Narrativa straniera Fantasy La memoria di Babel. L'Attraversaspecchi
 

La memoria di Babel. L'Attraversaspecchi La memoria di Babel. L'Attraversaspecchi

La memoria di Babel. L'Attraversaspecchi

Letteratura straniera

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Nel terzo intenso volume della saga Christelle Dabos ci fa esplorare la meravigliosa città di Babel. Nel cuore di Ofelia vive un segreto inafferrabile, chiave del passato e, nello stesso tempo, chiave di un futuro incerto. Dopo due anni e sette mesi passati a mordere il freno su Anima, la sua arca, per Ofelia è finalmente arrivato il momento di agire, sfruttare quanto ha scoperto nel Libro di Faruk e saputo dai frammenti di informazioni divulgate da Dio. Con una falsa identità si reca su Babel, arca cosmopolita e gioiello di modernità. Basterà il suo talento di lettrice a sventare le trappole di avversari sempre più temibili? Ha ancora una minima possibilità di ritrovare le tracce di Thorn?



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La memoria di Babel. L'Attraversaspecchi 2022-12-16 10:09:19 La Lettrice Raffinata
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La Lettrice Raffinata Opinione inserita da La Lettrice Raffinata    16 Dicembre, 2022
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Crollo scongiurato (per ora...)

Giro di boa della serie, "La memoria di Babel" si discosta parecchio dai due volumi precedenti, e non solo per il cambio della location principale. Vediamo infatti l'introduzione di un buon numero di nuovi caratteri, che contribuiscono a dare più movimento alla narrazione; ma soprattutto abbiamo una trama che si focalizza quasi esclusivamente sul mistero di fondo della serie, accantonando i giochi di potere di Polo o le sottotrame legate agli abitanti di Amina.
Il volume mette una distanza anche temporale da "Gli scomparsi di Chiardiluna", infatti parte con un sostanzioso salto in avanti di quasi tre anni. Ritroviamo Ofelia nuovamente su Anina, sotto stretta sorveglianza da parte delle Decane; la giovane trova ben presto un modo per allontanarsi, e decide di dirigersi verso la multietnica Babel, in cui spera di poter individuare tracce di Thorn ma anche alcuni indizi sul passato del loro misterioso antagonista. Nel libro sono presenti inoltre dei capitoli con un punto di vista alternativo, che permettono all'autrice di mostrarci gli sviluppi della situazione a Polo ed i passi in avanti compiuti dagli altri protagonisti, in particolare Archibald.
Inizialmente questo secondo POV mi sembrava un po' superfluo, invece verso il finale di dimostra più utile, e diventa chiaro che si rivelerà perfino fondamentale per la risoluzione della tetralogia. I difetti effettivi di questo terzo capitolo sono in realtà ben pochi: un inizio debole a livello narrativo, dei colpi di scena incapaci di sorprendere realmente il lettore e l'introduzione di nuovi poteri in pratica copiati da altri già presenti nella serie. Anche la conclusione non mi ha fatta impazzire, perché si vanno a creare diversi nuovi enigmi da risolvere mentre le risposte ottenute sono ben poche.
Nel complesso queste mancanze non riescono a sminuire un romanzo più che solido, capace di regalare nuove descrizioni immaginifiche per Babel -in particolare per lo stupendo Memoriale- e per i suoi bizzarri abitanti, ma anche di introdurre una valida critica ad una società forzatamente perbenista, in cui i problemi vengono nascosti anziché affrontati. Ho apprezzato anche i tentativi della cara Christelle di inserire della diversità, prima quasi del tutto assente, con risultati abbastanza soddisfacenti: non sono troppo convinta di come ha scelto di rappresentare la disabilità, ma mi fa comunque piacere che si sia resa conto di poter rendere meno omogeneo il suo cast.
Cast che qui viene notevolmente ampliato, e devo ammettere che ho trovato molto interessanti tutti i nuovi personaggi; quelli che più mi hanno colpita sono sicuramente Elizabeth, Octavio e Blasius. Approvo in pieno anche lo sviluppo caratteriale di Ofelia, in particolar modo perché si dimostra più risoluta e perspicace: in poche parole, diventa una protagonista per cui vale la pena fare il tifo!
Per tutti questi aspetti, mi sento abbastanza convinta di poterlo definire il capitolo migliore della serie, nonostante ci fornisca molte meno risposte di quante avrei voluto. Sono molto combattuta invece per quanto riguarda l'ultimo volume: da un lato non posso fare a meno di avere alte aspettative in base a quanto letto finora, dall'altro so bene che dovrei ridimensionarle perché la maggior parte dei lettori hanno trovato la conclusione non all'altezza. Spero quindi di ricadere nella minoranza.

