Narrativa italiana Romanzi Un cuore tuo malgrado
 

Un cuore tuo malgrado Un cuore tuo malgrado

Un cuore tuo malgrado

Letteratura italiana

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Bianca è una giovane autista di autobus che ogni giorno, senza mai stancarsi di guardare in viso le persone, osservare il cielo, studiare i profili degli edifici, ripete percorsi noti, gli stessi che faceva suo padre quando lavorava nella medesima azienda. Una esistenza che scorre regolare fino a quando, una mattina, Bianca provoca un grave incidente, di cui lei stessa si troverà a scoprire l'entità un poco alla volta. Al suo fianco la sorella Margherita, che con quieta determinazione si impegna a proteggerla dai demoni del senso di colpa, provando a riportarla alla normalità. Nel tentativo di ristabilire un equilibrio, Bianca cerca un confronto con Dario Spatola, l'affermato fotografo rimasto coinvolto nell'incidente. Dopo un rifiuto iniziale, tra loro si tende un filo di comunicazione. Nel frattempo, da una cella della memoria in cui lo aveva congelato, riaffiora il ricordo della prima grande ferita della vita di Bianca, la morte del padre. Una seduta di fisioterapia dopo l'altra, la protagonista rimette in sesto il corpo e compie un ancor più faticoso allenamento dello sguardo e dell'anima, imparando a riconoscere il dolore e insieme l'amore che la circondano, al di là delle loro manifestazioni contraddittorie, fino a una inaspettata rivelazione che la costringerà a un confronto finalmente libero con il dolore di tutti.

Recensione della Redazione QLibri

 
Un cuore tuo malgrado 2019-01-17 18:24:43 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    17 Gennaio, 2019
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Il dolore del cuore

Un cuore tuo malgrado è il romanzo d’esordio di Piero Sorrentino, nato a Napoli nel 1978. Dottore di ricerca in Studi letterari, ha pubblicato racconti in antologie, ed ora approda sul palcoscenico letterario con questa sua opera.
“Un cuore tuo malgrado” è una espressione, come afferma lo stesso autore, che compare nel romanzo Il cardellino di Donna Tartt. Ma è anche un modo con cui la moglie di Dario Spatola commenta il carattere e il modo di essere del marito. E’ il cuore di Dario viene messo a dura prova nel suo percorso di vita e sarà difficile, quasi impossibile, recuperare un po’ di cuore! Già perché una mattina Dario ha un terribile incidente in cui periscono sua moglie Giulia e il figlio Vittorio. A causare l’incidente una fatale distrazione di Bianca, guidatrice di autobus, come il suo stesso padre. Bianca, quella mattina, si fa distrarre dal suo contemplare in modo gioioso il mondo che la circonda, le sue luci, la sua bellezza, e non vede la station wagon blu di Dario. L’impatto è tragico e segna in modo indelebile sia Bianca che Dario. Bianca inizia un lungo pellegrinaggio tra fisioterapia e un dolore che non riesce ad elaborare. Scrive a Dario ed implora il suo perdono, o perlomeno la sua comprensione. Ma la reazione è tanto fredda quanto terribile:
“Si sa come va in questi casi, no? Le attenuanti generiche, la mancanza di condanne pregresse, l’impossibilità tecnica di definire se la mia condotta di guida avesse contribuito o meno all’esito disastroso dell’evento, e tutta quella disgustosa paccottiglia giuridica grazie alla quale lei s’è salvata dall’unica cos che si meritava: la galera. Sono certo, dunque, che avrà capito da sola – sempre che nel frattempo non si sia distratta un’altra volta- che non ho alcuna intenzione di incontrarla o di stare ad ascoltare le sue spiegazioni. Le auguro,cara Bianca, un’esistenza tormentosa e incerta. Come quella alla quale, con la sua superficialità e la sua incoscienza, lei ha condannato me.”
Bianca, aiutata dalla sorella Margherita, rievoca dolori anche del passato, come la morte del padre, tanto inaspettata e veloce. Le immagini del padre sono un rifugio e un tormento ad una esistenza che pare non avere più senso:
“E’ strano, ma della sua voce so ricordarmi solo se ripenso a quel pomeriggio, perché appartengo alla vasta schiera di coloro che riescono a sentirsi a loro agio unicamente nelle lontananze, a dialogare con gli assenti, a regalare amore nei ricordi.”
Sarà un faticoso allenamento al dolore il cammino futuro della sua vita, tra autodistruzione e forza immane di volontà, alla ricerca di un equilibrio.
Un romanzo dalla trama e dai contenuti veramente belli e notevoli. Una prosa schietta e profondamente scarna lo caratterizzano. I capitoli molto brevi, circa due o tre pagine, rendono la lettura veloce e molto colta. Personalmente mi rende perplessa proprio questa caratterizzazione. I personaggi sono poco descritti, anche nei loro tratti distintivi. Nullo è lo scavo introspettivo e psicologico che, invece, la situazione descritta richiede. Un maggiore approfondimento di questi aspetti avrebbe reso la lettura di questo libro maggiormente piacevole. Pur nella insita piacevolezza della trama.

