Narrativa italiana Gialli, Thriller, Horror Il mistero dei massi avelli
 

Il mistero dei massi avelli Il mistero dei massi avelli

Il mistero dei massi avelli

Letteratura italiana

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Il corpo senza vita di Chiara viene ritrovato nel greto di un torrente. La zona del ritrovamento ha uno specifico interesse archeologico: lì si trovano i massi avelli, antiche tombe dall'origine incerta e misteriosa. E proprio in prossimità di uno di questi monumenti funerari, le piogge alluvionali hanno dissepolto uno scheletro umano. Si tratta di un reperto o di un altro delitto? Il commissario Giordàn torna, pungolato dalla nipote Gabriella, in un'indagine che dovrà svolgersi tra sedute spiritiche e allusioni demoniache, con lo scopo di individuare - oltre all'omicida - le cause profonde che inducono i comportamenti criminali. Per riportare a galla, tra le sponde innevate del lago di Como e nella magica atmosfera prenatalizia, pratiche estreme e complessi di colpa che pesano più dei massi avelli.

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Il mistero dei massi avelli 2016-08-26 10:26:31 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    26 Agosto, 2016
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Bentornato Giordan ..

Tornano in questo secondo capitolo le avventure del commissario Giordan e della sua deliziosa quindicenne spalla, Gabriella. Siamo sul Lago di Como, il Natale è alle porte e con esso si respirano le atmosfere tipiche dei giorni di festa.
Un omicidio interrompe la quiete e la magia di questi dì; una morte sin ab initio tutt’altro che accidentale e che potrebbe rivelarsi collegata ad un altro decesso, avvenuto circa dieci anni prima. Sul luogo del delitto segue infatti il ritrovamento dei resti di un cadavere, appartenente ad una donna e che a seguito dell’autopsia risulta essere venuta a mancare intorno agli anni duemila. Immediatamente prendono campo le indagini di rito, e ben presto l’acume del nostro Commissario porta alla risoluzione di un caso affatto lineare e con contenuti, riferibili all’universo del sovrannaturale, capaci di sorprendere il lettore.
Ma non è soltanto l’enigma da dipanare a colpire chi legge. A differenza de “Il carnevale dei delitti” né “Il mistero dei Massi Avelli” assistiamo anche ad un’evoluzione del personaggio, ad una sua maturazione. Dopo anni e anni di solitudine a seguito di quell’amore finito male, il protagonista sembra essere pronto ad abbracciare una nuova storia, una relazione pura, semplice, che si sviluppa senza pretese con la genuinità propria di quelle esperienze di vita che capitano una volta sola…
Onde evitare di “svelarvi” troppo sulla trama, mi fermo qui. Mi limito semplicemente a dirvi che, seppur possiate giungere ad intuire “chi è l’assassino”, cosa che nei gialli può capitare se non essere addirittura svelata sin dalle prime battute, non fermatevi alle apparenze, non interrompetevi nella lettura; la ratio del delitto è infatti ben lontana da una spiegazione scontata o prevedibile. Non vi deluderà..
Stilisticamente l’opera è intrisa della penna di Bruno Elpis, ovvero è caratterizzata da periodi brevi, secchi, e per questo capaci di mantenere viva la suspense delle vicende narrate, periodi che si connubiano perfettamente ad un linguaggio pacato ed erudito che accompagna il curioso scopritore degli avvenimenti pagina dopo pagina.

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Il mistero dei massi avelli 2014-08-11 05:35:43 silvia71
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silvia71 Opinione inserita da silvia71    11 Agosto, 2014
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Il mistero dei massi avelli

Lo splendido scenario del lago di Como è spettatore muto del secondo romanzo di Bruno Elpis.
Dopo “Il carnevale dei delitti” ancora un giallo fluisce dalla raffinata penna dello scrittore comasco; un giallo dalla trama semplice, in quanto non si cerca il rompicapo, non si cercano immagini truculente, non si cerca l'azione da fiction.
Lo scrittore si prefigge un lavoro arduo che va al di là della ricerca della mano assassina, un lavoro che mira a far emergere ciò che spinge un uomo a commettere il male.
Ecco allora che il romanzo mostra subito le vesti del giallo psicologico, grazie alla cura di Elpis nello scandagliare le zone più oscure dell'anima dei suoi protagonisti, avvalendosi dei mezzi messi a disposizione dai metodi scientifici in materia di psicoanalisi e psicologia.
Scorrono numerose citazioni delle teorie freudiane, interessanti e ben inserite nel contesto narrativo, fungendo da guida per districarsi in una materia così complessa.

