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Letteratura italiana

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Sono passati nove anni dal giorno che ha deviato il corso della vita di Zeno, quando in un tragico incidente muore il suo professore, Nicola Sceriman. Ora Zeno ha trent'anni, insegna in un liceo e sta per sposarsi: è arrivato il momento di fare i conti con il passato. Perché solo lui e Agata, la sua ragazza di allora, sanno come sono andate davvero le cose, solo loro conoscono la verità sulla morte di Sceriman. Ed è proprio Agata a rompere l'antico patto di silenzio attraverso una lettera in cui gli chiede di incontrarla: "Ci sono delle cose che ancora non sai, Zeno. È sull'Altopiano di Asiago che è iniziato il nostro silenzio, e credo sia lì che dobbiamo concludere questa storia, adesso con le giuste parole. Ho bisogno di farlo, perché ho paura di quello che accadrebbe alla tua vita se ritornasse a galla tutto quanto". Nel ricostruire quel giorno lontano torna l'amore che legava Zeno e Agata e tornano le promesse di futuro che gli anni dell'università e della gioventù portavano con sé, l'impressione di poterlo cambiare, quel futuro, il fascino sprigionato da Sceriman - autore di un solo romanzo, acclamato dalla critica e amato dai ragazzi, "La natura umana", e professore anticonvenzionale, capace di stringere con gli allievi rapporti di grande vicinanza, di coinvolgerli in progetti ambiziosi, esaltanti... Ma tornano anche le verità nascoste, le ombre che raccontano un'altra storia.

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Stelle minori 2019-10-11 16:11:24 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    11 Ottobre, 2019
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Ombra di un'ombra.

«La storia della nostra vita è la versione che ne raccontiamo, giusto? Mi sono chiesto molte volte se la parola “realtà” non affondi le sue radici nel terreno sconfinato dell’utopia. Dal momento che siamo noi gli osservatori, è il nostro stesso sguardo a modificare il passato. Talvolta ci spingiamo anche più in là. Modifichiamo consapevolmente i ricordi, raccontandoli in modo diverso da come sono registrati nella nostra mente. […] Prima o poi arriva il momento in cui dobbiamo fare i conti con il passato. Decidere se spalancare la porta che si affaccia sui nostri ricordi più dolenti e affrontarli, oppure chiuderla per sempre. […] Come loro, anch’io dovevo attraversare un ponte. Quello su cui avevo deciso di stare negli ultimi nove anni, senza aver trovato il coraggio di fare un passo per muovermi da lì. Il ponte aveva finito per allungarsi e diventare la mia stessa vita, estendendosi con lenta costanza fino alla fine del mondo.»

Zeno Pastore non potrà mai dimenticare quel giorno di nove anni prima, non potrà mai dimenticare del professore e soprattutto di quel giorno in cui è stato rinvenuto privo di vita il 24 marzo del 2009. Di famiglia umile di origine, con un padre gestore di palchi e strutture di vario tipo con due operai quali dipendenti e una madre che è subentrata alla gestione dell’attività di famiglia a seguito della morte improvvisa del primo titolare, il protagonista ha deciso di studiare e per questo si è trasferito dal luogo natio dopo il diploma a Padova dove conseguito gli studi universitari in filosofia riscoprendosi docente di un liceo. Ha trent’anni e la sua vita è ad una svolta, sta per sposarsi con Sara, la sua ragazza e ha intrapreso una strada ben delineata. Tuttavia, Agata, come un fantasma dal passato, irrompe nella sua quotidianità decisa a rompere quell’antico patto di silenzio sigillato sull’Altopiano di Asiago e avente ad oggetto il tragico incidente in cui è morto il loro professore, e al tempo idolo, Nicola Sceriman, noto oltretutto al grande pubblico per quell’unica pubblicazione intitolata “La natura umana”.

«Adesso che sto ripercorrendo questa storia mi chiedo se tutti gli eventi del nostro passato, anche quelli minimi, rimangano in qualche modo dentro di noi. E se prima o poi, nel corso della vita, ritornino a galla come immagini più o meno vaghe, lampi o invece vadano perduti per sempre.»