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La memoria di Babel. L'Attraversaspecchi 2022-08-12 10:01:55 FrancoAntonio
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FrancoAntonio Opinione inserita da FrancoAntonio    12 Agosto, 2022
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Ofelia e la memoria censurata

Ofelia, dopo essersi autoimposta una clausura di due anni e sette mesi nella sua cameretta su Anima, decide di partire alla ricerca di Thorn, ancora latitante. In una vecchia cartolina che le ha procurato il prozio ha intravisto la statua del soldato decapitato che appare spesso nei suoi sogni-premonizioni e vuole approfondire le indagini proprio là dove sorge il monumento. Con l’aiuto dell’ex ambasciatore del Polo, Archibald, che s’è scoperto nuovi poteri, utilizza una Rosa dei Venti per trasferirsi su Babel, l’arca degli spiriti di famiglia gemelli Polluce ed Helena, dove, in un monumentale edificio detto il Memoriale, viene conservato il ricordo storico dell’Umanità in una immensa collezione di libri. Qui cercherà di farsi accogliere nell’accademia che forma i nuovi “memorialisti precorritori”, gli studiosi che catalogano i volumi, in modo da poter avere accesso al Secretarium, l’ala più inaccessibile del Memoriale, dove sono custoditi, lontano dagli occhi dei non adepti, i libri più segreti, quelli proibiti. In essi la ragazza spera di trovare le risposte su chi sia Dio e chi l’Altro che cerca di sovvertire l’ordine delle Arche. È anche convinta che Thor stia seguendo la stessa pista e che si trovi anche lui, da qualche parte, sulla stessa arca.
Nel frattempo sull’arca del Polo, la piccola Vittoria, la figlia di Berenilde e dello spirito di famiglia Faruk, comincia a esercitare i suoi sorprendenti poteri, all’insaputa di tutti.

