Narrativa italiana Fantascienza Avrai i miei occhi
 

Avrai i miei occhi Avrai i miei occhi

Avrai i miei occhi

Letteratura italiana

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È inverno a Milano, la più fredda delle stagioni, nella più desolata delle città. Ma non c’è mai una stagione giusta per indagare su un mucchio di cadaveri di donne abbandonato come spazzatura alla periferia dei campi industriali. Donne? Persone? O piuttosto cavie, cloni, cose? È quello che si chiede Nigredo, chiamato a investigare, a cercare una verità, e quindi ad attraversare i muri che dividono, separano, proteggono Milano dal deserto civile in cui la città è immersa. Ma quando c’è un muro, c’è sempre qualcuno capace di valicarlo, e Olivia a bordo del suo taxi lo sa bene. Lei conosce Nigredo da tempo. Il loro legame è molto più profondo di quanto lui si immagini. Olivia e Nigredo, anime gemelle, sopravvissuti a tempi migliori, a tempi diversi, non sono pronti ad arrendersi all’età e alla devastazione che li circonda. Vivono quasi sospesi ancora in cerca di attimi di bellezza, e di un’idea di giustizia diversa da quella immaginata dal Potere. Tra noir e distopia, la fantascienza di Nicoletta Vallorani si muove elegante ed esplosiva tra le crepe di una città reduce di un’epoca che ne ha decretato il collasso. Milano è morta. Viva Milano.



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Avrai i miei occhi 2020-05-12 08:38:56 antonelladimartino
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antonelladimartino Opinione inserita da antonelladimartino    12 Mag, 2020
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Sull’orlo slabbrato del mondo

Questo romanzo è una perla proibita, non soltanto rara: la fantascienza, scritta in Italia da una donna italiana, è merce di contrabbando.
In una Milano distopica, segnata da miserie e degradi, divisa da muri, frantumata da una punizione esemplare, la storia di Nigredo e Olivia attraversa un labirinto di luoghi rivisitati, di personaggi spezzati da scelte eroiche e condanne senza appello, di visioni, di nostalgie assassine.
C’è un’indagine che nessuno ha ordinato, da sbrigare obbligatoriamente. Ci sono corpi da piangere, da vendicare, da spiegare. Ci sono interrogativi ripetuti, ossessivi. Da dove provengono, quei corpi? Sono resti di persone persone abusate o di cose usate? "Ma che sappiamo noi della vita delle cose?" Un’altra bella domanda. Poco meno di niente, suppongo. Non sappiamo nemmeno se esista un linea di confine tra cose e persone, da uso e abuso.
La tecnologia consente di moltiplicare e replicare, ma non produce ricchezza: la ricchezza è saldamente artigliata dai pochi, privilegiati, crudeli sacerdoti che hanno santificato la sopraffazione. La tecnologia non aiuta l’umano ma lo replica, producendo sofferenze e godimenti disumani, da moltiplicare ancora e da consumare ancora, all’infinito.
Una storia priva di certezze e di contorni netti, che avvolge il lettore in orli slabbrati e suggestioni oniriche. Per buongustai e lettori che non temono le perle proibite.

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Consigliato a chi ha letto...
fantascienza di qualità.
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Avrai i miei occhi 2020-03-28 16:00:28 cesare giardini
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    28 Marzo, 2020
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La violenza sulle donne in una Milano futuribile.

