La casa senza ricordi La casa senza ricordi

La casa senza ricordi

Letteratura italiana

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Un bambino senza memoria viene ritrovato in un bosco della Valle dell'Inferno, quando tutti ormai avevano perso le speranze. Nico ha dodici anni e sembra stare bene: qualcuno l'ha nutrito, l'ha vestito, si è preso cura di lui. Ma è impossibile capire chi sia stato, perché Nico non parla. La sua coscienza è una casa buia e in apparenza inviolabile. L'unico in grado di risvegliarlo è l'addormentatore di bambini. Pietro Gerber, il miglior ipnotista di Firenze, viene chiamato a esplorare la mente di Nico, per scoprire quale sia la sua storia. E per quanto sembri impossibile, Gerber ce la fa. Riesce a individuare un innesco – un gesto, una combinazione di parole – che fa scattare qualcosa dentro Nico. Ma quando la voce del bambino inizia a raccontare una storia, Pietro Gerber comprende di aver spalancato le porte di una stanza dimenticata. L'ipnotista capisce di non aver molto tempo per salvare Nico, e presto si trova intrappolato in una selva di illusioni e inganni. Perché la voce sotto ipnosi è quella del bambino. Ma la storia che racconta non appartiene a lui.



Recensione della Redazione QLibri

 
La casa senza ricordi 2021-12-06 12:15:57 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    06 Dicembre, 2021
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HABEMUS MALLEUM ANIMI

È solito lasciare delle mele fresche nel salottino, cosicché i pazienti possano mangiarne mentre attendono. Si infila il Barbour per rincasare. Un lungo filo blu penzola da un ago infilzato nel frutto.

I cani non rispondono al richiamo, invisibili nel fitto del bosco, li sente ululare e latrare disperatamente. Come quando hanno paura.

Nell’anticamera lo psicoterapeuta ha installato un bottone, in modo che i piccoli pazienti possano attivare una luce rossa nello studio solo quando si sentono pronti per il colloquio. Da tempo la sala è vuota e la porta chiusa a chiave, ma nella stanza del dottor Gerber il segnale scarlatto lampeggia. Inesorabilmente.

Normalmente, viviamo nell’oscurità per dieci interi anni della nostra vita, gli occhi chiusi quattro secondi ogni minuto. Lui non sbatte le palpebre.

Ricordati di questo ciclo: isolamento, controllo, incertezza, reiterazione, rieducazione.

Se affermassero che le pratiche ipnotiche ed i risultati descritti in questo romanzo fossero un mero frutto della fantasia dell’autore, potremmo opporre resistenza e dire che l’invenzione non fagociti entusiasmi. Invece, il libro si basa su ricerche e percorsi di psicoterapia reale, quindi l’opera è decisamente accattivante.
La penna fluida di Carrisi è gravida di colpi di scena ed i brevi capitoli impongono voracità al lettore in corsa, che ogni tanto si perde e poi si ritrova. Un’equazione complessa, incredibilmente inverosimile, eppure lezione dopo lezione ci vengono forniti gli elementi per risolverla in questo esuberante thriller dove si scava nella psiche manipolata, si rivanga nel passato, si riflette sul presente.
Buona caratterizzazione dei personaggi, Carrisi rende bene il profilo psicologico così come quello visivo e pure la localizzazione tra Firenze e i boschi del Mugello è ben concretizzata.

Ma tu, sei veramente dove credi di essere? Per scoprirlo dovresti morire. Solo la morte spezza l’illusione.
Buona lettura.

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La casa senza ricordi 2022-01-28 17:03:23 cesare giardini
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    28 Gennaio, 2022
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"La mente è più potente della coscienza"

