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Non esiste solo il corsi per formattare
Non un anno, ma comunque ben dieci mesi. Tanto ho impiegato a ritagliarmi il tempo necessario a continuare la lettura di Cosa Resta degli Eroi, e soprattutto per fare pace con il senso di straniamento che già sapevo mi avrebbe assalito da pagina uno, tra nomi impronunciabili e regole pseudo-magiche incomprensibili. Per tacere di quando Ringil inizia a zompettare dentro e fuori dai Luoghi Grigi, allora la confusione regna sovrana e per poter andare avanti bisogna abbandonare ogni pretesa di ragionamento logico, lasciandosi semplicemente trasportare dalla narrazione. Narrazione che al netto dei non pochi difetti mi è risultata più intrattenente del primo capitolo; sarà che ormai conosco l'indole dei protagonisti di Morgan e già mi aspetto si comportino da merdacce egoiste quali sono.
Ma cosa stanno combinando i nostri per-nulla-eroi? Ringil "Gil" Eskiath pare essersi votato alla vendetta in nome della cugina Sherin, missione che però lo impegna per ben poche scene, perché poi torna a vagare da un'ambientazione all'altra senza uno straccio di obiettivo. Il suo peregrinare lo porta a rincontrarsi con Archeth "Archidi" Indamaninarmal, che è da poco entrata in contatto con Anasharal, un nuovo Timoniere in possesso di molte informazioni ed chiaramente intenzionato a indirizzarli verso una presunta colonia perduta dei Kiriath. Nel frattempo Egar "Eg" Rovina del Drago si è trasferito a Yhelteth e per mera noia(?) inizia a indagare sulla Cittadella e sul potente Sorvegliante Pashla Menkarak, riuscendo per assurdo a portare avanti più la trama da solo rispetto agli altri due messi insieme.
In generale devo ammettere che Eg ha fatto passi da gigante, sia come figura narrativa che come protagonista; il caro Richard gli concede un po' di spazio in più a confronto con "L'acciaio sopravvive", e questo permette al lettore di andare oltre la solita raffica di battutine infelici per scoprire un personaggio maggiormente sfaccettato, che non riuscendo a trovare un luogo a cui appartenere agisce sulla base di un senso di frustrazione e di astio. Pur perdendo terreno in favore dell'ex commilitone, a livello di introspezione anche Archidi compie qualche passettino in avanti, e in particolare l'ossessione verso la scomparsa dei Kiriath si palesa come il motore principale del suo percorso; per contro il contributo da lei fornito nell'avanzamento della storia orizzontale oscilla tra l'essere solo marginale e alquanto macchinoso.
Se i suoi comprimari mi hanno lasciato delle sensazioni grossomodo positive, non posso dire lo stesso per quanto riguarda Gil. Le svolte che lo riguardano sono molto interessanti (anche solo la particolare percezione del tempo descritta durante l'incontro con Hjel merita un plauso) e sul finale si capisce come la sua figura sia centrale per la risoluzione della minaccia più significativa, però quasi tutte le sue interazioni rimangono estremamente criptiche: a parte l'amicizia per Eg, non si riesce a reputare credibili nessuno degli altri legami e anche il ruolo che ricopre nel quadro della trilogia in generale dovrebbe risultare maggiormente comprensibile arrivati a questo punto. Le relazioni sentimentali, sia sue che degli altri protagonisti, mi convincono a un livello concettuale ma avrei apprezzato qualche momento di calma per analizzarle con più cura.
Dopo due romanzi corposi, lo stile di Morgan inizia a essere più affrontabile anche perché qui gli sbalzi temporali caotici all'interno della narrazione al presente sono un po' limitati, però continua a non essere una prosa semplicissima da affrontare come lettura di svago. Provo sentimenti contrastanti anche nei confronti del world building, perché da un lato ho apprezzato molto i chiarimenti forniti (come l'origine aliena del Popolo delle Squame) e i nuovi dettagli che gettano le basi per il capitolo conclusivo, però tutto questo fa aumentare le complicazioni. E la scelta di rendere Anasharal un device per gli spiegoni è alquanto pigra; diciamo che riesce a compensare con il suo potenziale da villain e il fatto di essere l'unico a raccontare gli eventi passati senza quincurdicimila ellissi narrative.
NB: Libro letto nell'edizione Mondadori
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Non è davvero una terra di eroi
Dopo la prima apparente vittoria sugli Aldrain, ritornati dai Luoghi Grigi per riprendere il loro antico possesso sul mondo umano, i tre amici e compagni di spada si sono nuovamente divisi: Ringil, già eroe contro il Popolo delle Squame, è ora solo un ex rampollo nobile in fuga dai cacciatori di taglie, dopo aver messo a repentaglio il legale commercio degli schiavi; Archeth, l’ultima discendente dei Kiriath continua a doversi destreggiare tra i capricci del giovane imperatore, i malumori dei cortigiani, e continui complotti e tradimenti sanguinari; e Egar, già nomade della steppa e Rovina del Drago, si è messo nei guai a Yhetelth ed è inseguito un po’ da tutti, oltre ad essere a conoscenza di un terribile segreto che lega la Cittadella e i terribili Aldrain.
Come sempre, Morgan passa da toni cupi e dolenti, ma pieni di poesia, a improvvisi avvitamenti di ritmo che ti fanno sobbalzare e ti sorprendono per certe descrizioni improvvise e ugualmente struggenti.
Il suo è un mondo brutale, costellato di mostri e presenze oscure, ma dove anche gli uomini, quanto a malvagità, non sono da meno: gli stupri, gli sgozzamenti e le torture sono all’ordine del giorno e pure gli dei che dovrebbero vegliare sono altrettanto dispotici, maligni e vendicativi. E a Yhelteth, il cuore dell’impero sprofonda inarrestabile in un’oscurità brunita, mentre una stanca rassegnazione alla morte e alla violenza permane costante sullo sfondo.
Anche se tutti e tre gli amici sono personaggi a tutto tondo, ciascuno con le sue (molte) fragilità e debolezze, il mio preferito continua a restare Ringil Eskiath, per questo suo cinismo interiore che lo spinge ad essere un guerriero anche se forse è l’ultima cosa che vorrebbe, e per questa sua durezza acquisita che, nonostante tutto, non gli lascia spazio per la pietà, i sentimentalismi e tutto ciò che si è lasciato indietro. Per dirlo esattamente con le parole dell’imperatore: “un arrogante stronzo del Nord, che tira avanti con delle vecchie storie di guerra, l’inclinazione alla violenza e alcune conoscenze di famiglia. Ma è così, mi piacete. Che ci posso fare?”
Secondo capitolo intenso, violento e forse ancora più bello del primo. E se quello terminava con un finale crudele e disilluso, questo ti lascia con la frustrazione di sapere quanto è davvero vicina la minaccia per l’impero annunciata dai Timonieri.
Indicazioni utili
1)The Steel Remains
2) The Cold Commands
3) The Dark Defils (ancora inedita – prevista per Aprile 2014)




























