiutandole a cambiare e a scoprire il senso vero della loro esistenza.

In generale poco piacevole. Non molto onesta come proposta. Statico

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L'eleganza del riccio 2018-10-20 14:50:31 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    20 Ottobre, 2018
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Oltre l'apparenza

Libro delicatissimo e davvero emozionante, che racconta la storia di due belle anime, fragili ed in qualche modo gemelle: una donna adulta, Renée, portinaia, che legge Tolstoj ed ascolta Mozart ed una ragazzina di 12 anni, Paloma, un po’ ribelle ma molto sensibile. È una storia che ci insegna ad andare al di là dei pregiudizi e delle apparenze, perché non bisogna giudicare, ma cercare le persone e vedere oltre. Oltre l’apparenza si scoprirà la bellezza e la bellezza è ovunque: nella lingua, svelata dalla grammatica, nella letteratura, che è rifugio dalle angosce quotidiane, nell’arte, che è emozione, nella musica che dà equilibrio. Lo stile è ricercato, raffinato, non di semplice lettura, perché ricco e intriso di riferimenti culturali. Il messaggio è un messaggio di vita, perché occorre guardare al futuro, perché esso ci permette di costruire il presente con veri progetti di vita; perché occorre amarla questa vita. È molta disperazione, ma è anche qualche istante di bellezza, in cui il tempo non è più lo stesso. E anche per uno solo di quegli istanti, vale la pena viverla.

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L'eleganza del riccio 2018-06-18 11:02:05 ombraluce
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ombraluce Opinione inserita da ombraluce    18 Giugno, 2018
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SIAMO TUTTI APPRENDISTI

Questo libro ha la capacità di rivoltare l'animo del lettore come un calzino, estirpandone pregiudizi, certezze e cliché, fino a far tabula rasa di ogni credenza precedente su quanto incidano gli stati sociali ed economici sulla ricchezza d'animo e la nobiltà dello spirito. Abituati come siamo a giudicare dalle apparenze (e lo siamo un po' tutti, anche i più aperti non si aspetterebbero mai di parlare di opere liriche, pittoriche o letterarie con un esercente di umili mestieri….. perché certi ambienti sono ormai di interesse esclusivo di circolo prestigiosi e ristretti ,secondo la comune mentalità), la lettura di questo libro ci riporta invece alla base dell'interesse per il sapere e l'arte, e alla base dell'accettazione di certi modelli imposti e pre-imposti. Nelle difficoltà di adattamento estreme di una ragazzina dodicenne e nella vita quotidiana non proprio stimolante di una portinaia ultra cinquantenne abbiamo la possibilità di riconoscerci, di vedere anche i nostri limiti e le nostre perplessità ,magari sepolte sotto lo scorrere di una quotidianità che non ammette dubbi né cambiamenti troppo radicali. Ma dopo aver letto "L'eleganza del riccio" niente, e dico NIENTE sarà più come prima……. L'autrice, tramite l'intreccio di queste due storie a cui si aggiunge, in modo discreto ma fondamentale, la terza storia del ricco regista giapponese, ci regala un'opera che oserei definire rivoluzionaria, molto più rivoluzionaria di trattati o opere a tal fine elaborati, perché qui si parla di intima rivoluzione dell'animo umano…. Le scoperte adolescenziali di una ragazzina non hanno età, possono avvenire in ogni momento della vita, o anche mai, nei casi più ostinati…… Le conquiste umane e personali di una donna matura sono anch'esse maturate nei vari momenti della vita, senza data o scadenza, ma in relazione ai vari incontri e alle vicissitudini che della vita stessa fanno parte. Un libro scritto con grazia, con delicatezza anche se si affrontano argomenti molto forti e pesanti, un libro, soprattutto, scritto con amore, che invita ad aprire mente e cuore.
Perchè, senza cuore "lo sguardo è come una mano che tenta inutilmente di afferrare l'acqua che scorre. Si, l'occhio percepisce ma non scruta, crede ma non interroga, recepisce ma non indaga, è privo di desiderio e non persegue nessuna crociata."

