La misura del tempo La misura del tempo

La misura del tempo

Letteratura italiana

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Tanti anni prima Lorenza era una ragazza bella e insopportabile, dal fascino abbagliante. La donna che un pomeriggio di fine inverno Guido Guerrieri si trova di fronte nello studio non le assomiglia. Non ha nulla della lucentezza di allora, è diventata una donna opaca. Gli anni hanno infierito su di lei e, come se non bastasse, il figlio Iacopo è in carcere per omicidio volontario. Guido è tutt'altro che convinto, ma accetta lo stesso il caso; forse anche per rendere un malinconico omaggio ai fantasmi, ai privilegi perduti della giovinezza. Comincia così, quasi controvoglia, una sfida processuale ricca di colpi di scena, un appassionante viaggio nei meandri della giustizia, insidiosi e a volte letali.

Recensione della Redazione QLibri

 
La misura del tempo 2019-11-12 09:47:07 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    12 Novembre, 2019
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A volte non serve cercare oltreoceano

Devo cominciare questa recensione con un'ammissione di colpa. Chi segue le recensioni che scrivo sa che spesso prediligo gli autori stranieri. Spesso ci si fa affascinare dai nomi: Michael Connelly, Jo Nesbø, Jeffery Deaver, o per rimanere nell'ambito dei "thriller legali" un certo John Grisham.
E spesso ci si rimane delusi.
Quest'ultimo libro di Gianrico Carofiglio è la dimostrazione che in casa abbiamo degli ottimi autori, che a volte si rivelano più meritevoli di lettura di "quelli che hanno il nome famoso". Certo, Gianrico Carofiglio non è l'ultimo arrivato, ma devo ammettere che mi ha davvero stupito.
Cominciamo dallo stile, che è la cosa che più mi ha colpito: accurato, coinvolgente, riflessivo, a volte adornato da una sottile ironia utile a stemperare; capace di dosare perfettamente dialoghi e narrazione. Dalla spiccata capacità di emozionare e fare riflettere, risulta evidente che l’etichetta di “autore d’intrattenimento” a Carofiglio sta più che stretta, e infatti credo non possa limitarsi a questo. L’autore non strizza continuamente l’occhio al lettore, non vuole farlo contento a ogni costo con scelte banali volte a regalargli una leggerezza passeggera; l’autore vuole lasciare il segno. Non ha paura di soffermarsi su verità scomode e difficili da digerire, a volte angoscianti; perché è consapevole che questo spingerà il lettore a fermarsi a ponderare quel che ha appena letto, regalandogli l’impagabile sensazione di aver letto qualcosa di vero, non contraffatto da artificiosi addolcimenti. La dolcezza c'è come c'è nella vita: a piccole dosi, senza ignorare i momenti difficili che a quella dolcezza danno una marcia in più.
La figura dell’avvocato Guerrieri è praticamente viva: un personaggio così ben reso da poter credere di incontrarlo, un giorno o l’altro, lungo la strada di casa. Afflitto da dilemmi, vittima di debolezze e capace di piccoli atti d’eroismo , Guerrieri è un personaggio in cui ogni lettore può vedere una parte di sé stesso e (sono sicuro) anche l’autore ha messo moltissimo del suo essere.
Insomma, non so più che dire per farvi capire che sì, “La misura del tempo" è un romanzo da leggere e Carofiglio un autore da approfondire.
O almeno io lo farò.

La storia di questo romanzo ruota tutta su Iacopo Cardaci, ragazzo accusato dell'omicidio di uno spacciatore e già condannato in primo processo. La madre dell' accasato è una vecchia fiamma dell'avvocato Guerrieri, al quale si rivolge per il processo in appello. Incapace di dire di no a Lorenza e resosi conto dell' inefficacia della difesa che lo ha preceduto, Guerrieri decide di prendere in carico questo lavoro, nonostante sia chiaro fin da subito che le speranze di ribaltare la sentenza siano ridotte al minimo.
Mai scontata, mai banale, questa storia si legge in un attimo e, in certi tratti, è anche capace di emozionare.
Consigliatissimo.

