Orrore Orrore

Orrore

Letteratura italiana

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Tutto ha inizio con una casa nel bosco. Una casa apparentemente abbandonata. Al suo interno, polvere e muffa dappertutto, a eccezione di alcuni angoli lindi e scrupolosamente ordinati. E poi una maschera demoniaca di cartapesta, il disegno di un bambino che sembra appeso al frigo da qualche giorno soltanto, forniture ospedaliere. Al piano superiore, una maschera ancora più inquietante, ricavata da una tanichetta opaca. L’intera casa urla che qualcosa di sinistro accade fra quelle mura, ma cosa? Il protagonista e sua moglie sono appena rientrati in Italia per Natale: vivono a New York, e da poco è nato il loro bambino. Sono immersi nell’atmosfera morbida di quei primi mesi e approfittano delle vacanze per rivedere i vecchi amici. È allora che, seduti al tavolo di un ristorante, Diego e Lidia raccontano loro della misteriosa casa. Lui in particolare li ascolta con attenzione: è uno scrittore in cerca di storie e viene subito attratto dalla possibilità di trovare materia per un romanzo. Durante le vacanze il pensiero torna continuamente alla casa, perciò – quando è il momento di rientrare negli Stati Uniti – la moglie gli propone di restare, da solo, a fare qualche ricerca. Accettando, lui progetta di prendersi giusto un paio di settimane. Ma quel mistero è così inesplicabile, qualcosa lo attrae così visceralmente, che il tempo e le distanze – la distanza dalla sua famiglia, ma anche quella dal se stesso che credeva di conoscere – si spalancano. Gli appostamenti davanti alla casa diventano infatti – giorno dopo giorno, notte dopo notte – qualcos’altro, come se lo sguardo si spostasse dall’esterno al centro di sé.

Recensione della Redazione QLibri

 
Orrore 2018-06-18 17:26:41 antonelladimartino
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antonelladimartino Opinione inserita da antonelladimartino    18 Giugno, 2018
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L’arrivo delle tenebre

Una casa abbandonata, o forse no. Là dentro è successo qualcosa, non c’è dubbio. Ma in fondo, è soltanto una casa. L’orrore, quello vero, è altrove.

Le ombre del male si annidano ovunque, ma quando trovano la cornice giusta, acquistano una forza che forse è più inquietante del male stesso. La narrazione ci propone una lotta senza esclusione di colpi all’interno del protagonista. All’inizio, il protagonista si muove in armonia con le forze della vita, che sembrano invincibili, sostenute dall’amore, dalla famiglia, da ogni singola cellula del corpo. Ma le ombre del mare usano un’arma altrettanto potente: la curiosità, quella malata, quella che trae forza dalle ombre che albergano in ognuno noi, nessuno escluso. C’è soltanto una differenza, la scelta, quella sostenuta dal libero arbitrio (se c’è).

Una trama semplice semplice, priva di fronzoli, bellissima. Descrizioni accurate, che tuttavia si inseriscono nel ritmo senza smorzarlo. L’arena della contesa è analizzata minuziosamente, scivolando fin negli scambi tra mente e corpo, nell’osservazione dei cambiamenti sincronizzati dei due, che dovrebbero far parte della stessa squadra, e invece perseguono fini diversi: le cellule vogliono vita, la mente vuole affondare lo sguardo, fin dove non c’è luce.

Il protagonista riflette su se stesso, si osserva, si diverte, prende coscienza dei rischi e ci prende gusto, come uno spettatore che si perde in un film. Il percorso è lungo, accidentato, e passa necessariamente attraverso un bosco, che ricorda quello metaforico delle fiabe e comprende immagini suggestive, quasi poetiche. Rincorrendo le ombre dell’orco, il protagonista si avvicina all’ambiente fino a fondersi, a diventare altro da sé.
“Ero e basta: avevo perso la necessità di agire, l’angoscia di eccellere, la brama di appartenere.”

Il percorso prosegue snodandosi in un’evoluzione è complessa, l’indagine interiore genera altri incontri, altri altri sviluppi che sorprendono e si rincorrono fino alla fine, quando la metamorfosi giunge a compimento.

Il romanzo è ricco di contenuti, ben condito scelta lessicale e abbondante negli intrecci inattesi, eppure l’ho divorato come uno stuzzichino. Il protagonista ci offre come dessert quella che potrebbe sembrare una morale, uno monito. Ma l’orrore non concede rimedi.

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romanzi di genere, romanzi introspettivi, romanzi di qualità.
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Orrore 2019-01-16 16:51:27 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    16 Gennaio, 2019
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L'ombra

«Non è stato altro sai?, a causare questo abbandono, il cedimento di questo baratro. Semplicemente, l’infantile illusione di poter certificare la natura del male. Senza comprendere che l’orrore non sta nella consapevolezza della sua esistenza, ma nella sua capacità mimetica. Ti osserva, si traveste, svicola, ghigna di te da dietro gli angoli. E mentre ti ostini a volerlo inquadrare, ti perdi in una putrida palude, circondato dalla eco delle sue risate» p. 138

Tutto ha inizio durante una cena nel periodo natalizio quando quattro amici, due coppie di sposi e il figlio di quattro mesi di quella di cui il nostro eroe è protagonista, si rincontrano dopo molto tempo. Il lavoro, gli eventi, le circostanze, hanno portato gli amici a condurre esistenze diverse e lontane, addirittura oltreoceano. Pertanto, quel pasto serale condiviso ha il sapore del rincontro, del tempo ritrovato, degli anni di scorribande e dei primi amori, dei legami fraterni. Eppure, è proprio durante queste ore liete che l’ombra si insinua sottoforma di casa abbandonata sita nel bosco, con una posizione defilata eppure vicina al fiume essendo stata in passato, probabilmente, un mulino e al cui interno, a seguito delle rivelazioni di Diego e Lidia che avevano trascorso le vacanze in uno stabile nei dintorni, succedono cose fuori dal normale. La curiosità, la voglia di indagare, il desiderio di far chiarezza su questi episodi così estranei alla normalità spingono il nostro eroe a trattenersi qualche giorno in più in Italia mentre la moglie e il neonato rientrano negli Stati Uniti.

