Alta fedeltà Alta fedeltà

Alta fedeltà

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Si può dividere l'esistenza con qualcuno che ha una collezione di dischi incompatibile con la propria? Trentacinquenne appassionato di musica pop, ex dj e attualmente proprietario di un negozio di dischi in cattive acque, Rob Fleming è pieno di interrogativi che lo inquietano. La ragazza lo ha appena lasciato; se per caso ritornasse, sarebbe capace di amarla totalmente, disperatamente come adesso? Appassionato, commovente, amaro, ma anche e soprattutto ironico, anche e soprattutto divertente, Alta fedeltà mette felicemente in scena le avventure, gli amori, i sogni, le disillusioni di una generazione (di trentenni) già piuttosto provata, ma ancora piena di voglia di vivere.



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Alta fedeltà 2018-04-08 08:44:56 kafka62
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kafka62 Opinione inserita da kafka62    08 Aprile, 2018
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AMORE E CANZONI

”Single è bello”, leggo, passando davanti a un’edicola, sulla locandina di una delle tante riviste trendy. Beh, a giudicare dalle vicende esistenziali di Rob Fleming, narrate in prima persona in “Alta fedeltà”, non si direbbe proprio. Autore di questo brillante, impudico e autoironico diario-manuale di istruzioni per scapoli impenitenti è Nick Hornby, il quale, se non altro per ragioni anagrafiche, può essere considerato l’alter ego del protagonista. Cinico e impietoso verso il proprio sesso, egli adotta in questo agile libretto il metodo dell’autoanalisi, per mezzo della quale, facendo muovere il suo novello Zeno attraverso esperienze al limite del grottesco o del ridicolo, riesce a comporre un abile ritratto generazionale. Hornby strizza spesso l’occhio ai suoi lettori, dandogli spesso del voi (“Ma prima di esprimere un giudizio, benché sia probabile che ne abbiate già formulato uno, provate a scrivere le quattro cose peggiori che avete fatto voi al vostro partner, anche se – specie se – il vostro partner non ne sa niente. Non indorate la pillola, non cercate di spiegarle; scrivetele punto e basta, stendete la classifica, con le parole più semplici possibile. Fatto? Ok, allora adesso lo stronzo chi è?”), sta sempre attento a rimanere in sintonia con il pubblico presumibilmente composto da trenta-quarantenni, eppure nonostante lo stile sia leggero e disinvolto, non per questo risulta meno profondo, anzi qua e là sparge con noncuranza autentiche perle psicologiche (“la débâcle con Charlie mi insegnò una cosa: devi incrociare i guantoni solo con gente del tuo stesso peso”; “Ero poco realista, chiaro. Sempre si corre il rischio di perdere qualunque persona meriti il nostro tempo, a meno di non essere così paranoici da scegliere qualcuno che non potremo mai perdere, qualcuno che non attirerà mai nessun altro”). Soprattutto, pur concedendo al protagonista una benevola indulgenza, Hornby è molto critico nei confronti della generazione dei suoi coetanei, quegli adulti mai veramente cresciuti (alla morte del padre, Laura confessa: “è la cosa più da adulti che mi sia capitata finora”) e bloccati da un paralizzante complesso di Peter Pan, nonostante le smanie di indipendenza e di autorealizzazione.
Lasciarsi aperte tutte le possibilità e non assumersi responsabilità di alcun genere è la vera filosofia di Rob, il quale arriva persino a pensare che è molto meglio rimanere da soli che correre il rischio di dovere un giorno veder morire la propria compagna. Rob è la quintessenza dell’edonismo e dell’egocentrismo contemporanei, in cui ciascuno crea un proprio mondo artificiale e asettico (simboleggiato dalla passione smisurata per la musica pop), al riparo (ma solo illusoriamente!) dai dolori della vita. Egli soffre sì per essere stato lasciato da Laura (o forse solo perché lei si è messa con un altro), ma non esita ad andare a letto con la prima ragazza che incontra, e, tra continue vigliaccherie, inibizioni e ipocrisie (solo temperate, ma non giustificate, dalla sincerità della confessione), l’unico atto morale che compie nel corso del romanzo è il rifiutarsi di comprare sottocosto una preziosa collezione di dischi che una donna vuole vendere per vendicarsi del marito che l'ha piantata. Il finale del libro, punteggiato da un'ossessiva compilazione di classifiche di tutti i generi (dai cinque migliori dischi sulla morte alle cinque più grandi delusioni amorose), è all’insegna dell’ottimismo, ma l’happy end (che assomiglia tanto a un regressivo ritorno all’adolescenza, con la festa organizzata al “Groucho Club” in cui Rob torna dopo tanti anni a fare il disk jockey con gli amici di oggi e di allora) non può ingannare: se il protagonista torna a vivere con la sua vecchia compagna non è per maturità o consapevolezza o perché ha imparato sulla sua pelle una dura lezione di vita, ma probabilmente solo per stanchezza e per pigrizia.