“Quando sei giovane e pensi a un mondo e a un tempo in cui tu non esistevi, la cosa non ti turba. Perche' la storia sembra dotata di una direzione implicita che porta fatalmente al momento in cui sei tu a irrompere sulla scena. Il mondo senza di noi prima di noi è una lunga fase preparatoria. Il mondo senza di noi dopo di noi invece è semplicemente il mondo senza di noi. Finché appare lontano riusciamo a placare l’angoscia dell’idea. Ma io so che fra qualche settimana, al massimo qualche mese, non ci sarò più e il mondo continuerà a esistere, senza nemmeno una increspatura. Senza nemmeno un sussulto. Voi piangerete, ma poi dovrete occuparvi delle questioni pratiche e smetterete di piangere. E comunque sarete sollevati che questa sofferenza non ci sia più. Potrete distogliere lo sguardo e occuparvi di vivere. Come è giusto. E tutto sarà finito.”

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La misura del tempo 2019-12-26 10:37:49 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    26 Dicembre, 2019
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L'avv. Guerrieri tra morale e giustizia

Gianrico Carofiglio torna in libreria con un nuovo caso dell’avvocato Guerrieri ne La misura del tempo.
Una sera tardi l’avvocato Guerrieri ha un appuntamento inaspettato: una certa Lorenza Delle Foglie richiede con urgenza una sua consulenza. Lui è dubbioso; tanti anni prima ha avuto una relazione con una donna molto più grande di lui, che si chiamava proprio in questo modo. Che sia lei? E cosa vuole da lui? Guerrieri con il suo fiuto da segugio sente odore di grossi guai. Infatti:
“Fece entrare una donna. Era alta, piuttosto magra, capelli corti grigi, e indossava una giacca di pelle un po’ larga, un po’ sformata”.
Lei, profondamente cambiata, gli chiede di assumere la difesa del proprio figlio, in carcere accusato dell’omicidio di uno spacciatore, considerato suo fornitore di droga. Già condannato senza speranza in primo grado, occorre preparare una difesa più accurata e anche più tecnica. Guido riuscirà in un compito che si annuncia perdente già dall’inizio? Incomincia in questo modo
“Una sfida processuale ricca di colpi di scena, un appassionante viaggio nei meandri della giustizia, insidiosi e a volte letali.”
Il libro è proprio questo. Un dotto quanto fascinoso racconto intessuto di giustizia, processi, iter giudiziali, spesso di difficile comprensione. Pagine e pagine sono descrizioni di strategie processuali, spiegazioni di cavilli inusitati e poco comprensibili. Non un giallo, ma la spiegazione di come si costruisce e si mette in pratica una difesa. Parte questa che ho trovato molto pesante e poco attraente.
Molto più ricca e comunicativa è la parte dedicata al tempo e alla vecchiaia. Il tempo che trascorre inesorabile, posando il suo velo su fatti, persone e luoghi, mutando espressione e caratteristiche. Così:
“L’invecchiamento non è un processo lineare . Così come il tempo non è un’entità lineare. Non è un’entità comprensibile. Nessuno lo capisce davvero. Nessuno è capace di definirlo. Provate a parlare del tempo senza usare alcuna metafora, dice un famoso linguista. Vi ritroverete a mani vuote. Il tempo sarebbe ancora tempo, per noi, se non potessimo sprecarlo o programmarlo? Possiamo solo dire qualcosa sul fatto che va grosso modo in una direzione e che la destinazione finale è nota.”
Un romanzo duplice, da affrontare con cautela. Uno stile di comunicazione colto e perfetto, una conoscenza della giustizia e dei suoi meccanismi che non può che dirsi perfetta.
Tuttavia una lettura che ho svolto con difficoltà, che poco mi ha attratto e coinvolto. Un ottimo trattato di giurisprudenza; un romanzo dai contenuti scarsi.

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Consigliato a chi ama discussioni tecniche giudiziarie, sconsigliato a chi ama i gialli , l'intrigo, la suspence, il giallo narrativo in generale.
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La misura del tempo 2019-12-13 10:43:05 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    13 Dicembre, 2019
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Etica morale vs Etica giuridica

