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La solitudine dei numeri primi

Letteratura italiana

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Alice è una bambina obbligata dal padre a frequentare la scuola di sci. E una mattina di nebbia fitta, persa nella nebbia, staccata dai compagni, se la fa addosso. Umiliata, cerca di scendere, ma finisce fuori pista spezzandosi una gamba. La lasciamo sulla neve credendo che morirà assiderata. Invece si salva, ma resterà zoppa e segnata per sempre. Mattia è un bambino molto intelligente, ma ha una gemella, Michela, ritardata. La presenza di Michela umilia Mattia di fronte ai suoi compagni e, per questo, la prima volta che un compagno di classe li invita entrambi alla sua festa, Mattia abbandona Michela nel parco, con la promessa che lei lo aspetterà. Mattia non ritroverà più Michela. In quel parco, Michela si perde per sempre. Le vite di Alice e di Mattia, due esistenze segnate, si incroceranno. Diventeranno, Alice e Mattia, adolescenti, giovani, adulti.

Recensione della Redazione QLibri

 
La solitudine dei numeri primi 2012-10-18 14:15:25 silvia71
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silvia71 Opinione inserita da silvia71    18 Ottobre, 2012
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L'altra faccia della vita

Capita a volte che le critiche di segno opposto che si abbattono su un romanzo anziché allontanare il lettore, fungano da richiamo, instillando grande curiosità.
L'incontro con Giordano si è rivelato costruttivo e denso di emozioni.

Queste pagine raccontano storie di vita di estrema durezza, scoperchiando la pentola in cui bollono problemi legati all'adolescenza e allo sviluppo, problemi familiari destinati a minare per sempre l'armonia della casa e della crescita dei più deboli, ossia dei figli, problemi psicologici e patologie fisiche destinati a segnare l'esistenza se non affrontati correttamente.

La penna di Giordano, con grande profondità e lucidità, ritrae il percorso evolutivo dall'infanzia all'età adulta dei due protagonisti, regalandoci un racconto intenso sul piano emotivo e maledettamente realistico.
Siamo al cospetto di due giovani a cui la vita ha imposto prove difficili, sottoponendoli a disagi e sofferenze nell'età in cui dovrebbe prevalere spensieratezza e gioia, nell'età in cui occorre trovare rifugio nel calore di un abbraccio da parte dei genitori.
Anche se gli anni passano le ferite del corpo e del cuore non si cicatrizzano appieno, ma restano sempre là, sbiadite ma latenti, pronte ad aggredirti riportando alla luce i ricordi, i rimorsi, le paure.

I nostri protagonisti si sentono diversi dai coetanei e dal mondo circostante, finendo in uno stato di isolamento ed estraniazione doloroso e irrecuperabile.
Sono due esseri soli, che camminano ogni giorno caricandosi del loro fardello di dolore sulle spalle, forse in cerca di quella comprensione che non hanno mai trovato, forse in cerca di un briciolo di serenità e di normalità, forse in cerca di un affetto sincero e totale.
Ma la ricerca di un cambiamento e di una svolta deve fare i conti con la corazza eretta dalla solitudine nel corso degli anni; un guscio sempre più difficile da rompere, un guscio che toglie la libertà ed impedisce di volare, che attanaglia il cuore e lo inaridisce, un guscio che diventa l'unica certezza conosciuta in cui rifugiarsi.

Il romanzo trasuda umanità e dolore all'ennesima potenza, prestando la voce a tutti coloro che gridano aiuto e facendo entrare il lettore accorto nel mondo buio della diversità.
Quella narrata da Giordano non è una storia sconclusionata e surreale, ma è l'altra faccia della vita, quella meno fortunata, quella meno sorridente, quella meno scanzonata.
Queste pagine sono a ricordarci che anche questa è vita, anche questa è quotidianità.

E' una lettura che segna il cuore, che riesce a trasportarti nel baratro del silenzio e del dolore insieme ai protagonisti, che ti fa percepire l'oscurità della solitudine e del male di vivere.
Un romanzo d'esordio estremamente maturo per la compiutezza del contenuto e per l'alta tensione emotiva sviluppata; un crescendo di sensazioni avviluppante l'anima del lettore, tra momenti di tenerezza, di tristezza e di speranza.

