Due vite Due vite

Due vite

Letteratura italiana

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«L'unica cosa importante in questo tipo di ritratti scritti e cercare la distanza giusta, che è lo stile dell'unicità». Così scrive Emanuele Trevi in un brano di questo libro che, all'apparenza, si presenta come il racconto di due vite, quella di Rocco Carbone e Pia Pera, scrittori prematuramente scomparsi qualche tempo fa e legati, durante la loro breve esistenza, da profonda amicizia. Trevi ne delinea le differenti nature: incline a infliggere colpi quella di Rocco Carbone per le Furie che lo braccavano senza tregua; incline a riceverli quella di Pia Pera, per la sua anima prensile e sensibile, cosi propensa alle illusioni. Ne ridisegna i tratti: la fisionomia spigolosa, i lineamenti marcati del primo; l'aspetto da incantevole signorina inglese della seconda, così seducente da non suggerire alcun rimpianto per la bellezza che le mancava. Ne mostra anche le differenti condotte: l'ossessione della semplificazione di Rocco Carbone, impigliato nel groviglio di segni generato dalle sue Furie; la timida sfrontatezza di Pia Pera che, negli anni della malattia, si muta in coraggio e pulizia interiore. Tuttavia, la distanza giusta, lo stile dell'unicità di questo libro non stanno nell'impossibile tentativo di restituire esistenze che gli anni trasformano in muri scrostati dal tempo e dalle intemperie. Stanno attorno a uno di quegli eventi ineffabili attorno a cui ruota la letteratura: l'amicizia. Nutrendo ossessioni diverse e inconciliabili, Rocco Carbone e Pia Pera appaiono, in queste pagine, come uniti da un legame fino all'ultimo trasparente e felice, quel legame che accade quando «Eros, quell'ozioso infame, non ci mette lo zampino».



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Due vite 2021-07-11 08:54:21 siti
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siti Opinione inserita da siti    11 Luglio, 2021
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Di due uno

Vincitore del prestigioso Premio Strega, “Due vite” di Emanuele Trevi, l’avanguardia della letteratura italiana contemporanea, ha il merito indubbio di restituire al pubblico meno preparato la conoscenza di due autori: Pia Pera e Rocco Carbone, morti prematuramente e senza arrivare al grande pubblico. Non penso che l’intento primario fosse questo, perché dalla lettura del breve e gradevole scritto - grandi doti la sintesi e l’essenzialità - emerge invece un’operazione estremamente intima, necessaria e delicata. Fare i conti con i morti, ricordarli, analizzare nello sfumare della loro identità corporea, voluto dall’inesorabile passare del tempo, la loro essenza, la loro individualità. Una prosa narrativa, sul filo della memoria, capace di restituire gli umori del tempo, scandaglia quel che resta del ricordo, lo cerca, lo insegue, lo fissa e insieme lo analizza per giungere in fin dei conti a una autoreferenziale analisi di se stesso, del proprio essere, del proprio sentire. Diverso sarebbe stato leggere le biografie dei due, il taglio cronachistico avrebbe scandito le pagine, con dovizia di particolari, al fine di restituirle in un’immagine la più compiuta possibile, oggettiva. E invece no, qui si alternano i ricordi, certo separati, dei due, tranne i momenti di convivialità condivisi e raccontati: due diversi caratteri, due esistenze diverse, due ricordi diversi. L’uno a fare da contrappunto all’altra, per la distanza umana che li separa. Lui, Trevi, l’anello di congiunzione, quello che rimane a chiedersi quale il valore delle vite dei due amici, nella speranza, tutta umana, di migliorare la propria. Interessante scrittura che avvicina all’autore, perché in fondo questo scritto parla di lui

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Due vite 2021-07-01 20:40:25 archeomari
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archeomari Opinione inserita da archeomari    01 Luglio, 2021
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DUE PRESENZE

Due presenze

“Perché noi viviamo due vite, entrambe destinate a finire: la prima è la vita fisica, fatta di sangue e respiro, la seconda è quella che si svolge nella mente di chi ci ha voluto bene. E quando anche l’ultima persona che ci ha conosciuto da vicino muore, ebbene, allora davvero noi ci dissolviamo, evaporiamo, e inizia la grande e interminabile festa del Nulla, dove gli aculei della mancanza non possono più pungere nessuno”.

