L'anno dei misteri L'anno dei misteri

L'anno dei misteri

Letteratura italiana

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È il 6 gennaio del ’69 e molti italiani si preparano a vedere la «finalissima» di una delle trasmissioni più popolari e seguite, Canzonissima. Anche il commissario Bordelli si siede davanti al televisore per godersi la serata, ma una telefonata della questura lo strappa dalla poltrona e lo costringe a uscire di casa: una ragazza è stata uccisa, proprio mentre andava in onda la sigla... zum zum zum zuuum zum. Da quel momento le giornate del commissario si complicano, altri misteri dovranno essere risolti. Uno in particolare lo tormenta: la terribile vicenda del maniaco omicida che ha già ucciso sei prostitute, tutte e sei bionde, di media statura, una ogni nove mesi esatti. Bordelli si sente affaticato, e in mezzo alle ricerche concitate cerca di ritagliarsi momenti di tranquillità e di riflessione nel silenzio del bosco, che i versi degli animali rendono ancora più vero e profondo. Tra poco più di un anno andrà in pensione, e teme di lasciarsi alle spalle dei casi insoluti...



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L'anno dei misteri 2020-05-22 16:26:18 cesare giardini
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    22 Mag, 2020
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L'ultimo anno del commissario Bordelli.

E’ il commissario capo Franco Bordelli il principale personaggio di questo romanzo fiume, già protagonista di altre opere di Marco Vichi. Siamo nel 1969, l’Italia si sta risollevando dalle macerie della guerra, gli echi di Canzonissima, una delle trasmissioni televisive più popolari dell’epoca, fanno da sottofondo sonoro a varie vicende che impegnano il nostro poliziotto. E’ indubbiamente un tipo singolare, esperto di letteratura: sa tutto delle opere di Alba de Céspedes, autrice che lo appassiona particolarmente, ma è anche amante della buona cucina e non indifferente al fascino femminile. Alle soglie della sospirata pensione, è ancora tenacemente in pista, impegnato proprio nell’ultimo anno di servizio in varie complicate indagini da sbrogliare assolutamente prima di concludere un’onorata carriera. E non sono indagini da poco. E’ ancora a piede libero uno psicopatico che il 13 febbraio di ogni anno tortura e uccide barbaramente prostitute con determinate caratteristiche, e manca poco più di un mese alla data del prossimo delitto. E poi, nella propria abitazione, viene rinvenuta assassinata una giovane dal passato discutibile, amata teneramente dai nonni che si disperano e non si danno pace. Ancora, un imprenditore mette in scena un finto suicidio per sfuggire ad un grave pericolo: è infatti a conoscenza, per vie traverse, di un probabile sovvertimento delle istituzioni, forse un colpo di stato, ed è in possesso di carte molto compromettenti. Infine c’è una mela marcia al commissariato, un dirigente cocainomane che sottrae prove e intasca indebite somme. Insomma, quattro indagini complesse che impegnano senza soste il commissario Bordelli, deciso a venirne a capo prima lasciare il servizio e magari sposare la sua compagna, una giovane ventisettenne, Eleonora, che sembra non aspettare altro. Naturalmente riesce a districarsi da par suo in vicende anche misteriose, nelle quali non è semplice individuare il colpevole, ma il nostro commissario sembra avere un sesto senso che lo orienta quasi sempre nella direzione giusta. Anche se qualche volta raggiunge il suo scopo con metodi non proprio ortodossi, sempre però utilizzati a fin di bene, ed in difesa di colpevoli che hanno infranto sì le leggi, ma per difendere i più deboli e sempre secondo giustizia.
Posso aggiungere che le vicende raccontate potevano essere condensate in un minor numero di pagine. Il romanzo infatti è di quasi cinquecento pagine, un po’ dispersivo, alternando la storia delle indagini a lunghi momenti descrittivi della vita privata del commissario Bordelli, dagli incontri galanti alle incursioni in vari ristoranti, dalle passeggiate per Firenze alle discussioni su argomenti letterari. Una cena con amici e colleghi occupa più di settanta pagine: ognuno dei commensali racconta esperienze di vita professionale, interessanti in sé ma avulse dalla trama narrativa principale.
Il commissario Franco Bordelli comunque, grazie all’abilità dell’autore, ha una sua precisa identità che emerge dal racconto: oltre alla tenacia ed all’abilità investigativa, spicca il suo amore per le buone letture (con una predilezione per Alba de Céspedes) e per la buona tavola, le belle donne e la sua amata Firenze.
Lo stile tende un po’ al prolisso, ma per chi ama conoscere a fondo i personaggi anche nei loro risvolti più comuni e banali, può essere piacevole ed appagante: basti dire che il grande Andrea Camilleri, caro amico dell’autore, amava molto il commissario Bordelli, accostandolo spesso al suo Montalbano. E questo basta e avanza per consigliare la lettura del romanzo di Marco Vichi.

