Rien ne va plus Rien ne va plus

Rien ne va plus

Letteratura italiana

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"Rien ne va plus" prende il via poche ore dopo gli eventi che concludono il precedente romanzo, "Fate il vostro gioco"; le indagini sull'omicidio di Romano Favre, il pensionato del casinò di Saint-Vincent dove lavorava da «ispettore di gioco», ucciso con due coltellate, si sono concluse con l'arresto del colpevole, ma il movente è rimasto oscuro. Schiavone non può accontentarsi di una verità a metà. Mentre si mobilita insieme alla sua squadra di poliziotti, ben altra coltellata lo pugnala: Enzo Baiocchi, l'assassino di Adele, la vecchia amica di Rocco uccisa mentre dormiva in casa sua, ha chiesto di parlare col giudice Baldi rivelando un segreto che riguarda proprio Schiavone, una pagina inconfessabile del suo recente passato che potrebbe sconvolgergli per sempre la vita. Turbato, incerto su come muoversi, Rocco si ritrova a indagare su una rapina: è scomparso un furgone portavalori che doveva consegnare alla banca di Aosta l'incasso del casinò. Ma ad Aosta non è mai arrivato, se ne sono perse le tracce dopo una curva e sembrerebbe svanito nel nulla, se non fosse che l'autista viene ritrovato semiassiderato in Valsavarenche.

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Rien ne va plus 2019-02-20 08:48:34 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    20 Febbraio, 2019
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Il mutamento di Rocco Schiavone

Torna Rocco Schiavone, felice creatura scolpita dalla sagace penna di Antonio Manzini, in Rien ne va plus. Questo libro, va detto, è il naturale seguito del precedente Fate il vostro gioco. Quest’ultimo aveva visto l’omicidio di Romano Favre, croupier al casinò di Saint Vincent. Le indagini si erano parzialmente concluse con la cattura dell’assassino, il croupier Arturo Michelini, ma il vero movente dell’omicidio era rimasto irrisolto. E Rocco Schiavone non si rassegna, perché lui è:
“un vicequestore e ragionava sulle totalità del dolore.”
Nel frattempo il nemico di un tempo, Enzo Baiocchi, ha chiesto di parlare con il giudice Baldi, promettendo di fare rivelazioni importanti circa un brutto episodio riguardante il passato romano di Rocco. Contemporaneamente avviene una strana rapina: il furgone portavalori blindato della Assovalue, con due guardie armate e un carico di milioni di euro provenienti dal casinò, scompare. Una delle due guardie viene ritrovata mezza morta in un prato, successivamente. Rocco non è convinto di nulla e tutto gli puzza di bruciato, ad iniziare dalla situazione assai problematica del casinò, per cui:
“La tributaria sta marcando stretto i vertici del casinò ed ovviamente i pezzi grossi della Regione”.
Rocco è convinto che la rapina sia direttamente collegata all’omicidio Favre. Ma dimostrarlo non sarà facile, poiché, dovrà nuovamente fare i conti con il suo passato ingombrante, meditando persino una fuga lontana.
Il fascino della narrazione è indubbio. Personalmente ho notato ed apprezzato un Rocco Schiavone più umano, meno arrabbiato e in preda a tanti “forse”, più riflessivo, meditabondo, molto malinconico e triste. Un magistrale colpo di scena alimenta una storia narrata con perizia ed avvincente prosa, come in tutti i libri di Antonio Manzini.

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Rien ne va plus 2019-02-01 15:18:08 Lonely
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Lonely Opinione inserita da Lonely    01 Febbraio, 2019
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Al casinò di Saint Vincent

Rien ne va plus è il seguito di Fate il vostro gioco.
Nel precedente libro il giallo viene risolto per metà e dunque in questo lo scrittore mette un punto a tutta la vicenda.
La trama è come al solito avvincente e ricca di dettagli che si incastrano perfettamente come un puzzle, dove ogni membro della squadra mette un tassello.
Infatti qui Manzini dà ampio spazio anche agli altri agenti di polizia capeggiati dal vicequestore Rocco Schiavone; li porta nella sfera privata e ne rivela abitudini e sogni. In questo modo ogni personaggio cresce, si evolve e diventa anche parte integrante, e non aggiunta, di questo team, dando il proprio prezioso contributo alla risoluzione del mistero.
Tutti i personaggi si umanizzano, mostrando anima e corpo, fragilità e punti di forza e proprio questa è la sostanziale differenza dai precedenti romanzi, più centrati invece sulla figura di Rocco Schiavone e del suo vissuto.
Ora invece tutti i componenti del gruppo prendono coraggio e fiducia e agiscono anche in base al proprio intuito ed esperienza, senza il continuo stimolo del vice questore.
D’altronde, sono anche costretti, ad agire da soli, perché qui Rocco è impegnato a risolvere una propria questione privata che poi è anche il filo conduttore di tutta la serie, ma non perde comunque di vista il caso e come al solito il suo fiuto lo condurrà sulla pista giusta.
La lettura è scorrevole e molto ilare. L’ho trovato molto divertente. Una lettura veloce e piacevole per chi ha bisogno di divagarsi un po’.