Modificando nella forma, ma non nella sostanza quello che Foscolo scrive nel suo famosissimo carme, questa lettura mi ha fatto pensare al fatto che la scrittura “vince di mille secoli il silenzio”. Beh, Trevi non parla di secoli, ha mire meno gloriose. “Due vite” è una breve, tratteggiata ricostruzione del ricordo di due amici suoi carissimi, scomparsi anzitempo: Rocco Carbone, morto in un incidente d’auto e Pia Pera, consumata dalla SLA.
Quest’anno è stato prolifico di libri che hanno ricostruito biografie di persone care scomparse, si è trattato in qualche modo sempre di opere celebrative.
Il libro di Trevi non cade nella retorica e nel memoriale, qui sta la sua bravura: egli ha scritto un libro in cui ricorda i suoi due più cari amici di gioventù, proponendo qualcosa di elegante e di nuovo. Niente dolore, niente rimpianti, non assenze, ma presenze e ciò grazie alla scrittura.

“La scrittura è un mezzo singolarmente buono per evocare i morti, e consiglio a chiunque abbia nostalgia di qualcuno di fare lo stesso: non pensarlo ma scriverne, accorgendosi ben presto che il morto è attirato dalla scrittura, trova sempre un suo modo inaspettato per affiorare nelle parole che scriviamo di lui, e si manifesta di sua propria volontà, non siamo noi che pensiamo a lui, è proprio lui una buona volta”.

La scrittura come terapia dell’accettazione della perdita: non importa se durante o dopo l’elaborazione del lutto, la penna di Trevi, matura, equilibrata, sapiente ci racconta di Rocco e di Pia, uno scrittore perfezionista, una poetessa intelligente e anticonformista, così come li aveva conosciuti, indicando i momenti più importanti della loro amicizia. Attraverso la lettura di “Due vite” ho scoperto i titoli di opere meravigliose ormai fuori catalogo: gli scritti di Rocco e di Pia, raccontati da Trevi, sembrano dei capolavori perduti nelle nebbie del tempo e dell’incomprensione dell’editoria e del pubblico.
All’interno del libro c’è una foto che Rocco aveva scattato all’autore e a Pia: erano felici, forse anche un pò brilli, commenta Trevi. Quella fotografia che così generosamente l’autore condivide con noi lettori ci fa essere d’accordo con lui:

“Inspiegabilmente, alla fotografia si associa l’idea dell’«immortalare», ma è un modo di dire sbagliato, non c’è nulla che più della fotografia, in un modo o nell’altro sempre vincolata all’attimo e al presente, ci ricordi la nostra transitorietà e futilità”.

Anche la scrittura è vincolata all’attimo? Dipende, nel caso del libro, Trevi ci affida tantissimi attimi, attraverso i quali possiamo innamorarci anche noi di Pia, così fragile, ma dal carattere così forte, abile nel giardinaggio, scrittrice e poetessa senza censure. Proviamo simpatia per Rocco Carbone che nelle prime battute del libro, Trevi avvicina a Ciccio Ingravallo, celebre personaggio gaddiano “Non è affatto un’associazione arbitraria. Lui stesso si era totalmente identificato nel modello letterario, in quei primi anni di impatto e assimilazione di Roma. Fin dalla prima pagina, si era riconosciuto in quel commissario di polizia «misero e pertinace (…)”.

Ekphrasis finale, sigillo d’autore è l’elegante ed efficace chiusura ad anello del libro: il famoso e provocatorio dipinto di Courbet, “L’origine del mondo”, ammirato dal trio di amici in una mattina d’estate del 1995 al Musée d’Orsay apre il libro e, riprodotto in una cartolina un pò spiegazzata infilata tra il vetro di una credenza o tra i libri dello scaffale, ricordo di quella meravigliosa giornata insieme, lo chiude.

