Nel peggiore dei modi Nel peggiore dei modi

Nel peggiore dei modi

Letteratura italiana

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Milano, novembre 1990. Un uomo viene ucciso per strada con tre colpi di pistola. Unico testimone, il figlio undicenne della vittima. Nella metropoli sconvolta da una violenta guerra di mafia, tutto fa supporre che si tratti dell’ennesima esecuzione della criminalità organizzata. Una storia semplice. Ma il commissario Cavallo, che di esperienza ne ha da vendere, l’adagio lo conosce bene: mai fidarsi delle apparenze, seguire sempre l’istinto. L’istinto del vero poliziotto. La vittima è il quarantenne Giacomo Riva, titolare di una piccola agenzia immobiliare dell’hinterland milanese, La Grande Milano, s.r.l., un insospettabile dal passato poco limpido, con amicizie altolocate tra politici di lungo corso e imprenditori rampanti, ma anche tra criminali pronti a tutto, tra i quali spiccano i trafficanti Calogero e Giovanni Santacroce. Il primo è l’anziano capo di una nota famiglia palermitana, a Milano per trovare e punire l’assassino di Giacomo Riva; l’altro è l’inetto nipote del capo, un ragazzo dalle idee grandiose, con una spiccata mania per abiti sartoriali, starlet televisive di facili costumi e Ferrari, che dovrebbe curare gli interessi della famiglia al Nord, messi in crisi dall’aggressiva politica dei calabresi della Comasina, nuovi signori della droga della città più ricca d’Italia. L’indagine procede tesa in una Milano ora nebbiosa, ora splendente di un freddo sole invernale, mentre passato e presente danno vita a un intreccio di storie che solo una mente acuta come quella di Rocco Cavallo potrà sbrogliare. Ma quando finalmente la verità sarà rivelata, l’innocenza sarà stata persa per sempre. Ogni vita, allora, avrà il suo finale. E sarà nel peggiore dei modi.

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Nel peggiore dei modi 2019-03-30 10:16:02 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    30 Marzo, 2019
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Attenzione, dà assuefazione

Corre l’anno 1990 e in una giornata nebbiosa, opprimente, fetida, come solo un certo tempo atmosferico sa essere presente a Milano, un padre porta suo figlio a scuola, ma prima di arrivare a destinazione si ferma da un tabaccaio per comprare le sigarette, non senza aver prima parcheggiato l’auto nei pressi con il bimbo a bordo. Esce dal negozio, gli si fa incontro un uomo alto, con una caratteristica non ben definibile di uno degli arti superiori, forse vuole solo un po’ di fuoco per accendere, ma invece gli spara due colpi di pistola che lo accasciano sul marciapiedi e quando il corpo è a terra ne viene sparato un terzo, quello di grazia. Inizia così il secondo romanzo poliziesco scritto da Flavio Villani e che vede ancora una volta all’opera il commissario Cavallo, lo stesso del primo episodio, tanto per intenderci quello della donna assassinata il cui corpo sezionato viene trovato in una valigia del deposito bagagli della stazione Centrale di Milano. Come al solito la trama è piuttosto intricata, complicata nel caso specifico da una guerra fra elementi della mafia e della ndrangheta; é fra sparatorie, scomparse definitive e morti ammazzati che si muove questo poliziotto di origini meridionali, coscienzioso e onesto, non disposto a chiudere gli occhi o per fare carriera o per pregiudicare quella già fatta. In fin dei conti Cavallo ha il pregio di essere l’uomo della porta accanto, il vicino di casa che alla mattina parte presto per il lavoro e ritorna sempre tardi, senza nessuna mania di protagonismo, consapevole che il suo destino è solo quello di fare, sempre e comunque, il proprio dovere. Lo coadiuva il più giovane ispettore Montano, che più che un fratello minore sembra un gemello, almeno come modo d’essere e di fare, e la sua è una collaborazione preziosa, perché non è solo capace di obbedire, mettendo in pratica nel migliore dei modi le direttive del superiore, ma ha anche delle opinioni che nel contesto di un’indagine risultano sempre preziose. La trama, come ho detto prima, è piuttosto intricata e il tutto ha origine molti anni prima, all’epoca degli anni di piombo, con il massacro di un giovane di estrema destra, un episodio delittuoso che sembrava dimenticato, ma si sa che il destino, prima o poi, presenta il conto a chi di dovere. E’ superfluo dire che Cavallo riuscirà a venire a capo dell’indagine, di per sé difficile, ma ancora più complessa e delicata perché gli investigatori devono muoversi sul terreno minato della politica, con il commissario che non arretra, non si fa mai da parte, perché lui vuole solo e sempre arrivare alla verità, assicurando alla giustizia il colpevole.
Flavio Villani è un narratore di razza e lo conferma con questa sua seconda opera, dal ritmo costante, dall’ambientazione perfetta, dalle atmosfere ricreate in modo quasi prodigioso, caratteristiche tutte che avvincono il lettore e che lo inducono a superare la stanchezza, a non fermarsi mettendo un segnalibro, perché è quasi maniacale il desiderio di andare avanti, per sapere cosa accadrà, chi è il misterioso assassino, quali sono i complici, quale è il movente. Ci sarebbe infine da dire che i libri di questo giallista milanese danno assuefazione, come una droga, ma a differenza di questa non fanno male al fisico e anzi sono un toccasana per la mente.

