I miserabili I miserabili

I miserabili

Letteratura straniera

Classificazione

Editore

Casa editrice


Meditato dall'autore dal 1845, I miserabili vide la luce nel 1862: diciassette anni impiegò infatti Hugo per scrivere quello che egli stesso riteneva il suo capolavoro. Accolto freddamente dalla critica - con la notevolissima eccezione di Rimbaud -, il romanzo ottenne una strepitosa fortuna di pubblico: 3500 copie vendute in poche ore, collette popolari per acquistarlo, un vero e proprio movimento d'opinione che fece preoccupare il regime di Napoleone III. Un successo dovuto alla straordinaria capacità di Hugo di sintetizzare la sua vocazione poetico-simbolica e quella realistico-sociale, dando vita a un'opera in cui le vicende dei tanti personaggi si intrecciano con la storia del popolo di Parigi e la rievocazione dei momenti cruciali della sua epopea, dalla battaglia di Waterloo ai moti del 1832.

Recensione Utenti

Guarda tutte le opinioni degli utenti

Opinioni inserite: 14

Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
4.9  (14)
Contenuto 
 
4.9  (14)
Piacevolezza 
 
4.7  (14)
Voti (il piu' alto e' il migliore)
Stile*  
Assegna un voto allo stile di questa opera
Contenuto*  
Assegna un voto al contenuto
Piacevolezza*  
Esprimi un giudizio finale: quale è il tuo grado di soddisfazione al termine della lettura?
Commenti*
Prima di scrivere una recensione ricorda che su QLibri:
- le opinioni devono essere argomentate ed esaustive;
- il testo non deve contenere abbreviazioni in stile sms o errori grammaticali;
- qualora siano presenti anticipazioni importanti sul finale, la recensione deve iniziare riportando l'avviso che il testo contiene spoiler;
- non inserire oltre 2 nuove recensioni al giorno.
Indicazioni utili
 sì
 no
 
I miserabili 2019-10-03 21:34:54 cristiano75
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
cristiano75 Opinione inserita da cristiano75    03 Ottobre, 2019
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Monumento alla letteratura mondiale

Questo infinito romanzo è forse uno dei più grandiosi libri mai scritti.
Un inno all'amore verso la letteratura, che un genio tra mille fatiche ha donato per sempre all'umanità.
I miserabili hanno avuto miriadi di adattamenti cinematografici, teatrali, pubblicitari.
E' tra i libri più famosi e importanti della storia.
Quando si ha in mano questo libro, si ha sempre un po di timore di non riuscire a finirlo.
Eppure la storia è talmente fluida, gradevole, coinvolgente che le pagine (almeno nel mio caso) me le sono letteralmente divorate.
Non tutto il libro è allo stesso modo gradevole. Ci sono molte parti prolisse e tediose.
Alcuni personaggi sono veramente odiosi e meschini, che si sente quasi repulsione a continuare a leggere di alcune vicende.
Ma la grandezza di quest'opera è nel fatto che riesce a far luce su un'infinità di meccanismi psicologici e sociali che sono alla base della convivenza tra gli uomini.
I miserabili del titolo, non sono solamente individui con difficoltà economiche o barboni. Quì il concetto si allarga a quasi tutti gli strati sociali. Essere un miserabile per esempio può riguardare un nobile o un poliziotto che usa il proprio potere per sottomettere il prossimo.
Un miserabile è colui che perde la strada maestra e si ritrova in una solitudine senza possibilità di salvezza.
I miserabili sono tutti coloro che hanno barattato i proprio valori per raggiungere ricchezze sfrenate o soddisfare immondi desideri.
La popolazione che descrive il genio francese, spazia su tutte le caste sociali, nessuno si salva dal suo occhio indagatore e da chirurgo dell'animo umano.
La storia di fondo è abbastanza semplice e lineare, quello che la rende unica è proprio questo scandagliare in maniera quasi maniacale i mille segreti che si nascondono nel cuore delle persone e che indirizzano i comportamenti al di là se uno ha da mangiare del caviale pregiato o da rosicchiare un osso lasciato da un cane randagio.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
130
Segnala questa recensione ad un moderatore

I miserabili 2019-05-29 10:49:10 FrancescoFigi
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
FrancescoFigi Opinione inserita da FrancescoFigi    29 Mag, 2019
Top 1000 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Il libro che chiunque dovrebbe leggere