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Due vite 2021-07-01 16:35:38 silvia71
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silvia71 Opinione inserita da silvia71    01 Luglio, 2021
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Dell'amicizia e della vita

Emanuele Trevi rende omaggio alla memoria di due amici fraterni con cui ha condiviso un pezzo di vita, condensando e cristallizzando alcuni segmenti significativi del percorso.

Numerosi i ricordi che affiorano e che descrivono tre personalità differenti ma accomunate da elementi che è arduo poter cogliere pienamente.
Lo scritto si snoda tra narrazione di singoli episodi vissuti durante gli anni della frequentazione con Rocco Carbone e Pia Pera e momenti di riflessione sugli anni trascorsi, sulle scelte di vita, sulle strade professionali.
Riflessioni per nulla banali, che prendono le mosse da situazioni contingenti la vita dei tre amici ma che assurgono a valutazioni a carattere generale capaci di abbracciare il comune sentire.

Uno stile di scrittura elegante contraddistingue l'intero lavoro, la capacità di indagare sentimenti ed emozioni è decisiva per donare profondità e saper trasferire al lettore il peso dei ricordi funesti e la gioia dei momenti felici.

Una lettura di carattere intimo, strumento espressivo per scandagliare il ricordo dell'essenza spirituale di due persone differenti ma accomunate da una vita breve e intensa, alla ricerca di se stessi tra slanci e cadute.

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Due vite 2021-06-03 14:12:31 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    03 Giugno, 2021
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Dolce Pia, ruvido Rocco...



Tre vite, tre amici.
Due andati via troppo presto.
Uno, quello che rimane, cerca di regalare agli altri due una seconda vita, attraverso le sue parole.

"Perché noi viviamo due vite, entrambe destinate a finire: la prima è la vita fisica, fatta di sangue e respiro, la seconda è quella che si svolge nella mente di chi ci ha voluto bene.
E quando anche l'ultima persona che ci ha conosciuto da vicino muore, ebbene, allora davvero noi ci dissolviamo, evaporiamo, e inizia la grande e interminabile festa del Nulla, dove gli aculei della mancanza non possono più pungere nessuno."

Emanuele Trevi, Rocco Carbone e Pia Pera sono stati amici a lungo, quel tipo di amicizia che possiamo definire intima, quella che permette di conoscersi a fondo, scoprendo reciprocamente i lati più bui dell'altro.
Due di loro muoiono prematuramente, Rocco Carbone, a 46 anni, in un incidente stradale, Pia Pera, a 60 anni, per una malattia che se l'è portata via lentamente, muscolo dopo muscolo... la SLA.

Trevi rende omaggio ai suoi amici e alla loro opera letteraria attraverso questo scritto, cercando di farceli conoscere attraverso i suoi ricordi, le serate passate insieme a parlare, gli allontanamenti e le riappacificazioni, gli entusiasmi, le sfuriate, i consigli, i cambiamenti.

Conosciamo un Rocco Carbone dal carattere difficile, spigoloso, ripiegato su se stesso e sostanzialmente infelice.
Un uomo che si è sempre sentito in credito con la vita, e quindi affamato di attenzioni e considerazione.
Difficile stargli accanto.
Pia Pera, invece, è ritratta come una donna incantevole, sensibile, solare, anticonformista e a suo modo indomabile, che, da un certo punto in poi, scopre la sua passione per il giardinaggio (inteso proprio come filosofia di vita) e la porta avanti fino alla fine, curando il suo giardino fino all'ultimo giorno.

"Tutto ciò che è incantevole produce una specie di perpetuo scintillio, e le persone incantevoli spesso si consumano e infine si dissolvono nel loro sciame vorticante di minuscole luci."