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Alta fedeltà 2017-10-12 14:49:19 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    12 Ottobre, 2017
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UHM.

Londra. Rob ha una grande e indiscussa passione: la buona musica. Sin dagli anni di scuola media inferiore, la sua vita è stata caratterizzata da molteplici colonne sonore, colonne sonore a cui sono state sempre riconducibili grandi amori, delusioni, fallimenti e successi. E adesso che il protagonista è un uomo adulto con il suo negozio di dischi, ed ora che è affiancato dai suoi eclettici collaboratori, Dick e Barry, è chiamato a fare i conti con Laura, la fidanzata che dopo tre anni di relazione lo lascia. Inizia così una lotta alla riconquista, una lotta fatta e basata interamente su dischi che si susseguono sulla scia di quella classifica che sin dal principio del libro segna la vita dell’inglese. Una battaglia, quella portata avanti che però alla lunga sfianca.
L’opera, come anzidetto, ha inizio con una classifica e prosegue per tutto il suo scorrimento con l’alternarsi di circa venti ulteriori playlist che tendono, ahimé, a rallentarne lo scorrimento.
Non solo. Questo carattere, sommato all’abitualità e scarsa presenza di colpi di scena nell’evoluzione della storia, porta anche a far perdere di sagacia e di originalità ad un volume che altrimenti sarebbe stato molto più stimolante e interessante. Il risultato finale qual è? E’ quello di un elaborato con tutte le caratteristiche per riuscire che cade nei soliti cliché dell’abbandono mixato ad un disperato tentativo di riconquista a base di rock e blues. Al tutto si somma uno stile narrativo totalmente incentrato sulla prima persona e sull’aspetto psicologico, mentale, introspettivo di Rob stesso. Non mi ha convita.

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Alta fedeltà 2013-01-02 18:56:16 peucezia
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peucezia Opinione inserita da peucezia    02 Gennaio, 2013
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Peter Pan e l'amore

Dopo una partenza spumeggiante in cui si narra delle sfortunate avventure amorose adolescenziali del protagonista, un trentacinquenne con il complesso da eterno Peter Pan e la passione per la musica, il romanzo prende una piega a metà tra l'introspezione ironica e un trattato di musica che per lunghi tratti rende la lettura noiosa e poco digeribile. Un peccato in quanto le premesse per una narrazione spumeggiante c'erano tutte nei capitoli introduttivi. Hornby si rivela in complesso una bella penna, dalla scrittura fluida e scorrevole capace di fare descrizioni ironiche e vivaci di puro stile british. La scelta di usare la narrazione in prima persona restringe il punto di vista sul protagonista che praticamente per oltre la metà del libro ripensa alla sua relazione fallita con Laura intervallando con citazioni di dischi, film e telefilm degli anni settanta-novanta.Il risultato finale è deludente perché delle duecento e passa pagine si potrebbero eliminarne più di metà. Non necessario.