In un mondo in cui l'empatia si dirige al patibolo libri come I miserabili vanno preservati quanto l'acqua e il pane. Un viaggio nei bassifondi dell'umanità che ci mostra come l'essere "miserabili" può voler dire tante cose, dall'essere poco onesto all'esserlo perfino troppo. Un intreccio narrativo degno dei migliori gialli, una qualità della scrittura difficilmente arrivabile e una descrizione dell'umanità che scava nel profondo di ognuno di noi. I miserabili fa parte del gruppo delle opere "totali" in cui troviamo l'élite della produzione letteraria di tutti i tempi, come I Fratelli Karamazov di Dostoevskij e Alla ricerca del tempo perduto di Proust. Hugo è... incredibile. Passa in un istante da un ritmo lento in cui quasi prende a schiaffi il lettore con la sua cultura infinita, basti pensare alle descrizioni maniacali di eventi come Waterloo o l'intera storia di un convento, a un ritmo sostenuto mentre narra gli eventi della rivoluzione di luglio portandoci direttamente sul campo di battaglia. I miserabili è un'opera magnifica su cui ci sarebbe molto da dire ma, un po' per rispetto un po' per timore, essere brevi spesso è preferibile. Oltre 1300 pagine di emozioni straordinarie

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
I fratelli Karamazov
Trovi utile questa opinione? 
130
Segnala questa recensione ad un moderatore
I miserabili 2017-09-13 13:32:58 Giuliacampy
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
Giuliacampy Opinione inserita da Giuliacampy    13 Settembre, 2017
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

L'autentica grandiosità di un miserabile

Un'opera come quella di Hugo, la cui fama grava, possente su qualsiasi appassionato lettore che si accinga a sfogliarne le pagine, non può essere sintetizzata né commentata da poche e semplici parole né da interminabili e complessi discorsi: quando si ha a che fare con un capolavoro è sufficiente un termine per spiegare tutto, INEFFABILE. Non è possibile descrivere un romanzo di questo calibro, non si può che leggere e apprezzare in ogni singola frase, ciascuna delle sue oltre 1500 pagine di perfezione. La storia dei personaggi cattura fin dal primo momento il lettore, avvolgendolo in una voragine di emozioni e profonde esperienze da cui è difficile uscire, tale è l'autentica bellezza che le caratterizza. L'amore, il patriottismo, la storia: ecco gli ingredienti fondamentali della ricetta di una grande opera. Hugo alterna parentesi storiche narrate con sincerità e oggettività, a poetiche pagine colme di profonde verità individuali; dipinge sapientemente i personaggi e ci fa piangere con loro quando soffrono, sorridere nei loro momenti di gioia. I miserabili sono gli unici a poter rappresentare e abitare la Parigi dell'epoca, questa città personificata, ricca di insidie e di tenebre, ma anche di raffinatezza e luminosità. Come una donna dall'inspiegabile sensualità che cattura gli uomini nei suoi vicoli ciechi, nelle strade buie, nelle fogne fangose, ma che diviene anche teatro di grandiose gesta e atti di coraggio, infiammata dalla passione dei giovani come Enjolras. Tuttavia, colui che emerge e che domina l'intero romanzo, nella sua miserabile santità, è Jean Valjean. L'uomo che trova la forza di liberarsi dai propri demoni grazie alla benevolenza del sacerdote Myriel, che ritrova la parte migliore di sé e la pone al servizio degli altri, in particolare di Cosette. Un miserabile, un individuo povero ma che riesce a costruire la propria fortuna e che ama condividerla con gli altri. Jean Valjean, papà Madeleine, il signor Fauchelevent, molteplici nomi ma una sola, integra personalità: quella di colui che vive al servizio della proprio coscienza, duro con se stesso, generoso con il prossimo, che biasima con fermezza le proprie colpe e commette sommessamente semplici gesta eroiche. Dall'altra parte Thenardier, anch'egli miserabile, ma non di quelli che si ergono al di sopra della melma fangosa, che si innalzano con ciascuna fibra del proprio corpo per raggiungere la luce, bensì un individuo che impara a nuotare in quelle acque paludose e scure, che sopravvive e non si cura di nessuno se non di se stesso. Tuttavia, come dimostrato al termine del romanzo, per quanto dura possa essere la vita e ingiusta la legge, di fronte al giudizio divino, tutti i conti vengono parificati e solo colui che ha dimostrato di possedere un volto sporcato dalla terra e dal sangue, ma un animo lipido come l'acqua cristallina di una fonte, riceve l'amore e la tranquillità che merita, trasformandosi in un meraviglioso angelo che veglia sui suoi cari; l'altro, al contrario, per quanto possa tentare di lavare via il fango da quella coscienza macchiata dal crimine e dalla malvagità, è destinato all'eterna solitudine.
E come dimenticare la tenerezza di Gavroche? Un ragazzino costretto a crescere troppo in fretta, povero di denaro ma ricco di gentilezza, che pur essendo orfano è in grado di comportarsi come un padre. Potrei inoltre spendere fiumi di parole su Marius e Cosette, ma non voglio rivelare troppo di questo romanzo, preferisco lasciare a voi il giudizio e soprattutto il piacere di leggere un capolavoro di questa portata. Non nascondo che la mole del libro può scoraggiare all'inizio e rende incredibilmente soddisfatti alla fine, quando ci si rende conto che non è stato affatto difficile nè gravoso completare una lettura così piacevole, ma credo che ritornerò a sfogliarne le pagine una seconda volta in futuro, quando osserverò i personaggi con gli occhi dell'esperienza e magari dopo aver approfondito una parentesi essenziale della storia non solo francese, ma mondiale: Napoleone e le eredità della Rivoluzione Francese.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
120
Segnala questa recensione ad un moderatore
I miserabili 2016-01-15 17:16:00 pirata miope
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
pirata miope Opinione inserita da pirata miope    15 Gennaio, 2016
Top 100 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