La terza parte della saga dell’attraversaspecchi si concentra quasi esclusivamente sul personaggio di Ofelia mentre la maggior parte degli altri personaggi, precedentemente introdotti, o scompaiono dalla scena o sfumano sul suo sfondo. Lo stesso Thor, fine ultimo delle peregrinazioni di Ofelia, appare solo a metà del libro in posizione defilata oltre che piuttosto incolore, almeno sin quasi alla fine. Se il primo libro può essere considerato solo una lunghissima, non esaltante premessa alla vicenda complessiva e nel secondo le cose comincino a muoversi, anche con l’innesto di una vicenda gialla che movimenta l’azione, in questo si riprendono gli schemi precedenti (enigmi investigativo e “teologico” compresi), solo mutando l’ambientazione e le situazioni con cui la protagonista deve confrontarsi, ma senza che le personalità dei vari attori del dramma ottengano una maggior caratterizzazione o la vicenda, oltre che complicarsi, riesca pure a svilupparsi in modo più soddisfacente. Infatti troppe situazioni soffrono del non detto e troppe domande rimangono senza risposte.
La prima generale impressione che si riceve dalla lettura è che la saga continui a essere dedicata soprattutto a un pubblico giovanile in grado di accogliere con noncurante condiscendenza ogni più fantasiosa invenzione, anche quelle che paiono sfidare apertamente il naturale senso di incredulità del lettore, e meno pignolescamente si faccia domande sulla perfetta coerenza logica dell’intreccio.
A ben vedere, però, più che in passato, sono proposti temi che meriterebbero una profonda meditazione.
Ofelia, anche in questo episodio è chiamata a essere il punching-ball della situazione; il bersaglio contro il quale si sfogano tutte le tensioni di questo distopico mondo, lacerato in una miriade di isole fluttuanti nello spazio. Se nel primo romanzo era stata bersaglio dei soprusi degli aristocratici e delle invidie e sgarberie dei colleghi servitori, e nel secondo aveva assaporato sulla sua pelle la crudeltà che pervade la vita di corte del Polo, qui sarà oggetto del più becero bullismo scolastico e, forse, il riproporsi di situazioni comunque simili alle precedenti risulta alla fine un po’ stucchevole e irritante: possibile che quella benedetta ragazza non riesca mai a difendersi efficacemente?
Ma la circostanza che maggiormente attira l’attenzione è la denuncia (non è chiaro quanto voluta o semplicemente conseguenziale) delle pulsioni verso il “politicamente corretto”, esasperato sino all’eccesso, che possono generarsi in una società solo esteriormente libera e paritaria. Babel, infatti, è un mondo afflitto da malsani pacifismo e buonismo, malsani in quanto cercano assurdamente di negare pure l’evidenza dei fatti, spogliando chi è costretto ad adeguarsi di ogni possibilità di autodifesa contro i soprusi, occulti, ma non meno pervasivi, di chi opprime. Questa politica soffocante e dittatoriale impone addirittura, in una sorta di riforma neo-linguistica di orwelliana memoria, la rimozione di ogni riferimento lessicale a conflittualità e contrasti, senza, ovviamente, riuscire a eradicarli dall’animo degli uomini. In pratica in quell’arca vige un “onestismo coatto” che, per certi versi, appare più dannoso di una società priva di regole. Ciò che fa riflettere è la costatazione che, in fondo, non si tratta che di un’immagine, distorta e distopica, di tendenze ben presenti pure nel nostro mondo reale.
L’aver concentrato la narrazione solo sul personaggio di Ofelia, però, impoverisce la storia che, invece, proprio per l’ambientazione scelta, poteva avere ben altri (interessanti) sviluppi, anche di tipo sociologico. Pure i nuovi personaggi introdotti, che potrebbero avere risvolti stimolanti da scoprire, appaiono spesso come comparse secondarie non ben caratterizzate, mentre potrebbero contribuire ad approfondire i temi che la società babeliana suggerirebbe.
Per quanto attiene allo stile narrativo, esso resta scorrevole, ma, tutto sommato, un po’ povero e semplice, adatto, per l’appunto, a un pubblico giovanile.
In definitiva, or che si è giunti ormai a tre quarti della saga, si resta ancora col dubbio che ci sia troppo di insoluto e non adeguatamente sviluppato. Cioè che l’A., per una sorta di timidezza letteraria, abbia omesso di sviluppare adeguatamente la sua costruzione, per certi versi geniale. E questo, forse, è il peccato più grave del libro.

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Consigliato a chi ha letto...
... i precedenti volumi, perché, una volta iniziata la saga, non si può restare con il dubbio su come si svilupperanno gli intrecci.
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La memoria di Babel. L'Attraversaspecchi 2021-05-28 17:26:49 Cathy
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Cathy Opinione inserita da Cathy    28 Mag, 2021
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Il volto di Dio