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L'eleganza del riccio 2017-11-07 19:12:53 sonia fascendini
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sonia fascendini Opinione inserita da sonia fascendini    07 Novembre, 2017
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Troppa eleganza per me

Questa è una storia di solitudine e incomprensioni. Renée portinaia per lavoro e filosofa per vocazione si incontra con Paloma ricca borghese per nascita e ragazzina impreparata al mondo per scelta dei genitori disattenti. Il loro incontro, l'abbozzo di amicizia che riescono a creare le ammorbidisce, le fa avvicinare l'una all'altra ed al mondo reale. Mondo che così dedite a nascondersi hanno fino ad allora temuto e travisato. Fino a qui l'idea dell'autrice mi è piaciuta. Non riesco ad avere per le protagoniste molta simpatia, perché pur concordando sulla necessità di omologarsi quando si ha a che fare con persone mediocri, mi sembra che loro eccedano fino a diventare loro stesse prevenute e con un certo complesso di superiorità. Ma del resto i protagonisti di un libro devono intrigarci, non piacerci per forza.
Nonostante abbia apprezzato la trama tutta la parte di contorno alla vera e propria narrazione, mi ha rovinato la lettura. Le riflessioni di Renée e il diario di Paloma sono troppo complesse per me e anche fuori luogo in un romanzo mentre starebbero perfettamente a loro agio in un saggio. Ho comunque letto il volume fino alla fine, perché la curiosità ha avuto la meglio sulla noia e il finale mi ha sorpreso e mi ha fatto rivalutare tutto il romanzo..

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L'eleganza del riccio 2016-03-04 08:44:56 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    04 Marzo, 2016
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Specchio dell'anima

Renée Michel, cinquantaquattro anni e da 27 portinaia al n. 7 di Rue de Grenelle, figlia di nessuno, senza bellezza né attrattiva, senza savoir faire, ambizione e/o splendore, è in realtà una donna dai molteplici interessi e di grande cultura. Per sua libera scelta non vuol manifestare a chi ha intorno la sua predilezione per l’arte, l’intelligenza, l’apprendimento preferendo altresì vivere in una condizione di silenzio, invisibilità e sottovalutazione così come si confà al suo impiego lavorativo. Quante volte se lo è ripetuto, quante volte ha dovuto far conto con quelle apparenze che non ostentano altro che pregiudizio, ipocrisia, incredulità dinanzi alla possibilità di incontrare una persona di sesso femminile che legge Tolstoj, Kant, Proust e via dicendo.
Paloma, di anni 12, è al contrario un’adolescente acuta, sopra la media e costretta a vivere in un mondo di vacuità con una madre socialista ma dedita al consumismo nonché alle frasi fatte, un padre concentrato sul lavoro ed una sorella borghese e convinta rivoluzionaria. Per fuggire da questo status di malessere decide di scrivere due diari, uno di “pensieri profondi” e l’altro del “movimento del mondo” perché, come ama ripetere, non si cura soltanto l’animo ma anche il corpo. Nel caso specifico della giovane, la soluzione ad ogni problema, la via di uscita è il suicidio. La sua è una consapevolezza cristallina, il suo essere non ha nulla a che vedere con quello di chi la circonda e con gli stereotipi con cui cercano di indottrinarla.
Due esistenze quindi parallele che riescono ad incontrarsi e vedersi veramente soltanto grazie ad un terzo personaggio, il saggio e profondo Kakuro Ozu.
Non vi svelo altro sulla trama onde evitare di dirvi troppo o di trasmettervi troppo poco. Come potete infatti evincere da questo breve preambolo, l’elaborato nasce da un’idea semplice e si sviluppa in una trama altrettanto lineare in cui quel che fa la differenza è la penna dell’autrice, inconfondibile per erudizione e ricchezza, e per le riflessioni filosofiche sul senso della vita che tramite l’aspetto interiore delle personalità femminili la stessa ci offre. Pertanto, qualsiasi parola in più o in meno potrebbe far perdere al lettore che ancora non ha avuto modo di conoscere il testo, sfumature e pensieri che non devono al contrario essere lasciati al caso.
L’autrice tocca tante tematiche che vanno dal perché viviamo alla morsa delle apparenze, passando dalla gioia dell’arricchirsi, all’assaporare le piccole cose, al gusto per l’arte, al volersi per primi salvare, e lo fa con delicatezza, mettendole a nudo queste anime che ha creato, sbucciando un poco alla volta quegli strati che la cara Renée ha indossato – permettendole di darsi, prima tra tutti, una possibilità – e con i quali Paloma ha deciso del suo destino.
Un romanzo veramente ben scritto, che per la sua intrinsicità o si ama o si odia. Tanti i commenti relativi a questo libro, io mi limito a consigliarvi, se mai ne avrete voglia, di leggerlo così da poter constatare quale dei due filoni, il capolavoro o il sopravvalutato, è da voi prediletto. Buona lettura!