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La solitudine dei numeri primi 2019-01-29 08:36:03 WottaCambija
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WottaCambija Opinione inserita da WottaCambija    29 Gennaio, 2019
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La debolezza dell'anima

Il disagio. Questo libro esprime essenzialmente disagio dalla prima all'ultima pagina. E' una realtà cruda e a volte fastidiosa. Un peso che molte persone nella vita di tutti i giorni si portano appresso, come un fardello di cui non sanno e in alcuni momenti non vogliono liberarsi. I protagonisti di questo libro sono immersi nei loro disagi dall'infanzia alla maturità, dalla prima all'ultima pagina. Non è una fiaba. Nessuno spazio alla soddisfazione al senso di compiuto che ti lasciano le trame delle favole. Solo vita reale, nuda e cruda, montagne di complessi difficili da scalare. Tra le righe di questo romanzo però si legge anche il dolce sentimento di chi ha fatto della propria solitudine la sua migliore amica. Alcuni sentimenti vanno oltre a fatti e parole, esattamente come il rapporto che c'è tra i due protagonisti, due essenze fragili e due anime al limite della trasparenza e della dissolvenza.

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Consigliato a chi ha letto...
Consigliato a chi ha una forte sensibilità per saper leggere tra le righe anche quello che non c'è, e a chi ama immergersi nella mente umana. Consiglio di non vedere il film né prima né dopo. Solitamente i film che prendono spunto dai libri deludono, ma questo è veramente brutto ed è capace di intaccare nella sua bruttezza il libro stesso.
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La solitudine dei numeri primi 2018-03-08 17:49:20 Crudista
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Crudista Opinione inserita da Crudista    08 Marzo, 2018
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LA SOLITUDINE DEI NUMERI ULTIMI

LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI? se si continua così anche ultimi!
Mi ero riproposto trattandosi di un opera prima di usare guanti di velluto,
cosa difficile per me,
specie quando col guanto mi ci sentivo schiaffeggiato a ogni voltar di pagina.
Mattia e Alice protagonisti antieroi moderni, sono due personaggi che vivono un infanzia che Virginia Wolf in confronto è Pippi Calze lunghe, tra sorelle sperdute, gambe rotte e autolesionismo (anche per cancellare tatuaggi), non c'è neanche uno straccio di un doveroso psicologo ad aiutarli a superare il trauma,
ma indubbiamente lo psicologo sarebbe un segno di speranza!! esiliato!
Game of thrones? No, La solitudine dei numeri primi di Giordano,
un libro che mi hanno consigliato tutti, ottimo motivo per non leggerlo ma la tentazione fa il fratello unico, e Mattia lo sa bene.
Dopo i brutti fattacci adolescenziali Passano gli anni e si comincia a sperare in una redenzione nella maturità psicologica dei personaggi, sognando delle fenici che risorgono dalle ceneri che imparano ad amare anche le loro cicatrici...ma col cavolo! figurati!!
Per i due protagonisti la maturità è la sagra del mai una gioia!
E dove mancano alla storia nuove disgrazie per Alice e Mattia, il cinico scrittore risolve tramutando i suoi protagonisti inperfetti asociali e pieni di psicosi.
Così Mattia diventa un misto tra Leopardi e il contabile Silvano di camera cafè, e Alice diventa una bridget Jones al contrario, anoressica e distruggi matrimoni.
Ecco che lentamente a metà libro cominci a capire che Giordano si crogiola nel cercare di stupire il lettore con scenari sempre più depressi e desolati.
Certo i drammi infantili e adolescenziali li abbiamo avuti un po' tutti e tutti li portiamo per tutta la vita ma questo non ci tramuta per tutta la vita in sfigati cronici alla Paolino Paperino.
Unico barlume di speranza era la sorella menomata che poteva non essere morta e naturalmente cancellata subito.
Se Giordano avesse messo un cane nella storia a metà libro sarebbe morto investito.
Concludo dicendo che in un romanzo dove nessuno si salva, ma manco un vicino, il libro non è un percorso di vita, è un percorso di morte, sabbie mobili senza rami, un affogare col sorriso che lascia un vuoto ai lettori nelle ultime pagine che per superarlo dovremo andare in analisi noi!
Numeri primi? Visto l'andazzo facciamo anche ultimi!

