Narrativa italiana Gialli, Thriller, Horror Il talento del cappellano
 

Il talento del cappellano Il talento del cappellano

Il talento del cappellano

Letteratura italiana

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Comincia tutto in una notte di neve, sull'Etna. Il custode di un vecchio albergo in ristrutturazione chiama la Mobile di Catania: nel salone c'è una donna morta. Quando però i poliziotti arrivano sul posto, del corpo non vi è più traccia. Ventiquattr'ore dopo viene ritrovato nel cimitero di Santo Stefano, proprio il paese dove abita la Guarrasi. Al suo fianco è disteso un uomo, un sacerdote, anzi un monsignore, assai conosciuto e stimato; entrambi sono stati uccisi. Intorno a loro qualcuno ha disposto fiori, lumini, addobbi. Il mistero si dimostra parecchio complesso, oltre che delicato, perché i conti, in questa storia, non vogliono mai tornare, un po' come nella vita di Vanina. L'aiuto del commissario in pensione Biagio Patanè può risultare al solito determinante. Quell'uomo possiede un intuito davvero speciale, ma ha il vizio di non riguardarsi. Una cattiva abitudine che, alla sua età, rischia di essere pericolosa.



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Il talento del cappellano 2022-02-23 08:24:49 FrancoAntonio
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FrancoAntonio Opinione inserita da FrancoAntonio    23 Febbraio, 2022
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Per Vanina: due morti travolti da insolito destino

26 dicembre 2016: il vice-questore Vanina Guarrasi è raggiunta da una telefonata dell’ispettore Marta Bonazzoli mentre si trova a Palermo, a festeggiare con la famiglia. Sembra che, in un albergo sulle pendici dell’Etna, sia stato rinvenuto il cadavere di una donna. L’edificio è abbandonato da decenni, ma il custode, salito durante una nevicata notturna per un sopralluogo, avrebbe visto il corpo in una delle sale buie. Il condizionale è d’obbligo perché, all’arrivo delle forze dell’ordine non viene rinvenuto alcunché. Perciò Vanina potrebbe pure continuare le sue meritate ferie, ma, forsanche per schivare gli eventi mondani in cui sua madre vorrebbe coinvolgerla, torna rapidamente a Catania, perché il suo sesto senso le dice che il morto, prima o poi, salterà fuori.
Infatti, solo due giorni dopo, nel cimitero di Santo Stefano, a poca distanza da casa sua, non solo viene ritrovata la salma della dottoressa Azzurra Leonardo, stimato pediatra cittadino, ma assieme a lei c’è pure monsignor Nino Musco, strangolato. Entrambi sono sistemati, in un macabro teatrino “natalizio”, all’interno della cappella di famiglia del sacerdote. La faccenda diventa subito spinosa, un po’ perché è coinvolta la Curia, un po’ perché non ci si spiega il motivo per il quale i due corpi siano stati messi assieme addobbati con tanto di nastri rossi. Pare che neppure si conoscessero: eppure... Poi si dice che fossero entrambe degnissime persone: chi può aver avuto un movente concreto per gli omicidi?

I romanzi della Cassar Scalia sono sempre godibili e divertenti, scritti con uno stile garbato e fluido che ci accompagna lungo i binari non di un giallo classico, inteso come un enigma proposto al lettore, quanto, piuttosto, del racconto di un’indagine poliziesca con i ritmi di una investigazione del mondo reale. Le storie, mai troppo arzigogolate e il cui esito, magari, uno può intuirlo abbastanza in fretta, hanno il sapore della credibilità, con la sola eccezione, forse, della presenza ossessiva e (diciamocelo) pesantemente indiscreta, del commissario in pensione Patanè, la cui assillante frequentazione dei locali della Squadra mobile sarebbe assai meno tollerata pur essendo, talvolta, risolutiva. Nel romanzo, invece, risulta spiritosa, quando non proprio comica. Per il resto tutti i personaggi, ormai ben collaudati e rodati nel sedimentarsi delle storie, sono simpatici e ben costruiti, sì da risultare familiari e gradevoli, con le loro piccole manie e peculiarità. La loro vita personale fa sommessamente capolino tra le righe dedicate all’indagine rendendoceli più umani e vicini.
Certo si fa davvero fatica a non considerare Vanina Guarrasi una Salvo Montalbano al femminile. La Catania di Vanina assomiglia tanto alla Vigàta del personaggio di Camilleri e la stessa squadra investigativa, pur con le diverse personalità coinvolte, ci spinge a una automatica associazione con la premiata ditta “Augello, Fazio &Co.”. È pur vero che il catanese della Cassar Scalia è meno pervasivo e invadente del vigatese di Camilleri; l’A. concede più spazio anche ai comprimari; la mafia non è solo una lontana quinta della scenografia, ma qualcosa in cui, purtroppo, di riffa o di raffa si va sempre a sbattere. Tuttavia i punti di contatto sono tanti ed è difficile ignorarli.
In definitiva, però, quelle assonanze non disturbano e il romanzo si fa leggere con piacere. Catania, puntigliosamente descritta, risulta ben presto familiare, anche per chi non è mai stato nella città etnea, e si è presto preda delle sue atmosfere affascinanti e di quel suo essere schiacciata tra un mare splendido e ‘a muntagna sempre impennacchiata di fumo e minacciosamente incombente.
Infine le immancabili incursioni nella cucina locale strappano un amabile sorriso e un languorino. Insomma non un’opera superlativa, ma un buon libro per qualche ora di piacevole compagnia.

____________
Un ultima osservazione: onestamente, anche al termine del romanzo, non ho compreso il senso del titolo, ma vabbè...

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
... gli altri romanzi dedicati a Vanina Guarrasi, anche perché sono frequenti i richiami alle storie che precedono e alle vicende personali del vice-questore che fanno da fli-rouge della narrazione.
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