Il morbo del terrore Il morbo del terrore

Il morbo del terrore

Letteratura italiana

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Rodrigo Leone è il proprietario di una catena di ristoranti, e per la nuova sede veneziana ha in mente un grande progetto: non un semplice ristorante, ma un vero e proprio paradiso turistico e culinario. A ospitare questa idea sarà Poveglia: isola abbandonata della laguna, lazzaretto durante la peste di fine Settecento e sede di un manicomio in disuso. Per sfatare le leggende che fanno di Poveglia un’isola infestata, Rodrigo mette insieme una squadra di influencer: un acchiappa fantasmi molto seguito su Youtube, una modella con milioni di follower su Instagram e un vecchio amico di scuola, Oscar, diventato un noto blogger. Doveva essere una spedizione semplice e veloce. Tuttavia, oltre alle ossa degli appestati e alle macabre storie celate tra le mura del manicomio, dalle viscere di Poveglia porteranno alla luce un altro, spaventoso segreto.

Recensione della Redazione QLibri

 
Il morbo del terrore 2018-09-27 17:54:04 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    27 Settembre, 2018
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Poveglia: mistero, presente, passato.

«In fondo, pensò, lo aveva in tutte le cose, soprattutto nella vita degli uomini: la notte trascina tutto in una direzione oscura, e ciò che di giorno ci sfiora e poi sfugge via in un sussurro, nel buio e nel silenzio della notte ingigantisce fino a scuoterci nelle viscere; sia che si tratti di paure, di sofferenze o di ricordi. […] Non era poi così difficile, da credere: facciamo fatica a resistere quando la notte è breve, figurarsi se dovesse diventare quasi perenne» p. 42

Essendo stata un lazzaretto durante la peste di fine Settecento nonché sede di un manicomio negli anni centrali del ‘900, Poveglia, è ad oggi un’isola abbandonata nel veneziano, un luogo di miti e leggende, un luogo di fatto abitato solo e soltanto dalle anime delle vittime della morte. Eppure, c’è chi ha pensato e ha ritenuto che questa fosse la località ideale per espandere una già avviata attività commerciale nel settore della ristorazione, e questa persona nient’altro non è che Rodigro Leone che più nel dettaglio ha deciso di acquistare l’intero territorio di sette virgola venticinque ettari per dar vita ad uno specifico progetto consistente nell’adibire ogni zona della medesima ad una specifica destinazione culinaria con tanto di vere e proprie zone di degustazione e arredamenti a tema. Il visitatore potrà così sentirsi tanto a Tokyo quanto a Parigi e decidere di gustare tanto le specialità russe che cilene, per fare un esempio. Progetto ambizioso per tutti ma non per Rodigro che, per realizzarlo e sfatare il mito costituisce una vera e propria squadra composta da una influencer di nome Elena, di invidiabile bellezza e milioni di follower su Instagram, un acchiappa fantasmi olandese di nome Van Dijk, un noto blogger con il sogno di scrivere e ex compagno di scuola dell’imprenditore, Oscar, Virgilio, amico di quest’ultimo e con specifiche competenze in materia di territorio e infine Rossella, giornalista, sorella dell’impresario e amore giovanile di Oscar.
La permanenza sull’isola mette sin dal principio i protagonisti all’erta, misteriose visioni fanno seguito al loro arrivo e al contempo vengono rinvenuti all’interno della struttura adibita a reparto psichiatrico strani nastri, datati e incisi a mo’ di diario dai vari abitanti del posto negli anni del suo utilizzo a manicomio e più precisamente dal medico Edmund e sua moglie Elvira, un infermiere, cinquanta pazienti e un parroco. Ma cosa è accaduto davvero sull’isola in quegli anni? Di chi sono le voci che dai nastri emergono e che a loro volta dichiarano di aver sentito altre voci? Quale mistero si nasconde in questo luogo di sangue e dolore? Che l’isola sia davvero infestata? O che ora, come allora, il morbo del terrore abbia preso campo suggestionando quella che era la psiche di persone isolate dal mondo e già psicologicamente fragili?
Con “Il morbo del terrore” Valerio Finizio ci regala un testo caratterizzato da quel giusto connubio tra ironia e riflessione e da una storia che sin dalle prime pagine si distingue dalle altre conquistando il lettore vincendo i preconcetti dello stesso. La penna dell’autore è magnetica, fluente, diretta, non si perde in digressioni inutili e non pretende di essere erudita seppur non si confini alla semplicità e impersonalità che spesso è propria di chi ancora non ha fatto il suo esordio nel mondo della scrittura, e a maggior ragione per questo riesce a dar vita a luoghi e sensazioni, a immedesimare chi legge, a incuriosirlo e a renderlo partecipe. Non solo. Altra maestria che è propria dell’esordiente scrittore è quella di dar vita a un elaborato che sulle prime faccia pensare a un thriller che fa leva sul paranormale e l’horror propri dell’isola infestata di turno, quando in realtà riesce a contenere molto più perché riesce a staccarsi da questo presunto genere di appartenenza per confluire in quello di avventura con caratteri anche di amore e spunti di meditazione sulla società moderna e sul come l’uomo si stia evolvendo nel tempo e a fronte dell’avvento dei social network. Pertanto, da una storia che può sapere di “risentito”, il narratore riesce a dare quel tocco di originalità che fa la differenza. Il tutto in modo molto lineare, senza strafare. Il testo tiene bene, non mancano i colpi di scena e l’intreccio è solido. Unica remora, la parte finale che è buona ed è calzante ai fini anche se rischia di cadere nel surreale assonandosi, indirettamente, a testi di fantascienza contemporanei nonché a pellicole cinematografiche.
In conclusione, un romanzo godibilissimo, che fa venir voglia di conoscere ancora questo scrittore, che incuriosisce su Poveglia stessa e che rappresenta una buonissima base di partenza. Cosa ci riserverà ancora Finizio in futuro? Siamo curiosi di scoprirlo. Aspettiamo il tuo prossimo romanzo, Valerio.