Gli uomini e le donne rappresentati nel racconto, non si dividono nettamente in buoni e cattivi, ma ciascuno è portatore di bene e di male. Una dicotomia inestricabile che si fonde nell'animo umano.
La questione più critica è la predominanza del male; perchè accettarlo passivamente senza chiedersi un “perchè”? Quali segreti può celare la mente umana?
Quale causa sta a monte di un effetto?
Bruno Elpis con il suo “Il mistero dei massi avelli” si accinge a fornire le risposte al lettore che avrà il desiderio di ascoltare e comprendere, a prescindere dall'esigenza di dare la caccia all'assassino.

E' palpabile una ricerca di approfondimento contenutistico rispetto al romanzo precedente, una crescita in campo psicologico che porta l'autore a cesellare i suoi uomini, studiandone passioni segrete, ferite nascoste, zone d'ombra pericolose.
Anche lo stile di scrittura ha cambiato pelle, adattandosi a ciò che richiede la narrazione; una penna elegante senza dubbio, che diventa più tagliente, più secca ed incisiva, fatta talvolta di frasi brevissime.
Bruno Elpis attraverso il filone giallo vuole percorrere le infinite ed impervie strade che conducono allo studio dell'uomo, una materia che è camera buia in cui occorre accendere qualche lumino per potersi orientare.
Decisamente un buon lavoro, frutto di una penna da cui ci aspettiamo di leggere molto altro ancora.
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Tre domande a Bruno Elpis:

S : Caro Bruno, anzitutto complimenti per la creazione del tuo secondo romanzo giallo.
Hai dato ampio spazio alla caratterizzazione psicologica dei personaggi, utilizzando molteplici riferimenti e citazioni delle teorie freudiane.
La psicologia o la psicoanalisi, a tuo giudizio, aiutano a svelare l'animo di un uomo totalmente o sono solamente un mezzo per avvicinarsi alla comprensione della parte più oscura dell'essere umano?
B : Personalmente sono molto affascinato dagli strumenti che queste discipline forniscono. In questi ambiti sono un autodidatta e sono cavia di me stesso: mi piace analizzare i miei comportamenti, i miei pensieri, individuarne le radici, rovistando anche nella memoria. Sì, credo che psicologia e psicanalisi siano due torce che gettano fasci di luce sulle ombre dell'intimità. Anche se l'animo umano rimane un cosmo immenso, in larga parte inesplorabile.

S: Ciò che metti in rilievo dei tuoi personaggi è la loro dicotomia bene-male; mettendo in atto uno studio scientifico sull'origine del “male”, reputi che si riesca sempre a coglierne le radici?
B: Il male è irrazionale e le sue forme peggiori, più violente o striscianti, mi spaventano. Credo che dominare il male sia un'abilità alla quale l'uomo deve tendere: un'attività complessa, che richiede innanzitutto coscienza e conoscenza di se stessi e della realtà. Scrivere di queste cose è probabilmente una forma di esorcismo, un modo per esternare la paura.

S: Il Bruno Elpis che ha scritto questo secondo romanzo, è lo “stesso” Bruno de “Il carnevale dei delitti”? Nel senso che il lettore percepisce una evoluzione, una mano più incisiva e profonda, ne convieni?
B: Sì, garantisco, sono sempre io... Quello che tu rilevi probabilmente è imputabile all'effetto sorpresa della prima pubblicazione. Ho inviato il romanzo senza certezza che venisse pubblicato, quindi "Il carnevale dei delitti" è sicuramente più estemporaneo, meno meditato. Se a questo aggiungi che sono un revisionista convinto... ecco spiegata la sensazione che hai tratto!

Grazie a Bruno della disponibilità!

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Il mistero dei massi avelli 2014-02-21 14:47:44 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    21 Febbraio, 2014
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Il mistero dei massi avelli di Bruno Elpis

