Narrativa italiana Romanzi Il cacciatore ricoperto di campanelli
 

Il cacciatore ricoperto di campanelli Il cacciatore ricoperto di campanelli

Il cacciatore ricoperto di campanelli

Letteratura italiana

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"Il cacciatore ricoperto di campanelli", da anni scomparso dalle librerie, per la sua fortuna critica e le vicende personali e politiche dell'autore, è stato considerato da molti un cult book. Tanti estimatori, non solo negli ambienti di estrema destra in cui militava Lo Presti, ne auspicavano una riedizione.



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Il cacciatore ricoperto di campanelli 2019-02-13 08:31:44 luvina
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luvina Opinione inserita da luvina    13 Febbraio, 2019
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IL SAPERE, L'AMORE E L'AZIONE

Ho scoperto per caso l’esistenza di questo romanzo breve da un articolo di giornale. Prima di parlare de “Il cacciatore ricoperto di campanelli” bisogna però raccontare la breve vita del suo autore Giuseppe Lo Presti. Nato ad Alcamo (TP) nel 1958, emigrato da bambino a Torino, giunto all’onore delle cronache per il suo estremismo di destra negli anni di piombo, tossicodipendente, entrato e uscito dal carcere varie volte come criminale comune, morto di Aids a soli 37 anni. Durante uno dei suoi periodi trascorsi in prigione inizia a scrivere “Il cacciatore ricoperto di campanelli”. Il manoscritto fu inviato nel 1990 da Lo Presti direttamente ad Aldo Busi, a quei tempi ad “Epoca”, che lo fece pubblicare con una sua interessantissima prefazione per gli Oscar Originals Mondadori. Questo romanzo breve entra di diritto, anche e soprattutto per la sua unicità, nella grande letteratura del ‘900. E’ un romanzo complesso, intriso di filosofia, di dolore, sulle prime non riesci a comprendere, poi ti ritrovi che l’hai finito e già ti manca. Sembra strano ma a pensarci bene i grandi geni, poeti, pittori e scrittori non rispecchiano le loro opere al punto che ci si chiede come sia possibile che le abbiano create proprio loro; hanno avuto vite disperate, toccate da crimini, pazzia o sono state semplicemente persone orrende ma hanno fatto nascere dei fiori dal fango. Anche questo è uno di quei casi tanto da far dire a Busi -“Lo Presti uomo…mi ha parecchio deluso…C’era un testo, mi bastava, e lo scrittore uomo mi interessa tanto di meno della sua capacità di scrivere”-. Non c’è una vera trama da raccontare, perché in realtà è una specie di diario senza regole e per dirla con l’autore –“I miei ricordi si confondono un po’…..tento di fare ordine nella nebbia della mia memoria. E’ difficile, l’ordine tende continuamente ad autodistruggersi”- . Colui che racconta e scrive il diario è il Signor B. e si capisce già dalle prime righe che è rinchiuso in una cella e che è pazzo -“Mi chiedo spesso se sono davvero quello che dicono. Loro adoperano una terribile parola che esito a scrivere…”-. Lì riceve tutti i giorni la visita del Dottor A. che è il suo medico. Il racconto ci conduce nella sua vita precedente l’internamento e ci svela perché si trova in manicomio. E’ tutto un susseguirsi di ricordi: la creazione di Iela (amore onirico), la scoperta di Chiara (amore concreto), il rapporto con la città di Torino sempre cupa e decadente e con il palazzo nel quale abitava ma soprattutto quello con La Madre. E’ proprio qui il fulcro del libro, una madre con una personalità castrante, asfissiante dalla quale il protagonista cerca di affrancarsi più nei pensieri che nelle azioni (bellissimo l’episodio del vaso cinese). E’ un immergersi lento dentro la vera protagonista di questo romanzo: la schizofrenia. L’autore, con una bravura estrema, ci conduce nei meandri della mente di B., ci fa conoscere i meccanismi dei suoi convincimenti, delle sue riflessioni, del suo modo di intendere l’affrancamento dalla sua vita per abbracciare quella che egli chiama “libertà” cioè la lotta senza speranza contro chi decide come dobbiamo vivere –“Avevo tre strade, Dottore: il sapere, l’amore e l’azione”- Le userà tutte e tre con conseguenze che si disveleranno davanti ai nostri occhi. Perché quel titolo strano? Perché B. non si nasconde ma agisce lealmente(“Ero un cacciatore ricoperto di campanelli…”), avverte la preda designata, tenta di fargli comprendere il suo pensiero (“ Non si fidi Signor B: non sarebbe il primo condotto all’assurdo da un eccesso di ragione”) e qui, come in altre parti del libro, si ritrovano i tratti della filosofia nietzschiana studiata e presa ad esempio dagli ambienti della destra storica alla quale l’autore apparteneva. In conclusione credo sia molto difficile raccontare in modo efficace questo breve romanzo: va semplicemente letto. A riprova di ciò vi lascio con le parole di Giuseppe Lo Presti “Perché esso è innanzitutto un racconto da amici per amici, è per coloro che hanno tentato di dar vita e volto ai loro sogni. Quelli che sapranno comprendere questo racconto nella sua vera essenza, vi troveranno una lezione (forse) utile”.


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