Narrativa italiana Romanzi Sembrava bellezza
 

Sembrava bellezza Sembrava bellezza

Sembrava bellezza

Letteratura italiana

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Ad accoglierci tra le pagine di questo romanzo è una donna, una scrittrice, che dopo essersi sentita ai margini per molti anni ha finalmente conosciuto il successo. Vive un tempo ruggente di riscatto, che cerca di tenersi stretto ma ogni giorno le sfugge un po' di più. Proprio come la figlia, che rifiuta di parlarle e si è trasferita lontano. Combattuta tra risentimento e sgomento per il tempo che si consuma la coglie Federica, la più cara amica del liceo, quando dopo trent'anni torna a cercarla. E riporta nel suo presente anche la sorella maggiore Livia – dea di bellezza sovrannaturale, modello irraggiungibile ai loro occhi di sedicenni sgraziate –, che in seguito a un incidente è rimasta prigioniera nella mente di un'eterna ragazza. Come accadeva da adolescenti, i pensieri tornano a specchiarsi, a respingersi e mescolarsi. La protagonista perlustra il passato alla ricerca di una verità, su se stessa e su Livia, e intanto cerca di riafferrare il bandolo della propria esistenza ammaccata: il lavoro, gli amori. Livia era e resta un mistero insondabile: miracolo di bellezza preservata nell'inconsapevolezza? O fenomeno da baraccone? Avvolti nelle spire di un'affabulazione ammaliante, seguiamo la protagonista in un viaggio che è insieme privato e generazionale, interiore e concreto. E mentre lei aspira a fermare l'attimo per non perdere la gloria, la sorte di Livia è lì a ricordare cosa può succedere se la giovinezza si cristallizza in un presente immobile: una diciottenne nel corpo di una cinquantenne, una farfalla incastrata nell'ambra.



Recensione della Redazione QLibri

 
Sembrava bellezza 2021-01-30 11:09:56 silvia71
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silvia71 Opinione inserita da silvia71    30 Gennaio, 2021
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Il lato oscuro della bellezza

Tre donne le cui vite si sono intrecciate in maniera indissolubile durante l'adolescenza.
Un periodo della vita che ha posto un marchio su ciascuna, destinato a imprimersi nel corpo, nell'animo e a comandarne per sempre le esistenze.
Livia, una ragazza talmente bella esteticamente da fermare lo sguardo a quello splendido guscio che la racchiude; nessuno capace di coglierne i lati oscuri che ne lordano il cuore, nessuno pronto ad allungare una mano per salvarla. Nessuno capace di oltrepassare il muro della bellezza.
Federica, una sorella vittima di un contesto familiare, divisa tra spirito di rivalsa, necessità di attenzioni o semplice desiderio di evasione.
E poi, lei, la voce narrante, la scrittrice in prima persona: prima un'adolescente minata da complessi fisici e contrasti familiari, corrosa dalla ricerca dell'accettazione da parte del prossimo, poi una donna che non ha ancora appianato i conti col passato, che lotta ancora oggi come ieri per trovare un punto di equilibrio con gli altri e con se stessa.

Numerose, importanti e dolorose, le tematiche che trovano linfa da questo flusso narrativo a briglia sciolta, un viaggio introspettivo su due piani temporali, una lenta e tagliente presa di coscienza giunta alle soglie dei cinquant'anni.
Il tempo presente come frutto maturato dalle scelte del passato, un frutto irto di spine che non si possono più estirpare ma con cui bisogna convivere.

E' un'analisi impietosa e senza i veli del perbenismo quella proposta dall'autrice, una voce graffiante che tenta di espellere anni di rancori, di desolazione, di mancanze, di lacerazioni, per portare alla luce quella adolescente sepolta da strati di infinita incomprensione e inadeguatezza.
Una scrittura a scatti che non presta il fianco al fronzolo narrativo, che rispecchia la durezza dei pensieri e delle immagini che emergono dall'oscurità.
Una storia che grida voglia di liberazione ma con la lucida consapevolezza che la strada richiede un lungo e tortuoso percorso.

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Sembrava bellezza 2021-05-13 13:35:29 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    13 Mag, 2021
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"E siamo noi"

"Questa è la storia di Livia, di Emanuela (Orlandi), di tutte le ragazze cadute nella botola."
...di ragazze che non tornano, che si perdono, ognuna a modo suo.

La Ciabatti è così... prendere o lasciare.
È spudoratamente antipatica, anaffettiva, egoista, mitomane, manipolatrice e dichiaratamente bugiarda.
Ma io la adoro.
Mi piace proprio perché non si nasconde, non cerca di apparire migliore di quel che è... e perché è capace di vergognarsi.
Dopotutto bisogna avere molto coraggio per ammettere di essere vigliacchi!

La sua scrittura è schietta, scarna, veloce, a volte caotica, ma capace, a suon di graffi, di farti arrivare nel profondo, di farti sentire il bruciore della pelle graffiata.
Io con lei mi sento sprofondare nelle umane debolezze, nelle fragilità, nell'irrisolto che, in un modo o nell'altro, appartiene a tutti.
"E siamo noi".
Solo che noi tentiamo in tutti i modi di nasconderlo, lei lo scrive.
Lei è la dimostrazione di come ognuno di noi riesca a contenere in sé tante cose disarmoniche. Spaiate. Asimmetriche. (Come i seni della protagonista).