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La solitudine dei numeri primi 2018-01-08 13:47:22 andrea70
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andrea70 Opinione inserita da andrea70    08 Gennaio, 2018
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Le certezze della solitudine

Alice, figlia di un agiato professionista, soffre la maniacale e persecutoria aspirazione paterna di farne una campionessa dello sci.
Mattia è il fratello fortunato di una gemella nata con un grave handicap.
L'insofferenza che tracima , il peso delle responsabilità, il disagio per certe situazioni familiari e sociali, il destino, fanno di Alice e Mattia due vittime, segnate per sempre nel corpo e nell'anima. Alice si infortuna in maniera gravissima rimanendo zoppa, Mattia abbandona la sorella in un parco per recarsi da solo ad una festa di compleanno di un amico in quanto si vergogna dell'handicap della sorella: non la ritroverà mai più.
Dolore, senso di inadeguatezza e rancore, dolore e senso di colpa li affliggeranno negli anni a venire.
Alice e Mattia si incontreranno da ragazzi, creando tra loro l'empatia di chi soffre , di chi si sente estraneo ai coetanei, crescono, cercano e raggiungono una loro gratificazione professionale , alieni alla socialità che li circonda, soli anche in mezzo ad una folla.
Ognuno dei due con i propri problemi di socializzazione, ognuno attratto dall'altro, ma per lasciarsi andare , per perdersi in un abbraccio senza inibizioni manca sempre qualcosa o c'è sempre qualcosa che turba uno dei due. Alice e Mattia si frequenteranno anche da adulti, ma per accettare di amare ed essere amati ci vuole coraggio, bisogna spogliarsi dentro , accettare l'incertezza del rapporto con un essere umano così importante.
Senza questo atto di coraggio ci si rifugia nelle certezze della propria solitudine .
Nessuno dei due riesce ad aiutare l'altro dandogli le certezze che non ha, si comportano prima da adolescenti impauriti , poi da adulti inariditi , fuggendo dalle possibilità che la vita ha messo loro davanti, viste dai due protagonisti come incertezze cupe e invalicabili preferendo rapporti meno coinvolgenti e profondi, liberi dal senso di responsabilità, dal bisogno reciproco e della paura che implica l'amore, quasi che l'eventuale fallimento di questi rapporti non possa essere vissuto come una nuova sconfitta.

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La solitudine dei numeri primi 2015-05-15 10:05:31 SabrinaRanieri
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SabrinaRanieri Opinione inserita da SabrinaRanieri    15 Mag, 2015
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Una boccata di solitudine

Questo libro non è per tutti, per capirlo davvero, per assorbirlo, bisogna aver provato sulla propria pelle la solitudine. Può darsi che molte persone lo leggano e lo trovino noioso, niente di speciale o che i personaggi siano eccessivamente noiosi.
Io sono riuscita a leggere questo libro in due giorni e mezzo: non sento di averlo letto, ma piuttosto assorbito. L'ho letto in un periodo particolare della mia vita, in cui sentivo la solitudine fino a farmi male e questo libro è stato per me un rifugio; attraverso la vita dei personaggi si può capire che cosa significa la solitudine, la diversità, e quanto possa essere speciale, a mio avviso, essere dei "numeri primi" in una società di numeri perfetti e ordinari.
Se ne leggono tanti di libri nel corso della propria vita, ma pochi sono i libri che CI leggono; e questo è uno di quelli.
Concludo la mia breve opinione su questo romanzo con una citazione di Kafka che racchiude il modo in cui mi sono sentita mentre leggevo questo libro: "....che tu sia per me il coltello con il quale frugo dentro me stesso".