“Il mistero dei massi avelli” di Bruno Elpis è un romanzo giallo interessante e stimolante per le osservazioni e le considerazioni che suggerisce al lettore.
Cominciamo dall’esame della copertina, sempre molto importante in un libro, perché ha la funzione di catturare l’attenzione e suscitare emozioni che indurranno alla lettura del testo. Qui siamo di fronte a una fotografia suggestiva d’un ambiente “silvestre”, dove in primo piano appare quella che sembra una vecchia vasca di pietra piena d’acqua, una sorta di antico lavatoio, che nel corso della lettura del romanzo, si chiarirà essere uno dei massi avelli, pietre tombali che si fanno risalire al IV o V secolo. Già qui dunque appaiono due elementi importantissimi presenti nella storia narrata da Elpis : l’acqua e la sepoltura, ovvi riferimenti al lago e al delitto.
Il lago, infatti, descritto in alcuni punti con toni che ricordano il migliore Fogazzaro, assume un’importanza rilevante, con la sua calma apparente e ambigua. Esso, al contrario del mare, sa celare meglio le sue correnti mortali, è più ingannevole e seducente per l’atmosfera rasserenante che diffonde. Ed è su questa linea di ambiguità che Elpis sviluppa con abilità una trama semplice e complessa insieme, affidando le indagini di un delitto consumato in questi luoghi calmi e appartati ad un commissario “antieroe” le cui qualità umane sembrano contenute e espresse in un nome fortemente simbolico: Giordan. Il riferimento al fiume Giordano, alle sue acque battesimali, non è certamente casuale. Giordan è il “bene” che combatte contro il “male”. Le sue armi sono però a portata d’uomo comune. Giordan potrebbe essere chiunque, chiunque faccia della propria modestia e della propria umiltà la sua forza. Egli sa di avere bisogno dell’aiuto altrui, del supporto di Cornelia come di quello di Gabriella. La sua lotta contro lo sconosciuto e diabolico assassino procederà per gradi e condurrà per mano il lettore alla scoperta della verità. Il racconto si serve delle conoscenze dell’autore dei siti archeologici di cui parla senza cadere in una prosa pedante, anzi ogni approfondimento carpisce ulteriormente l’attenzione. I personaggi al centro dell’indagine di Giordan vengono analizzati nei più reconditi aspetti psicologici, e a sostegno di quanto scrive, Elpis fa talvolta riferimento alle teorie freudiane e junghiane. Un giallo, ed è molto apprezzabile che così sia stato definito sin dalla copertina perché ciò lo certifica immediatamente come italiano, rifuggendo da termini assai in uso come noir o thriller, che nulla hanno a che vedere con la tradizione italiana, un giallo, dunque, interessante anche per il contenuto culturale e gli spunti di riflessione che offre.

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Il mistero dei massi avelli 2013-12-26 16:00:16 Pia Sgarbossa
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Pia Sgarbossa Opinione inserita da Pia Sgarbossa    26 Dicembre, 2013
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L'OCCHIO DELLE TENEBRE E' ABBAGLIANTE E MAGNETICO

Il ritrovamento di un corpo di donna nel lago di Como ...
E' la notizia che ascolto al telegiornale a pochi giorni da Natale...è l'argomento del libro che mi avvio a leggere...Coincidenza che avvolge in un'aurea misteriosa la mia lettura e che, confesso, mi ha creato qualche inquietudine.
Non sono superstiziosa, ma come la giovane nipote del commissario Giordan, il protagonista del racconto, sono anche io possibilista...non annullo a priori alcuna eventualità...
Concordo col Prof. Angelo Favaro che, nella sua prefazione, associa la visione della realtà proposta dall'autore, ad una percezione ossimorica...la diatriba tra il bene e il male che si incontrano e che si scontrano, a momenti in danze ingannevoli, in altri in duelli infiniti...E' il trionfo della luce oscurante, delle tenebre abbaglianti, della morte che si fa viva, delle perversioni liberanti, della potenza indebolita.
Come spesso ama dire Bruno Elpis, il nostro caro amico e autore, è l'infanzia negata che reclama vendetta...perchè un'infanzia rubata, non torna più!
In questa spasmodica lotta del male che tenta d'imporsi sul bene, nasce lo sviluppo di una storia noir intrigante.
Il commissario Giordan , ancora una volta non si smentisce e si presenta con semplicità e si offre a noi grazie alle sue azioni. Si contraddistingue da una "giusta umiltà" ed è autocritico; ha una continua capacità di sapersi mettere in discussione e di essere disposto a confronti che , grazie alla sua passione contagiosa, trova nella sua familiarità o tra le sue conoscenze acquisite. Lui non si vanta, non cerca la gloria e il successo.
E' un uomo reduce da un grande amore passato e per questo spesso malinconico.
Assistiamo con emozione al nascere di un suo nuovo amore . Incontri passionali che lo ricaricano nel corpo e nello spirito...incontri d'amore che ci vengono fatti immaginare e mai rivelati, come solo una persona rispettosa, quasi pudica direi, ed elegante come Bruno sa offrirci.
Ho apprezzato tantissimo che tutta la narrazione avesse come sfondo integratore un ambiente davvero affascinate e nuovo per me...angoli del Lago di Como a me sconosciuti, che mi sono stati spiegati nella loro origine storica, scientifica e leggendaria: i Massi degli Avelli.
Se prima di iniziare il racconto guardando la foto della copertina, vedevo un piccolo lago in miniatura dalle limpide acque riflettenti, al termine della mia lettura, riguardandola, vi ho scorto un occhio vitreo, luminoso, quasi magnetico ammaliante e pericoloso...una pozza d'acqua invitante , attraente ,che sa nascondere segreti ... svelati in questo libro in parte...ma non del tutto...perchè il fascino del mistero dei Massi degli Avelli è destinato a durare a lungo...forse per sempre.
Un racconto a tratti thriller, psicologico, che vede nelle pratiche della magia e dell'occulto una possibile via, che fa riferimenti alle leggende dei miti antichi; un libro che anche dal punto stilistico sa offrire molto.avolte semplice a volte più ermetico e complesso.
Un libro che merita di essere letto...perchè tra le righe si legge anche la stessa passione dell'uomo Bruno Elpis, che continua nella sua intima ricerca d'approfondimento nella eterna lotta tra il bene e il male, un'attenzione questa che solo una persona con una gran competenza e nel contempo sensibilissima può avere.
E io mi auguro davvero che la sua ricerca continui attraverso l'appassionante saga del caro commissario Giordan.
La lettura di questo libro mi ha suscitato in me una riflessione...
Se la genialità umana va di pari passo alla bassezza più estrema...allora io decido d'invocare a tutta voce la mia...semplice normalità !