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Consigliato a chi ha letto...
"Morte a Firenze" e altri romanzi di Marco Vichi sul commissario Bordelli.
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L'anno dei misteri 2019-12-23 16:47:44 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    23 Dicembre, 2019
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Triplice investigazione per Bordelli

«A volte quello che manca è più importante di quello che si trova»

Torna in libreria Marco Vichi con un nuovo e appassionante episodio delle avventure dedicate al fortunato personaggio di Franco Bordelli. Mancano 15 mesi al pensionamento, è il 6 gennaio 1969 e il commissario si trova nella sua abitazione all’Impruneta in attesa di assistere alla finale di Canzonissima quando il telefono suona annunciando la morte di una giovane donna. Il suo nome è Diletta Cameriere, ha appena ventitré anni ed è la ragazza più bella mai vista. Il suo corpo è stato rinvenuto privo di vita dal babbo/nonno Nicola Cameriere che ne ha constatato non solo il decesso ma anche lo stupro. Chi è il colpevole? Perché così tante e divergenti sono le opinioni sulla fanciulla venuta a mancare? Al contempo Bordelli è chiamato a risolvere il caso dei plurimi omicidi avente quale denominatore comune il 13 febbraio e, infine, è chiamato ad investigare su alcuni documenti che potrebbero mettere, per il solo fatto di esistere, in serio pericolo la vita di un vecchio conoscente. Tante circostanze e tante situazioni che obbligano il funzionario di pubblica sicurezza a fare i conti con il tempo che passa, con il pensionamento sempre più vicino e il divenire ignoto, con i legami dettati dalle vecchie e intramontabili amicizie e con la riscoperta di un amore inaspettato tanto quanto desiderato. A far da cornice, la passione e l’amore indiscriminato per i libri e per il loro semplice essere.

«Non di rado la realtà è più fantasiosa della fantasia più estrema, e la spiegazione di qualcosa è del tutto inimmaginabile, dunque la verità può essere completamente diversa»

Con “L’anno dei misteri” Marco Vichi destina al suo pubblico libro che sa conquistare soprattutto i cuori dei nostalgici essendo impostato, più che sulla risoluzione del giallo, proprio su quegli affetti e quelle sensazioni che colorano la nostra vita. Se infatti vi aspettate un romanzo dai tanti colpi di scena sappiate che non li troverete in questo scritto. La struttura è costante e omogena, segue una linea narrativa chiara e senza pretese che volontariamente imposta il proprio registro sull’aspetto emotivo più che sull’investigazione vera e propria. I misteri passo passo trovano la loro collocazione ma non hanno il ruolo centrale. Sembrano giungere ad una risoluzione in totale autonomia. Vichi focalizza il proprio sguardo sull’animo di Franco, sulla sua malinconia, sulla sua voglia di vivere e sulle sue incertezze amorose e per il futuro. Per questo il testo potrà sembrarvi troppo diluito, troppo dispersivo e con anche delle divagazioni evitabili. Dal punto di vista spaziale le vicende si spostano tra vari luoghi a seconda delle circostanze esposte. Tra le varie città all’interno delle quali ci porta l’autore, ho ritrovato anche la mia limitrofa proprio alla città metropolitana toscana.
Nel complesso, una lettura piacevole e non impegnativa con cui trascorrere qualche ora piacevole nel fiorentino.

«Mi tuffo nei romanzi e vivo dentro di me avventure magnifiche. E quando scrivo mi succede la stessa cosa, entro in un mondo diverso, più vero di quello vero.»

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