Narrativa straniera Romanzi storici La fattoria dei gelsomini
 

La fattoria dei gelsomini La fattoria dei gelsomini

La fattoria dei gelsomini

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È un torrido pomeriggio estivo nella casa di campagna di lady Daisy e della figlia Terry. La tavolata di illustri ospiti è allo stremo, il calore insostenibile, le vivande non all’altezza della dimora. Per sconfiggere la noia, il vecchio Mr Topham e l’amico Andrew si immergono in una lunga partita a scacchi che durerà ben oltre il momento in cui l’ultimo ospite va a dormire. Ma allora come fa Terry, la mattina dopo, a sapere chi ha vinto? Il sospetto, anzi la certezza, dell’adulterio del marito Andrew si insinua nella mente di Rosie, e quando quest’ultima racconta ogni cosa alla madre, la scaltra e avida Belle non trova soluzione migliore che pianificare una ritorsione ai danni di lady Daisy per garantirsi una rendita a vita. Per sfuggire al ricatto, e alla delusione di fronte al comportamento di Terry, all’irreprensibile lady Daisy non resterà che intraprendere una repentina quanto rocambolesca fuga in Provenza nella speranza di riuscire a nascondersi da chi le ha procurato ferite tanto cocenti. Nelle pagine di questo splendido romanzo la von Arnim raggiunge la sua perfetta maturità e, nel descrivere personaggi, ipocrisie e retaggi vittoriani, sfodera il suo artiglio affilato con la magistrale precisione dei grandi narratori.



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La fattoria dei gelsomini 2017-10-24 06:24:47 68
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68 Opinione inserita da 68    24 Ottobre, 2017
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Amore tradito e brutale ricatto

Periferia di Londra, ospiti compositi più o meno graditi stanno trascorrendo un fine settimana nella residenza di campagna dell’ aristocratica lady Daisy, alle prese con un clima torrido, cibo indigesto, sensazioni già viste, affettata cordialità, senza nessuno con cui valga la pena di parlare e con una strana sensazione di indifferenza nell’ aria. Ma di cosa effettivamente si tratta?
La padrona di casa è una fascinosa nobildonna da sempre prodiga verso le persone a lei care nel tentativo di salvargli la vita e profondamente devota alla figlia Terry, ragazza dotata di un naturale fascino ammagliatore.
È una calda sera d’ estate quando ha inizio una interminabile partita a scacchi, della durata di una notte, seguita da una terribile rivelazione, incredibile ed inopportuna. Tre sole parole, “ così hai vinto “ a scoperchiare gli eventi.
Ecco un’ altra coppia, Rosie e la madre Belle, l’ una bellissima ed indifferente, l’ altra astuta e grossolanamente artefatta, sullo sfondo un ricatto ed un uomo ordinario, attempato, decisamente infelice, da anni tormentato da mille paure e dal rimuginino della propria coscienza.
Ha inizio una attesa estenuante, origliando dietro porte chiuse e vagando tra estasi e disperazione.
Poi un esilio volontario, ripercorrendo altrove ( in una fattoria nel sud della Francia) un viaggio della memoria di una giovane coppia felice, spensierata, che credeva di amarsi e di potere vivere di solo amore, dedita alla propria essenza, o forse solo ai sogni romantici di una giovane donna continuamente tradita e vissuta nel nulla.
La bellezza, la galanteria, i ricevimenti, l’ intrattenimento degli ospiti ed il prendersi cura di loro mostrati da lady Daisy in un passato recente svaniscono e si vestono di solitudine, di un desiderio di sonno protratto che scacci la cruda infelicita’. Eccola sopraffatta da un pianto indifeso ed inconsolabile e da un senso di abbandono, ai nostri occhi solo una vecchia polverosa, sfatta e bisognosa di aiuto.
Oggi ogni evento è inutile, perché niente è destinato a durare. Si erge un muro di silenzio ed un dialogo muto, artefatto, un duello nell’ ombra costruito su pensieri contrapposti, possibili rivelazioni ed una sola certezza, taciuta, sottesa, a tutti nota ma impronunciabile.
E poi quel nemico che ci respira accanto e che possiede parte dei nostri tratti lentamente vede le proprie certezze frantumate dal nostro silenzio ed è costretto a pensare, lontano dalle luci della ribalta, al vero significato della vita, a quell’ amore che non ha mai avuto, all’ ingratitudine figliale.
Una neo dimensione si mostra nella grettezza che ci è appartenuta e che abbiamo eluso, sottaciuto, ignorato per l’ impossibilità di gettarci a capofitto nella vita, nell’ amore, nel perdono, così’ svenevoli, sciocchi, crudeli.
Ecco chi siamo realmente, caduta la maschera della menzogna, ma la lontananza dagli affetti più cari e la disperazione trascorsa ci inducono, conosciuto il dolore più vero, ad un ricongiungimento affettivo insperato e ad una sofferta ma gradita rinascita.
Un classico romanzo di Elisabeth Von Arnim, a rappresentare un’ aristocrazia decadente e già decaduta, un mondo costruito su effimera apparenza e fragili congetture, laddove ogni respiro e relazione interpersonale sembrano sgretolarsi e riportare ad uno stato di inerzia, ma così proprio non è.
E se vi è una lunga prima parte calata in un’ atmosfera di asfittica perseveranza con un velo di sottile ironia dove niente, oltre il già noto, sembra potere accadere, la seconda parte si apre ad uno sconosciuto mondo relazionale ed introspettivo.
L’ autrice riesce ottimamente a rappresentare situazioni ambivalenti, alternando superficiale leggerezza estetica ad insondabile profondità relazionale, sia nello stile che nei contenuti, con esiti difformi ( tratti di prolissità ed epilogo piuttosto affrettato ).
Complessivamente una lettura godibile, consigliata e per la consueta rappresentazione storico-sociale inserita in una caratterizzazione ben definita dei personaggi e per il continuo scambio di ruoli e situazioni paradossali condite da velata ironia e pessimistica ragionevolezza, travolti da un fato funesto e sospinti da turpi e maldestri egocentrismi.
Va detto, in verità, che i livelli qualitativi ed introspettivi de “ Il giardino di Elisabeth “ rimangono piuttosto lontani.

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