La scrittura è impeccabile, non gli si può dire nulla.
Eppure... qualcosa con me non ha funzionato.
Ho percepito la sua delicatezza quasi come una distanza, una freddezza che non mi ha permesso di entrare nelle loro vite, di emozionarmi.
Lui stesso scrive che "L’unica cosa importante in questo tipo di ritratti scritti è cercare la distanza giusta", ecco, per me, lui è rimasto qualche passo troppo in là, troppo lontano affinché mi arrivasse al cuore.
Avrei voluto un maggiore impatto emotivo nel trattare argomenti così forti come il male di vivere, la malattia degenerativa, la morte, avrei voluto uno scavo psicologico tale che mi permettesse di sentire la sua perdita come se fosse anche un po' la mia, invece loro sono rimasti lì, sulla carta, lontani.
Ma sicuramente è stato un limite mio.
È un buon libro, che però in me non ha vibrato. Capita.

(Di sicuro devo ringraziare Trevi per avermi fatto venire voglia di cercare i libri di Pia Pera, in particolare "La bellezza dell'asino" e "Al giardino ancora non l'ho detto", che leggerò al più presto.)

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Due vite 2021-05-05 14:16:10 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    05 Mag, 2021
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Amicizia

«Inspiegabilmente, alla fotografia si associa l’idea dell’immortalare, ma è un modo di dire sbagliato, non c’è nulla che più della fotografia, in un modo o nell’altro sempre vincolata all’attimo e al presente, ci ricordi la nostra transitorietà e futilità.»

Quella proposta da Emanuele Trevi è prima di tutto una storia d’amicizia che si dipana sull’intreccio di tre vite e più precisamente quella dello scrittore e dei due amici Rocco Carbone e Pia Pera. È uno scritto breve, quello del candidato Premio Strega, che riparte dagli anni del passato, dai primi contatti del terzetto, degli scontri e incontri di questo. Rocco Carbone, personaggio al quale viene dedicata la maggior parte del componimento, è la figura al tempo stesso più controversa e interessante. Quest’ultimo è insegnante e scrittore, è una figura affetta da disturbo bipolare, amante delle relazioni e al contempo vittima di quegli sbalzi umorali propri della malattia. Al contrario, Pia è una donna dalla grande sensibilità e il cui animo poetico prevale su tutto e tutti. Trevi non fa altro che narrarci di queste due realtà, di questi due specchi, di queste due anime a confronto e lo fa mantenendo sempre e comunque un certo distacco dal lettore quasi, talvolta, semplicemente limitandosi a ricostruire e a ricomporre senza lasciarsi cioè andare al sentimento. Soltanto nel momento in cui emerge della confessione di uno screzio con Rocco e da qui del rimorso nei suoi confronti conosciamo della sua sfera più intima e personale, delle sue impressioni sull’amico, per il resto l’esposizione si svolge con “freddezza” e allontanamento. Osserva Emanuele, osserva, ricorda e riporta.

«E dunque la letteratura, se ne parla di una malattia, non potrà che trasformarla in una malattia senza nome, l’unica che si possa commisurare degnamente a quell’irripetibile intreccio di destino e carattere, contingenza e necessità che dà vita a un personaggio.»

Questo è da un lato il carattere forte e debole dell’opera. Perché se da un lato il lettore è incuriosito dalla ricostruzione, affascinato dalla storia di queste due anime che si uniscono all’amico comune, dall’altro rischia di esserne respinto perché non riesce a lasciarsi coinvolgere completamente a livello emotivo. A ciò si aggiunga la discrepanza tra personalità enunciate. Rocco è il personaggio prevalente con le sue sfumature e sfaccettature, è anche colui che più viene descritto in modo incisivo e che riesce a trattenere e incuriosire ma d’effetto porta a una Pia che è meno incisiva, fiacca, in battuta d’arresto e dunque meno coinvolgente. Come nella realtà, cioè, Rocco è la personalità che più spicca e che prevale, che più sa essere ingombrante. Un libro non per tutti.

«Anche nel giardino erano circolati dei serpenti. Perché le età della vita non si succedono, si accavallano.»

