L'ombra del campione L'ombra del campione

L'ombra del campione

Letteratura italiana

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C'era una volta la Milano della ligéra, la città popolata dai contrabbandieri, dai maestri del borseggio e dagli artisti dello scasso: balordi intenti in malefatte più che in misfatti, persi nell'eterno guardie e ladri con i ghisa e la madama. Corre l'anno 1928 e da Roma Benito Mussolini, duce del fascismo, dichiara guerra ai duri meneghini. Intanto, nella regia questura in piazza San Fedele è di stanza un poliziotto che legge Platone e va pazzo per la cassoeula. Lo chiamano il poeta del crimine. Nelle spire della scighera, la spessa bruma che punge i visi e gela i cuori, torna il commissario Carlo De Vincenzi, già protagonista dei gialli di culto firmati, a cavallo tra i Trenta e i Quaranta, dallo scrittore Augusto De Angelis. Al poliziotto tocca fare i conti con l'anima più profonda della Capitale morale: quella che trema ai boati di bombe attribuite agli anarchici e sogna dietro alle magie del suo Peppìn, l'eroe dell'Ambrosiana, registrato all'anagrafe col nome di Meazza Giuseppe. Sarà il commissario a svelare i misteri che aleggiano intorno alla vita del campione, mentre dovrà vedersela con i piccoli, grandi enigmi di una malavita stracotta come la busecca e romantica come un riflesso al tramonto sull'acqua dei Navigli.

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L'ombra del campione 2019-03-11 14:50:55 luvina
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luvina Opinione inserita da luvina    11 Marzo, 2019
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Milano, Meazza e la scighera

“L’ombra del campione” è l’esperimento ben riuscito da parte di Luca Crovi di far rivivere come protagonista il commissario Carlo de Vincenzi, creato negli anni ’30 dalla penna di Augusto de Angelis e recentemente riediti da Sellerio. De Vincenzi è uno dei primi commissari della nostra tradizione poliziesca, buona forchetta, amante del cibo semplice ben cucinato e di classici come Platone dai quali trae spunto per le sue indagini intuitive e psicologiche che lo portano alla soluzione dei casi –“Il suo assioma era: il delitto è una derivazione della personalità”-. Questo romanzo ha comunque altri protagonisti: la “scighera” la nebbia fitta che copre Milano, Milano stessa con le sue strade, il Cimitero monumentale, la moderna rete di tranvie, i piatti della sua tradizione come la “busacca” o il “panetun” e Giuseppe “Peppin” Meazza, dello Balilla per via della sua giovane età, forse il primo leggendario calciatore italiano, a quei tempi all’Inter. E’ sua l’ombra del campione che nella nebbia dà calci al pallone contro il muro di San Vittore per allenarsi ed è anche il personaggio di uno dei casi trattati dal commissario. Ecco, forse il limite di questo godibile romanzo è proprio la debolezza del noir, senza una storia centrale che faccia da traino ma un insieme frastagliato di vari casi, di piccoli crimini (oggi sarebbero ritenuti veniali) della “ligèra”, la piccola malavita milanese, risolti tutti brillantemente dal de Vincenzi. La storia si svolge nel 1928, anno VI dell’era fascista, ricordato per l’attentato a Vittorio Emanuele III avvenuto proprio a Milano, all’inaugurazione della Fiera Campionaria; il commissario de Vincenzi è uno dei testimoni dell’attentato e a modo suo scoprirà i colpevoli (anche se nella realtà non furono mai trovati) prima che il regime mettesse tutto a tacere. Il romanzo è piacevole e interessante per chi vuole scoprire l’anima di una Milano che non c’è più, si legge velocemente anche se alcuni dialoghi sono in dialetto, lo stile è diretto, privo di ridondanze. Tutto sommato la bella riscoperta di un personaggio poco conosciuto del nostro passato letterario.

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