Narrativa straniera Romanzi Cambiare l'acqua ai fiori
 

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Cambiare l'acqua ai fiori

Letteratura straniera

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Violette Toussaint è guardiana di un cimitero di una cittadina della Borgogna. Ricorda un po' Renée, la protagonista dell'Eleganza del riccio, perché come lei nasconde dietro un'apparenza sciatta una grande personalità e una vita piena di misteri. Durante le visite ai loro cari, tante persone vengono a trovare nella sua casetta questa bella donna, solare, dal cuore grande, che ha sempre una parola gentile per tutti, è sempre pronta a offrire un caffè caldo o un cordiale. Un giorno un poliziotto arrivato da Marsiglia si presenta con una strana richiesta: sua madre, recentemente scomparsa, ha espresso la volontà di essere sepolta in quel lontano paesino nella tomba di uno sconosciuto signore del posto. Da quel momento le cose prendono una piega inattesa, emergono legami fino allora taciuti tra vivi e morti e certe anime, che parevano nere, si rivelano luminose. Attraverso incontri, racconti, flashback, diari e corrispondenze, la storia personale di Violette si intreccia con mille altre storie personali in un caleidoscopio di esistenze che vanno dal drammatico al comico, dall'ordinario all'eccentrico, dal grigio a tutti i colori dell'arcobaleno. La vita di Violette non è certo stata una passeggiata, è stata anzi un percorso irto di difficoltà e contrassegnato da tragedie, eppure nel suo modo di approcciare le cose quel che prevale sempre è l'ottimismo e la meraviglia che si prova guardando un fiore o una semplice goccia di rugiada su un filo d'erba.



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Cambiare l'acqua ai fiori 2020-03-16 17:42:43 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    16 Marzo, 2020
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«L’albergo è l’inizio del viaggio. No, l’albergo è

Violette Toussaint è la guardiana. È lei che si prende cura delle tombe, è lei che custodisce le varie lapidi salutandole con un rituale cerimonioso dal quale è impossibile sottrarsi. Ed è ancora lei che in quel cimitero della Borgona vive quel che resta della sua vita. Apparentemente una donna poco incline alla cura del proprio corpo e del proprio abbigliamento, per sostituire la sobrietà di quel che generalmente la caratterizza con abiti sgargianti quando il turno giunge al suo termine ed ella si accomiata tra le mura della sua piccola e ricavata casina, è una donna che ha ricusato la cultura per molto tempo affidandosi al gesto e al sentimento, affidandosi alla “cura” e alla protezione di un uomo di dieci anni più grande di lei e avvezzo ad approfittarsi della sua ingenuità e mai al loro legame fedele. È una donna solare e dal grande cuore. Tra quelle mura conosce ogni abitudine, ogni rito che deve essere consolidato e portato avanti per onorare le anime che non ci sono più e mai rifiuta una parola di conforto o una parola gentile a chi ne ha bisogno. Del suo passato, tuttavia, non sappiamo nulla. Lo riscopriamo poco alla volta, lo ricostruiamo capitolo dopo capitolo in un lungo alternarsi tra presente e passato, in un continuo lasso temporale in cui veniamo catapultati in concomitanza con il prefigurarsi dell’arrivo di un poliziotto giunto dai lidi marsigliesi proprio per una onoranza funebre: quella di sua madre. A questa scomparsa, a questa dipartita segue una richiesta un poco strana in quanto la donna ha espresso la volontà di essere sepolta in quel paesino della Borgogna e per di più nella tomba di uno sconosciuto.
E così i legami tornano alla luce, riprendendo il proprio posto dopo un confinamento perpetrato tra oblio e oscurità, legami che si fondono e intrecciano con tante altre vite tra loro apparentemente discordanti e lontanissime quanto in realtà vicinissime perché tutte accomunate da difficoltà e insidie che hanno richiesto tempo, impegno, dedizione per essere medicate. A far da cornice a tutto uno sguardo ottimista, una prospettiva dedita a guardare il bicchiere mezzo pieno da parte proprio di colei che ha toccato gli abissi più profondi.
Per quanto la trama sia interessante e curiosa e per quanto gli intenti siano dei più apprezzabili devo però confessare di non essere riuscita ad entrare in sintonia con questo elaborato, anzi. Un primo elemento dissonante l’ho riscontrato nel risentire nel personaggio della protagonista l’essenza di un’altra antieroina, Renée, la portinaia del numero 7 di rue de Grenelle, il condominio teatro delle vicende del romanzo “L’eleganza del riccio”, un secondo elemento l’ho invece ravvisato nell’impostazione narrativa un po’ troppo prolissa, farraginosa e sinceramente ridondante. Arrivata intorno alle duecento pagine il lettore inizia a chiedersi cos’altro ci sia da dire nelle ulteriori duecento che seguono, il ritmo perde d’intensità e rallenta inesorabilmente al punto da mettere a dura prova il conoscitore. Per non parlare delle citazioni, delle frasi fatte espressione del pensiero di Violette che alla fine sembrano essere una raccolta, un prontuario quanto un quid in più atto ad avvalorare l’artifizio romanzesco. L’evoluzione della seconda metà è inoltre percepita quale eccessiva, fuorviante, discordante e quindi non in linea con quanto narrato nella prima. Stona, non poco. Ed è un peccato perché le carte in regola per riuscire ci sarebbero state tutte. Dall’idea al messaggio.

«L’albergo è l’inizio del viaggio. No, l’albergo è già il viaggio.»

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Cambiare l'acqua ai fiori 2019-12-15 09:41:22 evelyn73
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evelyn73 Opinione inserita da evelyn73    15 Dicembre, 2019
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Prima parte bella, poi ..

Forse perché nutrivo grandi aspettative nei confronti di questa lettura, forse per la mia (errata) supposizione che il romanzo avrebbe dipanato il mistero attorno alla nascita della protagonista Violette, fatto sta che ho terminato la lettura provando delusione. Fino circa a metà del libro (sono oltre 400 pagine) il racconto scorre veloce, è piacevole, simpatico, coinvolgente ed accattivante, tanto che la mattina puntavo la sveglia un'ora prima del necessario per continuare a leggere. Dopo, a mio parere, la narrazione perde il ritmo, diventando a tratti noiosa, pesante e ripetitiva. La storia racconta le vicende (per lo più amorose) di varie persone che per motivi diversi vengono a contatto con la quotidianità, trascorsa o attuale, di Violette. Queste vicende però risultano eccessivamente intricate, con salti temporali che seppur chiari, rallentano la fluidità della narrazione, costringendo spesso a ricollocare mentalmente i vari personaggi al posto e al momento giusto. Ridondanti le descrizioni delle conquiste sessuali di Philippe; intenso invece il personaggio di Sasha e di come egli riesca lentamente a infondere speranza e serenità a Violette, segnata dal dramma più devastante che possa capitare ad una donna.
Cento, centocinquanta pagine in meno avrebbero fatto di questo libro un piacevole ricordo da conservare.

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