«Certo, adesso scorgo in quell’eccitazione l’inganno, la bieca urgenza del tossico, e la latente consapevolezza di affacciarmi su un luogo da cui sarei dovuto scappare, ma allora vedevo solo immagini, scene, parole.» p. 25

Ben presto il ricercare, il far chiarezza si tramutano in una ricerca personale e fortemente introspettiva a cui si somma un’ossessione che culmina nell’autodistruzione. Semplicemente, il senso di abbandono prevale, l’uomo fugge dalla luce, dalla serenità, dalla famiglia, rinuncia a tutto quel che ha creato, all’impiego che ha conseguito perché vede nell’oscurità una scelta necessaria. Vuol arrivare fino alle profondità più insite di quelle ombre che lo circondano da quando era bambino e per farlo è disposto a tutto, abusando di quella libertà che gli è propria e non tenendo conto che per ogni azione vi è una reazione e che le scelte che prendiamo sono spesso caratterizzate da conseguenze che non toccano soltanto noi, ma anche – per effetto riflesso – i nostri affetti. Da qui un epilogo, non epilogo, perché l’autore cela tanto su quel che realmente accade, il lettore va per intuizione, immagina, è trascinato dalle sue paure, i tuoi timori, che quindi trovano specchio in quella ricerca ossessivo-compulsiva che ci è presentata.
Sin dalle prime pagine la sensazione che accompagna il conoscitore è quella dell’inquietudine. I suoi sensi sono tutti all’erta: alterna stati di curiosità perché è a sua volta affascinato da questa misteriosa costruzione nel bosco a stati di irrequietezza determinati dalle pieghe che questa inchiesta casalinga, inizia ad avere. Ripercorre passo passo le parole di cui è destinatario arrivando a concepire, mi ripeto, la forza delle scelte quale ruota portante dell’intero scritto stante il fatto che in qualunque momento il protagonista avrebbe potuto fermarsi per tornare da chi lo ama invece che intraprendere ostinatamente un sentiero che sa perfettamente portarlo lontano da questi ultimi, su un binario parallelo. E come l’eroe del racconto rianalizza il suo essere, si estranea dal mondo, cerca in se stesso le radici del male, il buio più profondo in sé radicato, l’avventuriero è spinto a fare altrettanto. Talché, la casa, il mistero, il bosco, ogni incontro diventano metafora di un disegno più grande e da sempre caro a Grossi: quello della rivelazione.
L’elaborato scorre senza difficoltà, è impreziosito da uno stile narrativo descrittivo e ricercato che disegna nella mente immagini che restano fisse, come incise, e da una serie di riflessioni che anche dopo la lettura continuano ad aleggiare nel pensiero. Unica pecca è proprio quella parte finale del componimento, volutamente lasciata all’ignoto, volutamente non scritta, in cui quel sapere-non sapere, quell’immaginare giusto o sbagliato, destabilizzano, finendo con l’essere la forza e la debolezza di questo nuovo lavoro dell’autore toscano.

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Orrore 2018-09-26 15:20:07 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    26 Settembre, 2018
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Terrore e spavento in un nulla

Pietro Grossi, così definisce il suo ultimo libro Orrore:
“L’orrore non sta nella consapevolezza della sua esistenza, ma nella sua capacità mimetica”.
In questa definizione è insito veramente il fulcro della narrazione di questo testo, che si colloca a metà tra indagine psicologica-thriller e romanzo di formazione.
Tutto inizia quando una coppia di sposi, tra cui la stessa voce narrante, con il loro piccoletto tornano in Italia dagli Stati Uniti e si recano a far visita a degli amici, i quali raccontano loro una storia raccapricciante. Una casa misteriosa, in un bosco, che pare abbandonata, ma forse no.
All’interno la polvere del tempo ha depositato il suo velo. Ma fa eccezione un tavolino perfettamente lustro, un bagno dove si trovano bende e varie forniture ospedaliere, e un’orrenda, quanto inquietante maschera di cartapesta. Chi ascolta questa strana storia è uno scrittore, e questa narrazione lo incuriosisce. Decide di far partire la sua famiglia e di stabilirsi nei pressi della “famosa” casa. Inizia ad indagare, scoprendo che si tratta di un ex mulino, di proprietà di un medico in pensione. Qualcosa di sinistro sicuramente vi accade dentro, ma cosa? E’ un abisso oscuro che fagocita chiunque, anche il nostro scrittore. Il libro è una angoscia totale. Ad iniziare dalla copertina: questo teschio con le orbite oculari vuote, per proseguire con quella che diventa ben presto un’ossessione. C’è l’”orrore” allo stato puro che risiede ovunque, nel quotidiano, anche laddove non ce lo aspettiamo. C’è l’orrore che è insito in ognuno di noi, in un continuo crescendo di tensione adrenalinica. Ma in tutto questo c’è una mancanza, un’assenza, un finale sospeso e mai raggiunto. La prosa è priva di inutili fronzoli, trasmette molto bene quel senso di dolore e di ansia, ma è fine a se stessa. Inizia e termina lì, lasciando un sospeso che compromette gravemente il giudizio sul testo.

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