«Desideriamo tante cose, nella nostra vita, alcune le cerchiamo ardentemente da perdere il senno. Scaviamo con le unghie fino a farle sanguinare. Eppure, quando la nostra ricerca sta per finire… allora cambia tutto. Iniziamo a chiederci se quello per cui abbiamo lottato per così tanto tempo sia quel che vogliamo davvero.» p.68

«Per quanto non lo voglia ammettere, l’uomo è un animale sociale e ha bisogno di qualcuno con cui condividere pensieri, emozioni, esperienze. Ma a discapito di questa nostra necessità, ci stiamo trasformando sempre più in lupi solitari, che al posto dei sentimenti veri accettano surrogati digitali senza il minimo valore. Ci circondiamo di amici virtuali, di persone che non conosceremo mai davvero, e crediamo che avendone sempre di più potremo colmare questo vuoto che sentiamo dentro. Ma non bastano mai, e continuiamo a gettare il nostro tempo nella tazza del cesso. E l’amore insieme al tempo, con un unico colpo di scarico. È passato di moda, l’amore, come fosse un semplice grammofono: ha segnato un’epoca ormai passata, e oggi se ne sta nelle soffitte a prendere polvere insieme agli insetti e ai suoi dischi in vinile» p. 98

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Il morbo del terrore 2018-08-21 11:07:24 emanuela Il mondo di sopr
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Opinione inserita da emanuela Il mondo di sopr    21 Agosto, 2018

Sorprendente e affascinante

Avete presente quei film che mescolano un sottile sarcasmo nelle scene, personaggi accattivanti ed intensi con una trama che lascia i brividi e che corre nella pellicola fino a raggiungere l'apice? Ecco, il morbo del terrore lascia esattamente la stessa sensazione della visione di un film così particolare.