L’avvocato Guido Guerrieri, fortunato personaggio nato dalla penna di Gianrico Carofiglio, è chiamato questa volta a dover risolvere una matassa che si snoda interamente tra presente e passato perché il legale è nominato difensore di fiducia di Iacopo, il figlio di Lorenza, la donna che negli anni ’80 è stata, per un determinato periodo, la sua compagna. Adesso ella non ha più niente di quella brillantezza e di quella lucentezza di un tempo; di lei, insegnante precaria, non resta altro che una figura opaca, consumata dalla nicotina e dai debiti che ha dovuto contrarre per far fronte alle tante spese necessarie per difendere quel giovane che adesso è in prigione con l’accusa di omicidio. Quest’ultimo, dal passato problematico e dai numerosi precedenti per droga, spaccio, rapina e altro, sembra poco interessato al volersi difendere in appello, soprattutto dopo l’infausto esito del primo grado. Tuttavia, qualcosa, lo porta a smuoversi tanto che il processo di secondo grado ha luogo.
L’opera ha inizio con la consueta prosa a cui lo scrittore ci ha abituato. Lo stile è chiaro, limpido, pulito e intriso di tutti quei tecnicismi propri di una persona che per anni ha frequentato gli ambienti dei tribunali. L’eroe principale, con tutti i vari protagonisti che lo accompagnano, è intriso di quei valori etici e morali che sempre più sembrano essere perduti nella società moderna e che eppure continuiamo a cercare. Dal punto di vista della trama questa è ben costruita e presenta ogni dogma che è proprio dei principi garantisti del nostro ordinamento, sia dal punto di vista costituzionale che processuale penale. Il testo non spicca per particolari colpi di scena in quanto segue delle linee ben incanalate e concrete sotto ogni punto di vista ma presenta un epilogo dal giusto retrogusto amaro che invita alla riflessione e che riesce a smuovere le coscienze proprio perché la prima ad essere smossa è quella di Guido.
Purtroppo, però, nonostante la indubbia qualità stilistica e contenutiva de “La misura del tempo”, non sono rimasta particolarmente entusiasmata dall’elaborato. In parte perché sono appartenuta per anni all’universo giuridico con una conseguente formazione giuridica, in parte perché, per una ragione o un’altra, avendo letto molti romanzi di Carofiglio non ho riscontrato particolari elementi di novità. Gli stessi tecnicismi sono risultati essere un qualcosa di già visto o comunque di già apprezzato in passato.
Consiglio pertanto questa lettura a chi non conosce ancora particolarmente bene lo scrittore e a chi apprezza le tematiche giudiziarie nelle loro varie sfaccettature.

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La misura del tempo 2019-11-29 15:57:24 Scavadentro
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Scavadentro Opinione inserita da Scavadentro    29 Novembre, 2019
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Un equilibrio etico perfetto

In questo “La misura del tempo” l'avvocato Guido Guerrieri vive il presente ed il passato. La figura che lo porta agli anni '80 della sua post laurea è quella di Lorenza: La donna è ora una sessantenne dimessa, invecchiata, opaca, con le dita gialle di nicotina e un lavoro precario. Tutto il contrario dell’immagine che l'avvocato ricorda della stessa, con la quale nella sua verde gioventù aveva fatto coppia passando dall'adolescenza all'età matura, tra cinema impegnato, spiagge, passeggiate per la città, caldi momenti di sesso. Lorenza era libera, disinibita, bellissima, sensuale e sessuale, decisionista ed aspirante scrittrice. In un certo senso Guido era stato “svezzato” ed abbandonato. L'oggi della donna ha viceversa in atto un dramma: suo figlio Iacopo (che ha inanellato reati di spaccio ecc...) è in carcere con una condanna in primo grado per omicidio e la prospettiva di essere parimenti condannato anche in secondo grado.
Carofiglio è certamente uno degli autori italiani più completi e di vertice nel panorama letterario odierno. A fronte di una purezza stilistica non comune, troviamo anche un nucleo etico centrale alla base delle sue opere. Per essere più chiari, un suo romanzo trascende dai confini classici, essendo palesemente un'altra cosa: questa “cosa” è una “lezione morale”. La trama, il narrato, i personaggi stessi (in questo caso l'avvocato Guerrieri, la vecchia fiamma Lorenza, il figlio Iacopo condannato per omicidio in primo grado, Annapaola simil-fidanzata e detective privata, Consuelo anch'ella avvocatessa, il poliziotto in pensione Tancredi, i vari magistrati e poliziotti, i vari testimoni ecc..) sono funzionali a esprimere valori etici in relazione ai temi della giustizia e alla sua applicazione. Carofiglio si interroga sul ruolo della magistratura, sulla deontologia degli avvocati difensori, sul sistema giudiziario in toto e sulle responsabilità di questi soggetti di potere nei confronti della società e degli individui. Questo tipo di approccio è tema comune e perno della filosofia seguita anche in questo testo dall'avvocato Guerrieri, sempre impegnato nelle analisi interne ed esterne, dialogante con il suo “Mister Sacco” (sacco da boxe). Sofferente di insonnia, la risolve recandosi nella libreria/caffè in Bari, aperta solo di notte, ricca di personaggi originali e anch'essi “straordinari” con i quali Guerrieri dialoga di letteratura, filosofia, poesia ecc... Guido è essenza positiva del ruolo di difensore, prescindente dall'indagato e dalla sua colpevolezza. Per Carofiglio è essenziale la garanzia ad essere comunque difesi e che il sistema porti ad un giudizio di condanna o di assoluzione frutto di approfondite e attente indagini, volte a eliminare qualsivolgia dubbio sia nell'uno che nell'altro senso. Non si tratta di distinguere il bene dal male, ma di verificare la situazione oggettiva da tutti i punti di vista, fugando le zone d'ombra e raggiungendo un verdetto sia in concreto che in astratto. In certi passaggi il lettore non attento potrebbe perdersi, o addirittura tediarsi (durante la conferenza iniziale di Guerrieri; nelle arringhe finali di accusa e difesa ecc..). Credo sia una scommessa vinta quella di Carofiglio di mantenere il livello di attenzione alto, superando questa difficoltà e regalandoci un finale (che ovviamente non svelo) che come di consueto in questo autore ci lascia un retrogusto dolce amaro.

