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Tutta la luce che non vediamo
 
Tutta la luce che non vediamo 2016-12-27 16:32:25 Belmi
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Belmi Opinione inserita da Belmi    27 Dicembre, 2016
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La radio: collega un milione di orecchi a un’unica

Il premio Pulitzer del 2015, Anthony Doerr, pubblicò nel 2014 “Tutta la luce che non vediamo”, uno dei libri più venduti di quell’anno. Il successo, dal mio punto di vista, è stato proprio meritato e posso dire che il premio gli è stato giustamente conferito.

I protagonisti sono due, da una parte troviamo Marie-Laure, una ragazzina francese che all’età di sei anni perde la vista; dall’altra parte troviamo il giovane Werner, un orfano tedesco. Siamo nel 1934 e se da una parte si pensa che la guerra non potrà più tornare, dall’altro c’è un paese che cova vendetta. L’autore decide di alternare i due protagonisti dando la possibilità di poter confrontare i vari momenti salienti. Per non farci mancare niente, alterna anche presente e passato.

Se da un lato vediamo la piccola Marie-Laure che combatte con la sua cecità “Che cos’è la cecità? Dove dovrebbe esserci un muro, le sue dita non trovano niente. Dove non dovrebbe esserci niente, la gamba di un tavolo le apre il solco in uno stinco. Le auto ruggiscono per strada; le foglie mormorano nel cielo; il sangue le fruscia nell’orecchio interno”; dall’altro c’è Werner, che scopre la sua passione per la radio “Aprite gli occhi, conclude l’uomo, e guardate tutto quello che potete prima che si chiudano per sempre, e poi un pianoforte attacca a suonare un brano malinconico che a Werner fa l’effetto di una barca d’oro..”.

Non voglio aggiungere altro sulla trama, questo è un libro che va scoperto, quello che posso dire e che se vi aspettate una grande storia d’amore o qualcosa che pensate sia prettamente femminile, vi sbagliate. Qui si parla di guerra e di due vite che si mettono in gioco. Si parla di tedeschi e francesi, soprattutto di quelli che sono dietro le quinte e anche di un padre che vive per la figlia.

Lo stile dell’autore è veramente sublime, l’unica cosa su cui posso fare un appunto è forse la scelta di cambiare continuamente scenario. Nell’arco di poche pagine, dalla Francia ci ritroviamo in Germania. I passaggi sono così netti e rapidi e sinceramente degli intervalli maggiori, invece di danneggiare l’opera, avrebbero dato un po’ di respiro al lettore. Per il resto non posso far altro che consigliarlo. Sulla guerra si è scritto tanto, questo libro la affronta in maniera più personale; è la vita dei protagonisti il vero fulcro, una vita che si evolve e che fa capire che: “”Il tuo problema” fa Friedrich “è che credi ancora che la tua vita sia tua””.

Vi lascio due estratti davvero molto significativi:

“Jutta bisbiglia: “Oggi hanno cacciato una mia compagna dalla conca dove facciamo il bagno. Inge Hachmann. Non potevamo farci fare il bagno con una mezzosangue, hanno detto. Non era igienico. Mezzosangue, Werner. Ma non siamo mezzosangue pure noi? Non siamo mezzi della mamma e mezzi del papà?””.

“Naturalmente bambini, il cervello è rinchiuso nell’oscurità totale, dice la voce. Galleggia in un liquido trasparente dentro il cranio, senza mai vedere la luce. E tuttavia il mondo che costruisce nella nostra mente è pieno di luce. Trabocca di colore e movimento. E dunque, bambini miei, come fa il cervello, che vive senza uno sprazzo di luce, a costruire per noi un mondo pieno di luce?”.

Buona lettura!!!

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