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Ma gli androidi sognano pecore elettriche?
 
Ma gli androidi sognano pecore elettriche? 2021-02-21 11:29:26 Teo_Corti
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Teo_Corti Opinione inserita da Teo_Corti    21 Febbraio, 2021
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La Palta scaccia la Nonpalta

"Nessuno può battere la palta, tranne che per un po' di tempo e forse in un posto solo, come nel mio appartamento per esempio, dove ho creato una specie di equilibrio tra la pressione della palta e della nonpalta, finché dura. Ma poi morirò o me ne andrò, e allora la palta riprenderà il sopravvento. È un principio universale valido in tutto l'universo; l'intero universo è diretto verso uno stato finale di paltizzazione totale e assoluta. Tranne naturalmente che per l'ascesa di Wilbur Mercer."

Nel gennaio di un futuristico 1992 la Terra è ridotta a un luogo decadente e inospitale, a causa dell'Ultima Guerra Mondiale, di cui ormai la gente ha perso la memoria delle cause e degli esiti. L'unico ricordo, sempre vivo, è la polvere radioattiva che ha causato la moria di quasi tutte le specie animali, a partire dai volatili, e continua a danneggiare tutti gli organismi viventi. Per questa ragione la maggior parte delle persone sono emigrate nelle colonie su Marte, mentre la Terra, che sembra ancora divisa in un blocco americano e in uno sovietico (si sente che il libro è degli anni Sessanta), è abitata da poche migliaia di testardi che, pur non avendo nessuna ragione per restare, non se ne vogliono nemmeno andare. Su entrambi i modi, gli esseri umani sono affiancati da androidi in tutto identici a loro (l'unica differenza fisiologica sembra risiedere nel midollo spinale) il cui scopo è quello di assolvere ai compiti degli umani stessi. Inoltre, ognuno è moralmente obbligato a prendersi cura di un animale. Vista la continua diminuzione di animali vivi e il conseguente innalzamento del loro prezzo, il possederne uno è diventato uno status symbol e la maggior parte delle persone deve accontentarsi di un surrogato elettrico.

I protagonisti sono due. Rick Deckard è un cacciatore di taglie del dipartimento di polizia di San Francisco, il cui compito consiste nello smascherare e ritirare (uccidere) gli androidi sfuggiti al controllo che si spacciano per esseri umani. Il principale strumento del suo lavoro è il test Voigt-Kampff, che consiste nel misurare la reazione istintiva del soggetto a domande pensate per toccare la parte più viscerale della coscienza. Dai movimenti dei bulbi oculari e dei muscoli involontari il test permette di identificare il soggetto come umano o androide. Rick è caratterizzato in maniera piuttosto frettolosa, a pennellate veloci: è sposato e svolge il suo lavoro per guadagnarsi da vivere, senza porsi troppe domande. Molto più profonda è l'analisi del secondo protagonista, John R. Isidore, autista del furgone di una clinica per animali elettrici, che si occupa del prelievo degli animali malati (guasti) per portarli in officina. È uno dei tanti esseri umani classificati come "speciali" per non aver passato l'esame per il livello minimo consentito delle facoltà mentali e chiamati ironicamente "cervelli di gallina". Questa etichetta gli preclude diverse occasioni di integrazione sociale sebbene sia un animo istintivamente sincero e altruista. La sua semplicità genuina tuttavia gli nasconde la crudezza della realtà in cui vive e lavora, facendo sì che gli altri lo maltrattino o sfruttino. È una sorta di antieroe sveviano che legge con occhi inesperti il rapporto con le altre persone e manifesta apertamente le proprie speranze e i propri timori senza calcolare l'impressione che in questo modo trasmette. Forse è per questo che è decisamente più semplice empatizzare con lui piuttosto che con Deckard.

La vicenda narrata è molto lineare: nel corso di una sola giornata, il 3 gennaio, Deckard è chiamato a ritirare 6 androidi del nuovo modello Nexus-6, scappati al controllo e confusi tra gli umani. Sia lui sia Isidore avranno modo di confrontarsi con questi androidi e cercare di capire le motivazioni della loro fuga, le ragioni dietro alle loro azioni e la volontà di essere trattati come esseri umani. Le scene di azione si contano veramente sulle dita di una mano e sono sempre descritte in modo piuttosto sbrigativo, ma questo non infastidisce, dal momento che non costituiscono il fulcro del racconto.

La forza del romanzo sta infatti nell'analisi psicologica degli androidi. Come tutti le grandi storie di fantascienza, non parla di futuro ma di presente, non parla di robot ma di uomini. Quando il Voigt-Kampff verrà messo in discussione, Deckard sarà forzato a chiedersi dove sta la linea di separazione tra essere vivente e androide, che poi significa chiedersi che cosa ci renda umani. Se anche loro sono in grado di avere aspirazioni, apprezzare la cultura e persino amare, c'è davvero una differenza rispetto a noi? Ma allora perché Rick proprio non riesce a mandar giù l'idea di avere una pecora elettrica? E riuscirà Isidore a trovare negli androidi l'amicizia e il conforto che gli umani gli precludono?

Parallelamente al filone psicologico e forse sovrapposto a questo si svolge una trama quasi religiosa. Gli esseri umani posso usare delle scatole empatiche per vivere un'esperienza extracorporea, in cui contemplano l'ascesa di un vecchio, Wilbur Mercer, che scala una montagna per sfuggire a una minaccia vaga e oppressiva. La figura di Mercer, che finita l'ascesa cade nella fossa della morte per poi riprendere a salire verso la cima, sembra essere allegoria del Cristo che muore e risorge, ma senza prospettiva di salvezza: una volta raggiunta la cima c'è la fossa e così via. Contrapposto a Mercer è il comico e presentatore televisivo Buster Friendly, incarnazione della mondanità e frivolezza, anch'egli simile a una creatura eterna visto che il suo programma sembra andare sempre in onda e lui non stancarsi mai di fare battute sempre nuove e sempre argute. E come Mercer sembra avere anch'egli un annuncio messianico da condividere, che aleggia sospeso sugli eventi per tutta la narrazione. Buster costituisce la figura di riferimento degli androidi, quasi fosse la loro divinità, visto che essi non possono fare esperienza della fusione con Mercer perché incapaci di utilizzare le scatole empatiche. Proprio questo fatto sembra suggerire che la risposta alla domanda esistenziale sulla differenza tra essere vivente e androide stia nella capacità di provare empatia, di saper condividere con i propri simili gioie e dolori. Eppure il finale del libro sembra demolire anche quest'unica certezza.

Ma gli Androidi Sognano Pecore Elettriche? è in conclusione un romanzo cupo, impegnativo, quasi metafisico, anche se la scorrevolezza della prosa, lineare e priva di dettagli inutili, permette una lettura piuttosto rapida. Impegnativi sono i temi, gli interrogativi aperti che non possono chiudersi, il mondo frammentato che non trova principio unificatore. È forse questo il tema più caro a Dick, che ama ribaltare la prospettiva con cui si guarda la realtà più volte nel corso dei suoi romanzi (basti pensare all'altro grande capolavoro che è Ubik), così che il flusso degli eventi può essere regolato soltanto da quella rivisitazione del Secondo Principio che ho voluto mettere come apertura.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
altri romanzi di Dick, o comunque conosca lo stile dell'autore e sappia che più che essere un libro sulla caccia a robot ribelli questa è una profonda analisi della condizione umana.
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