..."Nel candore della neve ci si può perdere...e quando la neve si sarà sciolta...cosa troveremo???"...
Pia

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A chi è consapevole che la lotta tra il bene e il male è sempre in agguato ... e sa che luce anche più luminosa può diventare tenebra...
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Il mistero dei massi avelli 2013-12-21 14:00:19 Amarilli73
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Amarilli73 Opinione inserita da Amarilli73    21 Dicembre, 2013
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Una nuova indagine per il commissario Giordàn

Una nuova indagine per il commissario Giordàn, il poliziotto di provincia, dalla vita solitaria e riservata, creato dalla penna di Bruno Elpis e già protagonista del romanzo “Il Carnevale dei delitti”. Anche se non sono una grande lettrice di gialli, ho comunque un debole per le storie a incastro, dove i destini di persone apparentemente sconosciute tra loro risultano in realtà intrecciate e accomunate da elementi che si possono cogliere solo dopo un’accurata indagine.
Anche qui all’inizio c’è un delitto, come un buon thriller che si rispetti, ma è un delitto che scaturisce dalla scoperta di un altro delitto sepolto nel passato: Elpis sceglie di rivelarci gli eventi e gli indizi gradualmente, scartando l’idea di un investigatore onnisciente e troppo astuto, e preferendo invece un uomo tutto sommato normale, che può contare però sulla pazienza di mettersi in attesa e di raccogliere gli spunti che gli vengono da ogni aspetto della sua ricerca (che si tratti di un’impressione istintiva o anche dell’illuminazione provocata dalle traduzioni dal latino e dal greco della nipote liceale).

Nelle sue investigazioni il commissario è coadiuvato da un vero pool di donne sveglie e affettuose (punto a favore: non c’è lo stereotipo dell’eroe venerato e il gruppo femminile - la dottoressa Cornelia, la nipote Gabriella, l’assistente Betty - si distingue per simpatia) e ha comunque la convinzione che l’origine del peccato dei suoi personaggi “negativi” sia da individuare, in realtà, in traumi della prima infanzia (non a caso, nelle note si citano Freud e i suoi casi clinici).

Secondo punto a favore, a mio parere, è l’ambientazione del lago di Como. Anche se da tempo ci siamo abituati a una visione un po’ mondana di quello scenario, per via dei divi di Hollywood che vi hanno preso casa, Elpis se ne riappropria, restituendoci un lago “intimo” con un retroterra montano, un po’ cupo, innevato, quasi una sorta di presepe da cartolina nostrano. E ulteriore aspetto positivo è il collegare i misteri della trama all’ulteriore “giallo” storico-archeologico dei massi avelli, antiche pietre tombali che si trovano in quelle zone, e che gli esperti non sono mai riusciti a datare e a destinare con esattezza a una popolazione specifica (Goti, Franchi o Longobardi, chissà).