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Due vite 2021-04-11 18:31:31 ant
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ant Opinione inserita da ant    11 Aprile, 2021
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la vita di due scrittori


La narrazione della vita , conclusasi repentinamente cioè in giovine età, di due scrittori ammirati e frequentati dall'autore; si parla di Rocco Carbone e Pia Pera. Analizzata e sviscerata nei loro aspetti più interessanti la vita dei due narratori; Carbone con un carattere ostinato ma capace attraverso la scrittura di regalare allegoria e aspetti interessanti. La Pera più malinconica e capace sia con le traduzioni che con i suoi libri di offrire suggerimenti gradevoli e attraenti. Concludo estrapolando un passaggio che mi ha colpito
"Consiglio a chiunque abbia nostalgia di qualcuno di fare lo stesso: non pensarlo ma scriverne. Il motivo è semplice. Quando scriviamo di un morto, il suo spettro si manifesta con una presenza ingombrante, quasi tangibile, e non in un debole miraggio, come può succedere invece in un sogno, o nel pensiero"
bello

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Due vite 2021-03-09 22:30:33 luvina
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luvina Opinione inserita da luvina    10 Marzo, 2021
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Rocco e Pia

In questo breve ma intenso libro Emanuele Trevi racconta le vite di due suoi amici, purtroppo scomparsi entrambi troppo presto, Rocco Carbone e Pia Pera. Conosciutisi nei primi anni 80 formavano un terzetto eterogeneo ma legato da un forte sentimento di amicizia e complicità; Rocco, insegnante e scrittore, figura tormentata da un disturbo bipolare, Pia donna sensibile, scrittrice e traduttrice con un animo poetico. Trevi racconta di queste due brevi esistenze e lo fa con tatto, quasi con pudore, senza mai emergere ma lasciando sempre la scena a loro, ai suoi amici, alle loro particolari personalità e lo fa con grande stile -”Più ti avvicini a un individuo, più assomiglia a un quadro impressionista….diventa insomma un coagulo di macchie insensate, di grumi, di tracce indecifrabili. Ti allontani, viceversa, e quello stesso individuo comincia ad assomigliare troppo agli altri. L’unica cosa importante….è cercare la distanza giusta”-
L’unico momento in cui Trevi lascia intravedere un suo privato sentimento è nella confessione di avere un rimorso nei confronti di Rocco (“nel mio caso il rimorso è grande come una montagna…”) per essersi allontanato da lui -”E proprio nel momento del più grave pericolo, ero così lontano da lui che devo fare un salto...scavalcando il buco, lo strappo nel tessuto creato dalla mia colpa e riprendere dall’altra parte”-
Trevi riesce, pur nella brevità di questo libro, ad intrecciare ai ricordi, alle istantanee delle loro vite, considerazioni più ampie sulla letteratura, sulla natura e sull’arte (memorabili i passaggi dedicati al dipinto di Courbet “L’origine del mondo”). Il racconto si snoda intimo, lieve, lungo vent’anni, fino alla scomparsa dei due amici nella prima metà degli anni duemila, Rocco in un incidente con lo scooter e Pia a causa della Sla.
La storia dell’amicizia con Rocco è sicuramente prevalente come intensità, lunghezza e sentimento sulla storia dell’amicizia con Pia e non so quanto questo fosse nell’intenzione dell’autore; leggendo mi è venuto il dubbio che Trevi abbia dato tanto nel descrivere Rocco, la sua figura ingombrante, che quando poi si è trattato di farlo con Pia, svuotato, sia stato meno incisivo.
In tutto il libro ci viene mostrata un’unica foto, scattata da Rocco Carbone, che ritrae Emanuele Trevi con Pia Pera sorridenti; è da questa foto, ritrovata in un armadio insieme ad altre, che sono scaturiti tanti ricordi ma, come nelle foto sono sempre due i raffigurati quando il terzo scatta, così nel libro di Trevi c’è poco dei tempi trascorsi insieme in tre; la prospettiva è sempre a due, Rocco e Trevi o Pia e Trevi in comparti separati ed è forse questo l’unico limite di questo racconto.

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