RECENSIONE INUTILE!

Come si fa a recensire un capolavoro su cui fiumi d’inchiostro sono già stati versati e miriadi d’interpretazioni critiche sono state elaborate. Mi limito a dire cosa può piacere a un lettore d’oggi d’un romanzo dalla lunghezza interminabile e cosa invece è di difficile digestione. Cominciamo dalle pagine davvero insopportabili( il che non significa brutte, perché in realtà sono davvero mirabili, scritte con rigore certosino e hanno una giustificazione nell’economia del libro): si tratta delle digressione storiche sulla battaglia di Watherloo o sulla monarchia di luglio e sulla stessa fisionomia di Parigi. In secondo luogo si fa fatica a entrare in sintonia con la retorica e i voli pindarci su Dio e sull’amore di cui è pervasa la prosa di Hugo: oggi non si ama più cosi, le anime non sono più cosi pure e forse chi è religioso non prega più Dio in questo modo. Ma detto questo i “Miserabili” è un gioiello davvero. In primo luogo per la storia con le sue mille ramificazioni che lo rendono un edificio dall’architettura davvero ineguagliabile, tanto più che in essa si mescolano il male e il bene, la dannazione e l’utopia di una redenzione. E in ultimo se si vuole toccare con mano cosa potesse significare essere poveri più o meno 100 anni fa basta aprire una delle tante pagine del romanzo e la fame, il freddo, il ribrezzo ispirato alla gente lo senti sulla tua pelle.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
180
Segnala questa recensione ad un moderatore
I miserabili 2015-01-23 19:21:00 Valerio91
Voto medio 
 
4.5
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
4.0
Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    23 Gennaio, 2015
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Un quadro fatto di parole e semplice umanità

E’ finita. Mi ci è voluto un mese, ma alla fine ho completato la lettura di questo titano. Inutile dilungarsi su questioni di stile, se certi scrittori sono definiti grandi ci sarà pure un motivo. Questa è letteratura e le digressioni, che in questo caso non mancano affatto, sono parte fondamentale della grandezza delle opere e dei loro autori, anche se non vi nascondo che nel caso de “I Miserabili” alcune le ho trovate sublimi, come la narrazione della battaglia di Waterloo, altre meno.

