Narrativa italiana Romanzi Luce perfetta
 

Luce perfetta Luce perfetta

Luce perfetta

Letteratura italiana

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Cristian e Maddalena si conoscono da sempre, e se il destino non si fosse messo di traverso sarebbero già l'uno dell'altra. Tra loro due, esattamente al centro, c'è Domenico: amico fraterno di Cristian, promesso sposo di Maddalena. Seguendo fino ai nostri giorni la stirpe dei Chironi, Marcello Fois racconta la contemporaneità come un tempo eterno. Il respiro epico e la tensione drammatica della sua scrittura danno vita a una storia dove il desiderio e la vendetta, la colpa e il perdono, si fondono inestricabilmente. Mostrandoci come la letteratura, da sempre, parli di una cosa sola: di noi.

Recensione della Redazione QLibri

 
Luce perfetta 2015-06-14 15:24:58 siti
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siti Opinione inserita da siti    14 Giugno, 2015
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Nuovi brutti tempi

Un curioso movimento delle parti apre il romanzo : la parte quarta di cinque funge da incipit e contiene in sé l’epilogo della vicenda che si andrà a leggere. Il finale vero e proprio , quinta parte “INFINE”, suggerisce sviluppi futuri e in un gioco metaletterario un nuovo processo di scrittura.
Due antagonisti, due amici, due mezzo parenti e una ragazza danno l’avvio alla narrazione: sono Domenico Guiso , Cristian Chironi e Maddalena Pes. Rappresentano le nuove generazioni delle famiglie Chironi e Guiso - la ragazza è un chiaro elemento di rottura - e in una sorta di resa dei conti sono la cartina al tornasole di una spietata degenerazione di valori, di costumi, di sentimenti, di famiglia.
Terzo volume dunque per una saga familiare che attraversando il tempo e i tempi porta il lettore ad una riflessione sugli anni più recenti della nostra storia. Vive di un’autonomia di lettura che lo rende facilmente fruibile anche a chi non ha letto i due precedenti “capitoli”. Offre una storia gradevole ma amara.
Lo stile di scrittura è efficace e veloce, spesso caratterizzato da dialoghi fulminei e inframmezzato da punti fermi che fanno avvertire l’assenza di periodi di una certa consistenza. Si avverte l’amore profondo per la Sardegna rappresentata soprattutto nei suoi aspetti paesaggistici e culturali: il profumo di Sardegna, le sue città, la sua strada statale. Traghetti e aerei che faticosamente ci allontanano dalla nostra terra per poi farci tornare con i nostri nuovi vissuti partecipi di una storia millenaria di cui siamo invisibili particelle. Letteratura regionale alla base della rappresentazione e della riflessione che si vuole offrire: difficile non riconoscere il debito a Satta de “Il giorno del Giudizio”. Opera nel complesso gradevole e avvincente ma nulla più.

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Stirpe
Nel tempo di mezzo
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Luce perfetta 2016-05-15 09:02:32 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    15 Mag, 2016
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Il bacio d'addio dei Chironi



Ultimo capitolo di una saga familiare che mi ha tenuto letteralmente incollata alle pagine.
Con "Stirpe" è stato amore a prima vista, bruciante e doloroso, "Nel tempo di mezzo" ha confermato ed alimentato il sentimento, "Luce perfetta" è stato come il bacio d'addio di un grande amore...con tutto il senso di struggente abbandono che esso comporta.
Ma veniamo a questo ultimo romanzo...che inizia con Cristian Chironi (ultimo discendente della stirpe, tanto rigogliosa negli affari quanto triste e sfortunata col destino), che è un "Chironi" in tutto e per tutto: nell'aspetto, nel temperamento e, soprattutto, nella sorte.
Ma questa famiglia è come una fenice, riesce sempre a risorgere dalle sue ceneri...
Come una pianta, perde le foglie, ma non muore: resiste al vento, al freddo, alle intemperie...e proprio quando sembra che non ci sia più niente da fare, ecco che spunta un piccolo germoglio.
Qui si parla d'amore, ma anche e soprattutto di amicizia, direi quasi fratellanza, di invidia, vendetta, della paura che fa fare cose inaspettate.
Fois ci insegna che si può morire e rinascere, e che si può anche morire due volte, ma quando le mani che ti uccidono sono quelle stesse mani che hai amato profondamente, allora forse qualcosa non torna.
Cristian non sarà l'ultimo Chironi...e il libro non sarà avaro di colpi di scena.
Un romanzo denso di storia, di una Sardegna che, senza il timore di apparire provinciale, riesce ad assumere un valore universale.
La storia dei Chironi è sicuramente una storia "al maschile", nel senso che le donne di Fois sono sí donne straordinarie, madri, mogli, figlie che hanno peso ed importanza nell'evoluzione della famiglia, ma sono soprattutto gli uomini con la loro "paternità" a determinare la storia e la sua continuità.
Troviamo, nell'arco della trilogia, moltissimi modi di essere "padre": per adozione, per amore, per stupro, per caso...ci sono padri consapevoli, quelli che non sapranno mai di esserlo diventati e quelli invece convinti, a torto, di esserlo.
E tutto ruoterà intorno a questo...questo essere figlio di, riconoscersi in un nome che non è soltanto un nome, sentirsi parte di un tutto, di una storia.
Una storia che, a Dio piacendo, non avrà mai fine.