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Un cuore tuo malgrado 2019-01-30 15:00:34 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    30 Gennaio, 2019
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Bianca

«Ho pensato a tutte le parole che con quello strumento ormai malandato avevo stampato negli anni. Ho pensato che qualcuna di quelle parole si sarebbe adesso rappresa dentro i fiocchi di neve impressi sui fogli. E che con l’arrivo della primavera, quando la temperatura cresce, le avrei tutte ritrovate sparse alla rinfusa sulla carta, mozziconi di frasi e mucchietti di lettere infilate le une nelle altre, la neve sgocciolata via in piccoli rivoli di acqua inchiostrata sotto la scrivania» p. 109

Il suo nome è Bianca e come suo padre è una conducente di autobus. Ha un carattere sognatore, tende a distrarsi per osservare il mondo che la circonda, e questo le costerà caro. Perché è proprio a causa di una piccola distrazione che quel limite di velocità è infranto di quasi venti chilometri oltre la soglia consentita dalla legge, è proprio per questa che non si renderà conto del sopraggiungere di quella vettura che inevitabilmente travolgerà. Un sinistro, questo, da cui lei uscirà con una ferita agli arti inferiori e quattro mesi di fisioterapia, ma anche con un grande senso di colpa sull’anima, perché a causa della sua condotta colposa una madre e moglie di nome Giulia, e un bambino di pochi anni di nome Vittorio, perderanno la vita. Unico superstite sarà Dario Spatola, fotografo, che rifiuterà con forza il tentativo di contatto di quella donna che gli ha portato via quanto di più caro aveva al mondo.
Da questo breve assunto ha inizio il romanzo d’esordio di Piero Sorrentino, classe 1978, originario di Napoli e Dottore di ricerca in studi letterari con diverse pubblicazioni di racconti in antologie alle spalle. Quello di Bianca e Dario è un binario che è teso ad incontrarsi perché accomunato da un dolore comune che fatica ad essere elaborato. Nel caso della protagonista, questo si somma ad una perdita più antica, quella del padre, morto inaspettatamente, prematuramente e troppo velocemente. Insieme alla sorella Margherita, Bianca rievocherà anche questa assenza e cercherà di raggiungere il nuovo equilibrio per quello che è il suo presente e che rappresenterà anche il suo passato.
Il tutto ha luogo mediante una narrazione precisa, priva di fronzoli e molto pulita. Ogni capitolo ha una durata breve, di poche pagine, cosa che consente al lettore di cogliere aspetti più variegati, di viverli, di assorbirli, di farli propri. Il conoscitore è catapultato nella mente di questa giovane ormai ex autistica, vi entra in simbiosi e così osserva la dimensione esterna dalla sua prospettiva. Il resto è dunque lasciato in secondo piano. Unica pecca dell’opera è forse la sua brevità perché poteva esser dato quel qualcosina in più, carattere, tuttavia, che paradossalmente ne è anche la forza perché è proprio questa sua accuratezza nello scrivere e nell’evitare il prolisso a renderla più intensa e profonda per chi legge.
Una promozione a pieni voti è quindi quella di Sorrentino che speriamo di poter presto nuovamente leggere.

« […] Tutte le nostre vite hanno molti modi di essere raccontate, e che qualsiasi versione dettiamo di noi stessi o agli altri non è nient’altro che una variante che ha diritto di esistenza tanto quanto tutte le altre ipotesi scartate, e che in fondo siamo sempre la somma di tutto ciò che siamo e che avremmo potuto essere, il semplice abbozzo di una persona che alla fine non cambia se non nei dolori contro cui sbatte. Ma poi cambiare che vuol dire? È troppo per una sola vita che ci tocca in sorte»

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