“I Miserabili” è un affresco che Hugo ha dipinto con le parole come Jacques-Louis David avrebbe fatto con il pennello. Sullo sfondo, la Francia e in particolare la sua amata Parigi, colorata in tutte le sue sfumature e popolata di eroi e miserabili che brillano e si oscurano ognuno di una luce o di una tenebra diversa. All’alba di una nuova era della civiltà, nel bel mezzo della rivoluzione del mondo che ebbe inizio in Francia, queste figure colorano quello scenario e ci mostrano alcuni degli innumerevoli e profondi aspetti che può assumere l’animo umano, e tutte insieme all’interno di quel magico e allo stesso tempo tetro sfondo, daranno vita a un magnifico quadro d’umanità.
E in questo quadro, ecco quello che ho visto.
L’amore materno e disposto a tutto è Fantine. Con i suoi colori caldi e rassicuranti culla tra le braccia la piccola e fragile creatura che ha messo al mondo, per la quale darebbe la vita.
L’ispettore Javert se ne sta in un angolo, inamovibile, ma nonostante questo sembra essere presente in ogni dove con il suo occhio indagatore e irreprensibile nella giustizia. Eppure fragile come il granito della legge al cospetto della misericordia divina.
Marius e Cosette illuminano una valle isolata avvolta dalle tonalità rosee dell’amore, che non conosce turbamenti, nemmeno quelli passati, non importa quanto essi siano stati intensi o prolungati.
Osservando con avidità e invidia il resto del mondo avvolto dalla luce e dai colori, relegati nel loro cantuccio di oscurità se ne stanno i Thenardièr, ma non tutti, perché non è detto che chi nasce nelle tenebre voglia necessariamente morirci.
E poi c’è lui. Jean Valjean. L’umana dimostrazione di come ogni anima, per quanto sporca e miserabile, sia degna del perdono di Dio e possa trasfigurarsi in uno scrigno di bontà. Egli incombe su questo quadro di vita come una chimera che si tramuti in figura angelica, facendo splendere quel dipinto di una luce sfolgorante. Questo accecante splendore scaturisce semplicemente da quel cuore che Dio ha toccato e mutato, in una profondità nella quale ogni semplice uomo avrebbe paura di guardare.

“L'occhio dello spirito non può trovare in nessun luogo più splendore o più tenebre che nell'uomo; non può fissarsi su nessuna cosa che sia più temibile, più complessa, più misteriosa e più infinita. Esiste uno spettacolo più grande del mare, è il cielo; esiste uno spettacolo più grande del cielo, è l'interno dell'anima."

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Il Conte di Montecristo.
Trovi utile questa opinione? 
290
Segnala questa recensione ad un moderatore
I miserabili 2014-02-19 06:22:45 romantica82
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
romantica82 Opinione inserita da romantica82    19 Febbraio, 2014
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Un’ illustre storia della Francia ed una toccante

Francia della Restaurazione, dove i legittimi sovrani, spodestati del loro trono dagli eventi rivoluzionari, con un colpo di spugna si illudono di poter cancellare i fermenti insurrezionali che sono stati solo soffocati, ma che ardono sotto la cenere dell’insoddisfazione e della mancata uguaglianza tanto desiderata.
Questo è lo sfondo politico-sociale sul quale si staglia questa monumentale opera di un Hugo maturo, che ha vissuto in prima persona la parabola discendente della gloriosa fase napoleonica fatta di fasti e conquiste e del successivo e forzato ritorno legittimista della Casa Regnante.
Di questa fase così delicata egli non farà solo menzione, ma si adopererà a farne una lunga trattazione e addirittura a ricavare dei personaggi, come gli eroici Prouvaire, Combeferre, il piccolo Gavroche e tutta quella sfera di piccoli “monelli” che, non riuscendo a trovare un propria sistemazione in una società che abbandona, per l’appunto, i miserabili, ingrossano le file dei repubblicani che ancora credono di poter realizzare un sistema basato sull’uguaglianza.
Miserabili sono, dunque, i non ascoltati dai potenti, i derelitti per i quali, in un sistema basato sulla casta, non ci dovrebbe essere posto perché il vivere dignitosamente è garantito solo a chi siede ai tavoli del potere o ha in qualche modo contatto con loro.
Una prospettiva desolante, quindi, ma l’autore accende una fiammella di speranza con il suo protagonista, l’ex forzato Jean Valjean che, nel corso degli anni e grazie all’indescrivibile amore per una bambina non sua, ma per la quale scoprirà di provare una devozione paterna, avrà una crescita morale e culturale, pur tra tantissime difficoltà, che, alla fine dell’opera, si mostrerà completamente differente rispetto alla descrizione che di lui si fa all’inizio del romanzo.
Intorno al trasformista Jean, che dovrà assumere vesti ed identità differenti per sfuggire all’ossessivo inseguimenti del fido Javert, ed alla ingenua e pura Cosette, si staglieranno figure positive che contribuiranno alla catarsi dell’ex forzato (come Monsignor Myriel ed il signor Fauchelevent), ma anche figure di “miserabili” abietti e malvagi (come gli atroci Thenardier), personaggi che, rispettivamente nella loro bontà e nella cattiveria spietata, arricchiranno l’opera dell’esame del poliedrico animo umano, che può essere contemporaneamente incline alla bassezza morale, ma anche a slanci d’amore assolutamente straordinari.
Ho letto questa voluminosa opera d’arte tutta d’un fiato perché non solo arricchisce il bagaglio culturale di ognuno, ma contribuisce a farci comprendere il senso della vita. L’instancabile pazienza di Valjean ed il suo cuore puro possono davvero essere d’insegnamento a ciascuno.
Lo stile linguistico è scorrevole, a volte aulico, ma mai pesante. Più volte mi sono ritrovata ad immaginare le scene che il grande Hugo descriveva minuziosamente e questa capacità, si sa, è prerogativa dei grandi scrittori.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
E' consigliato a chi ha letto "L'ultimo giorno di un condannato a morte", perchè in questa opera Victor Hugo tratta del dramma delle persone che si sono macchiate di reati gravi e della loro possibile rieducazione o meno, ma consigliato anche a chi ama il genere della letteratura classica ottocentesca, non necessariamente francese.
Trovi utile questa opinione? 
200
Segnala questa recensione ad un moderatore
I miserabili 2013-09-28 18:44:55 Nadiezda
Voto medio 
 
