Narrativa italiana Romanzi Menzogna e sortilegio
 

Menzogna e sortilegio Menzogna e sortilegio

Menzogna e sortilegio

Letteratura italiana

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Scritto subito dopo la seconda guerra mondiale, la Morante con questo romanzo ha iniziato il suo lungo percorso letterario. "O impareggiabile prosapia! Mia madre fu una Santa, mio padre un granduca in incognito, mio cugino Edoardo un ras dei deserti d'oltretomba e mia zia Concetta una profetessa regina. Si fissarono così, in solenni aspetti a me familiari, le maschere delle mie futili tragedie...". Così assediata da tali "magnifiche" ombre, l'io narrante di Menzogna e sortilegio s'incammina verso la necropoli del proprio mito familiare: pari a un archeologo che parte verso una città leggendaria.

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Menzogna e sortilegio 2016-11-21 05:39:05 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    21 Novembre, 2016
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La famiglia di Elisa

Di questo romanzo colpisce il titolo e l’incipit che proiettano il lettore in un racconto a metà tra realtà e sogno, tra verità e menzogna, tra certezze e sortilegio. Elsa, con la voce della narratrice Elisa, ci racconta la terribile storia dei suoi genitori, destinati a non amarsi in vita, imprigionati in uno strano rapporto illusorio, simile a un gioco crudele, che congela i giocatori in un quadrato amoroso in cui ognuno ama e non è riamato. Edoardo non può amare nessuno se non se stesso; Rosaria ama Francesco, il padre di Elisa; Anna, madre di Elisa, ama il cugino Edoardo; Francesco ama Anna, sua moglie, che non lo può vedere.
La fonte di ogni disarmonia sembra essere il Cugino Edoardo, una specie di folletto, sempre a caccia di piaceri e di amore ma incapace di piaceri e di amore per cui sembra sentire solo per sottrazione e desiderare solo ciò che non ha: geloso, tirannico, crudele, volubile, bugiardo, ambiguo, infantile e candido. Il suo fascino è la fonte di ogni menzogna e sortilegio.
Edoardo ruba Rosaria a Francesco, forse geloso del sentimento dell’amico che lui non riesce a provare e fa sì che lui sposi invece la Cugina Anna, sostituendolo. Sia Anna che Francesco amano moltissimo Edoardo che, venerato da tutti, è impossibilitato ad amare altri che se stesso e forse invidia, a chi può, questa libertà di amare per cui scompagina e rovina gli amori altrui insinuandosi come un perfido folletto, una creatura ambigua e senza pace con cui è impossibile arrabbiarsi. Solo Rosaria lo riconosce per quello che è ma viene ugualmente sedotta dalla sua ricchezza (ma non dal suo fascino per cui il suo appare al lettore un peccato veniale). Il rapporto d’amore assoluto tra i due Cugini, così simili nell’aspetto, diventa una riscrittura del mito di Narciso in cui il Cugino diventa per Anna la propria Immagine riflessa e viceversa (significativo lo scambio dei vestiti). Nel rapporto d’amore tra i Cugini tutto c’è meno che l’Amore la cui parvenza è appunto il sortilegio. L’Amore, quello reale, starebbe nel rapporto con le persone vere: tra Anna e il marito, tra Anna e la figlia Elisa e tra Anna e Rosaria. La sua mancanza è anch’essa sortilegio: Anna stregata, riconosce l’amore di Francesco solo per un attimo e solo dopo la sua morte, nell’unico suo momento di lucidità, nella terribile scena delle ciabatte. Il romanzo dimostra, portando la dimostrazione fino alle estreme conseguenze, come l’Amore quando è un’idea e non si sporca diventando imperfetta realtà, resta un’irraggiungibile illusione. Perciò ha qualche connotazione infernale: come demoni sembrano i due Cugini eroi del romanzo: lui ambiguo, crudele, doppio, fascinoso, dispettoso come un eterno adolescente e lei altera, orgogliosa, arrogante, disposta al sacrificio come un’eterna vergine nella sua gelida purezza. L’Amore come idea, come Pensiero passa nel mondo portando illusione e rovina mentre la Carità negli umili panni della cortigiana Rosaria si veste di umanità e di compassione. E’ Rosaria la vera madre di Elisa, la narratrice. In un certo senso Elisa è figlia del quadrato e superamento del quadrato. E’ migliore dei suoi genitori perché ha conosciuto l’amore (di Rosaria). Bellissimo il finale in cui Elisa dice che a questo mondo ci sarà sempre un posto per l’innocenza e l’amicizia, fosse pure vestita con le umili spoglie di un gatto.
Il romanzo è molto bello anche se dal pdv della scrittura preferisco la seconda metà di Araceli e L’isola di Arturo. Di questo libro mi piace il clima sospeso tra sogno e realtà e quel senso di mistero, di magia, di sortilegio incombente che rende fascinosa e coinvolgente una storia di ordinaria patologia.

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