Lo stile, infine: secco ma piacevole, fatto di piccole frasi e di aggettivi indovinati. All’autore basta poco per delineare un personaggio o per creare un’atmosfera: “Di fondo il lago intonava la sua litania, fatta di onde e burrasca sotto la pioggia battente.”
Anche quando è il momento di addentrarsi nei sentimenti, a mio parere si avverte che lo scrittore è un uomo, perché e tenero e allo stesso tempo pudico nel rivelarli e nel descriverli. E’ un fatto a cui ci si deve rassegnare: le donne – anche quando scrivono – finiscono per raccontare e raccontare, forse troppo. I maschi sono agitati da grandi passioni, dentro, ma sono parchi nel manifestarle, quasi sibillini (ed è per questo che – spesso, a torto o a ragione - si attirano gli strali delle loro compagne).
E infatti, pure di fronte alla degenerazione di un legame amoroso, Elpis riesce a tratteggiarlo in modo conciso e tuttavia con un’eleganza che lascia stupiti.

Un giallo breve ma particolare, che mi ha lasciato soddisfatta e che al contempo mi ha insegnato e/o fatto ricordare parecchie nozioni storiche, grazie alle tante citazioni disseminate qua e là (non come mero sfoggio di erudizione, ma come elementi propri della cultura di Giordàn/Elpis che contribuiscono a renderlo l’uomo/scrittore che è).

Se avete qualche curiosità, intervista con l'Autore su http://www.sognipensieriparole.com/2013/12/il-mistero-dei-massi-avelli-di-bruno.html

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Il mistero dei massi avelli 2013-12-16 20:01:08 cuspide84
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cuspide84 Opinione inserita da cuspide84    16 Dicembre, 2013
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HOMO HOMINIS LUPUS

Siamo alle porte del Natale nei paesini che si affacciano sul lago di Como; l’atmosfera è quella delle grandi feste: luci natalizie, alberi innevati, ricerche di muschio, rocce e cortecce per il presepe, buone nuove nell’aria… leggere questo libro è come osservare una di quelle palline che basta capovolgere per vedere la neve abbracciare dolcemente col suo manto tutto il paesaggio, ci si perde, restando incantati dalla poesia insita nel racconto.

Un corpo senza vita viene ritrovato sul greto del torrente, potrebbe essere un suicidio o una tragica caduta accidentale; un po’ più in alto una mano scheletrica fa capolino dalla terra, in prossimità di alcuni monumenti archeologici misteriosi e affascinanti, quali i massi avelli: che siano davvero i luoghi di sepoltura di importanti membri delle comunità che vivevano nella zona in tempi passati?
A indagare sul duplice ritrovamento troviamo il nostro tanto atteso commissario Giordàn, lasciato alle prese con la pesca e ritrovato in nuove vesti di aiuto traduttore di latino e greco per la nipotina Gabriella e di provetto cuoco per Cornelia, la bella anatomopatologa, con cui pare stia per nascere qualcosa di veramente importante.

La narrazione dal doppio punto di vista, quello del bene e del male, si alterna dall’inizio alla fine, accompagnando i brevi capitoli che conducono il lettore nella parte oscura racchiusa in ognuno di noi, fino alla risoluzione del caso.

Seppur quasi a metà libro sia ormai evidente, anche al lettore meno arguto, chi sia il colpevole, è un piacere osservare e seguire le elucubrazioni del personaggio, lo svolgersi delle vicende, le interfacce psicologiche, storiche e archeologiche che si dipartono e si mescolano alla vicenda principale.

In questo secondo volume tutti i personaggi iniziano a delinearsi un po’ di più, come ci si aspettava dal primo libro di questa trilogia; il modo di scrivere del nostro caro autore è sempre incantevole, sembra di osservare delle pennellate su tela, tanto che a volte non ci si rende nemmeno conto di star leggendo un giallo, almeno finchè non ci si imbatte nel ritrovamento di un nuovo cadavere che riporta bruscamente alla realtà e al genere di appartenenza!

Molto interessante l’inserimento del mistero dei massi avelli: per chi volesse saperne di più invito a visitare la pagina web http://www.luoghimisteriosi.it/lombardia_tornoavelli.html; da parte mia posso dire di aver trovato una nuova meta per il prossimo weekend primaverile!

Un grazie speciale a Bruno per il più bel regalo di Natale che potessi ricevere in anticipo!

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