In questo libro c'è tutto.
Confessione, voglia di rivalsa, grido di rabbia soffocata, dolore, ma anche tenerezza, pietas.
C'è la crescita di una ragazzina, attraverso la non accettazione del proprio corpo, attraverso le differenze sociali, l'esclusione, il non appartenere a certi ambienti e soprattutto a certi canoni di bellezza fisica.
Lei, la deforme.
Lei, che voleva gli occhi blu.
Lei, che sognava di sprofondare nel camerino del negozio, di cadere nella botola, essere rapita, rinchiusa, solo per poter essere notata. Sentirsi importante.

C'è l'amicizia.
Un'amicizia femminile fatta di condivisione, di giornate intere sul tappeto azzurro passate a sentirsi ai margini, troppo grasse, troppo vergini... ma anche di gelosie, di invidie, di troppe cose taciute.

C'è il tempo che passa, l'apice del successo (che non dura per sempre), i fallimenti di moglie (fedifraga) e soprattutto di madre (snaturata).
C'è la menopausa che di colpo la catapulta al di là del muro, c'è l'espiazione, il senso di colpa, la voglia di riparazione, o semplicemente il desiderio di perdonarsi.
Con il passare degli anni la bellezza come strumento di prevaricazione non esiste più, il tempo livella tutto.
Vecchiaia democratica.

C'è il danno, la "sopravvivenza" che passa attraverso la disabilità e la malattia.
Passare dall'essere oggetto del desiderio di tutti al rimanere prigioniera nella testa di eterna ragazza, regredita in un mondo fatto di volteggi su se stessa, di palloncini che volano e primi amori cristallizzati nel tempo.

Un romanzo che fonde autobiografia e fiction. Non sapremo mai qual è il confine, e forse il bello è anche questo. Lo è per me, almeno.
Un romanzo pieno di donne.
Donne che sono figlie, sorelle, madri, amiche, nemiche, amanti... donne che si sentono inadeguate, che sbagliano, che si perdono, che si ritrovano, che si perdonano.
"E siamo noi".

Trascinante.

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Sembrava bellezza 2021-04-02 10:53:10 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    02 Aprile, 2021
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Livia, Federcia, io scrittrice

«Funziona in modo differente per ciascuno di noi in base al percepito, e anche alle caratteristiche fisiche. La stessa esperienza ha tante versioni quante le persone che l’hanno vissuta.»

Tre le figure femminili che si intrecciano in quest’ultima fatica a firma Teresa Ciabatti. Il loro è un legame che nasce e si sviluppa in modo indissolubile in quelli che sono gli anni formativi dell’adolescenza e che le portano a vivere anche gli anni successivi in modo diverso, sempre legate dal legame, sempre legate da quel che accade.
Conosciamo Livia, colei che è la bella, colei che è – passatemi il gioco di parole – la più amata e – anche – la più desiderata. Ella nasconde un’ombra negli occhi e nell’anima, un buio che nessuno riesce a percepire ma che è parte di lei. Anche quando il peggio e il più impensato accade, anche quando il peggio e il più impensabile delinea e segna per sempre quello che sarà il suo divenire.
Abbiamo ancora Federica, che sogna il suo riscatto, che cerca la sua via di fuga, che cerca il suo posto nel mondo, che cerca. Semplicemente cerca.
E infine abbiamo la voce narrante, la scrittrice. Colei che cerca a sua volta di essere accettata per quel che è e che nel crescere diventa una figura con tanti scheletri nell’armadio, tanti fantasmi che non le consentono di far pace con quel che è stato.
Tre donne, tre realtà, tre voci, un avvenimento principale che colpisce direttamente Livia, per effetto, anche loro, per effetto le famiglie al loro interno. Perché Livia, la più amata, la più desiderata, la più invidiata, la più sparlata, è anche colei che a quell’adolescenza resterà sempre rilegata sia che vesta i panni della zia che non.
Una narrazione che si ricostruisce nel tempo alternando fasi temporali che oscillano tra presente e passato è “Sembrava bellezza” di Teresa Ciabatti. Uno scritto che non teme di rivelarsi per quello che è un viaggio introspettivo e prima ancora una ricerca di catarsi, di assoluzione. Per il dolore, per la rabbia, per la frustrazione, per tutti quei sentimenti contrastanti che chiedono di uscire, che faticano a coabitare tra loro, che chiedono di essere espiati.
Fulcro dell’opera è ancora quella costante ricerca di bellezza, concentrata nella figura di Livia, ricercata anche dalla protagonista nel corpo, nel vivere. Nel disequilibrio di una fisicità, nell’adorazione di quel che l’altro si pensa abbia, nel non riuscire a far pace con quel che si ha ma che eppure sembra non bastarci mai.
Un passo successivo a “La più amata”, una maturazione di questa, un gradino che si somma al percorso narrativo ideato e portato avanti dalla scrittrice che ne conferma le capacità e ne risalta la voglia di trattare tematiche altrettanto forti e dirompenti.
Uno stile che trattiene e respinge, per quanto più incisivo che mai, per quanto tagliente e graffiante. Un narrare che alterna ritmi che accelerano e che rallentano, che scalano la marcia a seconda di quel tassello che viene introdotto o approfondito. Una narrazione che può quasi sembrare un esercizio di stile e che per questo può far amare o meno l’intera opera. Anche questa è una capacità ricorrente della Ciabatti che, in ogni caso, arriva, disarma, spiazza e anche quando lascia dubbi e semina riflessioni, smuove e obbliga a interrogarsi.

«Anche adesso parla a me, ma sta parlando a se stessa. Pensiamo di avere tanto tempo a disposizione, dice. Ci crediamo eterni, vivi come se fosse l’ultimo giorno, mi lascio trascinare.»

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