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Consigliato a chi ha letto...
romanzi britannici anni ottanta-novanta
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Alta fedeltà 2012-07-21 20:28:40 Giovannino
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Giovannino Opinione inserita da Giovannino    21 Luglio, 2012
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Che delusione....

La penultima volta che ho avuto a che fare con Nick Hornby è stato quando ho trovato in libreria a casa di mio zio Febbre a 90^, e parlo di molti molti anni fa. Ricordo che lo lessi tutto d'un fiato, e poi a distanza di anni lo rilessi ben altre 3 volte. "Per me il calcio ha significato troppo" come dice lo stesso Nick Hornby nel libro, per far si che rimanessi indifferente ad un gran libro come quello. Ora, a distanza di anni, qualche giorno fa avevo deciso di leggere qualcosa di nuovo dello scrittore inglese in questione, un altro libro noto (forse il più famoso dopo Febbre a 90^), "Alta Fedeltà. Beh, ho fatto un grande errore. Un po' come quando a distanza di tempo si torna in un posto che in passato ci ha lasciato un ottimo ricordo, e tornando invece ci rendiamo conto che non era proprio bello come ce lo ricordavamo. Alta Fedeltà segue un po' lo stesso stile narrativo di Febbre a 90^, cioè tutta la storia ruota intorno ad un fulcro centrale. In Febbre a 90^ era il calcio, qui è la musica. Il libro racconta infatti della storia di Rob, un trentenne proprietario di un negozio di dischi a Londra ed appassionato di musica, che improvvisamente viene lasciato dalla sua fidanzata, Laura, e così tra una classifica e l'altra, tra un disco e l'altro, prova a riconquistarla. Non ho usato il termine classifica a caso, infatti nel libro sono presenti più di 20 differenti classifiche. Il libro comincia proprio con una classifica, quella delle 5 ragazze con cui è stato Rob, dall'infanzia fino a Laura. Poi troviamo classifiche sui lavori che Rob vorrebbe fare, classifiche sui film, sugli album, sui gruppi, sui singoli cantanti, etc etc etc. Logicamente a lungo andare queste classifiche non fanno altro che rallentare io racconto, che già di suo non è ricco di colpi di scena, visto la monotona vita del protagonista (negozio di dischi-casa-amici) e visto anche la "passiva insistenza" con cui cerca di recuperare il rapporto con la sua ex. Alla fine c'è giusto un piccolo colpo di scena che peró non ravviva per nulla il racconto (sono arrivato alla 250esima pagina con gran fatica...). Lo stile è abbastanza pulito e semplice, i dialoghi lunghi e raramente interessanti. Insomma nulla a che vedere con il Nick Hornby di febbre a 90^. Forse sarà il tipo di scrittura già visto, forse la storia un po' troppo monotona o forse l'eccesiva presenza delle inutili classifiche, ma sta di fatto che questo libro dice poco e si legge a fatica. Preferisco ricordare il Nick Hornby di Febbre a 90^, vero capolavoro.

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Alta fedeltà 2011-11-23 14:12:59 rivendell
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rivendell Opinione inserita da rivendell    23 Novembre, 2011
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Vinyl is not dead...