Otto mesi dopo il ritrovamento, nei boschi del Mugello nei pressi di Firenze, di una vecchia Panda abbandonata, utilizzata come rifugio e con una gomma forata, viene scoperto nei pressi, da parte di una anziana donna addestratrice di cavalli, un bambino (si conoscerà in seguito il nome, Nico), adagiato tra i cespugli, in buone condizioni, ben vestito, apparentemente muto e privo di reazioni. La donna lo conduce alla sua cascina, lo rifocilla e lo consegna all’autorità giudiziaria, che, per capirci qualcosa, lo affida ad un esperto psicologo ed ipnotista, Pietro Gerber, il protagonista degli ultimi due romanzi dell’autore. Costui, specialista in psicoterapia dell’infanzia, separato dalla moglie per incompatibilità di carattere, tenta con l’ipnosi di entrare nella mente del ragazzo, che, opportunamente stimolato, si esprime con una voce che non gli appartiene, raccontando fatti che inducono un giudice ad accusarlo di matricidio e successivamente portando alla luce una storia non sua, eventi di circa vent’anni prima, allorquando ad un ragazzo della sua età un misterioso ed inquietante sconosciuto fa credere di essere stato abbandonato dai genitori, scomparsi dopo la sua irruzione in casa. Questi, definito “orco” o “affabulatore”, non solo riesce a entrare nella mente del ragazzo, ma disorienta anche l’ipnotista, con strani messaggi, depistaggi, condizionamenti psicologici. L’ipnosi mette in luce verità nascoste, le certezze dello psicologo sembrano svanire, preda di eventi che sembrano imporre altre verità: il ruolo di carnefice e vittima sembrano alternarsi, in un abisso in cui la mente umana sembra ingannare sé stessa, facendo apparire vero ciò che non lo è e falso ciò di cui si ha certezza.
Seguire l’evolversi della vicenda non è facile, anche perché vi appaiono riferimenti al precedente romanzo della serie di Pietro Gerber (“La casa delle voci” del 2019). Le vicende dell’ipnotista e delle sue sensazioni fanno riflettere sulle potenzialità della mente umana e sulle capacità dell’ipnosi di alterarla, facendo emergere, con opportune metodiche, fatti sepolti nel passato e apparentemente dimenticati. Il romanzo pone inoltre molti interrogativi su fatti non ben comprensibili o irrisolti. Ad esempio: si scoprirà l’identità del famigerato “orco”, le cui iniziali A.D.V. appaiono misteriosamente incise sul muro della cascina dell’addestratrice di cavalli e successivamente sono individuate sulla camicia di un misterioso personaggio con cicatrici da ustione che riapparirà nel finale? Che fine hanno fatto Nico e sua madre? Il dodicenne della storia è o non è un assassino? L’episodio del penultimo capitolo, quello del bambino portoghese scomparso nel parco, totalmente isolato dal contesto del romanzo, avrà un seguito in un eventuale terzo capitolo del ciclo di Pietro Gerber? Anche se lo stile narrativo di Carrisi è sempre affascinante e coinvolgente, la materia trattata ed i suoi risvolti sembrano frenare le emozioni e rendono la lettura non sempre agevole e comprensibile. Un plauso comunque all’autore, che sembra ben padroneggiare gli argomenti esposti, avvalendosi anche del contributo e della disponibilità di due valenti ipnotisti, citati in una nota finale.
Da sfondo, una Firenze con i suoi palazzi rinascimentali, le sue vie ed i suoi ritrovi caratteristici: l’ambientazione quasi sempre notturna del romanzo ed un clima umido e piovoso sembrano quasi renderla complice di misteri ancora irrisolti.

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Consigliato a chi ha letto...
Si consiglia di leggere prima "La casa delle voci" dello stesso autore, del 2019, per capire meglio le vicende di Pietro Gerber, l'ipnotista protagonista dei due romanzi.
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La casa senza ricordi 2022-01-18 19:10:04 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    18 Gennaio, 2022
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La casa senza ricordi e senza movente

«La morte la stava aspettando e adesso lei se l’era portata addirittura a casa. E fra poco, terminata la merenda, avrebbe finalmente parlato, annunciandole con voce innocente ciò che nessun essere umano vorrebbe mai sentirsi dire.»

Dodici anni. Il suo nome è Nikolin ed è scomparso da otto mesi con la madre Mira per i boschi del Mugello, Toscana. La donna che lo ritrova è una allevatrice che ogni mattina alle 3.47 si sveglia e si reca alla valle dell’Inferno. I cani hanno paura, lo temono. I suoi occhi non parlano, non si chiudono. Sono specchi vacui di un’ombra che abita il corpo. Cosa è successo al bambino? Perché non proferisce parola? E che fine ha fatto la madre? Gerber viene subito interpellato per quello strano ritrovamento. Il caso è oscuro e al tempo stesso fa preoccupare quegli adulti che subito pensano al peggio. Un bottone sfilato in un contesto di massimo ordine riesce a far risvegliare il giovane dal torpore. Tre condizioni da accettare senza remore e una verità che potrebbe sconvolgere. Ma che sia davvero una ammissione di colpevolezza? Gerber non lo pensa e a buona ragione. Da qui inizia la psiconanalisi del ragazzo ma soprattutto iniziano le sedute di ipnosi. Perché Niko sembra essere chiuso in una dimensione parallela, in una “casa senza ricordi” dove non ha voce in capitolo e dove sono altri a manovrarlo. Ecco, dunque, che per ogni ipnosi è necessario “un innesco”, sempre diverso e sempre più particolare.
Gerber arriverà a mettere in discussione la propria carriera pur di raggiungere la verità. Si trascura, trascura i propri pazienti, scopre e realizza di aver a che fare con un ipnotista forse molto più bravo ed esperto di lui. Talmente bravo da raggiungere dimensioni veramente profonde e oscure della mente. Il nostro protagonista è a una svolta, inoltre, della propria vita: separato da quasi un anno e mezzo dalla moglie e lontano quindi dal figlio a causa del caso Hanna Hall conosciuta ne “La casa delle voci”, è in balia dei cambiamenti. Tante evidentemente le premesse per quest’ultimo lavoro di Donato Carrisi.

