Narrativa italiana Romanzi Il secondo ritorno
 

Il secondo ritorno Il secondo ritorno

Il secondo ritorno

Letteratura italiana

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Stanford-le-Hope, 1897. Joseph Conrad è alle prese con la revisione del suo romanzo Il ritorno, che non ha avuto una buona accoglienza fra gli editori e i critici. Il libro racconta di una donna che abbandona il marito per un altro uomo. Gli lascia una lettera per spiegare la sua decisione, ma poco dopo si pente e ritorna. Durante una lunga giornata in cui riceve diverse visite, Conrad viene a conoscenza della scomparsa di una donna di Stanford. Sembra un racconto inventato, e con troppi punti di vista: ma diventerà reale quando lo scrittore rischierà la vita per affrontare le verità che il paese tiene nascoste. Milano, 2017. Agnese Battisti è una regista che sta mettendo in scena una storia d'amore esemplare di un secolo prima. Un giorno scrive un biglietto d'addio a Leo, suo compagno di vita da cinque anni, ed esce di casa decisa a non tornare più, ma ha un ripensamento. Quando torna trova Leo felice per un grande successo professionale; il biglietto è sparito e Leo sembra non averlo letto. Forse possono ritrovare le ragioni per amarsi, ma l'illusione dura il tempo di una cena con gli amici. Intrecciando una giornata di Joseph Conrad con un giorno della vita, più di cent'anni dopo, della donna che avrebbe potuto essere la protagonista del suo libro più sofferto, questo nuovo romanzo di Giuliano Gallini guida il lettore in una riflessione sulla fragilità e l'ipocrisia delle relazioni umane.

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Il secondo ritorno 2019-02-03 21:44:06 AndCor
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AndCor Opinione inserita da AndCor    03 Febbraio, 2019
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Tre ballerini di foxtrot in cerca d'autore

Stanford-le-Hope, 10 Novembre 1897.
Il polacco Joseph Conrad, ufficiale di marina britannica in una vita precedente, è uno scrittore di genere affermato in Inghilterra, ma non riesce a far decollare definitivamente la sua carriera. La sua nuova opera 'Il ritorno' vede come protagonista Alvan Hervey e la moglie, che prima lo lascia con una fredda lettera e poi, pentita, ritorna dal marito e tenta il ricongiungimento coniugale: un romanzo di stampo socio-psicologico che, tuttavia, zoppica da più lati, e che le consulenze della moglie Jessie, della governante Fanny e degli amici più cari (fra cui Henry James) faticano nel fornirgli lo spunto decisivo per completarlo al meglio. Spunto decisivo che, nel mezzo di una vera e propria crisi creativa, Joseph potrebbe trovare proprio grazie a uno strano mistero che ha recentemente sconvolto il paesino dell'Essex: la sparizione di Alice Ticknor.
Joseph e Jessie li ritroviamo, poi, poco più di un secolo dopo a Milano: è il 10 Novembre 2017, e i due coniugi sono i protagonisti di un lungometraggio che sta mettendo in crisi Agnese Battisti, talentuosa film-maker. Lo scoramento per il progetto ancora in alto mare sfocia in una decisione drastica: rompere la relazione quinquennale con il convivente Leo, architetto senza spina dorsale e sempre vissuto all'ombra dei riflettori puntati su di lei. Il modus operandi non cambia: Agnese lascia un biglietto d'addio e va via di casa, ma, a metà strada, si pente e decide di tornare indietro. Riuscirà a rincasare prima di Leo e a distruggere la lettera incriminata?

Siamo di fronte a un (meta)romanzo che ruota totalmente attorno all'animo umano e alle sue poliedriche ed eclettiche sfaccettature: un vorticoso andirivieni composto da tre storie legate reciprocamente e che vogliono rendere indissolubile il rapporto esistente tra la finzione creativa e l'empirismo pragmatico.
Tre storie di vite nelle quali si annullano i 120 anni di distanza temporale e le 790 miglia di distanza geografica grazie a un'azzeccata narrazione parallela e a quel pizzico di artificiosità che non guasta mai.

Ha più coraggio chi accetta il proprio presente abulico e monotono o chi preferisce abbandonarlo e abbracciare un futuro incerto che può nascondere tutto e niente?: è questo il quesito esistenziale di fondo del testo, che coinvolge indirettamente e in chiave allegorica Schopenhauer, Pirandello, D'Annunzio, Verga, Nietzsche, Freud, Fitzgerald, Joyce fino all'estrema demonizzazione dei concetti di Libertà e Verità, spesso atrofizzate da convenzioni sociali abbottonate e da forme pre-determinate cariche di ipocrisia.
Il tutto contornato da uno sfondo notturno e vivace, con quella lieve impronta del Decadentismo che ci viene regalata dalla luce rischiarante della luna novembrina.

Da un lato, abbiamo 'L'ossessiva ricerca degli status, della soddisfazione e del piacere immediati', dall'altro, è altresì necessario 'Non cadere nei tranelli della paranoia, nell'inferno dell'ossessione, della mania, della persecuzione': un equilibrio precario che si spezza nel finale schietto, carico di pathos e autorevolezza, e che non guarda in faccia 'chi teme la volgarità della disinvoltura'.

'... e così la decisione era precipitata senza ostacoli verso il suo esito, ancheggiante al ritmo dell'inebriante musica del destino.'

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