Sono trascorsi due anni e sette mesi dall'ultima volta che Ofelia ha visto Thorn, sul Polo, appena prima che lui fuggisse attraverso uno specchio per sottrarsi alla giustizia del sire Faruk. Una giustizia pilotata da Dio, che ormai non aspetta altro che liberarsi di Thorn e Ofelia, diventati due scomodi sassolini nella scarpa che intralciano i suoi piani di governo del mondo. Da allora Ofelia, tornata su Anima, non ha più ricevuto notizie di lui e si è ripiegata su se stessa, chiusa nel proprio dolore, impossibilitata ad allontanarsi dalla sua arca natia per cercare suo marito a causa della stretta sorveglianza delle Decane, alleate di Dio. Fortuna che c'è Archibald, pronto a orchestrare una fuga rocambolesca da Anima e a portarla via. Finalmente libera, Ofelia raggiunge l'arca di Babel, che, stando alle sue visioni e alle sue ricerche, è il luogo dove si nasconde il passato di Dio e degli spiriti di famiglia e forse anche il nascondiglio di Thorn, impegnato a cercare un modo per combattere Dio. Prima di poter anche solo avvicinarsi ai suoi obiettivi, però, Ofelia deve affrontare prove ancora più dure di quelle già sperimentate e questa volta si ritrova completamente sola, senza nessuno degli appoggi sui quali ha sempre potuto contare fino ad ora.
Il terzo volume della saga dell'Attraversaspecchi si rivela un romanzo difficile da giudicare. L'autrice mostra ancora una volta un'originalita e una potenza creativa non comuni nel dare vita a un nuovo universo, l'arca di Babel, e a molti nuovi personaggi che, pur non avendo una caratterizzazione psicologica particolarmente approfondita, sono tutti ben delineati e restano impressi con forza. Babel si presenta come un mondo piuttosto diverso dal Polo e da Anima, le due arche conosciute finora, un'ambientazione singolare e affascinante con il suo strano miscuglio di natura e tecnologia. Qui i signori che dominano l'arca, i Lord di Lux, e che di fatto hanno anche il pieno controllo dei due spiriti di famiglia di Babel, hanno creato una sorta di inquietante "dittatura della felicità" che punta a dar vita al "migliore dei mondi possibili" e non importa quante libertà e quante vite umane saranno calpestate pur di realizzare l'impresa. Come sempre nella saga di Christelle Dabos, niente è davvero ciò che appare e a Babel dietro la facciata di ordine, benessere e felicità si nasconde molto altro, proprio come dietro gli scopi ufficiali dei Lord di Lux si celano intenzioni segrete, legate a Dio e ai suoi poteri.
Uno dei pregi maggiori della scrittura della Dabos, poi, è la capacità di rappresentazione del diverso come qualcosa di naturale e spontaneo, che fa indissolubilmente parte della persona e, anche se non determina il suo intero modo di essere, la rende unica e speciale.
A differenza dei due romanzi precedenti, però, il terzo volume della saga non è impeccabile. Qualche nota dolente c'è, a cominciare proprio dalla descrizione del mondo di Babel: in alcuni passaggi la scrittura diventa troppo frettolosa, la descrizione si fa approssimativa e soprattutto l'autrice non torna quasi mai due volte su uno stesso elemento, dando tutto per assodato dopo averlo introdotto. La conseguenza è che alcuni aspetti di Babel, pur essendo piuttosto importanti, restano nebulosi. Di certo non si pretende che la Dabos dedichi pagine e pagine a descrizioni minuziose, ma a volte è possibile, durante la narrazione, recuperare un elemento a cui si è già fatto cenno o arricchire una descrizione o una spiegazione con qualche banale trucchetto: in questo modo il lettore può chiarirsi le idee senza che la scrittura diventi prolissa.
Un altro aspetto problematico è che la Dabos allunga il brodo, forse un po' troppo. Anche i primi due libri, in effetti, sono un po' lenti nella parte iniziale, ma non sono mai noiosi, perché anche il riempitivo riesce ad essere interessante e affascinante. Stavolta, invece, forse anche a causa di alcune descrizioni sommarie e spiegazioni poco chiare, questa tendenza diventa un problema. Il "contorno" non riesce a catturare come catturava sul Polo. Per tutto il romanzo, e si tratta di un romanzo molto corposo, gli eventi strettamente legati alla trama principale sono pochissimi. I fatti davvero significativi si condensano nelle ultimissime pagine. Trattandosi del penultimo volume della saga, il lettore si aspetta forse qualcosa di più concreto che faccia compiere un passo avanti decisivo verso la risoluzione della vicenda. Le rivelazioni ci sono, ma, pur essendo sorprendenti e interessanti come sempre, lasciano la storia in una posizione sostanzialmente statica.
Nonostante i difetti, però, "La memoria di Babel" resta una lettura piacevole e accattivante, e soprattutto è il romanzo nel quale, finalmente, conosciamo il volto di Dio. Parlando di rivelazioni, questa vi lascerà davvero a bocca aperta.