4.5
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
4.0
Nadiezda Opinione inserita da Nadiezda    28 Settembre, 2013
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Les Misérables

Si tratta di un romanzo pubblicato per la prima volta nel 1862.
Al suo interno narra la storia di personaggi vissuti durante la Parigi post restaurazione, precisamente nel periodo che partiva dal 1815 fino al 1833.
Il titolo fa riferimento proprio ai ceti più bassi che vivevano nelle peggiori condizioni e catapecchie della Francia.
I personaggi cercano continuamente di sopravvivere a moltitudini di momenti spiacevoli, intramezzati da pochi periodi di redenzione.
L’autore con il suo stile unico è riuscito a delineare ogni personaggio nel più piccolo particolare inserendo anche alcuni importanti fatti storici dell’epoca.

Che altro dire?
È un’opera bellissima con una trama avvincente che racconta nei minimi particolari la vita dei più disagiati.
Il personaggio che ci accompagnerà per tutta la storia sarà un ex galeotto di nome Jean Valjean e proprio attraverso i suoi occhi vivremo questa immensa storia raccontata con estrema precisione.
Un libro davvero appassionante che ci fa capire che anche chi vive nei ceti minori ha una dignità e cerca in tutti i modi di tenersela stretta anche se il lavoro che è costretto a fare in un certo senso gliela fa perdere.

Non mi resta che augurarvi buona lettura!

Trovi utile questa opinione? 
240
Segnala questa recensione ad un moderatore
I miserabili 2012-12-22 15:35:55 Maso
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
Maso Opinione inserita da Maso    22 Dicembre, 2012
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Un'epoca in un libro