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consigliato a chi conosce le solitudine.
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La solitudine dei numeri primi 2015-02-18 19:55:19 Daffadillies
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Daffadillies Opinione inserita da Daffadillies    18 Febbraio, 2015
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Troppo vicini e troppo distanti

Questo libro mi ha permesso di ritrovare fiducia nella letteratura moderna; dopo anni di letteratura classica ho trovato la profondità che cercavo.
Paolo Giordano, incredibilmente giovane tanto quanto sensibile, è una grande promessa. La Solitudine dei Numeri Primi è indubbiamente costruito su più livelli. Se vogliamo limitarci a vederne la superficie, troviamo innanzitutto la storia di due bambini che condividono inconsapevoli una solitudine così profonda da sfociare in comportamenti autodistruttivi: l'autolesionismo per Mattia e l'anoressia per Alice.
Purtroppo questi argomenti creano una spaccatura tra lettori che non conoscono né possono cogliere la difficoltà di queste problematiche e quelli che ne capiscono bene le dinamiche grazie alla conoscenza, diretta o indiretta, delle due questioni. Sarebbe opportuno, piuttosto che un atteggiamento difensivo, adottare l'accoglienza di fronte a questo libro: Giordano descrive i fatti non schermandosi ma da dentro. Questo può non essere immediato, non tutti sono tanto empatici da passare al livello più profondo di questo libro ove è possibile, quasi richiesto, il lasciarsi andare alle emozioni dei personaggi, parola dopo parola, e sentirle con il cuore.
Ancora più in fondo troviamo le dinamiche profonde di due famiglie con enormi lacune emotive, il silenzio, l'ignoranza dei genitori verso l'identità dei figli, è quasi tangibile. Dinamiche che non potranno che ritrovarsi nella relazione tra i due, Mattia e Alice, ormai diventati grandi. Due anime profondamente legate ma mai abbastanza vicine da toccarsi davvero; nessuno ha insegnato loro a sopportare la paura di perdersi, la grandezza del loro legame non basta quando la paura di sentirsi soli, insieme, è molto più grande.
Un libro, l'unico libro, che ho letto più volte, che mi ha toccato come nessun altro.
Giordano sa toccare corde diverse, quelle dell'incertezza, della paura, della sofferenza che nella nostra società sono spesso viste come demoni da evitare.
Questo libro resta nel cuore, c'è tanta verità, lasciatevi cullare.

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La solitudine dei numeri primi 2015-02-12 09:32:33 ELEONORA FRACCARO
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ELEONORA FRACCARO Opinione inserita da ELEONORA FRACCARO    12 Febbraio, 2015
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Primi gemelli

La solitudine dei numeri primi, romanzo di Paolo Giordano, fa entrare il lettore in punta dei piedi nella vita di Alice e Mattia, due protagonisti legati da un rapporto che li tieni così vicini e, al tempo stesso, così lontani, come i numeri primi costretti a rimanere soli nello spazio di un frammento matematico.
“Nella serie infinita dei numeri naturali, esistono alcuni numeri speciali, i numeri primi, divisibili solo per se stessi e per uno. Se ne stanno come tutti gli altri schiacciati tra due numeri, ma hanno qualcosa di strano, si distinguono dagli altri e conservano un alone di seducente mistero che ha catturato l'interesse di generazioni di matematici. Fra questi, esistono poi dei numeri ancora più particolari e affascinanti, gli studiosi li hanno definiti "primi gemelli": sono due numeri primi separati da un unico numero. L'11 e il 13, il 17 e il 19, il 41 e il 43… A mano a mano che si va avanti questi numeri compaiono sempre con minore frequenza, ma, gli studiosi assicurano, anche quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatterà in altri due gemelli, stretti l'uno all'altro nella loro solitudine”.
Alice, dopo essere caduta su una pista da sci, diventa zoppa, mentre Mattia, superdotato nella matematica e gemello di Michela, soffrirà per la scomparsa della sorella, e assumerà atteggiamenti autolesionistici che lo porteranno a ferirsi con strumenti taglienti.
Alice e Mattia, sono rappresentati appunto come due primi gemelli, ossia “coppie di numeri primi separati da un solo numero pari, accomunati per singolarità ma destinati a rimanere distanti”. I due ragazzi si incontreranno, si cercheranno, si perderanno e si ritroveranno dopo diversi anni e dopo una vita che li tieni uniti da quello che è loro destino, il destino di tutti i numeri primi.