Fatevi un regalo...leggete tutta la trilogia di Fois!

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Luce perfetta 2016-03-12 13:28:16 catcarlo
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catcarlo Opinione inserita da catcarlo    12 Marzo, 2016
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Il cerchio si chiude

La terza e conclusiva puntata della saga con protagonista la famiglia Chironi prosegue lo scivolamento dall’epica alla cronaca già profilatosi all’orizzonte durante l’episodio centrale e, pur rimanendo una lettura che sa appassionare, dà l’impressione di un finale in calando. La scrittura dell’autore, nella quale le metafore giocano un ruolo fondamentale, avvolge come di consueto restituendo appieno l’ambiente vorace a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, ma l’unurbamento in una Nuoro che ha ormai completato il passaggio da paesone a città finisce per comprimere la componente naturale di una Sardegna selvaggia che riesce a farsi largo soltanto a tratti sopravvivendo in particolare nelle condizioni atmosferiche che si intrecciano con il percorso dei personaggi. Quest’ultimo è raccontato con un andamento non regolare, con un corposo flash-forward iniziale e poi inserendo una serie di flash-back per gli indispensabili collegamenti con gli altri volumi; l’elemento sovrannaturale ha uno spazio di nuovo limitato, riducendosi solo quasi alla dimensione onirica, a testimoniare forse che la materialità dei tempi nuovi finisca per scacciare la magia in via definitiva. In modo analogo, mentre nei romanzi precedenti era il fato – una sfiga dalla mira infallibile, a dire il vero – a scatenare la tragedia, qui essa ha origine senza eccezioni per mano dell’uomo scatenando un classico meccanismo di delitto e castigo. Cristian è il rampollo rimasto dei Chironi, orfano dalla nascita di Vincenzo e dall’adolescenza della madre, e si innamora – ricambiato – di Maddalena, ragazza del suo miglior amico, Domenico: quando il primo scompare – lasciando, come da tradizione familiare, un pugno di cellule che diventerà suo figlio - e se ne va anche Marianna, l’ultima della stirpe, al centro della scena si pone la famiglia del secondo, i Guiso, che si sono arricchiti con le speculazioni edilizie. Nelle loro traversie, l’attaccamento alla ‘roba’ rinforza i legami con i Malavoglia, ma i capitoli conclusivi regalano un ribaltamento inatteso che mette ogni evento in una diversa prospettiva: si tratta però di una svolta un po’ troppo brusca che fatica a integrarsi del tutto con la più corposa parte che l’ha preceduta, sebbene l’ ‘inquadratura’ finale di Maddalena sia un’immagine che si stampa con forza nella memoria. Oltre ai dubbi sollevati dagli ultimi avvenimenti narrati, si possono individuare ulteriori momenti non essenziali (il masochismo di Domenico) o poco giustificati se non poco riusciti (la vocazione) tanto da far pensare che il lettore occasionale, incappato in queste trecento facciate ignorando il resto della trilogia, ne uscirebbe assai meno soddisfatto di chi ha invece una visione d’insieme e, soprattutto, vuol sapere come va a finire. Malgrado qualche difetto, ‘Luce perfetta’ resta un libro che vale ampiamente la pena di affrontare grazie alla capacità dello scrittore di costruire un mondo in cui è inevitabile immergersi a tal punto che a volte risulta difficoltoso abbandonare le atmosfere che si sono andate creando con il volgere delle pagine: sensazione che spinge a considerare che, se i Chironi fossero stati raccontati con un solo volumone anziché con tre romanzi distinti, la loro epopea sarebbe stata davvero indimenticabile.

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