«Ma è impossibile discernere un pericolo quando si nasconde dietro la maschera dell’ambiguità, si disse Gerber.»

Con “La casa senza ricordi” Donato Carrisi dona ai suoi lettori un romanzo con tanti spunti e tante possibilità di sviluppo che purtroppo restano disattese. I presupposti di partenza ci sono tutti. Un mistero che si infittisce, ambientazioni tutto sommato apprezzabili e sufficientemente veritiere (da toscana il riscontro o meno viene automatico) seppur con qualche imprecisione, personaggi delineati nei tratti prevalenti, un giovane che con la caratteristica delle sue palpebre affascina. Poi iniziano i refusi e chi legge ci passa sopra pensando che alla fine sia una scelta editoriale perché sennò non se lo spiega, magari una scelta meno arcaica di alcune forme grammaticali seppur la linea generale sia altra, iniziano le sedute di ipnosi che sono onestamente le più attese (l’unica cosa davvero attesa) e anche le mestizie e le petulanze di Gerber che alla lunga sfiancano. In tutto questo il coraggioso e imperterrito conoscitore giunge a pagina 247 di 398 e ancora uno slancio il libro non lo ha preso. La curiosità resta ma chiaramente il lettore ha sempre meno la sensazione di trovarsi davanti a un thriller. La lettura è sempre più farraginosa e va avanti solo e soltanto per l’anzidetta curiosità. Giustamente il finale il conoscitore, a questo punto, lo vuol conoscere. Si stupisce anche, però. Non ci ha mai messo così tanto tempo a finire un libro di Carrisi, nemmeno nelle ipotesi di mancata piacevolezza della lettura. Tuttavia, ancora, l’incedere è lento e farraginoso e quello smacco atteso non c’è. Anzi. Si scopre qualcosa del passato, si giunge a comprendere un po’ chi muove le fila ma alla fine? Alla fine il finale è aperto. L’epilogo lascia in sospeso tutte, e sottolineo tutte, le domande del lettore. Dalla prima all’ultima. Anche il mistero dell’ipnotista sconosciuto come delle sorti del bambino non si ha dato alcuno. Solo qualche riscontro delle sue origini e del “vero cattivo” a cui verrebbe, si ipotizza perché anche qui siamo sul vago, restituito.
In tutto questo i refusi, di nuovo loro, non mancano in un alternarsi, ancora, tra presente e passato di Pietro stesso. È chiaro che sin dall’inizio nelle intenzioni di Carrisi vi fosse l’obiettivo di dar vita a un romanzo di transizione, ma può “La casa senza ricordi” definirsi soddisfacente? A voi la risposta. Dal mio punto di vista si salvano solo le sedute di ipnosi avallate da chiara previa documentazione dell’autore come riportato in note a conclusione dello scritto. Certo non lo definisco un thriller ma onestamente nemmeno una serie riuscita. Se “La casa delle voci” mi aveva addirittura fatto ridere in alcuni passaggi inverosimili e inconcreti, in “La casa senza ricordi”, a cui avevo dato una possibilità senza mettere avanti pregiudizio alcuno, troppe sono le falle rispetto ai pregi per definirlo un libro riuscito.

«Alcuni recano in sé ferite invisibili, che sanguinano continuamente. Oppure vuoti incolmabili in cui riecheggiano urla disperate. Ciò che ho vissuto mi ha portato fin qui, perché dovevo mostrarlo a qualcuno. E adesso tu verrai con me.»

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Consigliato a chi ha letto...
sì: a chi ama Carrisi e ha già letto di questa serie e vorrebbe togliersi la curiosità di capire come si sviluppa. Premesso: avvicinarvisi con la consapevolezza di un epilogo aperto e uno scritto di "transizione".

No: a chi non ama questa tipologia di scritti.
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