Qualsiasi tentativo di elogio si possa rivolgere ad un’opera letteraria del calibro de “I miserabili” denota di per se, a parer mio, un’assoluto sovraccarico di presunzione. Questo lo si intuisce immediatamente di fronte alla mole culturale di questo lunghissimo romanzo, ed è inevitabile chiedersi quale comune mortale possa permettersi realmente di darne un’opinione appropriata. A scapito della mia integrità morale, decido coscientemente di peccare di quella sopracitata presunzione e lancio il mio misero parere a proposito del capolavoro indiscusso di Victor Hugo.
Premessa: questo è il mio primo approccio all’autore. Conseguente consiglio: mi sembra un ottimo inizio, per chi volesse affrontare l’intero corpus delle opere di Hugo credo che un principio così eclatante sia perfetto e dia fin da subito la misura su chi ci troviamo di fronte. Nientemeno che un genio, ma questo non è nemmeno necessario che lo dica.
“I miserabili” non possiede una trama, possiede un mondo e un’epoca. È di per se il racconto dettagliato, veritiero ed appassionante della prima metà del XIX secolo, definirlo “spaccato” è quanto di più calzante si possa trovare per denominare questo romanzo. Lo spaccato di una società messa a nudo e analizzata minuziosamente dall’occhio acuto di Hugo, dalla sua mente apparentemente onniscente. Uno spaccato in cui si muovono una miriade di personaggi di tutte le estrazioni sociali, di tutti i ceti in cui era suddivisa la società francese dell’Ottocento, attraverso i quali conosciamo la vità nelle campagne, la vita di personaggi miserevoli che conducono la propria esistenza sotto la cattiva stella della povertà, che navigano attraverso la moltitudine di persone conducendo vite al margine, intrisi, in certi casi, di buon cuore, in altri di pura perfidia. Personaggi gretti in via di redenzione morale, come Jean Valjean, si alternano a personaggi oscuri e malvagi che svelano a poco a poco la loro malignità, perloppiù legata al soldo, come i Thenardier. La magnifica figura di Cosette prende poi il sopravvento, strappata alla povertà e alla schiavitù fino a giungere ad un ideale di purezza muliebre tipica del romanzo ottocentesco. La gruppaglia di mendicanti, ladroni e fuorilegge ci prende per mano e ci porta a visitare i bassifondi malfamati della periferia di Parigi. L’ispettore Javert, con il suo granitico senso del dovere e della giustizia, ci impone il suo modo di pensare e ci fa contemporaneamente implorare una sua presa di coscienza. Tantissimi altri personaggi, caritatevoli, giusti, ingenui ci fanno commuovere, tanti altri, gonfi di risentimento verso le istituzioni e di coraggio e buona volontà per volerle cambiare, ci rapiscono con monologhi che rimangono indelebili nella memoria come fari indiscussi del libero pensiero.
Tutto questo inframmezzato da accuratissimi capitoli di carattere prettamente storico, che riepilogano in modo assolutamente prezioso gli episodi salienti e incisivi della storia “recente” della nazione francese: l’avvento di Napoleone e la sua sconfitta, nella celeberrima parte dedicata per intero allo svolgimento della battaglia di Waterloo, la grande insurrezione parigina delle barricate contro il sovrano fantoccio salito sul trono dopo il decadimento degli ideali imperiali. Ma troviamo anche dettagliatissimi capitoli che raccontano della vita all’interno degli ordini monastici, dei circoli politici cittadini e di tanto altro.
Insomma, come si può evincere, una quantità spropositata di preziosissimo materiale storico cui attingere, sullo sfondo, o, forse, con un ruolo altrettanto importante a quello delle vicende più strettamente narrative. Un’opera emozionante da ogni punto di vista la si guardi, qualcosa di immenso che prevede un prima e un dopo. La sensazione di aver vissuto qualcosa di straordinario dopo la conclusione de “I miserabili” è terribilmente concreta da essere quasi palpabile. Credo si subisca una sorta di cambiamento che eleva i canoni di valutazione letteraria nel lettore che porta a termine questo lungo viaggio. Viene considerato un classico, ma non è un classico qualunque, e forse, mi si perdoni, non per tutti. Le parti storiche sono particolareggiate ai limiti della manìa e non faccio fatica a credere che molti lettori si perdano facilmente d’animo e di spinta davanti a dieci pagine di strategie militari analizzate al centimetro. È normale, ma è importante dargli una chance poiché la sensazione di portare a termine un così imponente percorso è veramente impagabile, sempre nel rispetto della propria idea di “lettura” come qualcosa di piacevole, libera da obblighi verso qualcosa che non incontra il proprio gusto.
In definitiva, se volete rivivere un'epoca, se la state cercando in un blocco di carta stampata, questo è indubbiamente ciò che cercate.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
160
Segnala questa recensione ad un moderatore
I miserabili 2012-11-04 15:39:59 peucezia
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
4.0
peucezia Opinione inserita da peucezia    04 Novembre, 2012
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Saga di vincitori e vinti

