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Un albero cresce a Brooklyn Un albero cresce a Brooklyn

Un albero cresce a Brooklyn

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È l’estate del 1912 a Brooklyn. I raggi obliqui del sole illuminano il cortile della casa dove abita Francie Nolan, riscaldano la vecchia palizzata consunta e le chiome dell’albero che, come grandi ombrelli verdi, riparano la dimora dei Nolan. Alcuni a Brooklyn lo chiamano l’Albero del Paradiso perché è l’unica pianta che germogli sul cemento e cresca rigoglioso nei quartieri popolari. Nominato dalla New York Public Library come uno dei grandi libri del secolo appena trascorso, Un albero cresce a Brooklyn è una magnifica storia di miseria e riscatto, di sofferenza ed emancipazione di bruciante attualità.



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Un albero cresce a Brooklyn 2019-10-29 18:35:12 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    29 Ottobre, 2019
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Il fascino della conoscenza

Viene annoverato fra i libri del secolo scorso ed indubbiamente è un grande classico della letteratura americana. Ambientato all’inizio del ‘900, molto autobiografico, sentimentale e realistico, racconta la storia di una ragazzina e della sua famiglia, delle loro difficoltà economiche, così come della loro forza e della sua personale voglia di riscatto. Il tono, per tutta la lettura, appare sempre innocente e nostalgico, e istintivamente ti affezioni a questa ragazzina magra, fragile, con grandi occhi curiosi, con una voce dolce e commovente, forgiata in invisibile acciaio. E’ bellissimo il suo grande amore per il bello, per la cultura, per i libri, per la vita.

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Un albero cresce a Brooklyn 2016-05-24 15:50:02 violetta89
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violetta89 Opinione inserita da violetta89    24 Mag, 2016
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La vita a Brooklyn nei primi del '900

Ho scoperto questo libro su consiglio del circolo di lettura. Devo dire che in un primo momento non mi ha entusiasmato, anzi l'ho trovato un po' noioso. Poi invece piano piano sono entrata nel vivo del racconto, o meglio sono entrata nella vita di questa famiglia e mi sono appassionata alle loro vicissitudini.
La storia ruota intorno alla famiglia Nolan, in particolare alla figlia Francie, ragazzina molto intelligente ma anche molto solitaria. Ci sono poi il fratello Neeley, la madre Katie una donna forte ma anche un po' rude, e infine il padre Johnny un uomo molto sensibile e allegro, a cui Francie è molto legata pur sapendo che lui è un ubriacone.
La famiglia ha origini irlandesi ma i bambini, così come anche i genitori, sono nati e cresciuti a Brooklyn e qui c'è tutto il loro mondo: inoltre questo per loro è motivo d'orgoglio in quanto possono dire di essere in tutto e per tutto americani. Purtroppo per loro dovranno fare i conti con la miseria, la povertà, l'ubriachezza del padre: ma tutto ciò li aiuterà a crescere più forti e a sapersela cavare nella vita.
Il libro non racconta niente di particolare, ma proprio il fatto di descrivere in modo così attento e profondo la vita di tutti i giorni lo rende un libro speciale, infatti quello che traspare è un racconto molto realistico con dei personaggi che sembrano davvero persone che potresti conoscere. La scrittura è semplice, senza troppi fronzoli, magari un po' prolissa in certe parti ma non risparmia alcune stoccate di ironia che fanno sorridere.
Alla fine mi è dispiaciuto salutare questi "amici", in particolare Francie per la quale non possiamo che fare il tifo e augurarle il meglio che la vita possa offrirle!

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Un albero cresce a Brooklyn 2015-08-02 07:18:25 silvia71
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silvia71 Opinione inserita da silvia71    02 Agosto, 2015
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A Tree

“Un albero cresce a Brooklyn” vide la luce nel lontano 1943 dalla penna di Elisabeth Wehner, alias Betty Smith.
Figlia di immigrati tedeschi in cerca di fortuna sul suolo americano, conobbe in prima persona una vita divisa tra sogni e miserie.
La storia che si snoda attraverso le pagine è uno degli spaccati più intensi che mai sia stato stato scritto sul tema immigrazione, rappresentando uomini, donne e bambini all'interno delle loro abitazioni, mentre camminano per le strade di Brooklyn in cerca di un lavoretto per portare due spiccioli a casa, mentre cenano con una tazza di caffè annacquato ed una noce di burro.

La narrazione copre un arco temporale dal 1901 al 1916, seguendo le vicissitudini di una famiglia rappresentativa dell'epoca, due genitori giovanissimi, due figli da accudire, la ricerca affannosa di un lavoro o più lavori per sopravvivere.
Se nella fase di apertura il romanzo sembra avvolto in una cortina di staticità, successivamente il ritmo narrativo ed emotivo assume una velocità vorticosa, strappando sorrisi e lacrime al lettore, coinvolgendolo in una girandola di situazioni dal realismo estremo, dipingendo volti memorabili, personaggi concreti e profondi.

L'epopea americana è stata spunto per tanta letteratura, ma questo piccolo gioiello non va dimenticato, perché contribuisce a pieno titolo a raccontare un pezzo di storia, a fotografare in bianco e nero una realtà sociale che ha prodotto piaghe, ma che ha visto crescere anche qualche albero su un terreno insidioso.

Betty ha raccontato tutto, le condizioni di vita, la povertà, le speranze, l'amore, il lavoro, l'infanzia, la tenacia ed il riscatto.

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Un albero cresce a Brooklyn 2013-02-02 16:59:22 chicca
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chicca Opinione inserita da chicca    02 Febbraio, 2013
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Miseria e orgoglio

Un libro che racconta di una povera famiglia di origine irlandese, ma già orgogliosamente americana,nei primi anni del novecento .Un padre amorevole e bello ma che non riesce a tenersi un posto di lavoro a causa della sua passione per l' alcol, una madre forte e con i piedi per terra che si fa in quattro per riuscire a sfamare i figli. Due figli adorabili, la piccola Francies, la protagonista, non può non commuovere, ? una figura straordinaria, anche dal punto di vista letterario. La scrittura è semplice e scorrevole, All'inizio il libro è un' po lento e tanto descrittivo ma appena introdotti i personaggi principali , il romanzo si dipana in tutta la sua bellezza. Un classico del '900 per gli stati uniti, inspiegabilmente poco conosciuto in Italia. Assolutamente da leggere.

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Vita della Mazzucco
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Un albero cresce a Brooklyn 2012-03-22 08:53:57 gracy
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gracy Opinione inserita da gracy    22 Marzo, 2012
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L'America è libertà!

... e tanta fame e miseria, ecco come si presentava agli immigrati dei primi del novecento, il sogno americano altro non era che una chimera. Penso al mio nonno paterno, negli anni 30 emigrò proprio a Brooklyn e ritornò dopo due anni e decise che non avrebbe più lasciato la sua terra. Una storia molto sentimentale e sofferta, sono stata accanto a Francie tutto il tempo, spegnendo le luci in eccesso, conservando il caffè avanzato e riciclando la carta per farne post-it. New York è la grande mela grazie ai piccoli bruchini venuti dall'Europa e alle fatiche di quanti hanno voluto che l'America continui ancora a farci sognare.

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