« Chiaramente a lei non sarebbe mai venuto in mente che qualcuno potesse avere bisogno di silenzio. Non credo si renda conto di come il silenzio serve a penetrare dentro di sé, di come sia necessario a chi non si interessa unicamente al mondo esterno, perché dentro Colombe c'è il caos e rumore come fuori, in strada »

« Ma nel chiuso della mia mente, non esiste sfida che io non possa accettare ».

« Perché quelli cattivi sul serio odiano tutti quanti,ovvio,ma soprattutto se stessi.
Voi non lo percepite quando qualcuno odia se stesso?
Diventa un morto pur essendo vivo,anestetizza cattivi sentimenti,ma anche quelli buoni,per non provare disgusto di sé. »

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L'eleganza del riccio 2016-02-07 18:41:28 Lonely
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Lonely Opinione inserita da Lonely    07 Febbraio, 2016
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Grazie Renée

Nonostante la quantità di recensioni a questo libro anch'io ho sentito l'esigenza di esprimere un'opinione a riguardo.

La protagonista principale del romanzo è Renée, “vedova, bassa, brutta, grassottella" , ha 54 anni e da 27 lavora come portinaia in un palazzo di gran lusso “al numero 7 di rue de Grenelle», un palazzo elegante, abitato da famiglie dell’alta borghesia.
Renée tiene accesa la tv tutto il giorno, ma nel retro della portineria ascolta musica classica; è colta ma il suo linguaggio è «volutamente» volgare, acquista cibi e prodotti mediocri ma cita con noncuranza Kant e Proust, adora l’arte, la filosofia e soprattutto la cultura giapponese.
«Nella nostra società essere povera, brutta e per giunta intelligente condanna a percorsi cupi e disillusi a cui è meglio abituarsi quanto prima. Alla bellezza si perdona tutto, persino la volgarità. E l'intelligenza non sembra più una giusta compensazione delle cose, una sorta di riequilibrio che la natura offre ai figli meno privilegiati, ma solo un superfluo gingillo che aumenta il valore del gioiello. La bruttezza, invece, di per sé è sempre colpevole, e io ero già votata a quel tragico destino, reso ancora più doloroso se si pensa che non ero affatto stupida."(Renée, p. 39)

In uno dei lussuosi appartamenti dello stesso condominio vive Paloma, una ragazza di 12 anni, figlia di un deputato, una ragazza di un'intelligenza sopra la media, spesso incompresa soprattutto dalla famiglia, che vive un profondo malessere, tanto da progettare il suo suicidio il giorno del suo tredicesimo compleanno. Paloma osserva con sguardo critico tutto ciò che la circonda, è la prima della sua classe nonostante anche lei, volutamente, non esprima al massimo le sue potenzialità.
«non c'è nessuno più puerile del cinico, perché il cinico crede ancora con tutte le sue forze che il mondo abbia un senso e non riesce a rinunciare alle sciocchezze dell'infanzia tanto che assume l'atteggiamento opposto.» (Paloma, p. 48)