La solitudine dei numeri primi, a mio parere, è un bel romanzo delicato e terribilmente attuale, che disegna e colora le forme di due protagonisti così imperfetti e al tempo stesso “unici”. Tutta la storia racconta i loro turbamenti, i loro traumi e la loro incapacità di vivere appieno i loro successi. Sorprendente è la scrittura di Paolo Giordano, fluida, semplice ma efficace.

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La solitudine dei numeri primi 2015-01-09 22:40:33 Vincenzo1972
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Vincenzo1972 Opinione inserita da Vincenzo1972    10 Gennaio, 2015
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Urgono ripetizioni di matematica...

Se questo libro fosse una favola si concluderebbe con 'E vissero tutti tristi, soli ed insoddisfatti'...
E quando scrivo 'tutti' intendo proprio tutti... non solo i due protagonisti Alice e Mattia ma anche tutti coloro che ruotano intorno a loro.. e non s'intravede alcun spiraglio di luce, per nessuno.
Beh.. io sinceramente ho sempre immaginato i numeri primi in modo diverso, proprio per la loro particolarità, proprio per il fatto di essere numeri speciali, consci della loro singolarità, li ho sempre immaginati come dotati di una 'personalità' forte, decisa, autorevole... e non invece come 'numeri' che sentono il disagio di questa loro diversità tanto da isolarsi ed allontanarsi da tutti gli altri... anzi, se potessero, lascerebbero volentieri dei buchi, dei salti nella progressione dei numeri e fuggirebbero via al riparo da tutto e tutti per vivere la loro eternità in completa solitudine, magari all'ombra di una rassicurante radice quadrata...
Così come accade appunto ad Alice e Mattia; d'accordo, entrambi sono stati 'segnati' sin dall'infanzia da una brutta vicenda le cui ripercussioni si dilatano negli anni seguenti: Mattia si autocolpevolizza per la scomparsa della sorellina gemella avendola incautamente lasciata sola in un parco e ne sopporta poi il 'peso delle conseguenze' con la sua tendenza all'autolesionismo, Alice invece colpevolizza il padre per l'incidente che le ha praticamente paralizzato una gamba, rendendola una 'storpia' agli occhi degli altri, ma soprattutto ai suoi, e a cui cerca di 'porre rimedio' rifiutando il cibo e sfociando nell'anoressia.
Due numeri primi, quindi, nell'accezione del termine imposta dall'autore, due persone sole, ciascuna con la propria 'particolarità' che non vogliono condividere con nessuno perchè nessuno può comprenderli, nessuno è come loro... ed ogni volta che cercano di avvicinarsi, ogni volta che avvertono forte il desiderio di abbandonarsi l'uno nell'altro interviene sempre un pensiero, un dubbio, un'indecisione che fa perdere l'attimo, l'istante decisivo.. perchè è vero che "le scelte si fanno in pochi secondi e si scontano per il tempo restante".
Però, diamine, ci vuole pure una gran sfiga, eh! Perchè per quanto il destino sia in genere tendenzialmente avverso e mai favorevole, non può sempre andare tutto storto... più che numeri primi, siamo di fronte a numeri sfigati, come il 13 e il 17.. che neanche a farlo apposta sono pure numeri primi..
Sarà che poi non sopporto le persone poco reattive, cioè chi si lascia trascinare dalle difficoltà della vita senza mai reagire, senza neanche tentare di opporsi, di prendere una decisione in modo autonomo piuttosto che accettare passivamente tutto ciò che gli capita davanti... per questo non riesco a provare neanche simpatia verso i due protagonisti, in particolare Mattia.
In definitiva, un libro che si lascia leggere in modo abbastanza scorrevole ma che non lascia un messaggio degno di nota in chi legge, almeno nel sottoscritto.