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Il nome del padre,di Flavio Villani.
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Nel peggiore dei modi 2019-01-08 08:58:00 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    08 Gennaio, 2019
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L'impassibilità del commissario Cavallo

Flavio Villani, dopo aver firmato Il nome del padre, torna in libreria con una nuova avventura del commissario Cavallo, intitolata Nel peggiore dei modi. Le inchieste del commissario Cavallo.
Chi è il commissario Cavallo? Le su doti sono:
“L’impassibilità, quel suo sguardo gelido e indagatore, quel suo vago ironizzare e farlo sentire trasparente, la sua inattaccabilità come investigatore lo mettevano a disagio.”
Un commissario che parla schietto, che si distingue, che non segue rigidi formalismi o strane etichette, che va diritto allo scopo, che sa condurre con esperienza e sapienza una indagine difficile. Uno che è:
“Sui cinquanta, magro, di altezza media, vestiva loden e un Borsalino a tesa larga. L’uomo non era impaziente e neppure preoccupato. (…) riconobbe il viso tondo, lo sguardo acuto che faceva pensare a un uomo abituato a sondare le persone.”.
Siamo a Milano nel 1990. Anni lontani, difficili, ambigui. Ma la Milano qui ritratta è fascinosa, intrigante, immersa nella nebbia che:
“nascondeva alcune brutture della città, le sfumava, rendendole meno reali, e comunque, alla faccia del freddo e della nebbia, non avrebbe rinunciato per nulla al mondo alla sua camminata mattutina, i tre chilometri che lo separavano da via Fatebenefratelli.”
In un tale clima, un morto. Un morto eccellente. Un tale Giacomo Riva, immobiliarista di successo, viene brutalmente ucciso davanti al bar dove si recava di solito ad acquistare le sigarette. Assiste alla scena sgomento il figlio piccolo. Un’indagine che si prospetta immediatamente difficile, complicata, con molti buchi oscuri. Chi era la vittima? Come ha fatto ad accumulare un’ingente ricchezza? Quali sono i suoi rapporti con la malavita? Il commissario sente profondamente la sua solitudine di fronte ad un caso che attira l’Antimafia con i suoi oscuri personaggi, il capitano Radice e il maresciallo Viviani. Cavallo si sente impotente,
“ha bisogno di riflettere. (…) La solitudine e l’aria aperta lo aiutavano, e lui procedeva fino alla meta senza pensare a cosa avveniva intorno a sé, concentrato sul suo problema, il rompicapo di quei giorni. “
Un giallo perfetto, alla “Scerbanenco”. Una bellissima immagine di investigatore, molto capace e molto umana. Una figura abilmente costruita. Una trama ben congegnata. Una prosa raffinata, precisa, puntuale. Una lettura intrigante ed avvincente per un romanzo abilmente scritto, con grande sapienza narrativa. Un testo che risponde bene alle caratteristiche di genere. Un romanzo schietto, di poche ma raffinate ambientazioni, un po’ come il ritratto , ben descritto, di Fontana che arricchisce il salotto della vittima. Pochi tratti, scarni, ma essenziali e vividi. Una lettura che travolge con maestria e conoscenza. Molto consigliato!

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Consigliato a chi ha amato Flavio Villani, Il nome del padre.
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