Reneè e Paloma in questo sono simili, nascondono la loro natura al mondo, sostanzialmente perchè il mondo non le capirebbe.
Le due s'incontrano, tramite una terza persona, Kakuro Ozu, un non più giovane signore giapponese, la cui raffinata esperienza, ha il dono di guardare lontano e di apprezzare finalmentei Reneè e Paloma per quello che sono veramente, due anime fragili e delicate.
E qui il ritmo del libro cambia, i tre si riconoscono, e si aprono, escono dal riccio.
Capiscono di essere diversi dagli altri ma che tra loro possono essere se stessi, ed esprimere i loro veri pensieri, senza paura di un giudizio, perchè finalmente c'è qualcuno che comprende la loro vera natura.
E nasce quell'affinità elettiva, che crea il bisogno di cercarsi e stare insieme.
E di conseguenza nasce l'amore.. tra Reneè e Paloma, tra Kazuro e Reneè.

"Il bello è ciò che cogliamo mentre sta passando.
È l'effimera configurazione delle cose nel momento in
cui ne vedi insieme la bellezza e la morte.
Ahi ahi ahi, ho pensato, questo significa che è così che dobbiamo vivere?
Sempre in equilibrio tra la bellezza e la morte, tra il movimento e la sua scomparsa?
Forse essere vivi è proprio questo: andare alla ricerca degli istanti che muoiono."(Paloma, p. 266)

Ho iniziato questo libro con l'atteggiamento sbagliato, ho pensato che fosse il solito best seller, osannato da tutti, che mi avrebbe come al solito delusa. E invece mi son dovuta ricredere.
Il romanzo, scritto molto bene, racconta l’ipocrisia dominante di certi ambienti e tra le righe la rivalsa di una classe troppo spesso umiliata e sottomessa, anche solo per clichè;
disserta di filosofia brillantemente, ma d'altronde da una docente di filosofia cosa potevamo aspettarci?;
è originale, due voci e due prime persone, due protagoniste e due punti di vista sulla vita e sulla morte.
Un libro commovente, ma con una sottile ironia che dona leggerezza alla storia e scorrevolezza alla lettura.
Toccante è il vocabolo giusto, perchè sa toccare, appunto, le corde giuste.

"Quanto mi manchi già... Questa mattina capisco cosa significa morire: nel momento in cui scompariamo sono gli altri a morire per noi, poiché io sono riversa su un suolo un po' freddo e mi burlo del trapasso; questa mattina non ha più senso di ieri. Ma io non rivedrò più quelli che amo, e se morire è questo, hanno ragione a dire che è una tragedia."


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L'eleganza del riccio 2015-08-11 10:16:59 Sara342
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Sara342 Opinione inserita da Sara342    11 Agosto, 2015
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L'APPARENZA INGANNA

Romanzo scritto da una docente francese di filosofia, offre tanti spunti interessanti per una riflessione interiore sul senso della vita e sulle cose davvero importanti di essa su cui concentrarsi.
Le due protagoniste principali, malgrado la loro grande differenza d'età, appaiono molto simili tra loro, sia nei loro gusti personali, sia nel carattere chiuso, arreso agli occhi degli altri, ma in realtà profondamente libero e appassionato. Le due protagoniste, nonostante abitino nello stesso stabile, si incontrano solo da metà romanzo e scoprono una verso l'altra un'amicizia forte e duratura, quella che non trovavano in nessuna altra persona a loro vicina, un'amicizia con cui condividere le proprie passioni ed essere libere di essere se stesse senza giudizi e pregiudizi. Esse infatti si comportano allo stesso modo, mostrandosi agli altri come gli latri vogliono vederle e coltivando dentro di loro stesse la convinzione che sia inutile spiegare a chi non capirebbe e minimizzerebbe, il loro mondo.
Nel titolo è esplicativo il senso del romanzo: il riccio è un animale che può spaventare per i suoi aculei appuntiti ma in realtà è un animale docile dal muso simpatico; il suo scudo aculeato è solo una corazza difensiva.
La storia nel complesso è interessante e riflessiva; le parti filosofiche sono comprensibili e ricollegabili al fatto che chi ha scritto questo libro è una filosofa. Stile fluido e leggibile.

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