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Rien ne va plus 2019-01-19 21:57:15 luvina
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luvina Opinione inserita da luvina    19 Gennaio, 2019
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L' "odore" di un giallo

Ed eccoci all’attesissimo seguito di “Fate il vostro gioco” uscito ad appena un mese di distanza, praticamente un libro unico, ed eccoci di nuovo alle prese con il vicequestore Rocco Schiavone.
Il romanzo prende l’avvio proprio da dove era finito l’altro, il colpevole della morte di Favre è in prigione ma i dubbi rimangono: qual è il vero motivo del suo omicidio? Cosa aveva scoperto o cosa nascondeva il pensionato? Quando poi un furgone portavalori con l’incasso del Casinò sparisce letteralmente nel nulla Schiavone capisce che la rapina è strettamente collegata all’omicidio Favre ma anche al Casinò stesso . Il caso si complica ancora di più quando le due guardie giurate che guidavano il furgone vengono ritrovate una narcotizzata e semiassiderata, l’altra cadavere in un torrente.
Ma Schiavone questa volta deve combattere anche con il suo passato, con quel segreto che sta venendo alla luce, contro un nemico del quale non conosce la motivazione ma che lo controlla e lo ostacola tanto che ad un certo punto penserà soltanto a fuggire.
Ma questo è il romanzo dove Rocco Schiavone diventa ancora più umano, ha voglia di “famiglia” anche se quella che ha è in prestito –“Guardò Gabriele, Cecilia, si vide seduto insieme a loro e per la prima volta dopo tanti anni respirò un’aria che gli avrebbe lasciato l’illusione di una tranquillità familiare”- e viene ferito per la prima volta in azione, lui che non porta mai la pistola.
L’autore piano piano sta facendo maturare Rocco Schiavone e noi possiamo seguire i suoi cambiamenti, anche Marina si allontana sempre di più fino a diventare quella che realmente è un fantasma, mentre gli si avvicinano sempre di più le vite dei suoi uomini che in questo capitolo sono anche un po’ più protagonisti ed autonomi.
Che altro dire? Un nuovo romanzo scritto molto bene, con un personaggio che ormai mi ha stregata e del quale sento già la mancanza fino alla prossima avventura che ci sarà visto che Enzo Baiocchi e Sebastiano sono fuggiti. Allora a presto Rocco Schiavone.

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Rien ne va plus 2019-01-14 14:28:36 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    14 Gennaio, 2019
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La tela del ragno

Abbiamo lasciato Rocco Schiavone alle prese con un delitto irrisolto, o almeno parzialmente risolto, ovvero quello di Romano Favre, sessantacinquenne ragioniere in pensione e ex ispettore di gioco presso il casinò Saint-Vincent, ritrovato in “Fate il vostro gioco” privo di vita all’interno della sua abitazione a seguito di due coltellate letali (una prima al fegato e una seconda alla giugulare) e con in mano una fiche di un altro casinò. Il Vicequestore e la sua squadra, odorato che qualcosa nella ricostruzione dei fatti non tornava, si erano messi subito al lavoro riuscendo a scoprire una pista di denaro riciclato nonché individuando l’assassino. Eppure, nonostante questo buon risultato il caso non poteva (e non può) definirsi concluso e archiviato. Troppe ancora erano – e sono – le questioni irrisolte a cui gli agenti dovevano dare una risposta e individuare un colpevole. È da questi brevi assunti che ha inizio “Rien ne va plus” nuovo episodio di uno dei funzionari di polizia più eclettici e amati dal grande pubblico negli ultimi anni che si troverà a dover non solo risolvere l’indagine inconclusa ma anche ad indagare sulla misteriosa scomparsa di un furgone portavalori con un carico di due milioni e ottocentomila euro circa, “rubato”, probabilmente, da una delle due guardie giurate a bordo. Che le due indagini siano in realtà collegate? Rocco, quella puzza, la sente e pure forte. Ed ancora, chi è il mandante dell’omicidio del ragioniere Favre? Quale ruolo ha la sua morte in quello che è un disegno chiaramente più grande? Al contempo, il romano esiliato ad Aosta dovrà stare all’erta anche su quel che accade a Roma perché pare che Baiocchi abbia “cantato sul fratello indicando perfino alla polizia il luogo dove sta il cadavere”.
Tanti tasselli di un puzzle che Antonio Manzini compone e scompone con grande maestria e perfetta linearità. Una trama solida, quella presentata, dal buon intreccio narrativo, dall’ottima caratterizzazione dei personaggi, dalle molteplici tematiche trattate che coinvolgono tanto i colletti bianchi quanto truffe, omicidi, complotti in una serie di situazioni in cui niente è quel che appare, a cui si somma l’ormai abituale stile narrativo dello scrittore che è solito alternare la risoluzione di più delitti e vicissitudini atte a interrompere la narrazione al contempo a completarla.
In conclusione, un giallo perfettamente riuscito, che non delude le aspettative, che fa sentire il lettore “a casa”, che chiude le vicende del precedente volume lasciando ben sperare per la pubblicazione di un nuovo capitolo della serie e che, ancora, conferma le capacità dell'autore.

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