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La solitudine dei numeri primi 2014-09-30 08:13:53 FediMons
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FediMons Opinione inserita da FediMons    30 Settembre, 2014
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La triste realtà

Che dire...veramente tante aspettative, forse troppe, e quindi una prevedibile delusione.
La storia si legge bene, parla di quel problema che attanaglia tutti ragazzi di oggi, e che non si risolve quando diventano uomini: la solitudine.
La solitudine si manifesta nei personaggi in modi diversi e sfocia in complessi e malattie difficili da superare, spesso impossibili, come nella realtà.
I personaggi sono molto complessi, come è giusto che sia dato che nessuno è in grado di conoscere se stesso veramente, figuriamoci gli altri. Spesso però questa complessità, durante la lettura, crea una velata noia che distoglie l'attenzione e non ti fa capire dove lo scrittore vuole arrivare.
Mi sarebbe di certo piaciuto un finale diverso, durante la lettura ho aspettato più volte un lieto fine, per questi ragazzi "sopravvissuti", ma nella vita, come nel libro, questo non arriva mai!

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La solitudine dei numeri primi 2014-07-31 16:26:37 diogneto
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diogneto Opinione inserita da diogneto    31 Luglio, 2014
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solitudo sola beatitudo?

Tutti lo leggono e ti senti fin stupido a non farlo pure tu! Allora ti avvicini al libro, lo compri, corri a casa e lo divori per rimanere con un pallone vuoto nello stomaco... poi ti viene in mente di vedere il film, cosa da non fare mai perché il film, come dicono tutti, è una delusione se prima hai letto il libro. E' un luogo comune come dire che i sequel fanno tutti pena se confrontati con il primo ma torniamo a noi...

La solitudine è un senso profondo che avvolge il libro e ti attanaglia la gola donandoti quella tristezza antropologica che, solo in pochi momenti della vita, può servire.

Il libro è scritto bene, pensate che è un opera prima, si fa leggere, come ho scritto prima, velocemente e volentieri... tratta di sentimenti pesanti che ti si piazzano sullo stomaco e non vanno nè su nè giù rimangono li dandoti fastidio la notte portandoti a pensare anche su argomenti che non senti vicino.

Ho detto tutto ed ho detto niente? Io di trama non ne parlo preferisco lasciar intendere il sottile filo che lega le vite dei personaggi! Poi, a voi l giudizio!

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La solitudine dei numeri primi 2014-07-03 19:41:00 Luca
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Opinione inserita da Luca    03 Luglio, 2014

Bello sino ad un certo punto

Questo libro tratta un tema interessante: la solitudine. I protagonisti sono soli, ma scelgono di essere asociali, quindi non vengono rinnegati dalla società come spesso succede al giorno d'oggi.
"La Solitudine Dei Numeri Primi" è un romanzo che si presenta bene, tutto sommato. Essendo un primo romanzo, si notano alcuni alti\bassi durante il racconto. Ci sono parti che scorrono veloci, altre che vengono descritte con una tale precisione, da diventare quasi noioso. Il tema della solitudine viene trattato in modo brusco, portando esempi "al limite" della vita degli adolescenti, descrivendo talvolta alcuni eventi particolari con tale scioltezza da risultare apparentemente irrilevanti. Fatto sta che il libro rimane scorrevole, sino a che si parla dell'adolescenza. Quando, attorno alla pagina numero 120, si inizia a parlare dell'età adulta dei protagonisti, il libro diventa noioso. Anzi, Pesante, con la P maiuscola. Tutta la voglia di arrendersi, di mollare e di fuggire classica dell'adolescenza, viene riflessa nell'età adulta dei personaggi. Il racconto diventa macchinoso, senza avere più uno scopo o niente da raccontare. Sono pagine e pagine di parole, scritte a caso, che non vogliono più dire niente. I personaggi non si evolvono, rimangono al loro stato "larvale", senza cambiare atteggiamento. Per questo il libro diventa scialbo, senza dare l'appiglio giusto per continuare a leggere. Credo che Paolo Giordano volesse usare il linguaggio degli scrittori Giapponesi, come i primi dei Murakami, che usavano linguaggi crudi per descrivere situazioni realissime dell'epoca. Le situazioni che descrive l'autore, invece, sono praticamente fuori dal mondo, cose che non succedono. Mancano anche le descrizioni dei personaggi. Non si possono scrivere centinaia di pagine su due persone senza neanche dire come sono "fatte".

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