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La memoria di Babel. L'Attraversaspecchi 2020-05-30 09:48:17 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    30 Mag, 2020
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Thorn e Ofelia

Terzo capitolo per le avvincenti avventure che vedono quali protagonisti Ofelia e Thorn, i bei personaggi ideati da Christelle Dabos. Sono trascorsi esattamente due anni e sette mesi dai fatti de “Gli scomparsi di Chiardiluna”, Ofelia ha dovuto far ritorno su Anima mentre di Thorn si sono completamente perse le tracce. Che sia ancora vivo è cosa certa essendo riuscito a fuggire dalle grinfie del Nemico ma che fine ha fatto? Perché in questo lasso di tempo, e dopo le sue ultime parole, non si è fatto più sentire? Perché non ha più cercato sua moglie? Cosa ne è stato di lui?
Ofelia non smette per un solo secondo di cercarlo. Si sente vuota, perduta. Deve ritrovarlo, deve poterci parlare, deve potersi ricongiungere a lui. Ma come scappare dal controllo dei genitori? Come lasciare la casa natia senza essere seguita dalle Decane, senza che il Nemico possa seguirla dopo l’ultimo avvertimento? Grazie a un aiuto esterno, che qui non vi svelo, la giovane eroina riesce a lasciare la propria Arca e a dirigersi su quella di Babel. È sicura che Thorn si trovi lì stante la loro ultima conversazione, le ultime rivelazioni condivise e grazie a una cartolina. Tuttavia su Babel, il luogo dove la giustizia regna sovrana e i crimini non esistono come la menzogna, la vita non è così semplice. Ofelia/Eulania (assumerà queste false vesti per passare inosservata) se ne renderà conto ben presto soprattutto quando deciderà di diventare virtuosa per accedere alla memoria e dunque alla verità finale. Tante saranno le prove alle quali sarà sottoposta, prove che la vedranno completamente da sola ad affrontarle e che le permetteranno di rincontrare l’uomo che ama.
Con una trama lineare e ben calibrata Christelle Dabos dona al suo pubblico di lettori un terzo capitolo della saga dell’Attraversaspecchi di rapida lettura e di appassionante scoperta. Pagina dopo pagina chi legge è incuriosito, affascinato dalle vicende e dal mistero ma è anche colpito dalla profonda crescita di Eulania. In questo episodio non troviamo più la ragazzina ancora immatura e talvolta petulante che abbiamo precedentemente incontrato, ci troviamo di fronte a una giovane donna con un obiettivo ben preciso da raggiungere e che la spingerà a essere determinata e combattiva per tutto il testo. Muterà anche il suo porsi nei confronti dell’uomo; i suoi sentimenti verso Thorn emergeranno così come emergerà la fragilità di quest’ultimo, la sua profonda umanità e il suo grande altruismo. Il tutto tra un arcano che ben completa e arricchisce quanto già precedentemente conosciuto, che porta gli attori principali a fare un passo successivo tra loro e nei fatti narrati e che ben spiana la strada per il quarto – e purtroppo ultimo – volume della saga che uscirà il primo luglio.
In conclusione, per ora il libro della serie più maturo e avvincente, il libro che più solletica le corde del lettore e che aggiunge un altro grado di curiosità a quanto già conosciuto. E per essere quasi dieci anni che non leggevo fantasy non posso che confermare di essere incappata in una quadrilogia davvero meritevole.

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