Possente affresco che abbraccia un periodo piuttosto burrascoso per la storia francese I miserabili ruota intorno al magnifico personaggio di Jean Valjean ,nato vinto per dirla col Verga ma destinato a una vita da vincitore poiché il riscatto è il tema principale della sua vita. Accanto a lui la dolce Cosetta, derelitta come una triste allodola all'inizio del romanzo, forse un po' viziata e inconsapevole verso la fine e l'altra infinita pletora di personaggi che da soli potrebbero reggere l'intero libro. Ogni pagina è un episodio immane che spiega a pieno il talento di questo scrittore francese magniloquente e capace solo di affreschi epocali.Come non provare simpatia per Gavroche, il simbolo del monello parigino che ha il suo momento di riscatto donando la sua vita per la libertà come cento anni dopo accade ai garzoncelli napoletani durante le mitiche quattro giornate.Come non odiare l'inflessibile rigidità dell'ispettore Javert, incapace di comprendere che esistono altre vie per raggiungere la catarsi.Impossibile per chi leggendo era imbevuto degli ideali di libertà e indipendenza non identificarsi con la giovanile passionalità di Marius, scisso tra il suo animo repubblicano e l'affetto per il nonno parruccone strenuamento legato all'ancièn régime.
Una saga forse un po' indigesta per l'eccessivo dilungarsi caratteristico di Hugo ma da leggere almeno una volta.Appassionante malgrado un po' datato per i criteri di scelta del lettore moderno

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Scott, Manzoni,Notre Dame de Paris
Trovi utile questa opinione? 
140
Segnala questa recensione ad un moderatore
I miserabili 2012-07-31 19:33:41 LittleDorrit
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
LittleDorrit Opinione inserita da LittleDorrit    31 Luglio, 2012
Top 100 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Il romanzo

Ottobre, 1815. Una strada polverosa. É quasi il tramonto e un uomo stanco, con la testa rasata e la barba incolta giunge nella cittadina di D.
É segnato dalla vita.
Nessuno sa chi sia. Forse é un viandante, ma il suo aspetto é troppo miserabile. Si é mai visto un pellegrino piú malridotto? 
L'uomo ha un nome: Jean Valjean.
É stato condannato all'ergastolo....vent'anni, tra evasioni e catture, per aver rubato un pezzo di pane. Valjean non ha più un nome, é diventato un numero, il 24601. Ha perso fiducia nella vita, nella società e in se stesso, perché se hai un animo onesto, la galera ti convince del contrario; é in questo luogo di solitudine e rassegnazione che perdi te stesso, la strada maestra.... e diventi un miserabile agli occhi del mondo.
Per tutti peró c'é un'altra occasione, un'opportunità....; a Jean Valjean si presenta sotto le vesti di un  monsignore, il vescovo Myriel.
Myriel crede in lui, crede nella sua bontà nascosta ma non perduta e Valjean la riscopre e si redime; diventa un altro uomo; riprende la vita da dove é stata interrotta con una consapevolezza in piú: fare del bene e dare un'opportunità a chi é stato schiaffeggiato dal destino.
Ed é questo il grande insegnamento di questo splendido racconto. Non siamo di fronte ad un romanzo qualsiasi: questo é il romanzo per eccellenza, il romanzo del popolo che parla del popolo. Leggendo queste pagine impegnative e struggenti tutto il nostro essere si eleva e veniamo rapiti da un profondo senso di umiltà, dalla consapevolezza di ciò che siamo e di ciò che meritiamo,da un forte sentimento religioso,dal coraggio, dall'affetto derubatoci e poi restituitoci e dall'amarezza dell'ingiustizia.
Cosa può dare di più un racconto?
Siamo al cospetto di una pietra miliare della letteratura, un romanzo che non morirà mai...accompagnerà ancora le generazioni future donando risposte e aprendo nuove domande. Un libro dal grande valore umano e narrativo.
Grazie Victor Hugo!

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
180
Segnala questa recensione ad un moderatore
 
Guarda tutte le opinioni degli utenti
 

Le recensioni delle più recenti novità editoriali

Lo stato dell'unione. Scene da un matrimonio
Valutazione Utenti
 
3.5 (1)
Una vecchia storia. Nuova versione
Valutazione Utenti
 
3.3 (1)
La palude dei fuochi erranti
Valutazione Utenti
 
4.3 (1)
Il treno dei bambini
Valutazione Utenti
 
5.0 (1)
La bambina del lago
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
Il pittore di anime
Valutazione Redazione QLibri
 
5.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Rosamund
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
I testamenti
Valutazione Utenti
 
3.6 (2)
L'istituto
Valutazione Redazione QLibri
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Impossibile
Valutazione Redazione QLibri
 
4.3
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
L'ultima notte di Aurora
Valutazione Redazione QLibri
 
4.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Gli affamati e i sazi
Valutazione Redazione QLibri
 
5.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Altri contenuti interessanti di QLibri