Il sottile sarcasmo, riga dopo riga, attraversa tutto il romanzo come una linea invisibile ma costante; la storia non ci coinvolge immediatamente da battere il cuore, eppure continuando a leggere veniamo catturati da quella continua sensazione di voler sapere altro, l'autore sembra tirar fili come un abile burattinaio, portandoci esattamente in quel groviglio di emozioni e sensazioni.

Siamo sull'Isola di Poveglia sulla laguna di Venezia, dove l'ambiente intorno è ricco di storie misteriose e paurose, antiche voci narrano che l'isola sia infestata da spiriti vendicativi e pronti a tutto visto la morte dolorosa avuta e che l'unico edificio sull'isola fosse in realtà un manicomio dove venivano effettuati strani esperimenti.
Già dalle prime pagine l'autore ci lascia intendere che sull'isola effettivamente qualcosa non quadra, c'è qualcosa di strano e forse le voci non sono poi così infondate.

Il personaggio principale che iniziamo a conoscere è Rodrigo, proprietario di una catena di diversi ristoranti multietnici che, dopo un gran successo in molte città, decide di raggiungere il massimo aprendo il ristorante sull'isola di Poveglia. L'autore ci lascia immaginare Rodrigo come un personaggio molto diretto che sa quello che vuole e come raggiungerlo e, per raggiungere la cima di quella montagna immaginaria del successo, ha bisogno di screditare le voci su Poveglia e sull'alone di mistero che circonda l'isola. Ma possibile che Poveglia abbia solo voci e che non sia davvero infestata o effettivamente c'è qualcosa in più?

Valerio Finizio crea un romanzo che all'apparenza sembra cavalcare l'onda del classico thriller, tuttavia pagina dopo pagina ci sembra di percorrere la storia cullandoci tra il paranormal e l'horror, avendo sempre la sensazione di sentirci osservati. La scrittura di Valerio è diretta ed evocativa al tempo stesso, non sfugge in paroloni per arricchire la trama, in quanto la storia così originale non ha bisogno di altro. Quello che all'inizio può sembrare il classico cliché che racconta la storia di un'isola infestata, in realtà viene smentito dopo poche pagine lasciandoci il bisogno e il dovere di continuare a leggere e scoprire la verità.

Come personaggi non rimaniamo attratti solo da Rodrigo, ma come la sceneggiatura di un film interessante, le varie caratteristiche vengono a galla; non troviamo personaggi secondari o di supporto alla trama, tutti ne divengono protagonisti e nessuno viene lasciato al caso. Ogni personaggio creato è caratterizzato in toto, in minuziosi dettagli che ci portano esattamente sulla scena.

Il morbo del terrore è un romanzo moderno ed attuale e se all'inizio ci si può trovar quasi titubanti e delusi all'idea di non trovare un ambientazione cupa in un tempo quasi ottocentesco, in realtà la titubanza e la paura svaniscono lasciando spazio alla curiosità invogliata dall'idea di trovarci esattamente nel presente.

La storia che si lascia assaporare a poco a poco è una storia pulita ed incalzante, le vicende descritte sono permeate dal continuo fiato sospeso e dal voler correre e sapere la fine. Questo continuo contrasto tra una storia che parte con calma e questa continua adrenalina, creano il connubio perfetto per un romanzo che attrae con magnetismo l'attenzione del lettore che non cala mai, rischiando di non capir più quando sia il giorno o la notte.

Il morbo del terrore non esplode dentro, non è un romanzo che dalla copertina si compra ad occhi chiusi, eppure riesce ad arrivare dritto al cuore e alla mente di ogni lettore e forse questo è il punto centrale che l'autore voleva raggiungere: il bisogno di sorprendere e di non farci rimpiangere i soldi e il tempo spesi.

Bello, intenso, affascinante, Valerio con il suo morbo del terrore ci cattura e ci fa venir voglia di ricominciare.

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