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La misura del tempo 2019-11-17 21:48:03 cesare giardini
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    17 Novembre, 2019
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"Il tempo non è un'entità comprensibile".

E’ sempre piacevole leggere Gianrico Carofiglio. Accanto alle vicende che narra, quasi sempre giudiziarie, dispensa pillole di saggezza, citazioni dotte, riflessioni che inducono il lettore a meditare su aspetti della vita che sembrano ovvii ma che, pensandoci bene, non lo sono perché mascherano o nascondono del tutto verità spesso amare. Sono citati ad esempio i cosiddetti “tunnel cognitivi”, ben noti a chi si occupa di questioni legali e che consistono nel considerare acquisiti e certi fatti o nozioni che potrebbero avere altre interpretazioni che non si vogliono assolutamente prendere in considerazione. Il tema fondamentale del romanzo è il tempo, una “entità incomprensibile” afferma l’autore, che scorre e che può cambiare la vita di tutti, che può cancellare ricordi che sembravano indelebili o improvvisamente far rivivere situazioni e suscitare rimpianti e nostalgie. Naturalmente c’è una donna di mezzo, Lorenza, che il protagonista, l’avvocato Guido Guerrieri ( alter ego dell’autore) conosce in gioventù appena laureato, ragazzo timido e impacciato alle prese con una lei disinvolta, disinibita: una storia d’amore concitata, una vacanza in un’isola da sogno, un abbandono rapido e inspiegabile. Passano decenni, Guerrieri è un rinomato avvocato, incontra di nuovo Lorenza che lo scongiura di assumere la difesa del figlio, un piccolo spacciatore in prigione per omicidio. L’avvocato accetta, l’arringa di difesa non ottiene l’effetto desiderato. La condanna è confermata ma un colpo di scena a distanza di anni metterà le cose a posto. Lorenza ,dopo anni e anni, mostra i segni del tempo: si arrangia con lavori precari, è una figura scialba, ingrigita, dimagrita, non è più la donna che ha fatto sognare e ingelosire l’avvocato, che ora è più maturo, distaccato, quasi senza rimpianti. Il tempo ha inesorabilmente cancellato ricordi e nostalgie, proprio quel tempo, scrive Carofiglio, che scorre lento in gioventù, pieno di avvenimenti e di novità, e che appare invece passare più velocemente nella vecchiaia, monotona, i giorni sempre uguali, una via che si restringe poco a poco in un sentiero senza sbocchi. Il tempo, conclude l’autore, se non possiamo sprecarlo o programmarlo, è solo qualcosa che va grosso modo in una direzione la cui destinazione finale è nota. Lo stile di Carofiglio è impeccabile come al solito, solo qualche lungaggine, ai fini della narrazione ovviamente, nella requisitoria del pubblico ministero al processo e nell’arringa dell’avvocato difensore, ricche di termini ben noti probabilmente solo agli addetti ai lavori. Comunque un ottimo romanzo, che, oltre all’interesse per la vicenda raccontata, fa riflettere sulla caducità della vita e del tempo e sull’essenza della verità. Sì, perché Carofiglio inserisce nel romanzo anche questa bellissima definizione della verità, tratta da una frase di Elias Canetti : “La verità è un mare di fili d’erba che si piegano al vento, vuol essere sentita come movimento. E’ una roccia solo per chi non la sente e non la respira”.

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