Dopo aver letto diverse recensioni negative ho deciso di dire la mia a riguardo.
Il libro in questione non ha pretese di letteratura colta, è un piacevole romanzo con un protagonista nel quale ci si può riconoscere o meno.
La musica è il perno sul quale gira la vita di Rob, vita che conduce in gran parte all'interno del suo negozio di vinili.
Non capisco perchè essere appassionati di musica rock o pop a 35 anni, come nel caso di Rob, sia un segno di immaturità!
Rob è immaturo? Sì, ma non lo è in quanto appassionato di musica pop (nel senso di popular music), lo è per la sua incapacità di affrontare la vita, soprattutto quella sentimentale.
Rob è uno sfigato? Sì, ma non lo è perchè vende vinili nella Londra degli anni '90 (per quello sarebbe da considerare un eroe!) ma perchè lui è così, non tutti possono nascere "cool".
Chi non ha mai fatto delle classifiche alzi la mano, tutti noi abbiamo i nostri libri, dischi, film o altro preferiti.
A mio parere preferire un libro ad un altro equivale a stilare una classifica, mi sbaglio forse?
Anche le classifiche sono da sfigati/immaturi? Forse sì, ma farle è anche divertente.
Il libro è piacevole (forse ho dei gusti da sfigato!) e la musica come parte fondamentale della vita di Rob, e della mia, me lo fa piacere ancora di più.
Non riesco a capire perchè se sei sulla soglia dei 40 anni e vai a concerti rock è un segno di immaturità, mentre se leggi libri no...Mah!?!
La "popular music" è un arte di serie B mentre la letteratura è di serie A?
C'è musica buona e altra no, lo stesso per i libri...che ci sia un po' di puzza sotto il naso da intellettuali snob?
Mi fermo per non diventare tedioso, comunque ritengo Hornby, tra alti e bassi, una lettura sempre piacevole.

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...Hornby
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Alta fedeltà 2010-03-02 22:49:10 andrea70
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andrea70 Opinione inserita da andrea70    03 Marzo, 2010
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Ma dai!

A Nick Hornby evidentemente piace raccontare le storie di personaggi perennemente immaturi e un pò monomaniacali (in febbre a 90° la "fissa" era per il calcio, in questo libro per la musica).
Uomini aggrappati coriacemente ad un punto fermo del loro piccolo e patetico universo, incapaci di andare oltre, di uscire da una realtà limitata e in fondo insoddisfacente.
Facile ritrovare un pò di noi stessi nei personaggi di Horby e nelle loro debolezze, chi di noi non ha passato un periodo della sua vita con una febbre da sport o con una passione sconsiderata per la musica...si ma una parte! I personaggi di Horby invece fanno di quello che per altri sarebbe un gradevole contorno o un soffuso sottofondo il fulcro di tutto, il perno attorno al quale gira tutto e non per una fase della vita, per sempre , incapaci di ridare a queste passioni una dimensione meno ingombrante .
Il protagonista di questo libro inanella una serie di svarioni colossali con le donne e ci tedia (si alla fine mi ha scassato...) con la sua quasi inverosimile storia d'amore prima troncata poi ripresa, con in mezzo tanto nulla e personaggi poveri di spirito e di altro.
Se voleva essere un saggio sulle difficoltà della coppia moderna manca assolutamernte di profondità ed è insulso alla nausea, se voleva essere ironico, fa poco ridere...
Il tutto condito con una dose eccessiva di buonismo e il quasi auspicato lieto fine che non può mancare , i protagonisti trovano chi li accetta come sono e li accoglie nella loro vita e li accompagna pur in mezzo ai loro difetti e alle loro difficoltà.
Bello certo, peccato che è falso ... spesso il finale è la solitudine derivante dal fatto di non essere accettati, di finire fuori dal proprio tempo e dalle proprie aspirazioni e di quelle di chi ci circonda.
Hornby la fa facile e leggera ed è troppo zuccheroso , troppi luoghi comuni, alla fine ti sembra tutto insipido .
Carina l'idea della musica come colonna sonora della vita, la storia strappa anche qualche sorriso e a sprazzi ci si riconosce in certi atteggiamenti dei personaggi, però...libro di culto ? Ma dai!

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Alta fedeltà 2010-01-04 17:44:42 Ale
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Opinione inserita da Ale    04 Gennaio, 2010

Da leggere

Bel libro, molto azzeccato il personaggio del protagonista, l'eterno "bambinone" che vive in un mondo fatto principalmente delle proprie passioni ma che trova infine lo spunto per crescere e per fare tesoro di quello che nella vita si ripete.
Direi che ciascuno di noi si può rispecchiare in Rob, il protagonista.
Inoltre il libro è scritto con il giusto stile e con una buona dose di ironia che lo rende direi un buon romanzo.

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