Da queste brevi premesse ha inizio l’opera in due atti – i pochi mesi antecedenti al 23 marzo 2009 e l’estate del 2018 in prossimità degli esami di maturità – a firma Mattia Signorini. A prescindere da Zeno che ha la funzione di voce narrante, perno del componimento è Nicola Sceriman, eclettico e carismatico professore che attira come una calamita i suoi studenti e che in questo magnetismo li trattiene. In particolare, Agata, Zeno, Enrico, Guido e Herman sono coinvolti nel progetto culturale “Boris Vian”, un progetto dalle grandi aspettative ma anche dai tanti lati bui e oscuri. La narrazione prosegue in modo estremamente descrittivo, i personaggi sono introdotti e delineati con tempi molto lenti, la scrittura non è particolarmente complessa e non riesce ad essere particolarmente incisiva. Lo scritto segue una linea narrativa chiara e il lettore è incuriosito dall’evolversi delle vicende ma riesce ad anticiparle tanto che arriva alla risoluzione dell’arcano già intorno alla metà del libro. Alla sua conclusione matura la consapevolezza di aver avuto ragione. L’epilogo è confusionario, un po’ troppo rapido, poco esaustivo e debole. Poco convincenti, ancora, le “frasi fatte” a mo’ di perla di saggezza disseminate tra i vari capitoli.
Temi centrali dell’elaborato sono il tradimento e l’egoismo che sono propri della maggior parte dei vari attori introdotti salvo, appunto, Zeno, che è l’unica figura positiva e ingenua.

«Forse è qualcosa che prima o poi succede a tutti i lettori. Era come se mi fossi preso una vacanza inconsapevole dalle storie degli altri e fossi entrato in un passaggio che portava a una realtà mai davvero esplorata fino in fondo. Quella realtà era la mia vita. Chi ama leggere sa che non potrà mai tenere i libri lontani per troppo tempo. Sono oggetti silenziosi che portano con sé un grande potere: resistono alle variazioni del tempo e sanno attendere i loro lettori. Possono stare in libreria o in uno scaffale per anni. Poi a un tratto, mentre tutto il resto fa silenzio, ti chiamano con la loro voce sommessa. Credo che chi non ha mai letto un libro in vita sua semplicemente non abbia l’orecchio allenato ad ascoltare quella voce.»

Tanti tasselli, tante peculiarità che devo riconoscere non mi hanno convinta e conquistata. La lettura è stata faticosa, fredda e a più riprese ho dovuto far i conti con il desiderio di lasciarla perdere e di passare ad altro. Il lettore è tenuto su un piano distaccato da quello della narrazione, è come se vi fosse un vetro invisibile tra la storia e lui. Il fatto poi che la vicenda sia poco originale e facilmente intuibile non aiuta.

«Gli eroi dovrebbero rimanere nella dimensione dell’impalpabile. Se ci accorgessimo che sono dei poveri diavoli, esattamente come noi, crollerebbero i palazzi delle nostre aspettative.»
«Dopo che è arrivato un crollo, ci convinciamo di averne percepito, prima, i presagi. Leggeri scricchiolii nella tenuta della realtà.»

«Le nostre vite percorrono spirali in cui il buio delle cadute e la luce delle ripartenze si alternano e si rincorrono. Ci sforziamo di aderire all’idea che abbiamo di noi, a quella che chiamiamo “la nostra identità”. Non sempre ci riusciamo. Anzi, quasi mai.»

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Stelle minori 2019-09-20 13:54:36 luvina
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luvina Opinione inserita da luvina    20 Settembre, 2019
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Astri e nebulose

