Narrativa italiana Romanzi Insegnami la tempesta
 

Insegnami la tempesta Insegnami la tempesta

Insegnami la tempesta

Letteratura italiana

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C'è una donna ferma sulla soglia di un convento. Deve entrare, ma ha paura. Oltre quella soglia, lo sa, avverrà la resa dei conti. Perché è lì che si trova sua figlia, un’adolescente scappata di casa dopo l’ennesima lite con lei. Ed è lì che vive la persona che molti anni prima l’ha abbandonata senza una parola, per seguire la propria vocazione. Dopo il successo de L’animale femmina, Emanuela Canepa torna a scandagliare i conflitti sotterranei che si annidano in ogni rapporto. Stavolta, lo fa attraverso tre figure femminili indimenticabili. Una madre, alla quale la figlia rimprovera un’esistenza di rinunce. Una figlia, che la madre ha sempre sentito inaccessibile. E una suora, che ha lasciato tutto, anche la sua più grande amica, per abbracciare senza riserve il proprio destino. Tre donne profondamente legate tra loro, eppure in costante fuga l’una dall'altra. Perché ogni legame d’amore può diventare un cappio, e ogni distacco trasformarsi in battaglia.


Recensione della Redazione QLibri

 
Insegnami la tempesta 2020-02-29 15:00:49 Chiara77
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Chiara77 Opinione inserita da Chiara77    29 Febbraio, 2020
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Scelte difficili

Emma è una donna di mezza età, è sposata con Fausto ed ha una figlia adolescente che non comprende. É una donna molto insoddisfatta, Emma, per le scelte che ha compiuto e che sembra aver subito più che aver veramente voluto, una donna molto sola, che non si sente amata dalla figlia e che non appare provare forti sentimenti per nessuno e niente. Non ama il suo lavoro, un lavoro che le è piovuto addosso per ripiego, non sembra provare granché nemmeno per il marito, arrivato in un momento difficilissimo della sua vita e che appare tollerato per puro ripiego.
Emma infatti, quando frequentava l'università, è rimasta incinta: ciò ha condizionato pesantemente la sua vita, rendendola una serie di situazioni non scelte ma accettate in nome del senso di responsabilità, un insieme di seconde possibilità che si sono rivelate in tutta la loro tristezza proprio per quello che sono: seconde possibilità, ripieghi, realtà a cui Emma è arrivata per mancanza di meglio.
In questa vita scialba e grigia si aggiunge l'incapacità della donna di comprendere la figlia, che le è sempre sembrata lontana e inaccessibile ma che, con l'adolescenza, ha alzato un vero e proprio muro di incomunicabilità nei suoi confronti. Fino ad arrivare al giorno in cui Matilde, la figlia inaccessibile, comunica ai genitori di essere incinta, a soli diciotto anni. L'evento imprevisto non avvicina affatto le due figure femminili, anzi, se possibile le allontana ancora di più. Matilde va a cercare l'aiuto di una vecchia amica della madre, Irene, che è diventata una suora di clausura. L'inaspettato (e un po' inverosimile) avvicinamento di Matilde alla vecchia amica materna renderà possibile un chiarimento fra Irene ed Emma, che non si erano più viste né parlate da diciotto anni.
“Insegnami la tempesta” è un romanzo sull'incomprensione e sull'incomunicabilità insita nei rapporti umani, che certamente non risparmia le relazioni genitori-figli. La vita, la letteratura, la psicoanalisi, ci insegnano anzi che il legame madre-figlia o padre-figlio è spesso difficile ed in alcuni casi profondamente problematico: siamo quindi di fronte ad un tema interessante e coinvolgente. Purtroppo, non credo che l'autrice sia pienamente riuscita a costruire su questa avvincente tematica un altrettanto appassionante romanzo. La narrazione è costruita facendo intuire al lettore la centralità e l'importanza di alcuni momenti e personaggi, mentre invece quei momenti e personaggi scorrono quasi senza lasciare traccia...
In conclusione, un romanzo che si fa leggere, che riesce anche ad aprire spiragli di riflessione personale, ma che sicuramente non può dirsi indimenticabile o imprescindibile.

«Che figlio è quello immune dal bisogno? Le creature che hanno urgenza di noi non sono mai quelle che scegliamo. Ne vorremmo altre, che invece sfuggono come se traessero energia dalla nostra volontà di renderci insostituibili. Il bisogno è una dinamica squilibrata.»

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