Suscita molte perplessità questo nuovo libro, edito nel 2019 da Zona42 (“Editori di fantascienza e altre meraviglie”), di Nicoletta Vallorani, autrice di romanzi fantasy, anche per bambini, e insegnante di letteratura inglese all’Università degli Studi di Milano. Stupisce la storia in sé, certamente fuori dal comune, ambientata in una Milano del futuro, irriconoscibile e stravolta da una nuova organizzazione sociale e politica. Manca, nella storia, un filo logico che permetta di orientarsi: il racconto delle varie vicende che si susseguono disordinatamente si intuisce con una certa fatica e con molta immaginazione. Si viene a sapere così che questa nuova Milano ha un nucleo centrale, ben protetto e circondato da un muro invalicabile, abitato da classi ricche e potenti; si parla anche di un non meglio definito Profeta, autorità suprema, e di una fantomatica casta di Sacerdoti, nonché di Martiri, probabilmente immolatisi per cause che non è dato sapere. Attorno alla città privilegiata, una popolazione più modesta, un’altra cinta muraria e, all’esterno, desolazione e paura: derelitti e profittatori, in cerca di cibo e di espedienti per procurarselo, tra sacche di miseria e capannoni abbandonati. L’atmosfera è plumbea, fa freddo, le strade sono fangose e impraticabili, una cappa di piombo copre e nasconde ogni cosa, anche se (così ha inizio il romanzo) non riesce a celare del tutto un mucchio di cadaveri di donne, abbandonati tra le macerie di una desolata periferia. “Donne?” si chiede l’autrice” o piuttosto cavie, cloni, cose?”. Ed ecco, a poco a poco, delinearsi i protagonisti, due singolari sopravvissuti raziocinanti, animati dall’incrollabile speranza di cambiare il mondo: una specie di anziano investigatore, Nigredo, con tanta esperienza alle spalle, ed una spericolata tassista, Olivia, anime gemelle e disperate, pronte a battersi per la ricerca della verità, o meglio di quel filo che possa far luce su verità celate e terribili. Veramente terribili appaiono da un comunicato riportato in un fantomatico “Archivio anarchico” nascosto in un altrettanto misterioso Serbatoio Ghisolfa, in cui si descrivono due tipologie di corpi violabili, le “cavie, o corpi fantoccio” da probabile clonazione (siamo nel futuro!) e le “cavie regine”, utilizzate come matrici. Un quadro allucinante tra le macerie di una Milano irriconoscibile ( ingressi della Metropolitana distrutti e colmi di macerie, palazzi diroccati, il centro ridotto ad ammassi di rovine), in cui resiste solo il carcere di San Vittore (“ un profilo azzoppato, sghembo e autorevole, nella piccola piazza in cui è rimasto in piedi”), rifugio di disperati in cerca di un tetto. Nigredo e Olivia si trovano, indagano, frequentano amicizie ambigue e sfuggenti, cercano di sopravvivere in una realtà cupa e piena di imprevisti, guidati da istinti primordiali e da consunte mappe di una Milano che fu, trovate in una vecchia libreria. Alla fine arriverà la grande vendetta dei due protagonisti contro un potere che ha istituzionalizzato la criminalità e la violenza: salterà per aria tutto, con esplosivi e inneschi di bombe conservati gelosamente nel tempo.
Il filo del racconto è comunque difficile da seguire e ricordare, occorre un notevole impegno nella lettura ed una grande immaginazione.
In effetti questa Milano del futuro, piena di paure, violenza, disperazione ed efferatezze di ogni genere, rappresenta un quadro di eventi possibili non escludibili a priori, una sorta di monito per le generazioni a venire, oltre che un invito a riflettere sull’utilizzo distorto e immorale delle più avveniristiche scoperte scientifiche, manipolazioni genetiche comprese. Il tema dominante, quello della violenza gratuita e tollerata sulle donne (ridotte a “cose”) emerge in tutta la sua drammaticità, con particolari volutamente agghiaccianti: l’autrice si fa portavoce della dolorosa consapevolezza di un problema che sembra, oggi come in un lontano futuro, non avere soluzioni. Grande è a questo riguardo il merito della Vallorani nel narrare, inducendo a riflettere sugli eterni temi della vita e della morte. Lo stile è del tutto personale, nervoso, scattante, frasi brevi, allusioni, sospeso tra realtà e immagini fluttuanti come sogni vissuti ed inespressi.
Concludo con un pensiero di Olivia, meritevole di riflessione: “Non si vive per sempre, anche se certe volte è pesante persino esistere per un solo minuto”. Oscilla tra la speranza in un mondo migliore, forse irraggiungibile, e la disperazione per il momento vissuto: questo è, mi pare, il succo di tutte le vicende narrate.


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Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Ne consiglio la lettura solo perché nessun libro andrebbe sconsigliato: bisogna leggere di tutto, e poi farsi un'idea personale. Lo consiglio a chi ama i libri fantasy raffinati, tipo "La via delle tenebre" di Brent Weeks o "Il trono della luce crescente" di Saladin Ahmed.
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