Ho letto “Stelle minori” di Mattia Signorini dopo aver visto tante recensioni positive sul web e soprattutto grazie ad un passaparola coinvolgente. La quarta di copertina promette bene, l'argomento è attrattivo e moderno peccato però che sia tutto lì.
L'azione si svolge in due momenti distanti fra loro nove anni, un pugno di mesi che precede la data del 23 marzo 2009 e l'estate del 2018. Nello svolgersi del romanzo si viaggia su due piani temporali e all'inizio ci si trova un po' spiazzati. Chi racconta è Zeno Pastore, oggi professore di liceo, nel 2009 uno studente della facoltà di filosofia dell'università di Padova; lo conosciamo mentre sta scrivendo la storia che ha cambiato la sua e la vita di tutto il gruppo che ruotava intorno alla figura di Nicola Sheriman. Sheriman, carismatico professore di filosofia, autore di un unico libro che l'ha reso famoso e che viene usato dai ragazzi come una Bibbia, attrae Agata, Enrico, Guido, Herman e Zeno nel progetto di una nuova rivista culturale “Boris Vian”. Lentamente (anche troppo) conosciamo tutti i personaggi ma soprattutto Zeno e il suo amore per Agata, ragazza più grande di lui, studentessa di lettere, con il sogno di diventare scrittrice. In quel lontano 2009, Zeno è un solitario, un ingenuo, un puro che non conosce ancora la vita e il cambiamento che avverrà in lui sarà strettamente legato alle figure di Agata e Sheriman, soprattutto alla morte improvvisa di quest'ultimo.
La scrittura risulta facile, scorrevole ma in realtà è povera, non incisiva, come non sono incisivi i personaggi minori tant'è che nel finale viene da chiederci “Herman chi?”; ecco, un altro punto dolente è il finale, deludente, il grande segreto che si sgonfia lasciandoci la consapevolezza di averlo già capito almeno 100 pagine prima. Il racconto procede lento per tutta la lunghezza del libro poi l'ultimo capitolo è una nebulosa dove non si capisce nulla; nelle intenzioni dell'autore doveva forse essere un finale aperto dove però andavano a posto tutti i tasselli ma non è stato questo il risultato e si rimane con mille domande senza risposta e un senso di qualcosa di affrettato e non compiuto.
Il personaggio di Agata è il più disturbante, una ragazza disadattata, con mille facce quasi tutte negative, molto furba, esattamente il contrario di Zeno. Anche Sheriman è un personaggio estremamente negativo, manipolatore, il suo tratto saliente è l'egoismo e il nascondere pervicacemente chi è veramente. Mi ha fatto tristezza il pensiero che, al di fuori della storia in sé, un gruppo di ragazzi possa prendere a modello una persona che in realtà è più fragile, irrisolta e problematica di loro.
La storia è ammantata di un alone di bontà, amicizia e amore perchè la vediamo con gli occhi di un Zeno giovane, ingenuo, in realtà è una storia di disillusione, tradimento dove non si salva nessuno.
“Così eravamo noi, stelle minori. La nostra luce era nascosta da un'altra più luminosa. Eppure volevamo splendere ad ogni costo” …..ma chi lo dice che la stella più luminosa è anche la migliore delle altre? Nel caso di questo romanzo non lo è.

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Stelle minori 2019-06-12 20:08:25 Alberto30
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Alberto30 Opinione inserita da Alberto30    12 Giugno, 2019
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L'OMBRA DELLE STELLE

Stelle minori è un romanzo di formazione e distruzione. Una tragedia incidentale è il pretesto per l’ intreccio di un racconto che si sviluppa su due archi temporali relativamente vicini ma realmente molto distanti.
La crescita e l’ ingresso nel mondo adulto di una persona che potrà e dovrà subirne le inevitabili conseguenze. L’ incontro con la società e lo scontro inevitabile con la stessa.
Se per lunghi tratti il romanzo, sospinto da una buona scrittura ( non eccelsa ma sicuramente piacevole e veloce ) sembra procedere su binari quasi scontati è verso il finale, quando la tragedia che inevitabilmente dovrebbe essere fondamentale per i protagonisti del libro ritorna prepotentemente mostrandoci la propria latenza, che i tasselli vanno al proprio posto e l’ ineluttabilità degli eventi razionalizza idealismi e sentimentalismi che sembrano non potere convivere con un’ età adulta a meno di non essere compresi e digeriti sino in fondo.
Un finale amaro che lascia sicuramente spazio alla consapevolezza ma poco alla speranza. Amori ed amicizie che minati da menzogne e segreti non hanno la potenza solenne che l’ ingenuità adolescenziale richiederebbe. Un finale che riporta tutti sullo stesso piano di umanità e quello astronomico di Stelle Minori perchè tutti viviamo all' ombra di un' ombra.
Autore giovane che io non conoscevo, bella scoperta.

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